
(I testi sono tratti da: Ferruccio Masini, Per le cinque dita (1958-1980), Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, “Acquario”, 1986)
Nulla
Metti accanto al fiore la parola nulla
metti accanto a tutte le cose la parola nulla
mettila accanto all’amore
mettila accanto all’ira della giustizia
all’orgoglio della fame ai grandi libri della saggezza
come il vuoto del silenzio che ammorza la memoria
come il limite dell’anticipazione
questo nulla che è soltanto nulla
e non è neppure il tuo nulla – è il nulla
Annoda ai labirinti della libidine e del sogno
questo filo di seta che attraversa i polsi
questa definizione della vita che brucia l’epilogo della nascita
e la corona dei re non avrà più diademi
perché il nulla cancella tutta la scrittura della pagina
Hai dato il tuo corpo ai demoni
– Mangiatevi – hai detto – ma su questa giostra –
e hai chiamato nella tua mente come in una rocca
i cortigiani del passato sui bianchi cavalli i poeti
che dissetano l’ozio stillando il miele delle favole
le voci familiari dell’infanzia le musiche ebbre della maturità
le penombre gelose e dolci dell’amore la malinconia
questo piacere d’essere uomo come piacere d’essere mare
o riva di mare o autunno
Ma metti accanto a questa lingua eloquente la parola nulla
mettila nelle radici nella duplice pausa del respiro
nell’essenza della follia nello stupore del possesso
nel fondamento che non è fondamento
nella morte che è carnevale o sarcasmo o pietà
ma non ancora il nulla
Metti quest’ombra nel chiarore della spiga
nella pupilla degli adolescenti nella delizia del frutto
in tutte le cose vive perché si consumino
come il fuoco salino sull’orlo delle mareggiate
tu uomo abitato dal nulla
ti stringi alla tua fatica come al morso del vento dissennato
gloria di cenere che si solleva
Se attenti a tutte le cose con la parola nulla
non varrà neppure che ti ubriachi di lotta
non varrà neppure che tu provochi contro di te lo spasimo delle generazioni
– questo flusso e riflusso
non è che uno stormo d’ali selvagge sopra un naufragio
un corteo nuziale accecato dalla putrescenza
carne scavata dal nulla come un paese bianco dalla sera
E così scrivi senza disgusto
tu che cresci sul nulla come la piccola piaga sulle labbra
accanto a tutte le cose la parola nulla
***
Canzone dei piccoli errori
I
Non commettere piccoli errori
esili fili di candela tra le pareti del mondo
e il cielo senza scampo
quando – se c’è mai stato un quando –
il silenzio premeva sulla parola
il nervo della parola vibrava fino allo spasimo
e tu non sapevi
se bisognava aguzzare lo sguardo
per cercare dei bersagli o cercare
nei bersagli un senso
Non commettere piccoli errori
come troncare la spiga secca e senza grano
come chiudere le porte del banchetto nuziale
per chiedere se l’amore stia in altro
se la gioia è in altro
Non commettere piccoli errori
perché basterà una riga in meno una sillaba
cancellata ad accusarti
basterà che uno dei giudici s’appisoli
perché tu sia condannato
II
I piccoli errori sonnecchiano nelle cantine
sono ubriachi di vino nuovo
o anche solo atratti dagli scalini di pietra
dall’interminabile arazzo del salnitro
Piccoli con il piede vacillante
eppure avidi di crescere di diventare grandi errori
di farsi chiamare errores dagli avventurieri
di farsi chiamare barche
per approdare non so dove non so in quali
regesti di antichi errori
Compunti con una smorfia di trionfo
come chierichetti felici di aver desiderato
senza peccare un desiderio d’innocenza
Così sulle panche delle chiese mentre qualcuno
smoccola i ceri sui candelabri di ferro
si battono il petto mormorando
che tenteranno ancora
Per un piccolo errore – amici –
mi sono aperto le vene una sera
***
Quando
Quando verrà il giorno
in cui sarà tanta la nostra ansia di vivere
di fiorire sulla pietra
che vorremo morire?
Lo sguardo prigioniero nel tenue cristallo di rocca
la lancia acuminata nel vivo dei capelli
l’ago invisibile nella lingua dove invano
chi dice sogno dice amore
Non potremo che stringerci piano nella nebbia
con il sangue che monta in noi
fino alla gola della notte
percorsa dagli zoccoli ammalata
dal fruscio delle solitudini
Quando verrà il giorno
in cui sarà tanta la nostra beatitudine umana
da ridere nel fiotto vivo dell’arcipelago
come scaglie abbaglianti
trascinate dalla risacca fino alla sete delle rive?
Noi semplici forme che una mano
chiama dal fango della creazione
a danzare nell’ora breve
Quando verrà il giorno
in cui io e tu ci ritroveremo
guardando vacillare la stella
tra l’arco della notte e il mare
mescolati nella primavera dell’anno
con la bocca perfetta e la carne
intagliata da un dio ignoto?
Dimenticheremo allora
la vuota eternità dove vivemmo – noi effimeri –
senza conoscerci e ci ridesteremo
presso una casa di vecchie pietre
con il clamore delle foglie
insonne dei nostri rami
per toccare di là dalla scorza
per entro la fibra dura
le nostre carni dolci
***
Ma senza un grido
Ma senza un grido
senza che la tua mano parli
portandoti piano alla bocca la brocca d’acqua
la mattina quando il cielo si screpola
e dal varco della notte esce la tua barca
Ti pieghi fino a toccare il calcagno
buono per non correre
e sciogli le ninfee dal grembo dello stagno
con gli insetti mansueti e la strana
immobilità delle rane
Perché questo è da farsi ora che si abbrevia
il mare insonne della vita e l’arcipelago
si curva come un arcobaleno
quest’incoronazione tacita d’un solitario
che ha molte rovine sotto di sé
e crescite e vertigine di forme
***
Sonatina dell’eterno ritorno
I
Qui mi ritrovo dopo diecimila anni
tra questa tela di ragno e il tuo sorriso intatto
senza poter dare alla febbre un nome
senza poter essere altro da quel che sono
con la roulette sul segno sbagliato
con il nero infaticabile che mulina la mia idiota
allegria
mentre la lunga teoria dei fanali
ripete le sue false indicazioni per una falsa mèta
mentre lo scarafaggio sale guardingo la parete
sazio di troppe morti
Qui mi ritrovo spennato a dovere con l’ala sanguinolenta
a segnare con l’indice la stessa parola
nel libro avaro dell’anno
che ho dissotterrato dai miei monologhi
tra questa tela di ragno e il tuo sorriso intatto
II
Qui mi ritrovi dopo diecimila anni
ancora a guardare l’inverno nero delle falci
le ramaglie feroci nella foresta di Birnam
tra il fumo aspro del ginepro e la fonda
bocca della carbonaia
Tranquillo eppure ingordo di morte
assetato di nomi vani qui a guardare
il volo dell’ultimo uccello
Presto coleranno le resine e le ferite
grideranno con tutti gl’incendi splendidi
e la notte morderà le stelle alla tua cintura
Avvicinati alla mia tortura
Gli sfibrati paesi nascono ancora una volta
non hanno suono ma tu déstalo
con le piogge nude con la melodia dell’ulivo
sotto le torri saracene tra l’erba alta
Qui non sono vinte
neppure le ombre dei vivi
Perché mi guardi come un vecchio convalescente?
Sono forse guarito?
***
Un uomo
Attenti al corno della luna
alla doppia melodia del sangue
una voce che va e viene
un silenzio che s’inarca
carico d’illusioni e di morte
un uomo
Attenti al minotauro
polvere viola sulle palpebre
tutto è così vicino al compimento
ma è solo una parodia
un capolavoro che nasce come negazione di sé
un uomo
***
Corona
(da Paul Celan)
Dalla mia mano l’autunno divora la sua foglia: noi siamo amici.
Sgusciamo il tempo dalle noci e gl’insegnamo a andare:
il tempo torna indietro nel guscio.
Nello specchio è domenica,
nel sogno si fanno sonni,
la bocca dice vero.
Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
ci sogguardiamo,
ci diciamo scuro,
ci amiamo come papavero e memoria,
dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel barbaglio di sangue della luna.
Ci teniamo abbracciati alla finestra, guardano verso di noi dalla strada:
è tempo che si sappia!
E’ tempo che la pietra acconsenta a fiorire,
che l’inquietudine batta un cuore.
E’ tempo che sia tempo.
E’ tempo.
*
Corona
(da Mohn und Gedächtnis)
Aus der Hand frißt der Herbst mir sein Blatt: wir sind Freunde.
Wir schälen die Zeit aus den Nüssen und lehren sie gehn:
die Zeit kehrt zurück in die Schale.
Im Spiegel ist Sonntag,
im Traum wird geschlafen,
der mund redet wahr.
Mein Aug steigt hinab zum Geschlecht der Geliebten:
wir sehen uns an,
wir sagen uns Dunkles,
wir lieben einander wie Mohn und Gedächtnis,
wir schlafen wie Wein in den Muscheln,
wie das Meer im Blutstrahl des Mondes.
Wir stehen umschlungen im Fenster, sie sehen uns zu von der Straße:
es ist Zeit, daß man weiß!
Es ist Zeit, daß der Stein sich zu blühen bequemt,
daß der Unrast ein Herz schlägt.
Es ist Zeit, daß es Zeit wird.
Es ist Zeit.
*
Nota di Gianluca Pulsoni
Ferruccio Masini è tra i più grandi, dimenticati, importanti autori che abbiamo avuto. Uno della schiera degli irregolari, né poeta, né filosofo, né germanista, né pittore, né teatrante (tra gli ultimi riconoscimenti, la presidenza del centro di Pontedera prima di Grotowski)… eppure più della somma di tutte queste “pratiche” messe assieme. A lui dobbiamo il miglior Nietzsche in lingua italica: le sue versioni dal filosofo tedesco non hanno nulla di meno rispetto a quelle, per esempio, di un Klossowski, tanto per citare una eminente figura che ha svolto altrove attività speculari. E a lui, inoltre, dobbiamo tutto un lavoro segreto sull’edizione Adelphi delle opere del filosofo tedesco, non secondario e in buona parte autonomo, nel rispetto della linea direttiva di Colli (ciò è documentato molto bene in un piccolo annuario d’arte, ‘a camàsce VII, del 2007, dove è uscita la trascrizione di una intervista che Masini ha dato a radio3, pochi anni prima della prematura morte).
E a lui, ancora, dobbiamo il più bel saggio italiano, assieme a Dopo Nietzsche, sul filosofo tedesco: Lo Scriba del Caos (Bologna, 1978), vergognosamente ancora non ristampato. E poi tutto il lavoro su Benn, un modello di critica “inventiva” impareggiabile… la speculazione filosofica sulla letteratura, una ripresa dell’esercizio di pensiero aforistico, il lavoro sul “negativo”, culminato nei ragionamenti su Kafka… e poi la vicinanza al pensiero zen, un approccio alla cultura da eretico marxista… l’insegnamento straordinario a Siena… la pittura. E la poesia. La poesia culminata come lettera privata.
Ho personalmente molto amato Per le cinque dita, e tutta la sua ossessione-variazione sul tema della mano (l’alterità, la riduzione ad un uno-tutto, un uno “plurale”), già presente in opere come La Mano Tronca, dove c’è l’ossatura di quella speculazione magnifica, che inviterei tutti a leggere, sul tema dell’ avventura (una delle poche cose ristampate da poco, per la coraggiosa “Ananke” di Torino, La filosofia dell’avventura, a cura di Marco Vozza, che firma poi una bella post-fazione). Credo poi che in questa silloge poetica ci siano altre cose magnifiche, componimenti come Un Uomo e Sonatina per l’eterno ritorno dove c’è un verso bellissimo, coltissimo, che rimanda proprio a questa condizione intermittente e permanente di “impiccato alla vita” (e non so perché, ma forse per la molta prosasticità che ci ho visto, mi viene in mente ora il nome di Pagnanelli, e una sua poesia – bellissima, bellissima poesia – che un giorno, per caso, sentii leggere dalla voce di Danni Antonello, una poesia che iniziava con un definitivo “Ne varietur…”)… “Tra questa tela di ragno e il tuo sorriso intatto”. Ecco, penso che qui ci sia tutta la condizione di una vita umana, una avventura.
Tra un po’ dovrebbe uscire, salvo imprevisiti, una raccolta di poesie, una specie di antologia, dello stesso Masini, a cura di persone, intellettuali, che gli sono stati vicini e che ne hanno davvero capito l’opera. Spero anch’io, in qualche modo, nel prossimo futuro, di dare un contributo scritto, di riflessione, sull’opera di questo grande autore, infinitamente più vivo (assieme a gente come Bazlen, come lo stesso Pagnanelli e pochi altri) di molti viventi di oggi, morti.
*

Ferruccio Masini è tra i più grandi, dimenticati, importanti autori che abbiamo avuto. Non si discute, lo si omaggia, così, come in questo blog, ora. Uno della schiera degli irregolari, né poeta, né filosofo, né germanista, né pittore, né teatrante (tra gli ultimi riconoscimenti, la presidenza del centro di Pontedera prima di Grotowski)… eppure più della somma di tutte queste “pratiche” messe assieme. A lui dobbiamo il miglior Nietzsche in lingua italica – le sue versioni dal filosofo tedesco non hanno nulla di meno rispetto a quelle, p.es., di un Klossowski, tanto per citare una eminente figura che ha svolto altrove attività speculari. E a lui, inoltre, dobbiamo, tutto un lavoro segreto sull’edizione Adelphi delle opere del filosofo tedesco non secondario, e in buona parte autonomo, nel rispetto della linea direttiva di Colli (ciò è documentato molto bene in un piccolo annuario d’arte, ‘a camàsce VII, del 2007, dove è uscita la trascrizione di una intervista che Masini ha avuto per radio3, pochi anni prima della prematura morte).
E a lui, ancora, dobbiamo il più bel studio italiano, assieme a DOPO NIETZSCHE, sul filosofo tedesco, LO SCRIBA DEL CAOS, vergognosamente ancora non ristampato.
E poi tutto il lavoro su Benn, un modello di critica “inventiva” impareggiabile… la speculazione filosofica sulla letteratura, una ripresa dell’esercizio di pensiero aforistico, il lavoro sul “negativo”, culminato nei ragionamenti su Kafka… e poi la vicinanza al pensiero zen, un approccio alla cultura da eretico marxista… l’insegnamento straordinario a Siena… la pittura. E la poesia. La poesia culminata come lettera privata.
Ho personalmente molto amato PER LE CINQUE DITA, e tutta la sua ossessione-variazione per il tema della mano (l’alterità, la riduzione ad un uno-tutto, un uno “plurale”), già presente in opere come LA MANO TRONCA, dove c’è l’ossatura di quella speculazione magnifica, che inviterei tutti a leggere, sul tema dell’ “avventura” (una delle poche cose ristampate da poco, per la coraggiosa “Ananke” di Torino, LA FILOSOFIA DELL’AVVENTURA, a cura di Marco Vozza, che firma poi una bella post-fazione). Credo poi che in questa silloge poetica ci siano altre cose magnifiche, componimenti come UN UOMO e SONATINA PER L’ETERNO RITORNO (vado a memoria per i titoli – by heart, o par coeur, come si dice, non avendo qui con me il volume, ora), dove c’è un verso bellissimo, coltissimo, che rimanda proprio a questa condizione intermittente e permanente di “impiccato alla vita” (e non so perché, ma forse per la molta prosasticità che ci ho “visto”, mi viene in mente ora il nome di Pagnanelli, e una sua poesia – bellissima, bellissima poesia – che un giorno, per caso, sentii leggere dalla voce di Danni Antonello, una poesia che iniziava con un definitivo “Ne varietur…”)… “Tra questa tela di ragno e il tuo sorriso intatto”. Ecco, penso che qui ci sia tutta la condizione di una vita umana, una avventura.
So che tra un pò dovrebbe uscire, salvo imprevisiti, una raccolta di poesie, una specie di antologia, dello stesso Masini, a cura di persone, intellettuali, che gli sono stati vicini e che ne hanno davvero capito l’opera. Spero anch’io, in qualche modo, nel prossimo futuro, di dare un contributo scritto, di riflessione, sull’opera di questo grande autore, infinitamente più vivo (assieme a gente come Bazlen, come lo stesso Pagnanelli e pochi altri) di molti viventi di oggi, morti.
Gran bella riproposta, Francesco, mai come stavolta “pensare è ringraziare”
Gianluca
Grazie a te, Gianluca. Considero il tuo commento parte integrante del post e, se la cosa ti fa piacere, domani potrei inserirlo direttamente. Se sei d’accordo, e vuoi riguardarlo, magari aggiungendo qualche altra nota, rimandamelo pure via mail, e provvedo.
Intanto ho aggiunto i due testi che hai citato e ti anticipo che, a breve, posterò una scelta tratta da “La mano tronca”.
Un caro saluto e un abbraccio.
fm
Non conoscevo la poesia di Ferruccio Masini, grazie della proposta. Versi bellissimi, ma mi riservo di leggere con più calma stampando il post. Misura rara la sua e una tenerezza, se mi si permette la parola, altrettanto rara
“Quando verrà il giorno
in cui sarà tanta la nostra ansia di vivere
di fiorire sulla pietra
che vorremo morire?”
Un saluto
Anch’io non lo conoscevo e anche a me è piaciuto, però mi è sembrato di leggere Paul Eluard! (che per me personalmente, insieme a Garcia Lorca, rappresenta la scoperta della poesia, alla benedetta età di 16 anni).
Francesco
Fai delle mie parole quello che vuoi (correggile, lasciale intatte, fai tu). Mi fa piacere che le consideri parte integrante del post. Il mio intervento non era nient’altro che un dovere verso il ricordo di una grande figura, e verso gli sforzi che fanno di commemorarla al meglio gente come Mario Specchio e pochissimi altri. Io sto scrivendo e ragionando sull’opera di Masini da un bel pò di tempo e spero che a breve questa mia fatica dia buoni frutti. Ma ti scriverò privatamente su questo argomento, appena mi libero di un pò di lavori arretrati.
Gianluca
P.S. Visto che qualcuno a citato indirettamente Lorca… L’opera di Masini collima in parte con certe “operazioni” dello spagnolo… non ha caso, egli ha dedicato al teatro di Lorca – che oggi pochi riprendono seriamente, a livello di studio, e tra i pochi vorrei segnalare una seria e giovane studiosa come Micol Pieretti – una delle sue opere più belle, GARCIA LORCA E LA BARRACA. Che, come molto del nostro, è ormai fuori catalogo.
Bellissime!
Giovanni
Ok, vuol dire che ancora l’orecchio non mi tradisce. Bene, viva la poesia.
Grazie a tutti per i commenti. Masini è, come dice Gianluca, un grande poeta tutto da scoprire, oltre all’insigne studioso che è stato.
@ Anna
L’orecchio non ti tradisce, né per Lorca né per quel che riguarda Eluard (che pure c’è, in qualche misura): filtrato, comunque, da una sensibilità affinata e acutizzata dal contatto con l’opera di Celan (e di Benn).
Un saluto a tutti.
fm
Grazie, Francesco, conoscevo Masini solo come traduttore e studioso di Nietzsche, non come poeta. Belle, le poesie, e anche a me pare di sentire un’aria non comune alla poesia italiana.
Caro Francesco Marotta,
siamo Costanza e Sabina Masini, le figlie di Ferrucio Masini. Scriviamo per esprimere la nostra profonda commozione nel vedere con quanto affetto e stima è ricordato nostro padre a vent’anni dalla sua morte. Soprattutto i commenti entusiastici di Gianluca
Pulsoni ma anche gli altri, ci fanno capire quanto gli scritti e l’opera di nostro padre siano materia “viva” per molti. Confermiamo che dopo la ristampa de La Filosofia dell’Avventura c’è stato un contatto con una casa editrice per far uscire l’opera poetica e che abbiamo anche contatti per una eventuale
ripubblicazone per gli aforismi e “Gli Schiavi di Efesto”.
Vedremo. Inoltre volevamo far sapere che presso l’Archivio Contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze (www.vieusseux.fi.it) si trovano i carteggi e tutta la documentazione privata di nostro padre consultabile da studiosi e studenti (fondo Ferruccio Masini, la lista è disponibile on-line). Le saremo molto grate se diffondesse queste notizie (e questa mail anche con il contatto di posta elettronica) a tutti coloro che pensa siano interessati.
Infine ci farebbe immensamente piacere se un eventuale prossimo post su nostro padre fosse accompagnato dalla riproduzione di un suo quadro, che come forse saprà firmava a nome Salins (possiamo inviarle un catalogo se ci comunica un recapito).
Costanza e Sabina Masini
“vostro figlio invece di studiare si perde con donne di malaffare” (lettera anonima da: Totò peppino e la malafemmena, 1956)
nel 1982 sono accadute due cose fondamentali dalle quali ho tratto calore stordimento incanto disperazione
la vittoria al Sarrià di barcellona contro l’armata brasiliana ad opera degli sciaguratissimi azzurri con irripetibile fantasmagorica tripletta di Paolo rossi la volpe dell’area di rigore (nato a prato a’patria ra cambiale) e l’incontro magico con le parole degli enigmi opposti del grandissimo Ferruccio Masini
l’accostamento vi sembrerà illogico irriguardoso ma nella fumosissima estate di quella mia lontana adolescenza i ricordi i vagiti le prime terrificanti auscultazioni cardiache suscitate dalla poetica di masini nel mio cuore primitivo furono addirittura superiori alla pur magica notte che successivamente ci portò sul tetto del mondo.
è stato bellissimo trovare oggi tra le pieghe di questo luogo gli straordinari versi di Masini testimonanze dell’ esistenza delle stelle del confondersi degli atomi con lo spazio
con lui pensai per la prima volta che la poesia è folgore schianto rantolo ossido di carbonio matematica purissima estasi crollo
grazie ferruccio
ho detto tutto