«Si attraversa il Tevere passando per Ponte Milvio – si arriva alla Porta del Popolo, proprio alla fine di Via Flaminia – e finalmente si entra a Roma. Il cuore del viaggiatore si arresta dall’emozione – anche il cuore dell’umanità si arresta, ma a causa di un’emozione ben diversa…» [1]
Lady Morgan [2] arrivò a Roma nel dicembre del 1819 e soggiornò in Via dell’Agnello: il suo arrivo provocò agitazioni e timori all’interno dei vertici dello Stato della Chiesa, tanto che il Papa fu costretto a farla pedinare durante tutti i suoi spostamenti. La Roma che si presentò agli occhi di Lady Morgan era ben diversa dalla città che fino a due secoli prima dominava incontrastata sul mondo; la scrittrice irlandese detestava ciò che essa rappresentava, ovvero l’alleanza tra Trono e Altare, che nello stato della chiesa trovava la sua più spregevole incarnazione. L’aspetto esteriore di Roma non faceva che confermare il suo estremo grado di corruzione: «Poiché la stessa Roma, ora, non è altro che l’immondezzaio di quel mondo di cui una volta era padrona».
Se si considera la personalità di Lady Morgan, profondamente radicata nei valori della libertà, dell’uguaglianza tra gli uomini, portavoce dei diritti degli emarginati e delle popolazioni oppresse, strenua sostenitrice delle innovazioni che Napoleone mise in atto in Italia – ai danni, soprattutto, degli ordini monastici e del clero – a favore dell’istruzione dei giovani e, in particolare, delle donne, probabilmente si ottiene un quadro più preciso nel quale inserire le sue affermazioni, a dir poco critiche, nei confronti della Chiesa. La Morgan rimase disgustata dal degrado del Pantheon, che era diventato un ricettacolo di doni votivi: nasi di latta, gambe di legno e vecchie parrucche, tutte prove del declino di una società (che si piccava di definirsi civile) causato dall’ignoranza e dal fanatismo religioso [3] . Anche il carcere Mamertino, da lei considerato il più emblematico dei monumenti a riprova della crudeltà degli antichi romani, era diventato un luogo dove deporre offerte votive e innalzare altari e preghiere a Dio; tutto ciò non aveva fatto altro che accrescerne l’aspetto ambiguo e spaventoso [4]. L’impressione che Lady Morgan comunica attraverso le sue considerazioni è la sua impossibilità ad entusiasmarsi, tanto è forte la consapevolezza delle sofferenze e delle ingiustizie inflitte ai più deboli che costituivano, del resto, le fondamenta a questi monumenti. Il Colosseo non faceva eccezione. Naturalmente, l’accoglienza riservata a Lady Morgan dalla buona società romana non era quella che di solito si riserva ad una qualsiasi turista: ebbe modo di assistere al Quirinale alle celebrazioni del Natale (eventi che descrisse con disgusto e amaro sarcasmo nel suo Viaggio in Italia) e di conoscere le persone più in vista allora residenti a Roma, ad esempio la sorella di Napoleone, Paolina Borghese e la loro madre. Legami, questi, che non mancarono di farle guadagnare altri nemici all’interno degli ambienti più conservatori.
Il viaggio delle donne nell’Italia dell’Ottocento era un viaggio denso di implicazioni politiche. Essenzialmente, le donne si muovevano per un desiderio di crescita personale: i loro libri di viaggio erano una sorta di entwicklungsroman [5] . L’Italia era la terra d’elezione in cui il bisogno d’indipendenza diventava necessità e le donne si sentivano chiamate a vivere e combattere sul suolo italiano [6] , in favore di un’emancipazione vissuta anche sotto il profilo di un affrancamento dalla discriminazione sessuale. In quel periodo, in Italia le donne celebri si incrociavano, si conoscevano e si riconoscevano [7] .
Frances Trollope [8] , autrice della notissima A Visit to Italy by Mrs. Trollope, pubblicata nel 1842 solo due anni prima dei Rambles di Mary Shelley, concordava con Lady Morgan inorridendo di fronte alle condizioni di vita dei romani che il Papato – servendosi della religione – mirava a rendere sempre più schiavi di un’ignoranza che non concedeva vie d’uscita. A Roma, pur rendendosi conto dell’estrema indigenza in cui versava la stragrande maggioranza della gente, rifiutò l’equazione secondo la quale il cattolicesimo sarebbe stato l’unico colpevole del degrado dello stato. A suo parere, una costituzione politica unita ad uno stimolo economico e ad una educazione pubblica ad hoc sarebbero stati rimedi esemplari a certe carenze. Sosteneva addirittura che il Cattolicesimo era di gran lunga preferibile a quell’ateismo senza dio, proprio della mentalità rivoluzionaria che si era resa responsabile di tutto il sangue innocente versato durante la Rivoluzione francese.
Com’è naturale, la sua posizione non poteva essere più distante da quella di Mary Shelley cresciuta in un ambiente progressista e filorivoluzionario, imbevuta delle idee di William Godwin e di sua madre Mary Woollstonecraft, autrice della pionieristica A Vindication of the Rights of Women. La Shelley arrivò a Roma nel novembre del 1818, dopo la perdita della sua bambina, Clara [9] : una visita da turista, assieme a suo marito ed alla sua sorellastra, durata una settimana, il cui scopo sembrava essere quello di fuggire dalla spietatezza di una perdita inconcepibile. Nella seconda parte dei Rambles in Germany and Italy (1844), Mary Shelley scrisse più estesamente della sua esperienza romana. Di fronte al Colosseo, ispirata da una poesia di Samuel Rogers (Italy), la scrittrice si sentiva parte di quelle rovine e dell’atmosfera malinconica che vi aleggiava: «Oltre a rivedere tutto ciò che Roma offre di meraviglioso per gli occhi e per il cuore, lo scopo della mia visita è quello di viverla come la meta di un pellegrinaggio. I tesori della mia giovinezza giaciono sepolti qui… Il cielo è brillante – l’aria è pervasa dai dolci profumi della primavera – prendiamo con noi i libri e trascorriamo le ore del mattino tra le rovine delle terme di Caracalla o al Colosseo». [10]
Ma gli Shelley tornarono a Roma una seconda volta nel marzo 1819 e questa volta il loro soggiorno fu decisamente più lungo. Mary amava profondamente questa città che doveva rimanere per sempre la sua preferita [11] e che costituì per lei una fonte inesauribile di gioie ma che fu anche teatro delle sue angosce. In una lettera a Marianne Hunt, cercò di raccontare tutte le meraviglie che aveva visto: «Ma la mia lettera non avrebbe mai fine se dovessi cercare di raccontare una milionesima parte delle delizie di Roma – ha un tale effetto su di me che la mia vita passata prima che la vedessi sembra un vuoto & mi pare di cominciare a vivere solo adesso – nelle chiese si sentono musiche di paradiso… […]. Le celebrazioni cattoliche ebbero su Mary Shelley, come sulla Trollope, un effetto meno violento di quanto entrambe avessero creduto: compativano ma non disprezzavano i cattolici romani, dei quali apprezzavano la vitalità e l’ingenuità. Ciò nonostante, rifiutavano – come tutte le altre donne impegnate politicamente che decisero di combattere per l’indipendenza dell’Italia e, successivamente, a favore della Repubblica Romana – le meschinità e le falsità della Chiesa cattolica, in questo abbracciando in toto le opinioni di Lady Morgan.
Come accennato poc’anzi, gli Shelley si trattennero a Roma più del previsto: Mary aveva stretto nuove amicizie tra le quali la pittrice Amelia Curran. Fu proprio quest’ultima la causa del protrarsi del soggiorno della scrittrice: tutti i membri del gruppo degli Shelley, infatti, fecero a gara per posare per lei. Ma con l’arrivo dei primi caldi, le condizioni di salute di William, il figlio di tre anni di Mary, peggiorarono: aveva contratto la malaria. Il bimbo morì il 7 giugno 1819 e fu seppellito nel Cimitero Protestante di Roma [12] .
In Italia – ed in particolare a Roma – i destini di molte delle donne più note dell’epoca si incrociavano: tuttora le loro vite sembrano essere inestricabilmente intrecciate.
A Roma, infatti, il circolo delle letterate, delle nobildonne, delle femministe ante litteram che si battevano per l’abolizione della schiavitù dei popoli oppressi in ogni parte del mondo comprendeva Jessie White Mario, la Principessa di Belgioioso, Anita Garibaldi, Margaret Fuller Ossoli. Il percorso di ciascuna può essere diverso nella forma, ma la sostanza era la stessa per tutte: l’impegno completo, costante a favore dell’indipendenza di Roma. La loro produzione letteraria procedeva di pari passo con la loro vita ed il loro impegno politico: il loro viaggio, a ben vedere, può essere considerato un viaggio d’amore se con quel termine ci si riferisce – in generale – all’amore per i diritti, per la libertà, per l’umanità. E non c’è esempio più calzante di quello di Jessie White Mario che – per amore della libertà – arrivò a sposare il garibaldino Alberto Mario, seguendolo in tutte le sue battaglie, dalla Spedizione dei Mille all’Aspromonte [13]
E Roma rappresentò per molte di loro il crocevia della vita: Margaret Fuller incontrò a Roma, al varco di S. Pietro, il marchese Angelo Ossoli e gli dette un figlio, Angelo Eugenio Filippo. Un viaggio, quello della Fuller, che «la portò all’amore, alla maternità e poi, alla morte» [14] .
Nel 1848, da Roma, la Fuller, [15] inviata dalla stampa americana per il Risorgimento italiano, cominciò ad inviare articoli al “Tribune”. In estate si ritirò a L’Aquila e poi a Rieti, dove il 5 settembre nacque suo figlio, nove mesi prima di Pen Browning: le due donne, dopo un’iniziale incomprensione, divennero inseparabili, così come i loro figli.
In novembre ritornò a Roma e riprese il lavoro. Nel febbraio 1849 venne proclamata la Repubblica Romana. In aprile i francesi attaccarono Roma. la Fuller cominciò a lavorare negli ospedali romani assieme alla principessa Cristina Trivuzio di Belgioioso durante l’assedio francese. Dopo la sconfitta di Roma, gli Ossoli si rifugiarono a Firenze e successivamente salparono per l’America. Nel naufragio della nave che li portava in America morirono tutti: il corpo del piccolo Angelo fu trovato sulla spiaggia di Fire Island. Il presidente Emerson mandò Thoreau a vedere se fosse possibile recuperare il manoscritto della Storia della Repubblica Romana scritto dalla Fuller.
In memoria della sua amica perduta, Elizabeth Barrett Browing [16] modellò su Margaret Fuller e su se stessa la protagonista di Aurora Leigh, il suo poema epico.
Risale al 1861 – quando tutta l’Italia era ormai unita sotto Re Vittorio Emanuele, tranne lo Stato della Chiesa – l’ultimo soggiorno di Elizabeth Barrett Browning a Roma: il suo ultimo poema North and South fu scritto in onore di Hans Christian Andersen che era andato a farle visita quando si trovavano a Roma. Un’ultima fotografia di Elizabeth, Robert e Pen, scattata a Roma, mostra Elizabeth, che sarebbe morta il 26 giugno 1861, simile ad un cadavere [17] . La poesia della Browning è una poesia di liberazione: imparò il greco e l’ebraico a sei anni. Lasciò il letto nel quale era destinata a morire, si sposò, ebbe un figlio, e scrisse un’epica. La sua opera influenzò la legge sul lavoro minorile: cantò il Risorgimento, la rinascita dell’Italia, la liberazione del suolo italiano.
Tutte queste donne, le cui vite si incrociarono a Roma, o che percorsero sentieri già tracciati da altre donne prima di loro, si ritrovarono nella futura capitale per un unico motivo, lo stesso dal 1820 al 1861: la libertà. Ciascuna di loro era ormai ben lontana dallo stereotipo della vecchia zitella ottocentesca, un’immagine che gli uomini avevano inventato e di cui si servivano per deridere e scoraggiare coloro che intendevano avventurarsi in questa nuova avventura che erano i viaggi.
Roma rappresentava per le donne anglosassoni e americane il centro del “Papismo”, di una religione che disprezzavano e che non rispettavano né in patria né all’estero, e che aveva perso ai loro occhi qualsiasi connotazione di sacralità riducendosi ad una caricatura di cattivo gusto: l’irlandese Lady Morgan aveva i suoi buoni motivi – malgrado fosse stata educata secondo le regole della Chiesa protestante – per scagliarsi contro l’Inghilterra ed il trattamento che riservava ai contadini cattolici irlandesi ridotti in miseria. Dal canto suo, Frances Trollope pur esprimendo il consueto pregiudizio protestante sulle “feste ed i banchetti papisti” che erano nutrimento per l’indolenza, deprecava il comportamento indecoroso dei visitatori inglesi a San Pietro durante la settimana santa, “che stappavano bottiglie di champagne e parlavano per tutto il tempo della cerimonia” [18] .
Il viaggio a Roma di queste donne per alcune rappresentò solo una tappa, un momento di riflessione che, comunque, segnò profondamente la loro attività letteraria ed il loro impegno politico. Una città che era stata il centro della cultura e che aveva dominato il mondo era ridotta ad una copia alquanto kitsch della Roma che era stata.
Malgrado la presenza di banditi alle porte di Roma, le viaggiatrici dell’Ottocento erano relativamente sicure riguardo alla loro sicurezza personale: forse, a differenza delle altre donne che viaggiavano in Italia, quelle che arrivavano a Roma – per stabilirvisi o per trascorrervi un periodo di tempo più o meno lungo – non erano spinte soltanto dal piacere, dall’autorealizzazione, dalla gratificazione di sé.
Le letterate che visitarono Roma, che da questa visita trassero ispirazione per scrivere un resoconto di viaggio, erano accomunate dal desiderio di veder riemergere la città dalle nebbie dell’inconsistenza: le loro riflessioni erano quasi esclusivamente politiche, le loro osservazioni miravano a scuotere le coscienze ed a cambiare uno status che annichiliva qualsiasi reazione, ciascuna di loro assecondando decisamente la propria personalità.
Come sostiene Angela Bianchini: «Se è vero che le rotte del coraggio, delle battaglie […] sono parallele, sono simile, altrettanto chiaro è che ognuna di queste donne le vive a modo suo e personale, pur cimentandosi negli stessi luoghi, in occupazioni consimili: tale, per esempio l’assistenza negli ospedali o il giornalismo, ognuna ha una vita propria e un movente segreto. Ognuna di esse si inventa un proprio viaggio, e lo vive come si vivevano i lunghi e protratti viaggi nell’Ottocento: lunghe attese, lunghi epistolari, fatica, malattie che, tuttavia, rendono il viaggio unico» [19]
Così come era unica, nonostante il degrado, la Roma per la quale tutte queste donne vollero impegnarsi, spendere amore, entusiasmo ed energie; una città che era, malgrado tutto, anche nell’Ottocento: «la grande accademia del mondo» [20] .
[1] Lady Morgan, Italy, Vol. II, pag. 326.
[2] Lady Morgan, ovvero Sydney Owenson, (1776-1856) è forse l’autrice di un Viaggio in Italia tra i più controversi. Pubblicato nel 1821, la sua lettura fu proibita nello Stato della Chiesa: oltre a non poter essere discusso in pubblico o esposto in libreria, il suo libro provocò polemiche, accuse, e portò all’arresto di tutti coloro avevano mostrato simpatia per le idee liberali di Lady Morgan. Italy non era altro che la sua ennesima opera sulle condizioni di indigenza e di grande sofferenza ed oppressione del popolo irlandese. Durante il suo viaggio, la scrittrice non perse occasione per ribadire che ovunque, in qualsiasi parte del mondo, l’alleanza tra potere temporale e potere secolare aveva prodotto solo distruzione e povertà, sfruttando e affamando le persone che pretendeva di voler salvare e che, più viaggiava attraverso l’Italia, più si rendeva conto che questi due paesi erano, a suo dire, indissolubilmente legati soprattutto nel loro disgraziato destino. L’Inghilterra, Lady Morgan sosteneva, era il nemico comune da combattere; e la scrittrice, dal canto suo, usò l’arma che più avrebbe scalfito la reputazione della Grand Old Dame Britannia: la penna.
[3] Gaja Cenciarelli, Sydney Owenson, Lady Morgan, Tesi di laurea, 1996, Roma.
[4] Lady Morgan, cit., pag. 351.
[5] Eccezion fatta per il Travels in Europe for the use of Travellers on the Continent di Mariana Starke, pubblicato nel 1820: un’ultile guida per orientarsi esclusivamente a livello geografico. Ben diverso dalla Corinne di Madame De Staël, testo con connotazioni palesemente filosofiche e politiche. Curioso come il più grande successo di Lady Morgan, The Wild Irish Girl, anch’esso percorso da una forte vena politica e polemica, fosse stato definito The Irish Corinne.
[6] Angela Bianchini, “Il Viaggio d’amore”, in Viaggio e scrittura: le straniere dell’Italia dell’Ottocento, a cura di Liana Borghi, Nicoletta Livi Bacci, Geneve, Slatkine; Moncalieri, Centro Interuniversitario di Ricerche sul Viaggio in Italia; Firenze, Libreria delle Donne, 1988, p.34.
[7] Ibidem.
[8] La fama di Frances Trollope iniziò con l’inaspettato successo del suo Domestic Manners and Morals of the Americans. La Trollope si era trasferita in America nella speranza di poter guadagnare un po’di denaro, spinta da Frances Wright, socialista utopista. La fama che il suo libro le fece guadagnare la portò a viaggiare anche in Europa ed a scrivere libri di viaggio sul Belgio, Parigi, Vienna e sull’Italia. Le sue opere sono caratterizzate da tecniche narrative che differenziano i suoi libri da quelli di altre scrittrici di viaggio: caricature, dialoghi, eventi che si accavallano uno dopo l’altro. Una vena di riflessione filosofica emergeva comunque sempre da tutti i suoi resoconti di viaggio.
[9] Muriel Spark, Mary Shelley, 2001, Le Lettere, Firenze, pag. 78
[10] Clarissa Campbell Orr, “Mary Shelley’s Rambles in Germany and Italy, the Celebrity Author, and the Undiscovered Country of the Human Heart.”, in Romanticism on the Net, 1998, p.12. http://www.erudit.org/revue/ron/1998/v/n11/005813ar.html
[11] Muriel Spark, cit., pag. 81
[12] Muriel Spark, cit., pag. 82
[13] Angela Bianchini, cit., p.35.
[14] Ibidem.
[15] Margaret Fuller (1810 – 1850) è stata spesso definita la donna più importante del diciannovesimo secolo, oltre che la “New England’s Corinne“. E’ celebre per la sua attività di critica letteraria, per la sua attività di giornalista e per essere stata l’autrice del primo manifesto femminista americano, Women of the Nineteenth Century. Credeva fermamente nell’idea che l’anima non avesse sesso. Anche Lady Morgan, prima di lei, aveva sostenuto che “Genio e patriottismo, come l’anima, non hanno sesso“.
[16] Elizabeth Barrett Browning (1806 – 1861) visse quasi esclusivamente a Firenze con il marito Robert Browning, dove morì. Ma la sua indole nobile la portò a visitare e a prendere posizione anche per la Repubblica Romana e la sua definitiva emancipazione di Roma da uno strapotere che la stava distruggendo.
[17] Julia Bolton Halloway, Elizabeth Barrett Browning Risorgimento: Aurora Leigh and Other Poems. Lecture given at the British Institutes, 1996. Anglo Italian Website.
[18] Clarissa Campbell Orr, cit. pag. 5.
[19] Angela Bianchini, cit., p.35.
[20] Lady Morgan, cit., pag. 429.

Gaya complimenti. Trasmetto il link di questo pezzo.
Dalla nota 3 deduco sia parte della tua tesi. Un saluto.
Grazie mille, Nadia.
Non proprio: è solo la citazione di cui alla nota 3 a essere riferita alla mia tesi di laurea; il resto è uno studio che ho fatto partendo da Lady Morgan ma che poi si è allargato ad altre figure femminili mai troppo citate (o meglio, mai citate sotto il profilo del patriottismo e come combattenti).
Grazie ancora, cara! Un abbraccio.
Gajetta, ma sei un pozzo di erudizione. 🙂
Complimenti sinceri, rubandoti il pezzo perché è davvero bello ed esaustivo.
Eh, guarda, Joseph! Più erudita di me…! 😀
Grazie mille, comunque, e ruba pure: mi fa piacere che tu lo ritenga interessante!
@Gaya
Di pezzi così postane tanti. ciao e grazie
Nadia: grazie ancora. Averne di lettrici come te…
Utilissimo, carerrima….
Ezio
mio carerrimo, ti ringrazio: ogni tanto, quando mi ci metto, qualcosa di serio lo scrivo anche io… 😀 (è raro, eh…;-))
bàcioti!
Faccio il vagone e porto un altro apprezzamento: bello!
Blackjack.
Black! Grazie! Con tutti questi complimenti mi state facendo capire che devo rimettermi a scrivere cose impegnate! 😀
(grazie di cuore, tra l’altro al suddetto articolo tengo in modo particolare…)
chissà cosa ci avrebbe scritto Jane Austen se avesse avuto i soldi per il viaggio..!! grazie Gaja, Viola
Bella domanda, Viola. Avrebbe inventato una donna affascinante e ribelle e testarda che avrebbe trovato l’amore in un aristocratico romano (segretamente rivoluzionario, ma all’apparenza impeccabile e “papista”). Che ne pensi? Grazie a te!
(sono rimasta folgorata da Greer Garson e Laurence Olivier in “Orgoglio e Pregiudizio”, si nota?;-))
beh, si può sempre scrivere un romanzo storico su un ipotetico viaggio romano di Jane..pensaci…(conosco le folgorazioni), Viola
Non so come tu faccia a saperlo, o ad averlo capito (folgorazione? affinità elettiva?), ma Jane Austen è una delle mie preferite in assoluto (tra scrittori e scrittrici). Questo tuo suggerimento è… fantastico! Grazie, Viola!
Ciao, Gaja: correggi qui (c’è un “come” di troppo): “come come sulla Trollope”.
Sulla mia rivista sto pubblicando a puntate articoli originali da me posseduti che riguardano il Risorgimento (anno 1849) con le sue varie battaglie, i suoi proclami, la Repubblica Romana, il viaggio di esilio di Carlo Alberto, e così via. Ho molto materiale ma ho fatto una scelta di 33 articoli. Ho pubblicato i primi 7. Il settimo è proprio di stamani. Per leggere i precedenti basta cliccare a sinistra della Home sulla categoria Storia.
(www.rivistaparliamone.it)
Attraverso queste letture si rivive in toto l’atmosfera di quegli anni. Un viaggio emoziante nel Risorgimento. Come emozionante deve essere stato il tuo tra le eroine dell’Ottocento, che scelsero di venire in Italia.
Bart
Grazie per avermi segnalato il “come” di troppo, Bart. Ora ho corretto.
È molto interessante quello che mi scrivi. Leggerò senz’altro.
E sì, confermo: è stato emozionante e anche sorprendente, per certi versi. Sapere che tante donne combattevano per affermare gli ideali più profondi e veri di libertà e uguaglianza è stata davvero una rivelazione. La storia e la memoria sono tesori preziosi da proteggere e cui attingere continuamente.
Ti ringrazio ancora, Bart, per avermi letto. Buon lavoro.
Posso chiedere come fate a mettere quel pallino giallo che ride nei commenti?
“Una città che era stata il centro della cultura e che aveva dominato il mondo era ridotta ad una copia alquanto kitsch della Roma che era stata.”
Dal pozzo del passato si issano pesanti incertezze sul futuro della città eterna.
Mi associo al coro dei ringraziamenti, Gaja: non conoscevo pressochè nulla delle storie e dei personaggi storici citati.
Per Nadia, semplice semplice: due punti trattino punto e vigola vengono tradotti dal sistema in uno smile
🙂
Per Nadia: l’emoticon si crea con: due punti trattino parentesi chiusa
Sono sconnesso nonostante rimanga on line…
Provo
.._)
Spiacente, mi sa che non m’è venuto lo smile
per Nadia: scrivendoli senza spazi : – )
Interessante Gaja sono perfino riuscita a leggerlo tutto!
Discorso parallelo, ieri sera sono stata a una serata di lettura e musica, la lettura si riferiva al libro scritto da una mia amica, Fanny Mendelssohn note a margine,argomento il desiderio di una donna compositrice di riuscire a dare la sua musica al mondo, le donne compositrici praticamente non venivano considerate….un po’ come me nell’oltrepò pavese, gli autoctoni si stupiscono che una donna sappia potare le viti, di solito puliscono i fili e legano i tralci, che è meno di Scienza. Mio marito vorrebbe che piantassi anche i pali,ma questo è un altro discorso (in questo infatti affermo e ribadisco la mia femminilità).
@Plessus: grazie mille.
Direi che purtroppo le pesanti incertezze sulla Città Eterna, attualmente, sono talmente ingombranti che prescindono – e non riuscirebbero nemmeno a uscire e/o a entrare! – dal pozzo del passato 😉 (e se sorrido è perché il tutto è talmente desolante che non esiste un’emoticon appropriata…).
A parte ciò, sono molto contenta, davvero, che il mio pezzo sia riuscito a farti conoscere uno spaccato di storia (e di eventi, e di donne) di cui non avevi finora avuto notizia. Quando ho iniziato a studiare per scrivere questo saggio, anche io sono rimasta piacevolmente sorpresa (come ho detto poc’anzi a Bart). Un abbraccio, Plessus.
@Tip: grazie anche a te di avermi letto fino alla fine: non è proprio facilissimo catturare l’attenzione di una lettrice con un saggio che potrebbe risultare noiosetto… (ok, sì mi sto facendo i complimenti da sola! ;-)).
Per le donne è sempre stato così: vengono ghettizzate, escluse. È molto più semplice per gli uomini pensare che siano “inferiori”, “diverse”, “deboli”. Gli facciamo troppa paura.
@Nadia: ciao, cara! 😀
Tiptop per i pali ormai basta dotarsi di escavatorino con presa per trivellina e il buco per i pali è bello e che fatto……le donne possono fare tutto, te lo dico io, anche mettere i pali.
E detto da me fa la sua figura, te lo assicuro e garantisco al limone!
(scusate l’intrusione)
cioè li noleggiano eh, non è che devi comperare l’escavatore……almeno qui è così.
@Bevitore: se garantisci al limone, devi essere il Catcher in the Rye (Giovane Holden)! 😉
non saprei, non lo conosco questo giovane, cioè ce l’ho a casa ma non l’ho mai letto
Ciao a tutti e grazie 🙂
confermo si possono piantare pali almeno io l’ho fatto.
Mi scuso con Gaya per l’intrusione e l’idea di Viola è splendida.
@Bevitore: eppure “garantito al limone” è una delle frasi ricorrenti di quel Giovane… geniale idea della traduttrice Adriana Motti! 😉
@Nadia: nessuna scusa! Noi donne piantiamo pali e “prendiamo pali” e saltiamo anche di palo in frasca! 😉 Concordo di nuovo: l’idea di Viola è proprio austeniana (ergo: meravigliosa)!
anch’io leggendo il post ho provato la stessa cusiosità di viola: che ne avrebbe fatto jane austen? e un’altra idea m’è venuta: quanta di questa esperienza letteraria femminile può essere stata presente ad h. james nel dipingere il rapporto di isabel archer con l’italia e roma in particolare? come dire: da un piano politico ad uno privato?
gaja: oltre al tuo fuoco di scrittrice c’è anche un bel po’ di asciuttissima
tempra di critica, e per niente “noiosetta”. W le donne! 😉
Lulù: secondo me molto, moltissimo di quanto è stato vissuto dalla Fuller, da Mary Shelley (per citare le più celebri) e dalle altre ha “ispirato” Henry James.
p.s. grazie per l'”asciuttissima”: è un bel complimento per una come me che lavora per eliminare il superfluo, il prolisso, il ridondante. (questo genere di studi e di esperienze – perché non sono riuscita a limitarmi a uno studio passivo – mi ha molto aiutato ad affinare la tempra di cui parli. e ti dirò, anche la traduzione letteraria ha contribuito!) un bacione!