(digressione sulle torri joniche)

i.

Alla Lumera, una lapide al verdello,

al lauro marcito del poeta.

ii.

Torre Varata, fantasima arenaria.

iii.

Torre dei Ruffo, un castrum assottigliato.

iv.

Turris in Scala Alexii, sul fiume d’olivastri.

Come una morte che stagiona i corpi.

v.

Dopo il pozzo di Lazzaro, ad un nord

prossimo, la Torre delle lingue,

voci da un vero Ontario d’acque morte.

vi.

In Linguaphari, stonata musichetta

della più alta, della scaltra lavandaia,

prima della ferita sotto un mare estinto.

vii.

La Torre in villa, il riposo dopo

la prigionia, da Lepanto a un massacro

novellato e santo.

8 pensieri su “(digressione sulle torri joniche)

  1. Carla

    fantastici, i numeri romani in minuscolo!
    e le combinazioni…

    Alla Lumera, una lapide al verdello,

    al lauro marcito del poeta.

    come una morte che stagiona i corpi

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  2. Giorgio

    Belle queste esplorazioni dei tuoi paesi, Enrico. Visione e musica si mescolano in questa nuova raccolta, dove i nomi delle torri hanno un effetto incantatorio.

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  3. nadia agustoni

    Mi associo a Giorgio.
    E l’effetto “incantatorio” porta ancor più dentro il testo.
    Versi molto belli.

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  4. viola amarelli

    un memoriale di viaggi narrati da chi resta, una linea costiera franta e antica, Seifert sosteneva che la geografia è la più importante e dominante fra le scienze..Viola

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  5. enrico de lea

    grazie di cuore a tutti per l’affetto e la sim/patìa con questi testi – ovviamente i luoghi sono un pre/testo, anche se radicati nella memoria – ciao a tutti, e.

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  6. Biz

    Oddio … vengo qui per caso in una pausa dal lavoro, e che ti trovo?
    Il Capo, e versi su quei posti che tanto mi sono cari, che sono le mie radici.
    Mi scalda il cuore, in una giornata di novembre, qui a Torino 🙂

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