i.
Alla Lumera, una lapide al verdello,
al lauro marcito del poeta.
ii.
Torre Varata, fantasima arenaria.
iii.
Torre dei Ruffo, un castrum assottigliato.
iv.
Turris in Scala Alexii, sul fiume d’olivastri.
Come una morte che stagiona i corpi.
v.
Dopo il pozzo di Lazzaro, ad un nord
prossimo, la Torre delle lingue,
voci da un vero Ontario d’acque morte.
vi.
In Linguaphari, stonata musichetta
della più alta, della scaltra lavandaia,
prima della ferita sotto un mare estinto.
vii.
La Torre in villa, il riposo dopo
la prigionia, da Lepanto a un massacro
novellato e santo.


fantastici, i numeri romani in minuscolo!
e le combinazioni…
Alla Lumera, una lapide al verdello,
al lauro marcito del poeta.
come una morte che stagiona i corpi
Belle queste esplorazioni dei tuoi paesi, Enrico. Visione e musica si mescolano in questa nuova raccolta, dove i nomi delle torri hanno un effetto incantatorio.
Mi associo a Giorgio.
E l’effetto “incantatorio” porta ancor più dentro il testo.
Versi molto belli.
un memoriale di viaggi narrati da chi resta, una linea costiera franta e antica, Seifert sosteneva che la geografia è la più importante e dominante fra le scienze..Viola
Una litania di fantasmi… Molto belli come sempre tutto di Enrico. Un’ammiratrice.
grazie di cuore a tutti per l’affetto e la sim/patìa con questi testi – ovviamente i luoghi sono un pre/testo, anche se radicati nella memoria – ciao a tutti, e.
Oddio … vengo qui per caso in una pausa dal lavoro, e che ti trovo?
Il Capo, e versi su quei posti che tanto mi sono cari, che sono le mie radici.
Mi scalda il cuore, in una giornata di novembre, qui a Torino 🙂
ciao Biz – benvenuto