Herbert Laschet ( Hel Toussaint) ( * 1957) vive da tanti anni a Berlino, ma veramente vive nel suo mondo che è il mondo della letteratura e soprattutto della poesia. Vivere, leggere e scrivere per lui sono una sola cosa.
Laschet, che ama i travestimenti e gli pseudonimi, spesso legge le sue poesie – ma non solo le sue – nei locali del Prenzlauer Berg, l’ex quartiere degli artisti della DDR, e , generoso com’è nella sua natura , non gli verrebbe mai in mente di chiedere una ricompensa o favori di alcun genere. Quel che conta – penso – per lui è la trasformazione della vita in poesia, quel piccolo miracolo che per un attimo riesce a colmare l’incolmabile.
Dedico questi miei tentativi di traduzione ( tentativi perché Laschet scrive in rime che io non riesco rendere in Italiano…) al nostro dialogo che incominciò quasi 30 anni fa, nella primavera del 1978.
Du gingst vom schweigen ins schweigen
Die welt ist ein ferner ort
Ich wollte dich den worten zeigen
da waren die Worte fort
Es mischte sich seele in seele
September floß in den mai
daß keine der farben fehle
daß keine gereinigt sei
Ins schweigen bist du gegangen
im schweigen steh ich hier
Kein regen konnte uns fangen
kein regen regnet von Dir
Andavi di silenzio in silenzio
Un luogo lontano è il mondo
Volevo mostrarti alle parole
ma le parole non c’erano più
Si mischiavano le anime
settembre sfociò nel maggio
che non manchi nessun colore
che nessuno sia smacchiato
Nel silenzio te ne sei andata
in silenzio sto qui
Non c’è pioggia che possa colpirci
Non c’è pioggia che piova da te
Meine jahre geb ich dir
doch du lachst mich aus
Trage lumpen auf dem leib
hab kein mehl im haus
Was soll ich sagen was soll ich tun
gras der ebenen schnee der berge
Was soll ich sagen was soll ich tun
wolken regensärge
Meine wunden geb ich dir
und du lachst mich an
schälst die lumpen von dem leib
kühlst mit lehm den mann
Ti do i miei anni
eppure tu mi sfotti
Porto addosso i miei stracci
e non ho farina in casa
Cosa devo dire cosa devo fare
erba di pianure neve di montagne
Cosa devo dire cosa devo fare
nuvole bare di pioggia
Ti do le mie ferite
e tu mi sorridi
sbucci il corpo dagli stracci
e raffreddi col fango l’uomo
Trostlied für Nada
Eine ist da die faßt alles zusammen
die fängt das blut auf schlichtet den streit
Eine ist da die lässt dich nicht fallen
Eine ist da die bündelt die zeit
Eine ist da die schreibt in ein buch ein
was du von deinen zetteln streichst
die weiß es und schweigt und dann sie’s den bergen
lange bevor du die berge erreichst
Eine ist deinen weg schon gegangen
wußte die sieben steine im fluß
Eine ist da doch die sollst du nicht fragen
Denn ihre antwort ist asche und ruß
Consolando Nada
Una c’e che riassume tutto
raccoglie il sangue compone la lite
Una c’è che non ti fa cadere
Una che del tempo fa una fascina
Una c’è che scrive in un libro
ciò che tu cancelli dai tuoi fogli
che lo sa e tace e poi lo canta ai monti
ben prima che tu arrivi in cima
Una ha già percorso la tua strada
conosceva i sette sassi nel fiume
Una c’e ma non le domandare
la sua riposta è cenere e fuliggine
in : Hel : Trostlied für Nada. Gedichte 1976-2004, Köln, 2005.

ciao
scoprire poeti che mai avrei letto è per me una gioia
grazie Stefanie Golisch
f.s.