Le città notturne
Le città notturne irriconoscibili nei paludamenti
di pietra ti guardano come se t’attendessero
con l’occhio insonne dei ladri
dal ponte dove si versa il lamento della grondaia
si protendono con i loro capelli di favola
e non sanno possederti neppure nel muggito rossosangue
dei mattatoi che squarcia il mattino
Non sanno perché tu cammini piano sui selciati
tra gli alberi morti nelle inferriate
spiando il raggricciarsi delle foglie
poi si muovono in fretta a piedi nudi
vogliono dirti inseguendo la tua ombra vana
resta ma poco possono offrirti
solo gli anni straziati nel riso stridulo dei lapidari
e l’immagine spenta di chi si curva sopra di te
mentre scrivi e ancora scrivi il nulla
Ah le città notturne con le loro giostre immobili
le altalene accecate gli aquiloni lacerati sui pioppi
come vorrebbero stringere le tue confessioni
nel fuoco autunnale dell’edera sulle antiche mura
ma il loro canto è andato lontano con le allodole
e vanamente sui davanzali azzurri
sogna febbre di tigli l’amore d’un piccolo cielo



