Alla cortese attenzione…

Lugano, 19 maggio 2003
Spett. Panfilo Castaldi Edizioni
alla c.a. del Direttore Editoriale

Gentile Direttore,
non Le nascondo che la Sua cortese richiesta di un curriculum vitae mi ha sconcertato. Sulle prime, in un accesso di euforia, ho pensato che intendesse la presentazione da stampare sul risvolto di copertina. Invece Lei mi chiede un riassunto, una scaletta. E ne ha tutte le ragioni. Non sono stato io a presentarmi dichiarando che: “La mia vita è praticamente un romanzo” ?
Ebbene: la storia della mia vita, gentile Direttore, eccola qua.
Sono nato nella prima metà del secolo scorso in Lombardia. (Mi consenta di non essere più preciso: gli ultracinquantenni hanno diritto a qualche piccola civetteria).
Al termine di una brillante carriera ho conseguito la laurea in scienze politiche presso l’Università di Taranto: l’indiscusso prestigio di un ateneo della Magna Grecia valeva il sacrificio del viaggio. La modestia mi impedisce di precisare la votazione di laurea.
Sin dagli esordi la mia attività è stata rivolta a iniziative di alto contenuto sociale. Che c’è di più nobile che portare aiuto a chi si trova in ambasce ? Abbandonato il diploma in fondo a un cassetto, mi dedicai ad aiutare il prossimo, specializzandomi nell’anticipazione di denaro contante ai galantuomini travolti dalla sfortuna. Nella mia ansia di rendermi utile, viaggiavo da Venezia a Saint Vincent, da Campione a Sanremo.
Per una serie di circostanze troppo lunghe da ripercorrere, presi a cuore le sorti di uno sventurato che aveva dovuto riparare in Costa Azzurra. Anche lì trovai modo di fare del bene e, qualche anno dopo, il destino mi ricompensò facendomi conoscere Estelle.
Estelle, in realtà, si chiamava Purificaciòn Martinez e proveniva da uno sperduto villaggio dell’Estremadura. Ballava il flamenco (o qualcosa di simile) a “El Morrocco” mettendo in mostra dei muscoli sodi che dalle cosce si innervavano su per i glutei fino alle reni. C’era da impazzire solo a guardarla.
Fu amore a prima vista, amore senza limiti, di quello che non pensa altro che al bene dell’amata. Se sapesse, gentile dottore, quanta costanza, quanta sagacia e (ahimè, lo confesso) quante sberle dovetti profondere per convincerla a lasciare “El Morrocco”, dove si avviliva in quelle danze lascive !
La portai con me a Parigi. Le aprii le porte del bel mondo: industriali, duchi e banchieri. Con un lieve adattamento del repertorio Estelle acquistò ben presto una solida fama.
Sono sicuro che Lei comprenderà: la mia vita è stata così piena che, in questa sede, non posso rendere conto di ogni dettaglio. Ebbi un rovescio di fortuna. L’invidia, sa. I pettegolezzi dei concorrenti. Le calunnie.
Mi ritirai in meditazione in un istituto di Opera, vicino a Milano. Le maldicenze parigine avevano rimestato anche nella mia attività umanitaria sui piazzali dei Casinò italiani. Per tre lunghi anni fui vittima della depressione. Pensavo alla mia Estelle, che era caduta nelle grinfie di un ispettore capo della Sûreté. Glielo giuro dottore: io non ho mai trattenuto più del sessanta per cento. Invece quel maiale chissà come la sfrutta !
Ma non voglio tediarLa con i miei rimpianti. Tornai al mondo con due preziosi alleati: la rinnovata voglia di essere d’aiuto al mio prossimo e una amicizia che avrebbe segnato la mia vita.
In quella benemerita istituzione dove consumavo la mia tristezza, strinsi un vincolo di fratellanza con Juan Domingo Marpiòn, esule della Repubblica del Parapagal, anche lui vittima di calunnie e di oscure manovre. Insieme lasciammo l’Europa e ci infiltrammo clandestinamente nel suo paese d’origine.
In capo a due gloriosi anni di combattimento fianco a fianco sulle pendici della Sierra, l’odiosa dittatura di Porfirio Silva dovette cedere il passo alla rivoluzione. Entrammo nella capitale in mezzo a un tripudio di folla festante che lanciava fiori e invocava la benedizione della Vergine su chi veniva a restituire il bene più prezioso: la libertà.
Ma la situazione era tragica: elettricità, telefoni, acquedotti, tutto versava in condizioni di insopportabile arretratezza. Come segretario personale del Presidente, mi adoperai per alleviare le sofferenze dei parapagalesi appaltando i servizi essenziali ad aziende tecnologicamente avanzate.
Mi creda: ho potuto constatare che le multinazionali non sono avide e senza cuore. Accorsero numerose, al solo scopo di servire la causa del progresso. E lo fecero nonostante la sorda ostilità dei reazionari che tramavano per la controrivoluzione.
È proprio vero che non tutto il male viene per nuocere. Un curioso disguido bancario stornò su conti esteri gli introiti derivanti dalla concessione degli appalti. Per una strana dimenticanza, li lasciammo là. Due anni dopo, quando Porfirio Silva si presentò al confine con un esercito di truppe mercenarie, Juan Domingo e io riparammo a Miami, e in seguito a Sankt Moritz.
La malinconia dell’esilio non ci impedì di mantenere viva la fiaccola dei valori per i quali avevamo combattuto.
Le amicizie cementate nella lotta resistono agli urti dell’avversa fortuna, ma non al trascorrere del tempo e alle inevitabili divergenze di opinioni. Marpiòn tornò in America per ritentare la sorte. Io mi ritirai a Lugano. Nei giorni di vento, quando l’aria è chiara e la luce è quasi liquida, posso contemplare il Casinò di Campione sull’altra sponda del lago e mi sembra di ritornare giovane.
Questa, gentile Direttore, è in estrema sintesi la storia della mia vita. Come ho avuto modo di accennarLe, mi propongo di narrarla diffusamente in un libro di memorie. È un progetto che, sono certo, non mancherà di interessarLa.
In fiduciosa attesa di un Suo cortese cenno di risposta, mi è gradito porgerLe, gentile Direttore, i sensi della mia stima unitamente ai miei più cordiali saluti.

Riccardo Ferrazzi

11 pensieri su “Alla cortese attenzione…

  1. Stella Maria

    Caro Riccardo,
    se fossi io il Direttore editoriale ti assicuro non vedrei l’ora di leggere il tuo prezioso manoscritto se non fosse che per leggere le eroiche gesta del tuo far del bene, la consistenza del conto estero, che vuoi, deformazione professionale io sono consulente finanziario.
    la magica storia d’amore con Estelle [guarda caso Stella:-)]
    e le mille altre storie di un cinquantenne che non ha perso la voglia di vivere e sorridere a questo mondo così pazzo e sconclusionato che genera persone brave buone e simpatiche come te, nonchè geniali.
    ricordami dove hai il conto? Panama o isole cayman;-)?

    un abbraccio
    Stella

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  2. Carlo Cannella

    Non so perché Blackjack ci trova da ridere. In realtà è una storia così drammatica…Perché non vendi il soggetto alla Allende? Da qualche anno non sa che pesci pigliare. Sono sicuro che ti compenserebbe adeguatamente…

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  3. riccardo ferrazzi

    Grazie Black, grazie Carlo. La più bella soddisfazione per un autore è sapere di aver suscitato sentimenti diversi (ma sinceri) con lo stesso racconto. Vendere il soggetto alla Allende? Mah. A dirti la verità non ho mai letto niente di suo, quindi non so. E poi, che compenso potrebbe darmi? Sono troppo vecchio per essere corruttibile.

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  4. Gaja

    Grandissimo, Richard. La compostezza, il tono quasi mesto…
    Mi dispiace per Charles Cinnamon, ma anche io mi sono capovolta dalle risate a mo’ di tartaruga (e adesso il GRAVE problema è che se non trovo nessuno che mi rovesci…;-))
    baci, RTLH!

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  5. Carlo Cannella

    Per la verità cercavo di essere ironico, ma non sei il primo a dirmi che non mi riesce bene. Sarò sincero, il racconto ha fatto ridere anche me. Che poi mica è facile…

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  6. Giocatore d'Azzardo

    Carlo, meno male che ha fatto sorridere anche te. Io di drammatico, nella vicenda di questo fantomatico personaggio, non ci trovo assolutamente nulla. Anzi, è talmente comico nella sua paradossale follia, dall’apparire assurdo; epperò, di personaggi che svolgono la loro ‘attività umanitaria, nei piazzali dei Casinò ne ho conosciuti parecchi. Sono molti di più, per la verità, quelli che fanno affari nei piazzali delle bische o nei salotti delle case private, ma è un’altra storia.

    Blackjack.

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  7. rferrazzi

    Peccato! Speravo proprio di aver scritto qualcosa che poteva essere letto in modi diversi da diversi lettori! Pazienza. Sono contento di avervi procurato qualche minuto di divertimento.
    Stella, i conti correnti sono sparpagliati fra Guernsey e alcuni atolli del Pacifico che mi sono impegnato a non rivelare.
    Cletus, Estelle dirige una multinazionale di “escort” e se la passa fantasticamente.
    L’unico che è finito male è Juan Domingo Marpion, del quale non si è più saputo nulla.

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