Ecco il progetto

notte-stellata-sul-rodano

Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: – Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? –  gli abitanti senza smettere d’issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù lunghi pennelli, – Perché non cominci la distruzione, – rispondono.
E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: –  Non soltanto la città.
Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l’occhio alla fessura d’una staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. – Che senso ha il vostro costruire? – domanda. – Qual è il fine d’una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?
– Te lo mostreremo appena termina la giornata; ora non possiamo interrompere, – rispondono.
Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. E’ una notte stellata. – Ecco il progetto, – dicono.

(I. Calvino, Le città invisibili, in: Calvino racconti e romanzi II, I Meridiani Mondadori, p.466 )

5 pensieri su “Ecco il progetto

  1. francescomarotta

    Gran bella pagina.

    Ancora più bella se penso che “tu” non fai mai niente a caso.

    E rivendichi, giustamente, il diritto (la “necessità vitale”, direi: e lo dico proprio perché la condivido, anche se da altre sponde) di coltivare il “progetto”, il prinzip hoffnung che si fa progetto.

    E allora ti chiedo: quali stelle vedranno nella “notte” coloro che spargono letame sui morti?

    A quale “progetto” appartengono?

    Quale città costruiscono?

    E lo chiedo a “te”: forse solo per sentire, in questo giorno augurale, una risposta meno desolante di quella che mi affiora alle labbra.

    Intanto, un abbraccio di vicinanza per tutto ciò che sei/sai in questo momento. E non solo.

    fm

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  2. carla

    questo progetto [la notte stellata] si chiama creazione…
    un abbraccio anche da parte mia, per il difficile e amaro momento che stai attraversando.
    ciao

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  3. Anna Maria

    Una risposta ad alcune domande di Francesco è nell’explicit de Le città invisibili, che sembra descrivere la ricerca preziosa e instancabile di Fabrizio anche nel tempo difficile e amaro, come lo definisce Carla, dell’emergenza:

    Chiese a Marco Kublai: – Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale di questi futuri ci spingono i venti propizi.
    – Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta né fissare la data dell’approdo. Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che partendo di lì metterò assieme i pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere
    di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t’ho detto.
    Già il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World.
    Dice: – Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la
    città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più
    stretta, ci risucchia la corrente.
    E Polo: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
    (Italo Calvino, Le città invisibili, Torino, Einaudi 1972,explicit pp. 169 – 170)

    Un abbraccio anche da parte mia, Fabrizio

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  4. fides&ratio

    ” Così continuiamo a fare i conti con la fortezza, Faria sondando i punti deboli della muraglia e scontrandosi con nuove resistenze, io riflettendo sui suoi tentativi falliti per congetturare nuovi tracciati di muraglie da aggiungere alla pianta della mia fortezza-congettura.
    Se riuscirò col pensiero a costruire una fortezza da cui è impossibile fuggire, questa fortezza pensata o sarà uguale alla vera – e in questo caso è certo che non fuggiremo mai; ma almeno avremo raggiunto la tranquillità di chi sa che sta qui perché non potrebbe trovarsi altrove – o sarà una fortezza dalla quale la fuga è ancora più impossibile che di qui – e allora è segno che qui una possibilità esiste: basterà individuare il punto in cui la fortezza pensata non coincide con quella vera per trovarla”

    perché

    ” le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.
    – Io non ho desideri né paure – dichiarò il Kan, – e i miei sogni sono composti o dalla mente o dal caso.
    – Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.
    D’una città non godi le sette mura o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
    – O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere, come Tebe per bocca della sfinge.”

    (I. Calvino, Ti con zero,il conte di Montecristo, I meridiani Mondadori II pag.356; Id, Le città invisibili, pag.391-392)

    una ricerca continua, nonostante tutto

    un abbraccio, fabry

    F&R

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  5. augusto

    “Un libro (io credo) è qualcosa con un principio e una fine ( anche se non è un romanzo in senso stretto), è uno spazio in cui il lettore deve entrare, girare, magari perdersi, ma a un certo punto trovare un’uscita, o magari parecchie uscite, la possibilità di aprirsi una strada per venirne fuori” (cfr. Columbia . A Magazine of Poetry & Prose)

    ” Le cose della terra sono meravigliose…- dice Kublai , pensieroso – , ma quando un uomo è giunto al punto di poter dire: io le possiedo tutte , non c’è nessun genere di pietra preziosa o ricamo di seta o fiera in gabbia che io non possieda, allora è il momento che vorresti che tutte queste cose insieme formassero un disegno , un ordine, una musica, – sta passando la mano su di un arazzo, – riflettessero un disegno del cielo, un ordine , una musica delle sfere celesti” ( Marco Polo, pag.53)

    Le città invisibili sono, fra l’altro, un tentativo di esprimere ” la sensazione del tempo rimasto cristallizzato negli *oggetti*, contenuto nelle *cose che ci circondano*…Le città non sono altro che la forma del tempo”

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