[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=-tiVFs5_ZTI]
La mia immensa modestia
è qualcosa di celestiale,
e io sono così modesto
da diventare divino.
Le parole scoccano come grano,
come neve dall’immenso cielo,
immodesto solo perchè
cade dall’alto, sul sottosuolo
delle nostre memorie.
L’amore dicono sia immenso,
ma spesso è un dolce malinteso.
Dicono sia per sempre, ma, però,
se alla morte non c’è il rimedio
come può essercene per l’eternità
di un tale, immenso sentimento?
Siamo nati per godere; soffrire
viene di conseguenza, è refrattario
periodo d’impotenza, è luce spenta.
Dicono che mi guardi come si guarda
un animale; io ti guardo come si vedono
le stelle opache, in un cielo cangiante.
Saremo capaci di questo e altro:
di tenerci per mano lungo un burrone
senza tentare di buttar l’altro di sotto,
saremo capaci di liti brutali, di crudeltà
mentali. Ma l’amore è immenso e copre,
come un dossier insabbiato, tutto il nero.
Io credo nell’amore. Sono nato da un coito
fatto per terra. I miei genitori scoparono
immensità, e dal parquet assunsero
me, bimbo, in pianta stabile, per sempre.
Guardo mia madre e penso a te. Edipo
e Freud si fregano le mani. Ma io sono
immenso come le debolezze che ci fanno
persone, che ci fanno immensi in questo
mondo di buchi nella memoria, e nel cuore.
L’amore è immensamente modesto come Dio,
è prendere l’ostia della Prima Comunione.
L’amore ci soprende vivi anche se il cuore
è alla fine, se sospende, se scivola, se gratta
il fondo d’ogni ideale, l’SOS della disperazione.
Immensi Titanic pieni d’amanti falliti e con l’acqua
lacrimante del terrore fino al collo sfidano
ogni Love Boat. Al tempo lontano delle lune
di miele si risponde col naufragio mortale.
Ogni amore che muore ne fa morire altri.
Tu. Che sei il manto stradale della mia memoria,
le strade che ho solcato e quelle no,
i posti che mai vedrò, le sere in cui dormivo
e tu c’eri, senza conoscermi: forse meglio così.
Nell’altrove delle notti in cui si sentivano
solo cani, guaire nei cortili, in cerca di cibo.
C’è un tempo per ogni nevrosi: l’amore immenso
che ti porto è quella più acuta ma più pura;
è come l’arte, che senza malattia non può sfarsi
su fogli, tele, pentagrammi, pellicole, palchi.
E non ci sono parole, ormai, io credo,
per descrivere quanto immenso
io sia, nella mia modestia amorosa,
nel mio immenso esserti amante.
E dunque, amore mio immenso,
penso di essere capace solo
e soltanto io di dire al mondo
-questo impasto di tutto e di null’altro-
che questo essere di immensa
modestia, che io modestamente
sono, ti ama di un immenso
amore. Perchè tutto, in me,
è immenso: anche tu,
sì, modestamente.
[Video. Tears for Fears – Sowing the seeds of love, 1989]

Salve Sergio, grazie per aver postato questi versi di Franz, che ho letto con grande piacere e interesse. In amore, ma non solo, fragilità e modestia sono forse i nomi di ciò che è più grande.
Un abbraccio, Andrea.
è una poesia bellissima.
vorrei saperti dire molto di più, ma non trovo parole adeguate.
ti abbraccio.
Anch’io senza parole.
Stavolta mi rendi tacita… Grande Franz.
Quello che io amo:-)
Nina
Molto intensa. mi piace questo connubio di dichiarazione d’amore, nevrosi, arte, malattia, pathos, ricordo, un mix di ingredienti, stati del proprio essere che si intersecano e si sovrappongono fino a coincidere con la modestia della propria “immensità”. davvero bella.
Marco
Mi associo ai commenti già fatti, davvero bella..
Questa poesia è piena di emme, ed è una emme ondulata nel ritmo, nella musicalità, nella bellezza dei contenuti, del piccolo che si scioglie nel grande e viceversa. E’ una poesia davvero “cosmica”, tanto per continuare ad usare le emme 😛
Beh, se vuole essere un divertissement, ben venga, ma dichiararla bella e spellarsi le mani, mi pare un po’ troppo. Immagino ciò che pensate e sono d’accordo con voi, una poesia non è un mazzo di carte; sacrosanto. Ma questa, nonostante l’impegno e la fatica che mi è costato leggerla, rimane un mazzo di parole mal combinato, paragonabile a quello di casa che, utilizzato solo per le partita di Natale con i parenti, raggruppa malamente le gloriose Modiano telate con le reduci da altri mazzi tronchi.
Brutta.
Blackjack.
ti perdono la defezione di oggi. tra l’altro, oltre a te, sono stati assenti giustificati anche il massaron ed eva henger
La trovo straordinariamente bella, l’arte è la visione che si coglie tra le righe.
G.
E’ una composizione traboccante,
carica di sentimento parole opere emozioni strazi,
da una parte mi prende parecchio,
dall’altra mi sommerge troppo;
è come un piatto così, con troppa senape e agro,
forse basta scarnirla un poco,
ma che fa,
de gustibus,
però il senso è forte e chiaro
Il massaron ed eva henger hanno dato buca, mel? E pure Franz’O?;)) accidenti!!! attèndosi resoconti!
Comunque questa poesia è quanto di più amo della scrittura di FK: la carezza dell’ironia, la cupezza, il dolore, la sensibilità di chi ama la vita e la respira in ogni sua ferita.
Grazie davvero a Sergio di averla postata e a FK di averla scritta.
sacrosante le parole di quel blackjack
“L’amore è immensamente modesto come Dio,
è prendere l’ostia della Prima Comunione.
L’amore ci soprende vivi anche se il cuore
è alla fine, se sospende, se scivola, se gratta
il fondo d’ogni ideale, l’SOS della disperazione”.
Questo pezzo è il mio preferito: l’SOS della disperazione è la pura verità. E di immensa modestia.
p.s. Quel video dei Tears for Fears è un capolavoro.
sì gaja dettero buca
ma il raid si è svolto bene comunque, daremo presto informazioni e offriremo approfondimenti in giro.
#12 amico di king lear, lei è di parte
però un po’ è vero:
non c’è da spellarsi le mani, ho letto su lpels cose migliori di fk
“L’amore dicono sia immenso,
ma spesso è un dolce malinteso.
Dicono sia per sempre, ma, però,
se alla morte non c’è il rimedio
come può essercene per l’eternità
di un tale, immenso sentimento?”
un po’ troppo facile e un po’ tirato per i capelli.
@ fk
http://it.youtube.com/watch?v=pv0B1ep-2m0
Ma l’amore è immenso e copre,
come un dossier insabbiato, tutto il nero.
Una poesia ironica e divertente, e parecchio, ma parecchio ammiccante…
mmmmmm…. mannaggia a te, mio adorato franzone! ailoveiu ;-))
grazie a tutti!
ci sono effettivamente cose un pò banali, tirate per i capelli; ci devo lavorare ancora, io spesso metto materiale grezzo in rete.
però il senso c’è, credo.
l’amore è immensa modestia, per me.
baci
franz
mi correggo: grazie a tutti ma non a blckjack. mi spiego: non amo l’unanimità. però accetto le critiche motivate; era meglio fare come ha fatto mario bianco: lui ha fatto delle critiche che mi sono servite. blackjack è andato sul pratico: ha messo insieme la sua esperienza di giocatore con una poesia. solo che bisogna sapere di cosa si parla. altrimenti si fa confusione, e delle parole di fa un mazzo. di carte modiano, le sue.
dario bentivoglio: accetto la critica, solo che sono andato a vedere il tuo blog, fatiscente: sei linkato con iannozzi, con i wuming. tutta gente che non mi piace per niente. c’è qualcosa magari sotto?
grazie ancora. la cosa veramente riuscita di questo pezzo è la canzone dei tears for fears: il loro capolavoro. a mio parere, è il pezzo che i beatles non sono mai riusciti a scrivere. in pratica, il duo ha attualizzato il sound dei beatles rendendolo perfetto in tutti i suoi risvolti. perfetto? sì, perchè no?
franz
Krauspenhaar, ho utilizzato un esempio. Non sono un critico letterario, non mi interessa diventarlo e mi sono limitato ad esprimere un parere da lettore, uno di quei lettori che dovrebbe acquistare ciò che gli scrittori producono. Uno di quei lettori che come tutti, racconta un libro o una poesia e lo stronca o lo consiglia, parlando con gli amici, senza crearsi problemi e senza che allo scrittore sia concessa alcuna possibilità di argomentare: semplicemente non è presente. Può non essere importante? Sicuramente. Ogni scrittore è libero di ignorare le opinioni dei possibili lettori, esattamente come i possibili lettori sono liberi di ignorare gli scrittori; fa parte delle regole del gioco e ognuno è libero di scegliere. Non credi?
Rimpiazzando l’esempio delle carte, che mi pareva più che comprensibile, provo a spiegarmi meglio. Questa ‘poesia’ la vedo tirata via, raffazzonata, cacofonica, senza musicalità: chi la legge si inciampa ogni due parole e deve ripartire, faticare. Troppe parole, mal mescolate, aggrappate a un concetto maltrattato.
Io devo sicuramente imparare a ‘sapere’ di cosa parlo, conosco i miei limiti e ho trovato molto interessanti le lezioni di Sannelli sulla poesia. Prima di quelle letture la maggior parte delle poesie mi apparivano banali, non me ne vogliano le poetesse e i poeti; ora continua ad essere così, ma ho aggiunto un briciolo di conoscenza alla mia avversione verso la maggior parte delle poesie. Spesso le trovo ipocrite: raccontano di sentimenti che non esistono, di esperienze mai fatte e mitizzate, straziate malamente dalla fantasia, edulcorate da un miele stantio o dall’odio dei pavidi. Spesso le vedo come un mezzo, banale, per abbeverarsi, almeno per un attimo, alla fonte dei puri.
Poi, come sempre, ognuno vede il suo specchio e, in futuro, eviterò di leggere e commentare, se infastidisce.
Blackjack.
@ fk aka sg (o a sg aka fk) tant l’è istèss
http://it.youtube.com/watch?v=epDXNDUtv2w&feature=related
devo correggerti “un” articolo però. la canzone dei TxF non è “il” pezzo che i beatles non sono mai riusciti a scrivere, ma “uno” dei pezzi etc. etc.: tutti gli altri li trovi a questo indirizzo
XTC, Skylarking, 1986
ascoltare per credere
p.s.
ma come fai ad avere tante ammiratrici? non potresti per caso…?
Franz non ha mai detto di essere un poeta, eppure chi lo ha seguito sa che ha scritto anche testi poetici di un certo spessore. Franz ha sempre detto di essere uno scrittore, leggere per credere, oppure fidarsi dei molti che lo hanno letto e apprezzato.
Ma tu, giocatore, che poeti hai letto per scrivere di loro quello che hai scritto?
La poesia non si legge solo con gli occhi.
ciao franz,notte serena,un grazie a sergio
jolanda
Ma no blackjack. solo che ci si confronta. non credi? posso obiettare a una critica?
non mi pare che tu abbia fatto una disanima corretta: parli delle poesie come piene, sostanzialmente, di falsità. leggiti i grandi! parti dalla cima.
il mio è un esperimento, non prenderlo per poesia alta. è roba in lavorazione, io sono un narratore, alla fine. però quello che ho scritto sull’amore l’ho provato e lo penso. t’è suonato falso? nessun problema!
ciao jol, io non credo alla supremazia della poesia. se dico non sono un poeta non mi svaluto. ho un approccio disinvolto alla cosa.
una volta francesca matteoni mi ha detto che io non sono un poeta perchè non sto dietro alla metrica: magari ha ragione, O magari lei si è dimenticata che da moltissimi abbi esistono i versi liberi…
ma non importa…
franz
Krauspenhaar, il refuso di ‘abbi’ invece di ‘anni’ non è niente male. Nessun problema alle obiezioni, ci mancherebbe e quando parlavo di ‘poesie’ piene di falsità non mi riferivo a questa; le mie inutili note, su questa, le avevo chiuse qualche riga sopra.
Però l’impressione della falsità, tranne rari casi, mi rimane quando leggo poesie. Vuoi sapere quali sono le eccezioni? Neruda, Prevert, Leopardi (non sempre), Majakovskij, Ungaretti, Quasimodo (non sempre pure lui), Pavese con i sui ‘Dialoghi con Leucò’ che sono poesia fatta prosa e dialogo, Ada Negri che avrebbe meritato il Nobel, ma era una donna e italiana, per di più. Montale non mi piace, riesce ad annoiarmi. Dei nuovi, che leggo qui, mi ha colpito Chiara Daino, che sa giostrare le parole e restituire una musicalità nuova e unica. Franco Arminio mi piace (ma non sempre pure lui e mi scuso), ce n’è un altro che ho letto qui, una volta, postato da Fabrizio, ma del quale non ricordo il nome (l’ho segnato e lo ritroverò). La Merini la salvo giusto per qualche perla, ma è sopravvalutata; dell’altro che ambisce al nobel non parlo nemmeno, così come degli americani.
Ho letto anche altri poeti e poetesse (è una punizione che mi infliggo, quella di leggere poesie, per cercare di combattere la mia avversione), ma li ho dimenticati. Ce un giapponese che mi è piaciuto, ma please: non chiedermi il nome. Ah, dimenticavo Shakespeare, ma citarlo mi pare persino inutile, ogni mia parola sarebbe sprecata.
Epperò, tornando a quello che scrivi, “il mio è un esperimento, non prenderlo per poesia alta. è roba in lavorazione, io sono un narratore, alla fine”, mi ripongo la domanda che mi sono posto nel primo commento: perché tutto questo applaudire quando tu stesso, onestamente, ammetti ciò che deve essere ammesso e che è visibile anche agli occhi di un sottoacculturato come me?
Blackjack.
Jolanda, passami la battutaccia, ma se escludo un carissimo amico cieco, mi riesce difficile immaginare che la poesia non si legga con gli occhi; cuori vedenti non mi pare li abbiano ancora pensati nemmeno i bioingegneri più avanguardisti. Però potrei sbagliarmi…
Ma una cosa me la dovresti spiegare, tu che hai sicuramente letto più di me e sei sicuramente più esperta di me sul tema: perché è sufficiente andare a capo prima che finisca la riga e buttare su un foglio un po’ d’amore, qualche strazio e un briciolo di vittimismo, per trasformare anche le parole più scalcagnate in una poesia incontestabile?
Blackjack.
Ah, non prendere il commento precedente come un attacco a Krauspenhaar; che sappia scrivere bene lo dò per scontato e ho letto cose sue molto migliori. Capita anche a me, raramente, di perdere a un tavolo, perché non può capitare a uno scrittore, di sbagliare il testo?
Blackjack.
Guarda, mi hanno dato del lagnoso per scritti un pò più sentiti. accetto tutto. hai fatto delle ottime letture, comunque.
sugli “applausi” chiedi direttamente ai commentatori.
Comunque, questo sarà sicuramente un testo sbagliato, e guarda, preferisco una buona critica a un “clap clap” non motivato.
Io comunque ti ho scritto di avere messo su carta qualcosa di sentito. s epoi per te la poesia è mettere le cose a capo e non a capo, perchè, te lo dico sommessamente, non vai unpò oltre – anzi indietro – e ti leggi, chessò? – gregory corso?
comunque daino per sua stessa ammissione non fa poesia. Questo dovrebbe farti riflettere. dico, se cominci una tua partita di poker, assicurati di avere delle carte buone e di saper giocare alla pari. non credi?
per correttezza specifico che franz ha postato sia il pezzo che i vari commenti a nome mio del tutto autonomamente, avendo io datogli la mia password del blog per farlo. questo non solo perché lo stimo, ma anche perché in realtà lui fa già parte del blog come redattore, solo che ha dei problemi a postare a suo nome. lo dico per non prendermi dei complimenti che non merito. buon anno a tutti.
Grazie Franz per questa poesia,
immensamente
intima
Pasquale
L’amore di Fangio per una curva cieca che si para improvvisa di fronte.
Come sempre dai tutto al tuo lettore, sangue e coraggio di immodestia.
E così distribuisci energia.
Giuseppe
Franz, l’andare a capo non era riferito al tuo testo, ma alla constatazione (mia personale) che troppi scrittori chiamano ‘poesia’ un testo, per il semplice motivo che vanno a capo prima che la riga sia finita. Era una forzatura, riferita a un altro commento che utilizzava un’argomentazione diversa, e se non sono riuscito a spiegarmi chiaramente, è solo per una mia carenza comunicativa. D’altronde non avevo molto altro da aggiungere a quanto hai scritto e, se ho commentato, è perché ho apprezzato altri tuoi scritti e questo, confrontandolo con i miei personali gusti, mi è parso non all’altezza di altre cose tue che ho letto. Poi si potrebbero aprire tutti i discorsi del mondo sulla metrica etc…, ma per quelli mi metto in un angolo e lascio la palla a gente come Sannelli e altri che sanno di cosa parlano.
Gregory Corso lo leggerò: se me lo consigli non posso fare altro che darti retta, non si consiglia un poeta a cuor leggero.
Su Chiara Daino (ho letto anche il suo ‘La Merca’), mi pare di poterti in parte smentire. Non ha alcuna importanza come lei si considera e si definisce: i suoi testi possiedono la forza, la musicalità, il ritmo e la profondità che ritrovi solo nelle poesie vere. Chissenefrega dell’aspetto, in questo caso. Sai qual è, a mio parere, l’unico grande “difetto” di Chiara Daino? Che è giovane, bella e italiana: siamo un paese di provinciali e da qualunque altra parte le avrebbero concesso spazi ben diversi. Magari criticandola anche aspramente per alcune scelte stilistiche discutibili e alcuni azzardi, ma mantenendo la capacità di apprezzarla e consentendole di farsi apprezzare. Anche Dialoghi con Leucò è, apparentemente, una prosa: ma sono pronto ad azzuffarmi con chiunque lo definisca ‘solo una prosa’. Ci sono voluti anni perché si iniziasse ad ammettere che, forse, è il capolavoro di Pavese.
E il considerarsi non sempre riflette la realtà. Io non mi considero un giocatore di poker, preferisco il Black Jack o lo Chemin, eppure ricevo il maggior numero di ‘inviti’ per tavoli di poker e, gli altri, mi considerano un pokerista. Miracoli della soggettività 🙂
Blackjack.
@ franz,
versi liberi sì, ma non anarchici, ciò che hanno perso in metrica lo acquistano in costruzione e scansione ritmica
@ blackjack,
sì, Alda Merini è decisamente sopravvalutata, e leggendola si rischia di perder di vista la poesia
Black, va bene. io chiara la considero un grande talento dalla prima volta che l’ho letta.
però siamo ancora alle solite: la poesia prima di tutto. ma no. è la scrittura.
e poi è fondamentale cosa dice un autore di se stesso; daino dice questo di se stessa non a caso: non fa poesia nel senso che non restringe il brodo, laddove un sacco di prosatori lo allungano. il suo è brodo di prima qualità. ma senz’altro è una poetessa, nel senso che, a parte La merca che è un romanzo sperimentale, i suoi scritti sono da mettere nella categoria dei testi poetici, hai ragione.
macondo mi piaci un sacco ma a volte non ti capisco fino in fondo! chiedo comunque venia e mi rimetto al lavoro sperando di mgliorare un pò quello che ho scritto.
sono franz! ciao sergio, qui franz, a te sergione!:-)
Oh, Sergio & Sergio: date un accesso a Krauspenhaar, mi pare… 90esima prosa minuto per minuto 🙂
Sergio, sottoscrivo e mi vado a leggere “Il Blue Team” di Perroux. Fu, senza alcun dubbio, la miglior squadra di Bridge di tutti i tempi, ed era italiana. Ah, che nostalgia non essere mai riuscito a giocare nemmeno una mano con loro!
Blackjack.
Nessuno ha notato che la musicalità è molto simile a quella di Pasolini in alcune pagine di Le ceneri di Gramsci e La religione del mio tempo? Cioè: Franz, lo sai?
Lascia stare Anna, dai. che poi ci faccio brutta figura coi morti illustri.
baci!
blackjack:
scusa eh? ma chiara daino forse la conosco un pò più di te; sulla poesia lascio stare, ma la daino… la conosco appena di persona, ma ci siamo scritti abbastanza.
insomma, tu dici che è lei bella giovane e italiana e quindi… vedi che vai avanti a clichè? ma ce l’hai un pò di umiltà per stare a sentire anche chi non si chiama sannelli?
dunque, è pieno di belle, giovani e italiane che se la svangano meglio di chiara.
il problema sta in un mix di poca paraculaggine (anzi niente) di chiara, unito alla sua altà qualità. troppo alta per chi le vede indossata solo da sue parrucconi.
comunque, cazzo, sì: anna, ho studiato pasolini a fondo, magari poi mi vengono così, ma pasolini poeta, alla faccia di chi lo dipinge “enfatico” è stato uno dei migliori. io c’entro poco, solo nel senso che l’ho studiato perchè mi dava, mi dava, mi dava: comprensione, rabbia, canto, durezza, amore.
amore, sì.
immodesto nella sua modestia. immenso nella sua finitezza.
franz
prima che il cartaio mi venga a scassare di nuovo la minchia con le sue correzioni di bozze (ma fare il proprio mestiere mai, eh?):”indossato solo da due parrucconi”, e.c.
ah, e vi regalo un mio aforismo abbastanza recente:
“Quando vedi il Lettore picchialo subito a sangue: tu non ne sai il motivo, ma lui sicuramente sì.”
aforismA
le botte le prendiamo in tanti, allora, franz! siamo tutti lettori, meno qualche decina di milioni in questo paese, ma abbastanza per produrre una scazzottatura megagalattica. oppure pensa di picchiare senza prendere neanche uno schiaffo? spero di non averle scassato la minchia dicendo che la sua poesia non era bellissima. (in compenso,di applauso in applauso, sarà ben cuntent, è finito paragonato a ppp). me mi piacerebbe scrivere due cosine e finire paragonata, che so, ad una sopravvalutata alda merini.
no lucy, era un’esagerazione. chiaro. per dire che CERTI lettori non capiscono nulla. ma per mancanza di sensibilità. voglio dire, mia madre ha la quinta elementare, però s’è sciroppata quasi tutti i thomas bernhard, vari americani, vari tedeschi, pasolini ecc. vabè, è mia madre: però ha la quinta.
non ho la presunzione di parlare di lettori “colti” e non. è questione di intelligenza e sensibilità. sui saggi posso distinguere, ma nella narrativa…
dunque lucy dorma tranquilla; che poi io con le donne sono un signore, se le può interessare:-)
però “due cosine”: vede, per lei. le due “cosine”, e lo sono, in certo senso, son piene di difetti, sono il frutto di tanti anni di vita. o per lei l’amore è solo “una cosa meravigliosa”, chiuso?
o “un cane che viene dall’inferno”?
realisticamente, credo, penso che l’amore è una via di mezzo totalmente squilibrata? gioco con le parole? forse. ma sono le parole che dettano il senso, per noi scrittori, non viceversa. (è quello che nemmeno molti critici riescono poveretti a capire!)
e comunque un lettore senza sensibilità è un coglione; che si chiami Signor Critico o Ultimo dei Lettori.
certo che nei suoi versi c’era la sua vita, e vorrei vedere. non le sto a dire che cos’è per me l’amore, troppo complicato, e poi a chi interessa quello che passa per la testa a NOI lettori, neanche critici.
la reputo persona fine, di cui mi sono ripromessa di leggere più di quello che compare qui, ogni tanto e non è nelle mie abitudini criticare in negativo, piuttosto taccio, solo che mi pareva sproporzionata la lode, lei ne converrà, perché i difetti del testo sono evidenti anche a lei. a volte uno sguardo estraniato vede di più. non le ho detto cosa, ma non è determinante: sono solo una lettrice, e i lettori, si sa, non sono del mestiere, quindi non conta.
Insomma, per non gettare il sasso e nascondere la mano, e sinteticamente, nello spazio d’un commento, prendiamo la terzina della quarta strofa:
“Siamo nati per godere; soffrire
viene di conseguenza, è refrattario
periodo d’impotenza, è luce spenta.”
Ebbene, ci sta nel contesto come un pesce fuor d’acqua, perché l’acqua qui ha prosodia discorsiva, ha andamento narrativo, ha un curusus prosaico, gnomico. Mentre la terzina è di misura endecasillaba, e il ritmo ha forte trama consonantica, con paronomasie (o quasi-rime) tra un emistichio e l’altro (godere:soffrire), con rime interne e parallelismi sintattici (conseguenza:impotenza), con rime imperfette tra gli emistichi (impotenza:spenta). Insomma, qui è adunato tutto l’armamentario metrico-ritmico di certa poesia secondonovecentesca (che so, da Erba a Leonetti), che viene come negato dall’andamento ritmico dei versi successivi, non così caricati di evidenze poetiche. Mentre più equlibrata, e più consona al resto, mi pare questa quartina:
“C’è un tempo per ogni nevrosi: l’amore immenso
che ti porto è quella più acuta ma più pura;
è come l’arte, che senza malattia non può sfarsi
su fogli, tele, pentagrammi, pellicole, palchi.” Cioè più “rilassata”, per dir così, poeticamente (o meta-poeticamente, dato che sono versi che parlano di arte).
se ha andamento narrativo, non ce l’ha gnomico, l’acqua, come dice macondo, per dire il tessuto complessivo. paronomasia godere/soffrire?
la strofa rilassata, macondo, è quella più densa di quei fenomeni che che ha (stra)visto nel resto del testo. è zeppa di alliterazioni e assonanze: acUtA/pUrA; ARte/sfARsi; S-Farsi/Su/Fogli; tELe/Pentagrammi/PELlicoLE/PaLchi.
Ma guarda un po’: era la strofa più bella e più FK di tutte.
modestamente.
allitterazioni. mannaggia ai tasti.
Krauspenhaar, mica ho capito la risposta sulla Daino! Ciò che scrivevo mi pare semplice: se la Daino lavorasse in un paese meno provinciale dell’Italia, avrebbe ben altro spazio. Sbaglio o stiamo dicendo la stessa cosa? Posso dirlo anche se non la conosco di persona e ho solo letto qualche suo scritto e scambiato quattro battute? Non mi pare proprio di aver utilizzato il solito cliché, ma di aver constatato l’esistenza, in Italia, di cliché che sono complicatissimi da rimuovere e che finiscono per limitare chi, come la Daino, meriterebbe ben altro spazio.
Per ascoltare, ascolto tutti (o quasi) poi, come tutti, stilo le mie personali preferenze e, per quel poco che ci capisco, Sannelli è stato uno dei pochi che ho letto, in grado di affrontare l’ardua impresa di spiegare la poesia e riuscire, in parte e per limiti miei non certo suoi, a far capire qualcosa anche a un cartaio come me. Quando ne troverò un altro in grado di fare la stessa cosa, con lo stesso livello qualitativo, ne prenderò atto. Se non sbaglio spiegare è diverso dall’esprimere opinioni e presuppone un livello comunicativo diverso. Oppure sono in errore anche in questo caso?
L’aforisma è carino, epperò se li picchi tutti, i lettori: chi compera i libri?
Blackjack.
la poesia contemporanea è libertà espressiva, spogliata dell’originario senso metrico del suono quasi a sfiorare e corteggiare la libertà “narrativa” della prosa.
Sotto la generica denominazione di “verso libero”, si raccolgono le varie forme di versificazione che non corrispondano né alla metrica tradizionale, né alla barbara. Ciò non vuol significare che il verso libero non abbia delle caratteristiche riconoscibili che corrispondano a scelte determinate che rivelano una precisa misura del verso, tuttavia in esso non ha più importanza il computo delle sillabe, quanto il ritmo che il poeta di volta in volta decida di scandire al suo verso.
E sebbene il ritmo conferisca una connotazione musicale al testo poetico, esso non è riconducibile ad alcuna forma tipicamente metrica. La metrica infatti è un concetto “normativo”, preesistente al verso, che ne regola la creazione, al contrario il ritmo è parte integrante della stessa creazione del verso da parte del poeta, esso agisce all’interno stesso del divenire della creazione poetica, incidendosi nella concretizzazione verbale per mano del suo autore, che liberamente decide, di volta in volta, l’intonazione che vuol conferire al suo verso.
detto questo, rivaluto la Merini che a me piace e molto. aggiungo che il lettore che conosce un autore non valuta la singola “opera” ma l’insieme delle opere dello stesso, cogliendone non solo la richezza espressiva, ma il messaggio e la personalità dell’autore che dall’insieme si palesa.
Natalia, sarà anche vero che la poesia contemporanea è libertà, ma a me questa scusa ricorda molto, troppo, le supervalutazioni dei ‘giovani’ pittori modaioli. Qualche mese di crisi e croste che definivo oscene qualche mese fa, strapagate decine di migliaia di euro, improvvisamente sono tornate croste: più nessuno le vuole e chi le ha acquistate incautamente è alla disperata ricerca di un acquirente che non troverà.
L’unica differenza che vedo, con la poesia, è che le poesie non si battono da Sothebys e non esistono galleristi che ci speculano.
Oh, certo: esistono gli innovatori, quelli che possiedono la capacità, unica, di inventare una nuova metrica, nuovi suoni, nuovi messaggi. Sono pochi e dovremmo, tutti, noi lettori imparando a scegliere meglio e voi scrittori e poeti, sostenendoli, fare in modo che questi pochi emergano.
Invece succede come con la pittura. Burri dipinge i sacchi? Tutti a fare sacchi. Va di moda il neo realismo? Tutti neo realisti. I graffiti? E cosa vuoi che sia? Prendi una bomboletta, un po’ di calce, un pezzo di tela o di legno e fatto il graffito. Materico? Dai, si fa a pezzi la nonna e poi la si incolla, ingessata, su una decina di tele; il titolo d’effetto è assicurato: Nonna d’arte anatomia 1. Se trovi un buon macellaio potresti arrivare fino ad anatomia 100 🙂
No, mi dispiace: non è la metrica ad essere superata, sono i poeti e le poetesse moderne che, non riuscendo a gestire la metrica e spesso, conoscendola tanto quanto me (cioè niente), ci sommergono di poesie -a capo prima del fine riga- che, forse e per puro caso, emettono qualche suono stridulo ogni 5 o 6 righe.
Una regola puoi violarla quando la maneggi alla perfezione, oppure se sei un genio. I geni sono pochissimi e, non vorrei sbagliarmi, anche quelli che le regole le conoscono.
Blackjack.
Scusate il refuso: Sotheby’s.
Blackjack.
Giocatore, d’accordissimo quando parli di tele, meno quando parli di poesia, del resto tu stesso ammetti che di speculazioni ce ne siano poche … e poi quanto all’andar tutti dietro ad uno stesso “trend” (che infelice barbarie questo termine!) mi pare che sia la scoperta dell’america (“a” volutamente minuscola) nel “bagghiolo” (sicilianismo – traduco: catino, secchio).
da sempre esistono le correnti letterarie, i periodi storici che influenzano la produzione artistica nelle sue più svariate forme …. ordunque – permettimi la battuta – se questo è notoriamente un periodo storico di merda …. (continua tu la frase!)
ho voluto scherzare un po’ Giocatore, le regole si possono conoscere e possono anche non piacere, del resto non è una partita a poker, al quale preferisco il machiavelli (conosci?)
Querida Lucy,
anziché paronomasia i due antonimi stanno in rapporto di quasi-rima (che mettevo tra parentesi, del resto), va meglio così? certo, la quartina è straricca di consonanze e assonanze (questa ricchezza nella poesia del novecento ha “compensato” la mancanza rimica e metrica), ma è più “rilassata” (termine forse infelice, o che cmq chiede una precisazione)perché non c’è quell'”ansia” (quella costruzione “eccessiva” data l’acqua contestuale) metrica e ritmica che si trova nella terzina.
Natalia, a machiavelli non giochi, se non rispetti le regole e, quando vorrai scommettere, nessun problema -a regole definite- anche col machiavelli 🙂
Ma forse è meglio tornare al tema e le correnti letterarie, sono assimilabili (per non dire identiche nel meccanismo) alle correnti pittoriche: rimandano comunque a una moda, a una tendenza. Ma il problema, Natalia, non sono la moda o la tendenza in quanto tale, il problema rimane quello di riuscire ad interpretare correttamente anche la tendenza, se serve (e non hai le capacità per inventartene una tua). Esistono un sacco di ottimi pittori, tempi antichi e moderni, che non hanno inventato nulla, ma conoscendo le regole della pittura e unendo (alle regole) il loro estro, hanno realizzato opere validissime. Beh, non sono tutti Leonardo o Raffaello, ma un’opera del Pitocchetto non la buttiamo; giusto?
Lo stesso per la scrittura, non tutti sono Shakespeare o Brodskij o Kafka, va bene anche qualcosa di leggero e piacevole: ma le regole sono lì, comunque e non le puoi cacciare. Se non conosci le regole e le metriche della sintassi, mica vai tanto lontano; nella scrittura (continua a scartare i geni che le regole le inventano). Per la poesia è la stessa cosa: se non conosci le basi, se non le padroneggi, non stai facendo poesia, ma incolonni le parole e il risultato è affidato solo e unicamente al caso e all’estro del momento. Quasi sempre scadente.
Come puoi pensare di ‘liberare’ qualcosa se… non sai da cosa liberarlo? E’ un falso. Non è una liberazione, ma una truffa.
Da questo discorso scartiamo sempre i geni, quelli in grado di stravolgere il senso comune e inventare nuove vie; se elimini i geni, il resto può raggiungere risultati solo conoscendo molto bene le regole del gioco a cui vuol giocare e, purtroppo, non è sufficiente solo conoscere le regole.
Ma questa è un’altra storia, non credi?
Blackjack.
PS: non farti sviare dalle speculazioni, quelle sono un effetto secondario e non disperare, prima o poi qualcuno si inventerà le speculazioni anche sulla poesia. Magari fra qualche secolo, quando sarà noioso continuare a speculare sempre sulle stesse cose 🙂
ok, senor macondo.
bello il confronto.
“questa ricchezza nella poesia del novecento ha “compensato” la mancanza rimica e metrica”: è qui che si gioca il valore di un testo contemporaneo, anche se i fenomeni fonosimbolici sono stati da sempre tratto distintivo della poesia e, più sotterraneamente, anche della prosa. il pericolo avvertito da bj è quello di cadere facile preda di abbagli non avendo le buone vecchie transenne della rima, della metrica esatta. il pericolo esiste: ho visto scorrere qui su lpels certo paroliberismo da brividi che risulta anche quotato. gli abbagli li pigliano anche i critici, anzi, l’ingenuo-smaliziato lettore si fa prendere meno per il naso, perché non ha consorterie e confraternite e accolite da soddisfare. di fronte al bello (per me prima di testa e poi, giù, fin dentro il cuore, e poi su di nuovo nella testa) nessuno credo possa resistere. a meno che, pur soddisfatti i requisiti, il testo non venga letto da un individuo privo di gusto, educazione, sensibilità, come dice giustamente FK.
d’altra parte c’è a chi piace la gondoletta di plastica e a questi: che gli spieghi, da dove cominci?
la maggior parte dei geni sono stati criticati a loro tempo, se ne è scoperta la genialità solo successivamente – spesso – alla loro stessa morte.
Mi sembra che ci siamo affossati in un “pantano” di idee, che seppur confrontate con rispetto e logica restano ferme allo stesso punto.
Quanto al Machiavelli, lo trovo un gioco creativo che permette al giocatore di attuare – all’interno di una semplice struttura base del gioco – le proprie strategie sconvolgendo le carte in tavola come meglio crede e sa fare per raggiungere il proprio obiettivo limitando quanto più possibile le mosse dell’avversario.
Ho molto apprezzato il tu modo di rivolgerti a me in questo “scambio”.
buona giornata. natàlia
Eh, ma io sono solo felice se la musica e l’approccio alla poesia di Pasolini “entrano”. Buon prebefana!
è interessante quanto scrivete. una precisazione da non poeta: le poesie in rima e con la metrica le so fare anche’io (ho scritto anche canzoni, quasi mai finite su disco) e quindi non serve tutto questo studio. solo che molti, credo, scrivono in versi liberi perchè forse rendono meglio. ‘sto pensare che chi non segue la metrica non la conosce è da ingenui, no?
ora una comunicazione seria: tutti i gli interventi qui firmati SERGIO GARUFI sono in realtà miei, anche quelli non siglati, per fretta, da un “franz”. uso la password di sergio, da lui con gentilezza concessami, perchè da quando don mario ha avuto i suoi gravi problemi fabry non è più reperibile e dunque mi manca solo un passaggio per accedere alla pubblicazione direttamente a mio nome.
chiedo dunque scusa a garufi e ai lettori.
è vero che pensare che chi non segue la metrica (che mi pare un falso problema, dopo un intero Novecento passato a fuggirne a ritornarci sopra a scapparne ancora), ma credo che si sia inteso dire che v’è modo e modo di allontanarsene: un modo consapevole e ricercato, un modo gratuito, da poeta della domenica, per dire. può essere che qualche ricercatezza (e la poesia non è spontanea, conveniamo su questo, per favore!) appaia paradossalmente naive, ma di un naif non voluto, come dire: naif perché il poeta non ha saputo fare di meglio. può darsi che certe oscurità scassate linguisticamente siano frutto di genio, come anche di furbizia e, perdona!, paraculaggine. è un po’ difficile stabilire nell’estrema varietà del panorama le affiliazioni: questo scrive bene ma fa il furbetto, questo non dice niente e lo dice pure male, quest’altro imita, risente di…però è freddo, inerte, questo è un innovatore, e così via. troppo relativismo e troppe penne, troppo pochi i critici e soprattutto di quelli che non si parlano addosso e leggiucchiano spigolando per tirare fuori il pezzo.
non è un pantano quello in cui siamo finiti, natàlia. è normale che la varietà delle opinioni generi fraintendimenti e partiti che magari uno non voleva nemmeno prendere. però il problema, che va oltre la poesia oggetto del post (grazie alla pazienza di FK alias sergio garufi!), non è di poco conto. non credo se ne venga a capo, così come qualche giorno fa si discuteva sul valore di certa letteratura e sulla funzione poco riconosciuta dello scrittore: dei bei gineprai, signor franz! ma lei punge e graffia anche nella vita di tutti i giorni? 😉
quanto alla password: io non utilizzo una PW. basta scrivere il proprio nome e il proprio indirizzo di posta et voilà!
se poi deve entrare in mailinglist, quello è un altro paio di maniche. ma noi comuni mortali accediamo solo al blog, senza pass.
Natalia, non sono convinto neppure io che si sia finiti in un pantano; è semplicemente un argomento che merita di essere dibattuto e che, come sempre, presenta sfaccettature diverse e, apparentemente, inconciliabili. Insomma, quasi come una partita a machiavelli: basta una sola carta per stravolgere completamente il tavolo 🙂
Ciò che ha scritto Lucy mi trova d’accordo e, ovviamente, il discorso va ben oltre il testo di Krauspenhaar; che è diventato lo spunto per una discussione che a me pare molto interessante.
Krauspenhaar, che non serva tutto questo studio, non mi convince pienamente. Anche a poker le regole sono pochissime, molto semplici, e si imparano in 15 minuti, ma conoscerle non ti trasforma immediatamente in un giocatore di poker e ci vogliono anni, a volte decenni per sperare di diventare un professionista o anche solo un medio giocatore. La poesia, per certi versi, è più complessa della semplice narrativa (che brutta esempio sto inventando, scusatemi) e la PERFETTA conoscenza delle regole è fondamentale: un editor può correggere i congiuntivi sbagliati, può trovare le incongruenze narrative, persino consigliare la modifica di una trama, ma quale editor oserebbe mettere mano a una poesia? No, non credo sia ingenuo pretendere, da chi scrive poesia, la conoscenza delle basi; mi pare più ingenuo il contrario. Anche i DJ si sono messi a fare musica, ma miseria trota cotta male: ne ascolti uno e li hai ascoltati tutti. 🙂
Blackjack.
Ora vi propongo il mio Laboratorio di scrittura poetica, convinta che non vi sia un punto più o meno privilegiato per imbarcarsi in un’avventura della poesia. Perché, quale che sia la nostra personale posizione nei suoi confronti, la poesia esiste da sempre e brilla nel mondo come forza propria, costituendo – qui ed ora – una grande opportunità per ciascuno. Di affinamento della sensibilità e di affondo nelle zone più autentiche di se stessi.
La proposta del Laboratorio è un ciclo di incontri attivi in cui praticare lettura, scrittura, ascolto e confronto. Il seminario è mirato sia all’acquisizione degli strumenti tecnici che costituiscono le ossa della scrittura poetica, sia al riconoscimento delle risonanze interiori profonde e sottili che invece ne costituiscono la carne.
Il gruppo dei partecipanti (da un minimo di sei a un massimo di dodici persone) si riunirà con cadenza regolare per un ciclo di quattro incontri della durata di tre ore ciascuno.
Il lavoro consta di un’esperienza globale in cui si esplorano alcuni punti fondanti del leggere e del fare poesia: storia, tecnica, peculiarità del linguaggio e grandi voci del passato. Ma questo non è mai separato: 1) dall’azione introspettiva, che anzi rappresenta la cifra basilare del lavoro; 2) dalla scrittura sperimentata sul campo. In poche parole: si ascolterà, si leggerà insieme, ma soprattutto si scriverà, sull’onda dell’apporto energetico formidabile che sa dare un gruppo ben sintonizzato.
Nel progetto sono ovviamente comprese le necessarie nozioni tecniche, ovvero l’alfabeto della poesia, che è imperniato su metrica e stile. Fondamentale al lavoro dei miei gruppi è infine il confronto, la condivisione, l’osservazione reciproca e la costruzione di un pensiero critico in ottica squisitamente poetica. In sintesi, i partecipanti arrivano a osservarsi profondamente ed esprimersi, scrivere, leggere e farsi leggere, in un percorso di autoconoscenza svolto in chiave sottile, potente, autentica e incantata: ciò che io intendo per POESIA.
Ci troveremo dunque un sabato sì e un sabato no nell’accogliente salone di una casa privata nel
centro di Milano, senza alcuna formalità ma sotto il segno del comfort, dell’amicizia e dell’immediatezza, in uno spazio autentico e vissuto proprio come la forma foggiata che impareremo insieme a creare. Il costo per l’intero ciclo di incontri, compresa la fornitura dei “ferri del mestiere” e dei generi di conforto, è di 120 euro.
PER CONTATTI E ULTERIORI INFORMAZIONI: [email protected] – 333.2876930
io ci verrei volando, se abitassi, non dico a milano, ma nei dintorni. mi sembra un costo equo a fronte di un bel programma. più che a comporre, mi servirebbe per affinare l’ascolto profondo e la conseguente capacità critica. inviiiiiiiiiiidiaaaaaaa! bello! in bocca al lovo, anna! 😉
Anna, sono un po’ incasinato, come al solito, ma l’idea mi piace. In che periodo pensi di organizzarlo?
Blackjack.
scusi lucy eh? “comuni mortali”? parla del breve romanzo di bennett?
no, guardi, paraculaggine zero. mi scusi. quando scrivo sono zero paraculo. le cose le sento e le scrivo. poi le si avvita sul concetto della “naiveté inconsapevole” che a me fa ridere, mi consenta (oops..)
c’è ricerca di un facile effetto?… va bene, mettiamola così. ma è il mio punto di vista sull’amore – punto di vista momentaneo – messo in versi.
blackjack, ancora una volta vuoi insegnarci il mestiere. io so giocare male a poker, non ti vengo a scassare la minchia.
le regole le avrei studiate. sul campo. amo la frase sporca, la terzina zozza dietro alla quartina lustrata. mi piace l’irregolarità.
ecco perchè se mi vieni a parlare di editor mi viene un pò da ridere. insomma, fai il cartaio o lo scrittore? fammelo sapere, così mi regolo.
l’editor in poesia non esiste? sei male informato. qui si vede che non l’ho usato.
moltissime poesie che hai letto sono state “corrette” da un editor, che di solito è un collega di fiducia. ma sannelli ste cose te le ha spiegate o no?
io nella vita mi difendo, attacco, graffio e carezzo, come tutti.
non posso dilungarmi sono in ufficio.
risponderò appena a casa.
buon proseguimento a tutti.
@Anna: sarebbe bellissimo per me poter partecipare ai seminari che proponi, ma purtroppo anche io, come Lucy, vivo moooolto lontano da Milano.
ti abbraccio.
@Black: il primo gruppo potrebbe partire il 31 gennaio o il 7 febbraio (più probabile quest’ultima).
@Lucy e Natalia. Grazie care. La Sicilia è davvero lontana, ma per il tutto il Lombardo-Veneto se la cosa è ben organizzata si può mettere in atto il modello da esportazione. Su queste cose però scrivetemi in privato che è meglio. Lucy, ho anchesì perso il tuo indirizzo.
Lucy: non ho paragonato FK a PPP, ho solo detto che certe frasi sono ricalcate come costruzione e musicalità. Penso che si tratti di un’interiorizzazione.
franz! franz! io non parlavo di lei. che guaio, forse è un po’ troppo preso dalla questione al punto da prendere un discorso generale per uno personale? io che depreco il modo aggressivo di intervenire di iannozzi, mi vado a buttar via così? quanto agli avvitamenti, boh, può essere che io mi esprima male, come anche che lei capisca a metà. pazienza. io mordo, scalcio, come pochi. (non ci provi a dire come chi).
mi scuso se l’ho involontariamente urtata.
vedo che si firma: le ho dato una dritta, no? amici?
anna: se non ho perso a mia volta il tuo ti mando un messaggio così riannoti il mio indirizzo, può venir utile per un secondo momento in cui organizzare qualcosa dalle mie parti.
ma quale dritta? non mi firmavo per pigrizia. in questo blog ci sono dal febbraio del 2007. piuttosto, perchè non si firma lei?
mi dà noia, il suo modo di porsi, che le devo dire… magari di persona è meglio, ma qui… siamo qui.
io sono preso dalla questione generale. facciamo gentilmente a capirci: se lei mi parla personalmente su quello che faccio io, io le rispondo.
io ammetto tutte le critiche, però se trovo delle critiche non all’altezza mi permetto di rispondere. altrimenti che blog sarebbe?
senxa rancore a senza amicizia (per quella ci vuole ben altro, scusi.)
anna lamberti bocconi: hai detto bene, si tratta di un’interiorizzazione dovuta a studio e ad adesione a una certa estetica. (adesione ideale – lo dico altrimenti mi si prende per presuntuoso, che non sono.)
lucy: prima di dare del paraculo legga magari due o tre volte il testo. glielo consiglio con umiltà e immensa modestia.
tra l’altro, guardi: io sono un uomo di una tale immensa umiltà che, proprio perchè immensa, viene scambiata per tutt’altro…
Per i dannati del PC: nel commento n. 61 (il mio anno! che combinazione) c’è sia il mio indirizzo mail sia – udite udite – il n. di telefono. Come dire: sfido l’universo…
ancora con sto paraculo? ma chi si permetterebbe mai di darle del paraculo: l’ho detto e lo ripeto. e non è nelle mie abitudini. non solo io non leggo abbastanza bene, allora!
io non la conosco né lei me. stiamo qui sul blog, punto. ma non dia per scontato che chi non scrive (cioè: pubblica) non sia in grado di giudicare, se no ricadiamo nel solito equivoco
secondo cui solo gli addetti ai lavori possono giudicare altri A.A.L., o, in alternativa, le valutazioni devono essere tutte positive. cosa che contraddice il suo autoconsiderarsi modesto e schivo del plauso a reti unificate. se permette, qualcosina di poesia e prosa ne so. e se vuole massacrarmi, non credo tuttavia il suo tempo meriti tale spreco, resti su lpels sotto “lucia tosi”: ci sono un testo critico e uno creativo. lucy è il mio nome.
scusa, anna. ho preso nota. vorrei davvero riuscire a fare qualcosa del genere con te nel mio paesello sull’acqua! chi lo sa?
“Dicono che mi guardi come si guarda
un animale”
“solo che molti, credo, scrivono in versi liberi perchè forse rendono meglio. ’sto pensare che chi non segue la metrica non la conosce è da ingenui”
a me “sto” Franz piace come Poeta e come rispostore!!!
bravo!!!
c.
Franz K. era un noto ripostore,
lo disse pure Ugo da San Vittore,
ch’egli postava e ripostava, senza tregua,
e talor ripostando, riposava,
o forse ripassava la metrica e il rispasso,
magari rispostava la sedia dall’imposta,
giammai si concedea egli uno spasso,
sempre assiduo, solerte ripostante,
talvolta urtò un portone, un paracqua ed un passante,
un obelisco in bilico stante,
ma lui intrepito, come il Passanante,
lo risollevò erculeamente, in un istante,
scusami caro Franz, era per far un po’ di celia…
Mario:-))
Krauspenhaar, mi annoto l’esistenza dell’editor anche per le poesie; mi fa sorridere, ma ne prendo atto. Ma editor e collega sono la stessa cosa?
Per il resto, e non capisco perché, a fronte di un discorso che si è spostato dal particolare (la poesia postata) al generale (la poesia), continui a prendere la discussione come un attacco personale. Io non voglio insegnare il mestiere a nessuno, semplicemente rispondevo a una tua precedente affermazione che non mi ha convinto, questa: “le poesie in rima e con la metrica le so fare anche’io (ho scritto anche canzoni, quasi mai finite su disco) e quindi non serve tutto questo studio” . La parte topica è il: “quindi non serve tutto questo studio”. Stai affermando che non è vero che la poesia ha bisogno della conoscenza delle regole, ma anche di molta, molta applicazione e studio?
Non capisco poi il tuo continuare a buttarla sul cartaio e sul personale. Qual è l’obiettivo? Hai qualcosa da dimostrare? Ti piace la rissa? Personalmente non ho nessun problema, apri un post ‘rissa’ e ci si diverte; anche se LPELS non mi pare il luogo adatto. E’ comunque strano che, a fronte della discussione e dell’argomento, il tuo atteggiamento sia quello di arroccarti a difendere non si sa bene cosa, invece di partecipare oppure, se non ti interessa, limitarti ad ignorare.
Per darti comunque la possibilità di fare dell’ironia sul mio mestiere, se vuoi, posso invitarti ad assistere a un tavolo di poker e, dovessi perdere, sarai libero di fare tutta l’ironia che vuoi e dare tutti i consigli del mondo. Dovessi arrabbiarmi per tutti quelli che fanno osservazioni sulla mia condotta di gioco, sarei perennemente con un AK47 sottobraccio e, non ci crederai, la gente si diverte a criticare anche quando vinci. Figurati quando perdi. Di solito mi limito ad ascoltarli e, se valuto che il personaggio parlante abbia denari sufficienti per un tavolo interessante, gli dò pure ragione e cerco di trovare la via per concedergli la possibilità di dimostrarmi personalmente le sue teorie.
Molti capiscono l’antifona e smettono, ma qualcuno che accetta c’è sempre.
Potrebbe essere divertente anche con la poesia, se solo sapessi scrivere…
Blackjack.
Buon anno, Blackjack. Che le befane siano con te benevole. 🙂
lucy, abbia pazienza: non ho mai negato il valore della critica. è che a me le sue paiono confuse. non voglio il plauso a reti unificate. esiste il silenzio. moltissimi lettori ai quali la poesia non è piaciuta, o che l’hanno trovata addirittura una porcata, o una minestrina decotta, non hanno semplicemente commentato. non si basi solo sui commenti. sono sicuro (di blog un pò ne so) che molti non hanno voluto perdere tempo a dire “non mi piace”. anche perchè alcuni pensano che serva una motivazione. lei l’ha data, e la ringrazio senza alcuna ironia.
lasci però stare il “massacrarmi”. tale parola mi butta nella gogna dei violenti. io l’ho trattata con rispetto, mi pare.
black, sì: spesso un editor di narrativa è anche uno scrittore che pubblica. ora sempre di meno, purtroppo, e i risultati si vedono.
per il resto tutto è personale. vale a dire: per te non lo è perchè non scrivi. capito la differenza? perchè non dovrei prenderla sul personale, se “personalmente” scrivo?
questa ipocrisia bella imbustata che in una discussione bisogna diventare in terza persona…
io scrivo e parlo in prima. mi ci trovo meglio. non sono un granchè come teorico.
certo che la teoria serve fino a un certo punto. ma serve. era questo il discorso.
se voi giocatori di poker date lezioni per provocare, io lascio la mano.
poi non fare paragoni col poker.
tu sei uno che calcola e stai giocando con me su un terreno che io conosco un pò meglio. tutto qui.
chi se ne frega se in una partita tu non t’arrabbi? fa parte del tuo sistema per vincere. confondi le carte di continuo. deformazione professionale.
ma se questa dev’essere l’ennesima puntata dell'”ora del dilettante”… senza offesa eh? tanto tu sei un pokerista, che ti frega.
Krauspenhaar, sai che inizio a comprendere perché Iannozzi ti piglia sempre a muso duro?
Questa non sarà l’ultima discussione nella quale ci incontreremo, gli ultimatum mi lasciano sempre perplesso, ma scusami, da dilettante a dilettante (del tuo lavoro non riesci a campare, per tua ammissione, e quindi sei un dilettante della scrittura tanto quanto me; giusto?), c’è una considerazione che mi viene: se è riuscito a scrivere uno che faceva il commerciale, beh, lasciami almeno la speranza che possa riuscirci anche uno qualunque che gioca a carte, en passant si è pure laureato, parla quattro lingue e ha vissuto e visto talmente tanto che uno come te dovrebbe campare almeno sei volte per ripercorrere, forse, una parte delle stesse esperienze. Quindi, visto che siamo dilettanti entrambi (se interpreto correttamente il senso delle parole dilettante e professionista) e nessuno di noi due campa con i propri scritti, direi che qualche speranza posso anche coltivarla.
Tra l’altro, avendo già pagato pegno, non corro nemmeno il rischio di cedere alla tentazione del grande difetto che colpisce gli ‘artisti’: la crescita spropositata e senza limiti del loro ego! E’ un difetto che infila molti giocatori alle prime armi in un limbo anonimo; si montano la testa dopo aver vinto il loro primo ‘tavolino’ importante ed è l’inizio della fine. Lo stesso fenomeno compare anche fra gli scrittori (ma non ne sono immuni neppure pittori, attori e in genere gli ‘artisti’ indipendentemente dalla categoria). Si autoconvincono che pubblicare un paio di libri o vincere per una volta contro un grande o avere l’opportunità di esporre, magari anche per un paio d’anni, le loro opere, li elevi a chilometri di altezza nei confronti del resto dell’umanità. Non è mai così e lo scoprono, abbastanza rapidamente, quando si esauriscono le poche cose che hanno da raccontare o da dipingere oppure quando l’effimera fortuna li abbandona. Ne sono perfettamente coscienti, ma è dura ammetterlo e allora ZAC: compare l’ego ipertrofico a compensare.
E’ divertenti osservarli perché, invece di pensare a scrivere, a studiare, a informarsi, a cercare idee, a capire come sono fatti (non si vince se conosci gli altri, ma se conosci te stesso) li vedi in internet a pubblicare racconti brevi e poesie sperimentali in attesa dell’approvazione, scontata, di chi li conosce oppure li trovi a consumarsi seduti a tavoli poveri ma sicuri; gli unici che gli concedono qualche probabilità di vittoria e concime per mantenere il loro ego.
Non mi piace andare sul personale, e avevo anche spiegato il perché, ma vedo che ti intriga tirare per i capelli le persone e, se tu sei uno che graffia, credimi: hai trovato dieci unghie allenate.
Lo sapevi che l’ora del dilettante è un’unità di misura del tempo che non finisce mai? Quasi come l’attimo: non è mai chiaro quanto duri (e non copiarla, che è un mio ‘brevetto’).
Blackjack.
PS: ovviamente non mi aspetto che tu non ti arrabbi e non sono così ipocrita dal fare battutine scontate a chiusura di una risposta che è stata pensata e costruita per farti incazzare. A buon rendere.
Iannozzi, miseria trota truffaldina: le befane mi odiano ultimamente e continuano a mandarmi in bianco 🙂
Buon Anno.
Blackjack.
senta FK: le mie critiche erano precise, anche se parziali, sul suo testo. quanto al resto in cui è degenerata la discussione: sembrerà confuso a lei. io di solito sono del partito di tacere sulle cose che non mi piacciono e di valorizzare quelle che trovo interessanti. mi sono lasciata andare questa volta molto in là rispetto al mio modo di procedere perché ho trovato stucchevole l’osanna per un testo così così. la sua reazione è legittima: ogni scarrafone è bello a mamma soja, d’altra parte. naturalmente lei adesso dirà che ho dato dello scarrafone alla sua poesia, oltre ad averla definita in mille modi orrendi: ma credo che tutto dipenda dalla sua scarsa attenzione alle parole che non siano le sue e una certa tendenza a decontestualizzare. lei la mette sul personale: e fa bene, ma legga attentamente i commenti e non s’arrabbi, non più di tanto. io la sua poesia l’ho letta più volte e ne ho trattata una parte con cognizione di causa: ma lei parla di confusione. ok.
dire che è stupefacente è indizio di razionalità? nessuno le chiede di vedersi in terza persona, ma abbia un po’ di distacco e non finga di essere rispettoso: non lo è stato con me neanche una volta. credo invece (le sue parole ne trasudano) che nutra un totale disinteresse per voci non accreditate ufficialmente, quando non un preciso disprezzo.
questo è ciò che non rende attraenti gli scrittori e qualche volta non viene voglia di difenderli affatto. voi, purtroppo, avete bisogno dei lettori.
black: finché ti mandano in bianco le befane! peggio sarebbe se non ti si filassero le fate!
lucy befanissima
Lucy, ma esistono ancora le fate? 🙂 Dai, fammi andare a cucinare che oggi il figlio è con me e, miseria trota bara, incomincia a chiedermi come si gioca a poker! No, non va bene: di disgraziato in famiglia ne basta uno 😉
Blackjack.
scusi, lucy, “voci accreditate”, ma da chi?
mai scritto di aver scritto un bel testo, tra l’altro.
black: non raccolgo e passo oltre.
La Befana mi ha portato una Epifania. Che ri-porto qui. Nell’Illuminazione ho visto Giocatore d’Azzardo as a (young) artist… Dai, Black, butta le carte…
Il giocatore conosce bene le regole di QUESTO tavolo, ma dubito che si “manifesti”.
non sono d’accordo su diversi punti da lui espressi ma la chiarezza dell’espressione e lo stile sono inequivocabili.
n’é ver?
torno a fare la befana. au revoir.
Caspita!!!!
una va via per giorni, torna e leggo soltanto ora: ti chiedo scusa Franz, questa meravigliosa – di non disperata .- poesia in azione( di vitalità è piena eh!!?)mi lasci basita.
Intanto non ti sapevo così votato a tutto, poi mi ha fatto ridere commuovere e gioire come poche(che invidia di lei, poi!magari la conosco..), eppoi e poi lo sai c he scrivi molto bene, tutte le esegesi di sopra sono interessanti ma non dicono, non abbastanza quanto ti piace scrivere, oltre che ..amare!
Altro che immensa modestia. Anzi: at gh’è rasòn!
Maria Pia, Mary Pie.
sono immodestamente arrossito! marypie, non ho parole! (poi si dirà che ci facciamo i pompini a vicenda, cosa peraltro tecnicamente impossibile.)
la “lei” non c’è. omaggio tutte le donne di cuore.
franz
Bella poesia
Franz, ma non puoi proprio fare a meno di dire porcherie? Eh…
a Giocatore D’azzardo
“Krauspenhaar, mi annoto l’esistenza dell’editor anche per le poesie; mi fa sorridere, ma ne prendo atto. Ma editor e collega sono la stessa cosa?”
Mi scusi, ma la cosa è vecchia di secoli. Sfogli un qualunque manuale di Storia letteratura italiana delle superiori o una vecchia antologia delle medie – non serve la laurea né serve sapere quattro lingue: è cultura generale – e scoprirà che, per esempio, l’Alfieri aveva il suo abate; T.S. Eliot aveva “il miglior fabbro” Pound (Cft. La terra desolata) etc…
f.s.
Franzone!
Si dice farsi dei favori reciproci,
o scambio di amorosi, affettuosi sensi, anche
:))
Sasso: scopro ora, grazie al tuo illuminato intervento, che l’abate e Pound sono assimilabili agli editor delle attuali case editrici. Cavolo: non avevo mai pensato a una simile abbondanza di geni letterari incompresi.
Blackjack.
l’immensa modestia di giocatore d’azzardo è ormai proverbiale. pensate se s’intendesse di letteratura: andrebbe nelle sale da gioco a rovesciare i tavoli.
Che noia questi replicanti adusi solo a regger moccoli consumati; avessero qualcosa di intelligente e, soprattutto, di loro da dire, una volta tanto.
Cappello, dai, forza: puoi farcela se ti impegni un attimo.
Non serve molto.
Ti siedi, rilassato, posizione del cavaliere (hai presente?),
sciogli i muscoli delle spalle e del collo,
respiri profondamente e potrebbe anche succedere.
Fidati: a volte succede che un pensiero intelligente sgorghi anche da un cappello.
Blackjack.
A Blackjack
Labate e poun hanno svolto un lavoro editoriale.
Lei scrive:
” La poesia, per certi versi, è più complessa della semplice narrativa (che brutta esempio sto inventando, scusatemi) e la PERFETTA conoscenza delle regole è fondamentale: un editor può correggere i congiuntivi sbagliati, può trovare le incongruenze narrative, persino consigliare la modifica di una trama, ma quale editor oserebbe mettere mano a una poesia? ”
Come Lei mi insegna (si fa per dire),Pound intervenne pesantemente sulla prima stesura di “The waste land” con varianti, cancellature di intere porzioni e sui singoli versi etc. Questo non è “fare editing”, secondo la sua definizione? Siamo nel caso limite, ma anche alcune cosine dell’Alfieri subirono il veto dell’abate. Altri poeti, invece, si affidarono a mogli, amici etc. Ma non vorrei annoiarla con un lungo elenco. Ha ragione lei, l’editor è una particolare specie biologica di nuova invenzione.
Invece di fare della stupida ironia e sparare banalità, mettendo in scena la propria ignoranza (tenacemente anonima), le consiglio di ripetere come un mantra: “conosci te stesso” (lo diceva lei al commento 80).
Perché non prende un po’ di coraggio. Su, scriva qui il suo nome e cognome, così possiamo controllare se veramente ha sette vite come i gatti, se si è laureato di Oxford, se sa cento lingue e scrive capolavori per Mondadori.
Perché, fino a che si resta sul “mi piace o non mi piace ” la poesia, non è necessario far conoscere la propria bibliografia, ma quando si scimmiotta “l’umile” e anonimo giocatore di poker che dispensa pacati consigli di vita… (cft, commento 80) be’! voglio patente e libretto. Si metta in gioco, ci illumini, si trasformi in “quel rossignol, che sì soave piagne”
Anche perché, il resto è cattiveria gratuita.
f.s.
L’abate e Pound (refuso) insieme ad altri, ma pazienza, devo smetterla di scrivere in diretta.
Sasso, ma che minestrone stai inventando per arrampicarti sugli specchi a difesa di una poesia brutta? Che cavolo ha a che fare l’EDITOR delle case editrici con l’avere a disposizione uno come Pound o mogli, amanti, amici, altri letterati a cui far leggere le tue poesie accettandone i consigli? Erano EDITOR quelli? EDITOR intesi nel termine che si attribuisce OGGI, nel mondo letterario, alla figura dell’EDITOR?
Quelli sono editor esattamente come quando capita, a me e al ‘Cinese’, di sederci a discutere delle partite e delle varie situazioni: un confronto alla pari nel quale a volte ha ragione lui e a volte ho ragione io. Un confronto che consente di crescere e non di mascherare le carenze personali utilizzando qualcuno che ti modifica ciò che hai scritto a suo uso e consumo. Al tavolo da gioco si scommette da SOLI, altrimenti si chiama combine e se qualcuno lo scopre non giochi più!
Qui siamo alla stregua dei termini dilettante e professionista: non hanno più un significato preciso, ma sono auto-attribuiti alla bisogna. Io sono un professionista del gioco d’azzardo: lo posso affermare perché ci campo! Un professionista della scrittura è uno che campa col suo mestiere; gli altri, più bravi o meno bravi che sia, sono e rimangono dei dilettanti! E se vorrai la controprova e partecipare un giorno a uno dei tavoli, estendo l’invito già fatto a Krauspenhaar: scrivimi e si organizza la presenza come spettatore. Non preoccuparti, non sono così stronzo dall’ipotizzare un ruolo diverso…
Poi la bellissima tirata sul fatto che tu dovresti verificare? E verificare cosa? Ma chi ha mai detto che scrivo o pubblico? Da quale sogno o film hai tratto questa fantasia? Ho SEMPRE scritto e affermato che il massimo che posso fare è il cantastorie e che mi colloco ai margini della categoria dei lettori e per niente all’interno di quella dei letterati. Trovami un solo commento che riporti il contrario o lasci intendere il contrario. Tutta la mia produzione letteraria pubblica (posso ridere?) sono i 3 o 4 raccontini che ho postato qui (mi pare che fossero anche stati apprezzati, almeno in parte), a fronte di un invito diretto e senza aver mai chiesto nulla a nessuno; poi, quando si è trattato di fare una scelta, a fronte di un vincolo preciso posto dalla Redazione (pubblicarli col mio vero nome o non pubblicarne più), ho scelto di non scriverne più. STOP. Se ti risulta qualcosa di diverso mi piacerebbe saperlo, anche perché questa è l’unica versione che conosco.
Ti ha infastidito la mia risposta diretta a Krauspenhaar? Non sono uno che porge l’altra guancia, e penso si sia capito. Tra l’altro non c’è nulla di più interessante di una sfida e vincerla e, senza crearmi tanti problemi, ho detto ciò che penso: ho storie sufficienti per scrivere fino alla pensione e se c’è riuscito un ex commerciante (che se la tira manco fosse la reincarnazione del Bardo), potrei riuscirci pure io. O vedi qualche controindicazione? Pensa che i libri riescono a scriverli anche quelli laureati in lettere, non so se mi spiego… cosa abbiano poi di così interessante da scrivere non si sa, ma lo fanno e, cavolo: hanno tutti i diritti di questo mondo e nessuno glieli vuole negare. Solo io, perché non ti sto simpatico, non potrei riuscirci? Dai, fai il bravo, scendi dal piedestallo del saputello e ricomincia a camminare nel mondo reale: non è quello dei libri.
Comunque non preoccuparti, il giorno in cui dovessi decidere di scrivere qualcosa e di cercare un editore, lo scoprirai, ma mettiti l’animo in pace: non vedrai il mio nome in copertina nemmeno in quel caso e se l’eventuale editore dovesse pretendere di utilizzare il mio vero nome si beccherebbe un vaffanculo grande come un condominio. Non me ne frega nulla di apparire e che la gente mi riconosca per strada o in internet o mi trovi su Google e non mi metterò sicuramente a fare comparsate saltando da una presentazione all’altra per intrattenere lo ‘sponsor’ di turno o tutte quelle cazzate che sono spacciate per ‘eventi culturali’, ma che di culturale non hanno niente, e l’unico vero obiettivo è sostenere e alimentare la schiera degli amichetti. Se non te ne sei ancora accorto, siamo arrivati al punto che i ‘letterati’ vogliono decidere AUTONOMAMENTE chi è uno scrittore oppure no e, sempre AUTONOMAMENTE, vogliono decidere cosa è bello e cosa è brutto. Quello è un ruolo che spetta ai lettori e dovresti saperlo; è un ruolo che spetta alle ‘teste quadre’ come me. Eccolo qua uno dei nodi gordiani della letteratura in Italia, ma non solo italiana credo. Siamo al paradosso che è sufficiente che anche l’ultimo degli ‘scriventi’ abbia pubblicato un libro qualunque, per ritrovartelo che cammina a sei metri da terra con sembianze da non umano, distribuendo lezioni di vita al mondo. Ridiamo subito o fra 20 secondi?
Tra l’altro, e chiudo che non ho ancora pranzato, ho l’innegabile vantaggio che non ho bisogno di vendere libri per campare o di fare altro e la scelta di non apparire è una scelta precisa, che non riguarda solo i commenti. Può piacere o non piacere, ma è mia e me la tengo. Così come mi tengo il ‘diritto’ di scrivere che una poesia è brutta, indipendentemente dal cicaleccio del coro, se a me non piace.
A buon rendere.
Blackjack.
senti, ma perchè non la pianti d’insultare?
ho quattro romanzi all’attivo, due di sicuro di alta qualità. me lo dico da solo? no, lo dice la critica e un pò di lettori. e tu chi cazzo sei?
uno, come scrive sasso, che non ci mette il nome. e finchè non ci metti il nome, caro il mio prepotente e presuntuoso ignorante… ma all’ignoranza c’è rimedio; è l’unica malattia mortale curabile. in quanto al resto, abbassa la cresta dal tuo romboidale anonimato.
non hai nulla da insegnare, nulla da dire. in non so quanti commenti ti sei arrampicato sugli specchi per spiegare la motivazione di un gusto peraltro condivisibile.
e allora? devi passare agli insulti e alle velate minaccie? guarda che non ci siamo.
infine: cosa cazzo hai contro i commercianti? dimostri ancora una volta la tua ignoranza. credi che gli scrittori vengano tutti dai bassifondi, dai bar del giambellino, dalle locomotive o dalle università?
il primo libro di pontiggia si intitola “la morte in banca”. indovina di chi parlava.
fattene una ragione. qui sei sperso, sei fuori zona. sasso ti ha dato una lezione in due post.
ma proprio non sai perdere? la mia poesia fa schifo, ma tu proprio non sai perdere?
non hai ancora pranzato? ma vai a farti un panino al bar coi tuoi rubamazzo,vai.
“Pensa che i libri riescono a scriverli anche quelli laureati in lettere, non so se mi spiego… cosa abbiano poi di così interessante da scrivere non si sa, ma lo fanno e, cavolo: hanno tutti i diritti di questo mondo e nessuno glieli vuole negare.”
Black, le tue parole sono offensive. Molti dei redattori e dei frequentatori di questo blog (un litblog) sono laureati in lettere. Non c’è “franchezza” che possa giustificare certe espressioni.
Ben vengano i commenti anche critici, come i tuoi, sono salutari per chi scrive, purché vengano argomentati in modo non generico.
Non puoi dire di non avere detto la tua, ci sono nel thread ben 20 tuoi commenti!
Perché non ti contieni, un poco, e moderi i toni? Per rispetto a chi dedica tempo ed energie a scrivere, e per chi ha creato e gestisce questo spazio.
e sei una “testa quadra” che non sa sai sciogliere neanche i nodi gordiani della cravatta.
la letteratura non è roba per tutti. soprattutto la critica. puoi dire quello che vuoi, ma se ti arrampichi su un sentiero assicurati di avere almeno uno stronzo che ti tiene un braccio mentre stai cadendo di sotto.
e con questo ti ho detto tutto. (perlomeno quasi.)
Blackjack,
a me dispiace andare giù a gamba tesa, ma un po’ mi ha costretto lei.
volevo solo dire che non è un caso se ho citato qui l’esempio di un poeta che edita un poeta (Pound- Eliot) e di un abate (erudito o se vuole accanito lettore o se vuole editor professionista del ‘700) che “consiglia” il poeta Alfieri.
C’è una ramo della critica che studia le varianti e, con essa, anche gli interventi di amici e amichette.
Ma lei sa come lavorano gli editor, quelli bravi intendo? PArlo di abatini del duemila che sanno fare bene il loro mestiere di “lettori”. Gli abatini c’erano, ci sono e ci saranno. Quindi, perché sorride se Franz dice che pubblica qui senza aver fatto leggere le poesie ad amici etc? E’ chiaro che la decisione ultima spetta, almeno dovrebbe, allo scrittore/poeta. Ma questo è un altro discorso.
Lei sa come lavora Magrelli, uno dei più bravi poeti italiani?
andiamo avanti
io non contesto la libertà, sacrosanta, di dire “poesia bella- poesia brutta”. Dico che il commento 80 è pura cattiveria. Chi è lei per dare consigli a Krauspenhaar? Solo perché crede di avere “storie sufficienti per scrivere fino alla pensione e se c’è riuscito un ex commerciante”… Qui io leggo righe scritte da un individuo invidioso e arrogante.
E ancora, ha detto a Cappello:
“Che noia questi replicanti adusi solo a regger moccoli consumati; avessero qualcosa di intelligente e, soprattutto, di loro da dire, una volta tanto. etc”
ma guardi che lei, da bue, da del cornuto all’asino. (il motto non è mio)
Anche qui, non è un caso se ho citato una sua frase (sempre commento 80): “conosci te stesso”. Qui c’è una palesa violazione del copyright. I sette savi si rivoltano nella loro tomba. Lei pretende dagli altri originalità di pensiero e poi veste i panni del buon saggio che ruba il motto di Talete per donarlo a “un commecialista”.
Io sono ignorante più di lei. Ignoro l’arte del poker, non so cucinare ect. Ignoro il 90% dello scibile umano. Ma mi chiedo (e qui vesto l’abito dell’abate): chi ve l’appiccicò codest’abito di rispondere a testa ritta a qualunque v’interroghi, come ha a fare gente che ne sa, come fa lei, che lì per lì si casca e si ha voglia d’interrogarla su qual sia argomento; e, interrogato, non istà a bocca chiusa?
Ma invece di vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino… (ah, il motto non è mio).
f.s.
@Giovanni: mi scuso per l’affermazione, ma era una risposta, molto diretta, a Sasso che si era inventato, nel commento precedente, un po’ di inesattezze e non mi era per niente piaciuta la distribuzione gratuita di ipotesi false, lasciando credere, con grazia, che le avessi spacciate io. Ci sono 20 commenti miei, non li conto mai, perché sono stato chiamato in causa (anche poco elegantemente mi pare) e, tutto sommato, per una considerazione innocua; ammessa poi anche dall’Autore. Dov’è l’errore? Che non ho un claque che mi supporta? Cavolo, basta saperlo: faccio un giro di telefonate e vi faccio arrivare commenti che mi danno ragione, per una settimana, da una ventina di giocatori che conosco 🙂
@Krauspenhaar: lasciami perdere che facciamo un affare tutti e due, io ho finito il mio pranzo, ma tu devi ancora fare il riposino pomeridiano; qui se c’è uno che insulta, utilizza termini volgari e altro ancora, non sono sicuramente io: rileggiti! Lo ‘stronzo’ (che bel complimento ai tuoi supporter) servirà a quelli come te che, per fare qualunque cosa, hanno bisogno di qualcuno che li regga. Io ne faccio volentieri a meno di personaggi appoggiati al mio fondoschiena. Mi fa piacere che tu abbia pubblicato 4 romanzi di cui due di successo e ti auguro di pubblicarne altri 40: tutti di successo, non giochi a carte e quindi non mi dà alcun fastidio la cosa. Rimane però il dato di fatto che non ci campi, e allora? Dilettante o professionista? Che non vuol dire, come ho già scritto, bravo o meno bravo: non riarrampicarti e dai alle parole il significato che hanno, non quello che vorresti tu.
@Sasso: Cappello, a meno di prove contrarie, è il solito “passante con nome di fantasia e intercambiabile alla bisogna” (deduco perché non l’ho mai visto prima) che spara tanto per sparare. Non penso meritasse altra risposta, ma dovessi scoprire che esiste (anche solo come nick stabile) non avrei alcun problema a fargli le mie scuse per aver negato la sua esistenza come entità unica, non mascherata, ma ripetendogli subito dopo quello che ho già scritto.
Poi continui distribuendo ‘lezioncine’ da letterato e citazioni a destra e a manca. Ma non sei capace di scrivere senza citare? Idee proprie? Vero, ho utilizzato il conosci te stesso, ma per il semplice motivo che l’ho sperimentato sulla mia pelle, e non fu una bella esperienza.
In ogni caso non ho capito (o non hai risposto) su dove sei andato a inventarti o a recuperare il ‘film’ del “Su, scriva qui il suo nome e cognome, così possiamo controllare se veramente ha sette vite come i gatti, se si è laureato di Oxford, se sa cento lingue e scrive capolavori per Mondadori.”; lanci il sasso e poi nascondi la mano? Di vita purtroppo ne ho una sola, anche se mi piacerebbe averne sette.
Ah, manca poi il motivo di base, collegato a questo post: le piace o no questa poesia? Si dichiari! Può farlo senza remore: anche Krauspenhaar, dopo qualche tentennamento e se continuiamo ancora un per po’, finirà per ammettere, senza remore e sinceramente, che è veramente brutta.
Mi sto divertendo; sì, devo ammettere che mi sto divertendo e, in questo periodo, mi fa solo bene. Grazie per l’attenzione 🙂
Blackjack.
PS: Magrelli non lo conosco, ho sviluppato un certo grado di repulsione per i poeti italiani moderni, ma se dici che è bravo andrò a leggerlo. Fra qualche giorno avrò un sacco di tempo libero, ma purtroppo non potrò passare da queste parti e fornirvi materiale sul quale scatenare la vostra prosa e quindi, potrebbe essere la volta buona per leggerlo. Ti saprò dire.
Blackjack
Sono intervenuto perché non ho apprezzato il commento 80. Perché dovrei dire la mia sulle poesie di Franz? Per dimostrare cosa?
Io non contesto il discorso che facevi. Dico che se si decide di prendere la parola restando anonimi, allora c’è un limite. E’ una scelta, va bene. Però ti autolimiti. Per me Franz è un nome, una persona sconosciuta come te. Però dico che da una parte c’è un uomo che mette in gioco se stesso pubblicando poesie, rispondendo anche in malomodo ect; mentre dall’altra parte c’è uno che ha scritto il commento 80 senza rischiare nulla, con le spalle al sicuro. Fai tu. Io avrei un nome per questo.
“Ma non sei capace di scrivere senza citare? Idee proprie?”
Si certo. L’ho fatto! Forse a te sembrano citazioni,lezioncine, ma non lo sono. E tu? Sulla presenza dei “consiglieri” in poesia ho espresso non idee ma fatti noti, esempi. Invece, scusa Blackjack, tu hai solo improvvisato banalità nate dalla non conoscenza dei fatti e dall’arroganza intellettuale. Io non conosco il poker e non avrei da obiettare se tu mi dicessi che il poker è arte.
“Vero, ho utilizzato il conosci te stesso, ma per il semplice motivo che l’ho sperimentato sulla mia pelle, e non fu una bella esperienza.”
Che vuol dire? “Conosci te stesso” è “conosci te stesso”. Uno scrittore dovrebbe usare parole diverse, altrimenti che scrittore (o canta storie) è? “Conosci te stesso”: prime pagine di un manuale di filosofia.
Anche tu: “Non sei capace di scrivere senza citare”?
E poi: chi mi dice che hai vissuto sulla pelle ect? Anch’io ho una pelle consumata, sai? per dirti una, oggi sono un disoccupato di 34 anni. Hai presente, tipo che devo pagare il bollo dell’auto, clio del ’94 di terza mano e non so dove pescare il denaro? Ed è il problema meno urgente… andrò a piedi. E sai perché io posso portare come esempio la mia pelle, la mia vita, e tu no? Perché domani chiunque può venire qui e dimostrare il contrario, che sono figlio di papà.
“In ogni caso non ho capito (o non hai risposto) su dove sei andato a inventarti o a recuperare il ‘film’ del “Su, scriva qui il suo nome e cognome, così possiamo controllare se veramente ha sette vite come i gatti, se si è laureato di Oxford, se sa cento lingue e scrive capolavori per Mondadori.”
anche qui, non ho citato film. Per esempio, scrivevo “sette vite come i gatti” perché al commento 80 dicevi: “ha vissuto e visto talmente tanto che uno come te dovrebbe campare almeno sei volte per ripercorrere, forse, una parte delle stesse esperienze.”
Io ti ho regalato una vita in più, come augurio.
Però adesso ho altro da fare…
f.s.
E’ tutto inutile.
Vero: è tutto inutile 🙂
Blackjack.
Esercizio di stile n.322
La mia microscopica superbia
è qualcosa di infernale
e io sono così superbo
da diventare diabolico.
Siamo a carnevale, eh?!
@Lucy T: non ci avevo pensato: siamo a carnevale! 🙂
@Sasso: mica ho capito il panegirico sul disoccupato precario 34enne di buone speranze e tutto il resto. Io che dovrei farci? Muovermi a compassione? Darti una pacca sulla spalla e dimostrarti solidarietà? Avvalorare e accettare le tue tesi solo per quello? Mi pare un po’ esagerato, per uno come me che ha fatto della precarietà il suo lavoro.
Poi mi citi i ‘consiglieri’, ma di grazia: stiamo dicendo la stessa cosa, con l’unica differenza che io utilizzavo l’esempio delle chiacchierate fra il ‘Cinese’ e me. E’ diverso confrontarsi con qualcuno che stimi e del quale conosci il valore oppure con un Editor qualunque (facendo salvi tutti i bravissimi Editor italiani). La poesia non è un racconto da sistemare, ma qualcosa di ben più complesso e mi riesce difficile pensare di accettare le correzioni di qualcuno che non stimo e non conosco. Non mi pare che ‘consigliere’ ed ‘Editor’ possano essere configurati e identificati SEMPRE con la stessa persona, se non casualmente. Ma potrei sbagliarmi.
Contesti la mia risposta al commento 80? Cambiati d’abito, infilati nel mio e rileggiti il 78 e il 79. Lui può fare il finto ironico e distribuire ‘elegantemente’ (nelle discussioni non è granché e senza claque si smonta da solo dopo un attimo) ‘titoli onorifici’ e io devo stare zitto solo perché si firma col nome? Passiamo poi al 101 dove tocca il suo apice scrivendo “e allora? devi passare agli insulti e alle velate minaccie? guarda che non ci siamo”. Io l’avrei minacciato? E di cosa? Quando? In che punto? Con quali parole? Di tirargli in testa, via internet, un commento virtuale da 50kg e ferirlo gravemente? Non fossero parole ridicole ci sarebbe da preoccuparsi. Io ho una mail alla quale rispondo, è sempre la stessa, non vado in giro a sparare commenti con nomi diversi e se qualcuno mi vuole incontrare per discutere faccia a faccia, davanti a una birra: nessun problema. Incontrare e far girare il nome non è la stessa cosa e mi pare che, nel momento stesso in cui tutti sono in grado di contattarmi e identificarmi univocamente, non ci sia tutta questa differenza fra uno che si firma col suo nome e uno che utilizza SEMPRE lo stesso nick e una mail esistente (che la Redazione può leggere quando vuole).
Poi rileggiti anche il 19 e le ‘spiritate’ precedenti (da spellarsi le mani anche quelle) e tiriamo le somme. Cosa avevo detto di così strano? Che non mi era piaciuta, che trovavo immotivati tutti quei battimano, che era faticosa da leggere, mal combinata: come i mazzi di carte di casa. Niente di offensivo mi pare. Poi, più sotto, leggi il commento di MarioB (che è MOLTO più pesante del mio) e, come per miracolo, non ha nulla da ridire. Cos’è; io sono le scemo del villaggio che spara castronerie e lui il genio calato dal cielo che deve avere ragione su tutto e con tutti? Cosa vuole Krauspenhaar da un lettore? L’analisi dei lemmi o le note sugli accenti grevi mancanti? Che se le faccia da solo le analisi da scrittore o col suo ‘consigliere’. O sbaglio pure qui?
Tra l’altro, opinione mia personalissima, trovo offensivo che uno scrittore, uno qualunque, scaraventi i suoi esperimenti in pubblico senza nemmeno fermarsi un attimo e valutare se ciò che ha scritto è all’altezza per essere pubblicato. Questo, se non mi sbaglio, non è un circoletto fra ‘consiglieri’, ma un sito PUBBLICO letto da una marea di gente ed è offensivo trattare in questo modo il tuo pubblico e poi fare l’offeso quando sai già in partenza che non hai dato tutto ciò che potevi dare: indipendentemente dal lavoro. Ti sei chiesto quanta gente ha letto quella poesia, passando magari di qui per la prima volta, ha alzato le spalle dicendo “Vabbé” e se n’è andata per non tornare più? Dov’è il problema vero a questo punto? La mia critica? Se poi, nonostante tutto, vuoi comunque rendere pubblico il tuo lavoro perché lo ritieni utile, lo precedi con una piccola banalissima frase che chiarisca la ‘provvisorietà’ del lavoro e non ti giustifichi, in un secondo tempo, come il bimbo pescato con le mani nella marmellata, con i soliti “ma io non sono un poeta”, “ma questo è un esperimento”, “ammetto che è brutta ma tu sei uno stronzo”, “ma come siete cattivi che non vi è piaciuta”.
Avessi postato io una cosa simile, mi avrebbero spellato vivo: tutti! O no?
Blackjack.
@ lucy. Se mi viene fatto addirittura l’onore di essere parodiato… sono lusingato.
@ blackjack. ormai salto a piè pari i tuoi interventi.ti sei perso un lettore. anche l’ultimo… mi sono fermato al cazziatone che hai fatto a sasso. all’inizio. poi non ho retto. sono una persona sensibile. come un poeta che non fa editing.
vabbè, ho letto ancora qualcosa. è una lettura “a strappi”, come quando si legge il manoscritto di uno che non si sa dove vuole andare a parare… dice che ho un “consigliere”… sì, un “consigliori”.
poi parla di “mani nella marmellata”. di “bambino pescato con”. ma che vuol dire? che ho fatto la marachella? ma chi lo dice, lui?
ma il parere degli altri, cioè i pareri positivi, non li prende in considerazione per stupidità, ottusità, o orgoglio? o solo per il suo gusto?
ho scritto che non sono un poeta nell’anima. che non vivo per la poesia. mi interessa la narrativa molto di più. cosa ci posso fare? non mi crede?
non ho detto di non essere un poeta. lo posso anche essere. in fondo, anche le distinzioni lasciano il tempo che trovamo. ma che lo dico a fare? è tutto inutile.
“Tra l’altro, opinione mia personalissima, trovo offensivo che uno scrittore, uno qualunque, scaraventi i suoi esperimenti in pubblico senza nemmeno fermarsi un attimo e valutare se ciò che ha scritto è all’altezza per essere pubblicato.”
[questa è la vera chicca, però. lui trova offensivo che io pubblichi su un blog del quale sono redattore. lui dice che io “scaravento i miei esperimenti” qui senza valutare. ma che cazzo devo valutare? io agisco, perchè ho già valutato prima.]
ergo: quest’uomo ha qualche problema. e io non so nemmeno come si chiama. e questo non è un bene.
🙂
Blackjack.
Adesso, questa è bella!!!
Il mio commento era molto più pesante dei tuoi Blackjack?!
Io sono un amico di Franz, lo conosco di persona, e proprio perché sono un amico non vengo qui ad adulare, semmai feci dapprima un modesto commento critico che alludeva, semmai ad un leggero alleggerimento, o scarnimento della poesia.
Poi una postilla in rima, per scherzare un po’ e sollevare l’atmosfera pesante: ho scritto il termine “ripostore” riprendendolo dal commento precendente, che, per me, vuol dire colui che riposta, ricommenta, insomma ripete.
A mio modo di vedere sarebbe meglio chiudere questa diatriba.
Mario Bianco
blackjack
va bene, hai ragione tu.
f.s.
per farle capire, FK, che non c’era mancanza di rispetto nei suoi confronti e che quando dicevo “amici?” non era una pretesa di confidenza e familiarità impossibili, almeno allo stato attuale, ma un tentativo di sgonfiare questo bubbone polemico che non condivido.
(certo che però VOI maschi gonfiate il petto subito subito, eh?)
buone cose a tutti.
ma chi pensa che ci fosse mancanza di rispetto da parte sua?
c’è stata una polemica, stop.
non so, ho idea che qualcuno abbia cancellato un commento di blackjack, leggendo la risposta di sasso.
comunque non sono stato io.
io sono disposto ad andare avanti fino ad esaurimento.
Franz, il commento 117 (il mio) è la risposta al commento 110 (blackjack).
Blackjack ha ragione. Lui è il Maestro.
f.s.
@Lucy: sgonfiare un bubbone polemico? Ma guarda che non c’è assolutamente nulla di personale e, in altre occasioni, non ho avuto e non avrò nessun problema a scrivere ‘bello’ a fronte di un testo di Krauspenhaar.
@Sasso: qui non si tratta di avere ragione oppure no, sai quanto me ne frega, ma di capire per quale recondito motivo Krauspenhaar, quando si ritrova un commento negativo di qualcuno che non ritiene importante (è una mia personale considerazione), diventa scortese e si sente autorizzato a pigliare tutti a pesci in faccia; quasi come se lui fosse il detentore unico della verità ‘letteraria’. MarioB ha demolito quel testo tanto quanto me, solo utilizzando termini che non mi appartengono. Entrambi abbiamo detto le stesse cose: che era un testo sovrabbondante, mescolato male, tirato via. Cosa c’era di offensivo nel mio commento? Nessuno me l’ha ancora spiegato e da lì in poi è stata una crescita di termini, fino a uno degli utlimi nei quali Krauspenhaar parla di “velate minacce” da parte mia senza però, a precisa richiesta, indicare DOVE, QUNDO e COME avrei riportato queste “velate minacce”. Non lo fa perché semplicemente non esistono: non ho mai minacciato nessuno, né qui, né in altri luoghi e non ho alcun problema, se devo riconoscere un mio torto, ad ammetterlo e a scusarmi. Se ripercorri i commenti scoprirai che l’ha fatto non solo con me, ma anche con Lucy. Lei, molto più elegantemente di me, ha glissato: io non sono elegante! A che gioco gioca il signor ‘voi non siete nulla e io sono tutto?’
Questo è il punto.
@Krauspenhaar: ma a che gioco stiamo giocando? Tu stesso scrivi e ammetti, in grave ritardo, che quel testo è stato tirato via, era sperimentale, persino brutto arrivi a scrivere. Molto peggio di quanto abbia scritto io in quel primo, innocuo commento. Il punto è che lo fai fra le righe, cercando al tempo stesso di erigere una barriera a tua difesa, una barriera immotivata e piena di buchi. Sei un Redattore di LPELS? Peggio ancora! Se faccio parte di un qualunque gruppo che deve prendere decisioni comuni per la gestione di una qualunque attività comune, non mi devo arrogare il diritto di decidere autonomamente sulle mie cose personali, ma automaticamente passo a un altro del gruppo e lascio a lui la responsabilità di valutare se ciò che sto proponendo è corretto. Se così non è, non si parla di un ‘comitato’, ma di un ‘gruppo di interesse’. Credo ti sia chiara la differenza e di non dovermi dilungare oltre.
E’ una delle regole BASILARI di qualunque ‘comitato’: spersonalizzare le decisioni che coinvolgono direttamente uno qualunque dei membri del ‘comitato’. Che poi sia una redazione o un consiglio di amministrazione o quello che vuoi: nulla cambia.
Blackjack.
@Sasso: non sarebbe male se, invece di giocare a fare il ‘superiore’, provassi a valutare la cronologia delle risposte e i toni di alcune affermazioni, false, che mi sono state scaraventate addosso. Tra l’altro non mi hai ancora risposto da dove tu abbia dedotto che io avrei pubblicato capolavori per Mondadori. E’ un buon modo per delegittimare l’interlocutore, quello che utilizzi in quel passaggio (Krauspenhaar, e gliene devo dare atto, non è così malizioso), ma non funziona. Da dove viene quell’informazione? O devo dedurre che ti sei sbagliato?
Blackjack.
certo che c’era un bubbone, eccome. avete trasceso tutti: da chi non accetta critiche a chi insiste oltre misura. io continuo ad avere la sensazione che ci sia una iperinterpretazione di tutto un po’, dall’inizio. ma vedo che ogni azione di conciliazione non sortisce effetto: a casa mia questa si chiama “fiaba del siòr intento, che dura molto tempo, che mai no se desbrìga: vustu che te la conta o vustu che la diga? dìmela. ah, no, dìmela, parché xe la fiaba del siòr intento, che dura etc.”
quando le nonne dicono che i maschi restano immaturi tutta la vita, dovremmo ascoltarle e fidarci. ecca llà.
Lucy: sto ridendo come un babbione e quella del ‘siòr intento’ non la conoscevo. Le Nonne hanno sempre ragione, questo è risaputo, non sarebbero Nonne altrimenti 😉
Blackajck.
Lucy, tua nonna la sapeva lunga-:)
Gena
@ Blackjack
Ma perché insisti? La cosa ti diverte? Dov’è il problema? C’è un termine a tutto questo? Se non desideri avere ragione, allora cosa vuoi veramente? Perché insisti sulla frase “Mondadori”? Perché ti preoccupi? Perché ti interessa l’opinione di un Sasso?
ripeto: per me va bene così.
f.s.
@Sasso: per il semplice motivo che hai scritto una BALLA e mi attendo che: o la confermi, citando le fonti, o la smentisci pubblicamente, esattamente come hai fatto quando l’hai scritta! Così complicato da capire?
Blackjack.
Caro Blackjack
non dimenticare che sei un nickname. Come fa un nickname a scrivere per la Mondadori?
Comunque, sai interpretare un testo? Secondo te, cosa ho detto di preciso? Ho detto anche che sai cento lingue, perché non mi chiedi di smentire anche questo?
E poi: Perché ti preoccupi?
f.s.
Blackjack, non ero del tutto sincero quando ho affermato che questa poesia è per me brutta; l’ho fatto per calmare le acque, ti sembrerà strano. non sono sempre coerente, sono umano.
continuo a non capire perchè un esperimento non debba essere postato qui. continuo a non capire perchè dovrebbe esserci una redazione che decide una mia pubblicazione. non è mica un giornale, questo. o una rivista.
mario bianco ha un modo di fare le critiche un pò “balengo” (prendo a prestito la sua lingua). non mi fa impazzire, però non aggredisce, non si mette in cattedra. è sfumato. non posso rispondere a male parole a uno così. e poi il contenuto della tua critica legittima e della sua sono diversi. o forse è lui che è abile a scrivere a uno che ha scritto una troiata senza farglielo intendere, non so.
quello che voglio fare entrare nelle vs zucche (mi riferisco anche alla lucy) è che è mio diritto criticare le critiche. hai capito. non devo per forza accettare passivamente. a volte lo faccio. ma guarda, pensi sia meglio? io credo di no, per tutti. sono anche dell’idea che “mollare il colpo” sia sbagliato. perchè di commento in commento ci si può tutti affinare, anche nella relativa conoscenza reciproca. evitare lo scontro (non mi rivolgo a te, certo) è quello che poi ci porta all’acquiescenza, al piattume critico, alla scomparsa di ogni rigore. se tu sei rigoroso con me ( e te ne rendo atto) io lo sono con te. ma non è che il risultato finale deve essere per forza quello del reciproco mandarsi al diavolo.
io personalmente tendo a rispettare di più chi mi attacca frontalmente, ma prima ci deve essere tutta una serie di passaggi. non credo alle discussioni inutili. certo, a un dato punto ho scritto “è tutto inutile”. avevo come una crisi di fame da corridore del giro. poi è stata superata.
non voglio che tu pensi che c’è vera cattiveria nei tuoi confronti. c’è spirito polemico e aggressività, certo.
lei è polemico, mica cattivo: però dice zucche: si autoautorizza a dire zucche! ma mi facci il piacere!
non vuoe evitare lo scontro, però vuole condurlo a modo suo. come dire: tenetemi fermo l’avversario che lo riempio di cazzotti. mi rifacci il piacere!
io il mio fianco (giunonico) non glielo offro: ma manco pe gnènte. non mi piace venì alle mano e pijalle sortanto.
me so drìo divertir da mati, se no se gà capìo.
@Sasso, prendo atto che fa parte del tuo modo di discutere inventare cose non vere sul conto dell’interlocutore e non avere nemmeno il coraggio di smentirle.
Blackjack
lucy, non ho mica capito cosa mi ha scritto.
@Blackjack
O buon uomo, io non intendo che tu vuoi, e non so che tu dici. E vuoi che io faccia il piacer tuo? L’è un po’ semplice, non credi?
Converrebbe andare con le dolci, con modi più dialettici, ragionando insieme.
Affermavo che il suo commento 80 andava un po’ troppo sul personale.
Lei scriveva:
“c’è una considerazione che mi viene: se è riuscito a scrivere uno che faceva il commerciale, beh, lasciami almeno la speranza che possa riuscirci anche uno qualunque che gioca a carte, en passant si è pure laureato, parla quattro lingue e ha vissuto e visto talmente tanto che uno come te dovrebbe campare almeno sei volte per ripercorrere, forse, una parte delle stesse esperienze. Quindi, visto che siamo dilettanti entrambi (se interpreto correttamente il senso delle parole dilettante e professionista) e nessuno di noi due campa con i propri scritti, direi che qualche speranza posso anche coltivarla.”
Come può ben vedere, inseriva la sua vita come termine di paragone.
Io cercavo di farle intendere che così facendo lei mette sul tavolo il nulla, carte truccate. E scrivevo:
“Perché non prende un po’ di coraggio. Su, scriva qui il suo nome e cognome, così possiamo controllare se veramente ha sette vite come i gatti, se si è laureato di [a, n.d.r.] Oxford, se sa cento lingue e scrive capolavori per Mondadori.
Perché, fino a che si resta sul “mi piace o non mi piace ” la poesia, non è necessario far conoscere la propria bibliografia, ma quando si scimmiotta “l’umile” e anonimo giocatore di poker che dispensa pacati consigli di vita… (cft, commento 80) be’! voglio patente e libretto. Si metta in gioco, ci illumini,[…]”
In soldoni: si confessi esperto colui che è interrogato.
Per me l’è così; non ti va? to’ il mio commento e ribattilo.
f.s.
sa che non ci capisco neanch’io? mi avvito così tanto, a volte, che ci vorrebbe lo svitol per capirci qualcosa. fa gnènte.
Scusate se m’intrometto ,sono una modestissima lettrice, a me la poesia del signor Krauspenhaar è piaciuta! Così, come un racconto che evoca immagini e suoni che conosco.
Krauspenhaar, concordo su TUTTO quello che hai scritto nell’ultimo commento e, finita la discussione e come scrivevo prima, nessun problema, come ho fatto in passato, a leggere e lasciare un “bello” su ciò che scrivi e mi piace (bello soggettivo, ovviamente). Non ho avuto nessun problema a farlo in passato e non ne avrò in futuro: mica scrivi sempre poesie, per fortuna, e con la penna ci sai fare.
Non sarò sicuramente io a negarlo, e a che titolo poi? Come a carte, anche con la penna si vince e si perde, a volte si esce pari. Niente di nuovo all’orizzonte.
Un po’ meno bravo, e concordo con Lucy, lo sei nel gestire le discussioni e qui mi trova concorde Lucy. Non ho nulla da aggiungere a ciò che ha scritto.
Sono invece pienamente d’accordo nel non mandarsi al diavolo per così poco (non è nel mio stile, anche se capita) e poi le discussioni, anche accese, possono essere spiacevoli, ma rivelano molto di più dei soliti micio micio bau bau che, personalmente, trovo quasi sempre fuori luogo e mi sanno di timbro kafkiano:il timbro giusto per ogni momento e ogni interlocutore. Non è solo una questione legata al banale avere ragione o meno, chissenefrega, ma di dire chiaramente ciò che si pensa. A volte si è pesanti? Bene, si impara a gestire il confronto, anche duro: a pretendere le scuse e a farle se il caso. Sempre meglio del semolino predigerito che troppo spesso riveste tante discussioni che meriterebbero ben altro.
Poi qui siamo in un settore, l’arte, che mi riesce difficile immaginare qualcosa di più soggettivo (anche se le oggettività esistono!). Ad esempio: Frida Kahlo è considerata una super pittrice, beh, a me non piace nemmeno un po’ (sono gentile) e ho la certezza che qualunque fumettista medio, se adeguatamente sponsorizzato, potrebbe ottenere risultati migliori. Cambia qualcosa? No, non cambia nulla e ci sarà sempre il cultore o la cultrice della Kahlo che mi dirà che sono un pirla. Un altro punto, che secondo me influisce nelle discussioni, è la capacità, tipicamente italiana, di “rifiutare” a priori il confronto e le motivazioni di chi non si conosce. Non esistono la mentalità e spesso l’umiltà, per valutare le parole non supportate da un curriculum. Ma cavolo, le parole hanno valore in quanto parole o perché le ha scritte Caio o Sempronio? Se io scrivo ‘cacca’ e mi chiamo Blackjack, la mia parola ‘cacca’ vale meno della stessa parola scritta da Umberto Eco? No! Ha esattamente lo stesso significato.
Forse si dovrebbe fare un passo deciso in questa direzione e provare a valutare le parole per quello che significano e leggerle con più attenzione. Il paradosso del ‘dilettante e del professionista’, che tanto ha scandalizzato Sasso (magari da grandde mi spiegherà il perché, che non l’ho capito, limite mio), non è poi così paradossale e mi pare anche significativo; se uno non ci campa col suo lavoro, per me è un dilettante, che non vuol dire che non sia bravo! Cosa c’è di offensivo?
Altro punto: l’andare sul personale. E’ una pessima abitudine e non mi piace, ma non sopporto e mi infastidiscono, gli atteggiamenti e le parole che hanno come unico obiettivo il tentativo, subdolo, di sminuire l’interlocutore: allora è necessario ristabilire la parità e a volte serve andare sul personale. Sarebbe sufficiente, per evitare simili strambate, evitare la finta ironia. Faccio un esempio concreto: sto sempre ben attento a scrivere/pronunciare correttamente i nomi delle persone con cui discuto. Sbagliarli, storpiarli, sostituirli con altri termini, è quasi sempre un primo, preoccupante segnale, del tentativo di delegittimare l’interlocutore. Così come il sorridere durante un incontro mentre un altro parla, così come il non guardare in faccia l’interlocutore, così come tanti altri atteggiamenti che mi fanno letteralmente saltare la mosca al naso.
Ci spelliamo le mani e stracciamo le vesti scrivendo quintalate di roba contro il razzismo e le raccomandazioni e a favore della dignità delle persone, dell’uguaglianza, etc… e poi, alla prima voce contraria, siamo lì pronti a utilizzare tutti i mezzi più subdoli per prenderci un vantaggio qualunque. A che pro?
Mi pare, questo sì, poco elegante e non fa nessuna differenza se storpio un nick o un nome; l’obiettivo è sempre lo stesso: prendersi un vantaggio delegittimando l’interlocutore, o provandoci se l’interlocutore me lo concede.
Il discorso sulla Redazione lo lascio perdere, ma per me rimane un altro punto fondamentale nel momento stesso in cui mi trovo a cogestire, assieme ad altre pesone, una rivista pubblica: e LPELS, anche se in rete, è una rivista.
Krauspenhaar, nessun problema e, appena risolta qualche piccola questione personale, farò un salto a Milano a trovarti. Ci passo ogni tanto, per andare al ‘lavoro’ (sto sorridendo), e una birra potrebbe starci.
Blackjack.
@Sasso: ti auguro di trovare al più presto un buon lavoro, che ti soddisfi, ti consenta di guadagnare un sacco di soldi e, magari, ci si ritrova fra un decina d’anni a riparlarne. Se non vuoi capire e continui a fare il saputello, mica è colpa mia. Potrebbe però capitarti, un giorno, continuando a scrivere cose non vere su qualcuno, magari anche per scherzo, che quel qualcuno sia meno tollerante di me e le scuse non si limiti a chiederle, ma le pretenda.
A buon rendere.
Blackjack.
Secondo le teorie di BlackJack dovremmo rivedere tutta la storia della letteratura e rileggere sotto un’altra luce, una luce economica, i capolavori e gli autori. Ad esempio, per lui Elsa Morante non era una scrittrice, ma una dilettante. Anche Kafka, che di mestiere faceva il bancario, mettiamolo tra i dilettanti. Per Fitzgerald il discorso è complesso: finché non è riuscito a mantenersi con la scrittura non valeva niente, solo dopo le vendite dei primi racconti è diventato uno scrittore, anche se li aveva scritti prima di venderli.
Adesso chiedo lumi a BlackJack, perché mi trovo in difficoltà. Che dobbiamo fare dei ricchi di famiglia, magari nobili? Li mettiamo fra gli scrittori o fra i dilettanti? I contemporanei, che di professione fanno gli insegnanti, lavorano in case editrici o altrove, come li consideriamo? E i poeti? Sappiamo che in Italia sono pochissimi quelli che riescono a vivere dei proventi dei loro libri.
BlackJack dovrebbe illuminarci, completare la sua avvincente teoria.
blackjack, apprezzo il fatto che ti curi di non storpiare i nomi degli altri, (ho cazziato aldo nove per questo), ma puoi chiamarmi franz, se non altro per brevità.
non condivido quasi nient’altro del tuo discorso, però. c’è modo e modo di trattare di letteratura, e qui l’abbiamo fatto veramente da dilettanti. e non aggiungo altro in merito.
sulla birra con piacere, ovvio. fammi sapere.
però, ancora, mi fa strano che tu hai capito una cosa che ha scritto lucy che nemmeno lei, rileggendosi, riesce a capire.
quando sei andato sul personale “sbaragliando il campo” e facendoci notare che tu hai vissuto 7 vite rispetto alla mia di “commerciale”, sei stato dannatamente “dilettantesco”.
purtroppo in italia c’è il vizio (e anche i blog di “pasticceria” come questo ne sono responsabile) di pensare che per scrivere basti carta e penna, che se “c’è riuscito lui, io…” eh no. fosse così facile. non bastano le grandi esperienze, altrimenti messner sarebbe un genio della letteratura e invece la sua autobiografia (molto bella) se l’è fatta curare da altri, con un libro intervista. tè capì ragazzuolo?:-)
ciao, neh. ti aspetto nella capitale amorale d’italia.
ps.: comunque di “esperienze” ne ho fatte molte. se non altro perchè ho 48 anni e cambiato almeno una dozzina di posti di lavoro.
Pamela, lo dicevo giusto nel commento precedente (ed è ripetuto varie volte), le parole hanno un significato preciso e dilettante non vuol dire bravo o meno bravo. Sì, Kafka era un dilettante della scrittura, ciò non toglie che sia uno dei miei autori preferiti, però con la scrittura non ci campava. Non c’è nulla da completare: è un dato di fatto che il 99% degli scrittori italiani (forse mondiali) sono dei dilettanti che hanno bisogno di un altro lavoro per campare. Toglie qualcosa al fatto che siano bravi o meno bravi? Ho scritto da qualche parte che ciò incide sulla qualità degli scritti?
Non mi pare. Quindi rimangono due uniche direzioni possibili: o io non mi so spiegare (alquanto probabile), o tu non sai interpretare correttamente il significato delle parole. Una questione binaria che potrebbe essere risolta molto semplicemente, ma non è mai così: la semplicità è solo apparente.
Blackjack.
Franz, va bene così e ci si vedrà per una birra; ma visto che lanci, indirettamente, una sfida, la raccolgo: la mia esperienza e la tua, il tuo estro e il mio. Sistemo alcune cose personali e poi sai che si fa? Si scrive entrambi un romanzo, a scelta e senza nessun vincolo se ti va bene, diciamo un 150 cartelle A4, corpo 12, un’interlinea e mezza (sono circa 32/33 righe per cartella e un discreto malloppetto fra le 200/230 pagine, in funzione del formato, una volta stampato; ma queste cose le conosci meglio di me e non voglio sicuramente insegnarti nulla, sono note così, messe tanto per fissare dei limiti) e lo si manda, usando un nome de plume che non consenta di identificare l’autore, a un gruppo di editori scelti assieme, SENZA ricorrere a conoscenze personali (qualcuna ce l’ho anch’io, giocando a carte sai com’è, ma non con gli Editor, quelli mica li hanno i soldi per giocare). Vince il primo che riesce a farsi pubblicare e vendere almeno 5.000 copie. Sono tante? Lo so che sono tante per un ‘primo nome’, ma se la sfida non è difficile, che sfida è?
Ovviamente per evitare che il tutto emerga, non si dovrà far parola con nessuno del giro circa il contenuto del testo e si utilizzeranno due intermediari fisici a rappresentarci per le pratiche burocratiche; se ti vedono o mi vedono arrivare salterebbe tutto. Non credi?
Oh, decidi tu, a me le sfide sono sempre piaciute assai. Cosa ci giochiamo? Quello che vuoi, ma propenderei per la possibilità di chiamare l’altro ‘dilettante’ tutte le volte che si vuole e senza che possa reagire o protestare. Il numero di anni per la ‘pena’ deve essere gongruo ovviamente; facciamo 7? 🙂
Ah, dimenticavo: fisserei anche un tempo massimo per il completamento della ‘storiella’: vanno bene 6 mesi?
Blackjack.
Franz, dimenticavo: un romanzo vero, non una raccolta di racconti o menatine simili, quelli sono facilini facilini e poi, lo sai meglio di me che li comperano solo pochi amici, i parenti (quelli due copie a testa di solito) e la fidanzata che hai mollato l’anno prima, ma solo se suppone che in un racconto potrebbe esserci lei e, succede sempre così, non riesce proprio a rassegnarsi che non te ne frega più nulla e, da qualche parte, devi aver parlato di lei!
Blackjack.
Copioincollo da wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Dilettante :
Il termine dilettante indica, in senso lato, chi svolge un’attività per diletto e senza scopo di lucro oppure senza una specifica competenza (con quest’ultimo significato è a volte usato in senso dispregiativo).
“magari da grandde”… ?!?!
Black, avessi davvero tempo per le sfide di questo tipo lo farei. (anche se penso la tua sia una simpatica provocazione).
ma non ce l’ho. faccio fatica a seguire i miei progetti. e ne ho vari, infatti. scrivo molto e su vari fronti, ci manca solo il romanzo scritto in 6 mesi per sfida. grazie, no.
e comunque se mi devo giocare qualcosa per perdere 6 mesi di tempo ci giochiamo casa tua.
@blackjack
spiego il mio commento 145, utilizzando le sue parole.
“le parole hanno valore in quanto parole o perché le ha scritte Caio o Sempronio? Se io scrivo ‘cacca’ e ho [34 anni, n.d.r.], la mia parola ‘cacca’ vale meno della stessa parola scritta da [uno per esempio di settant’anni? n.d.r.] No! Ha esattamente lo stesso significato.
Con me lei non ha fatto altro che provocare, scantonare, cercando di squalificarmi come interlocutore perché saputello e giovincello ect. Io ho sempre fatto finta di niente. Le ho dato credito, nonostante tutto. Quindi, per piacere, mi risparmi le sue ultime monodie paternalistiche.
Grazie
f.s.
“Franz, dimenticavo: un romanzo vero, non una raccolta di racconti o menatine simili, quelli sono facilini facilini e poi, lo sai meglio di me che li comperano solo pochi amici, i parenti (quelli due copie a testa di solito) e la fidanzata che hai mollato l’anno prima, ma solo se suppone che in un racconto potrebbe esserci lei e, succede sempre così, non riesce proprio a rassegnarsi che non te ne frega più nulla e, da qualche parte, devi aver parlato di lei!
Blackjack.”
ah ah ah! roba da matti! nella fretta quest’altra chicca me l’ero persa. ma prendi proprio per il culo, eh?
scrivere racconti è facile? dipende. scrivere una poesia è facile? dipende. i racconti (come genere letterario) sono “facilini facilini”? ah ah ah!!!
dai, l’ora del dilettante è davvero finita. datti una tregua
e dalla a noi. ognuno torni alle sue occupazioni.
sei un baro, ma di quelli da spaghetti western. ha ragione sasso, tenti di smontare l’interlocutore. e con argomenti davvero “modesti”. immensamente tali.
senza cattiveria, davvero.
ma se mi batto per i diritti di chi fa davvero e sul serio questo LAVORO è anche per battere le “argomentazioni” abbastanza vergognose di quelli come te.
beviamoci una birra quando vieni a milano, che è meglio.
Franz, peccato che tu la prenda come una burla, perché io sono SERISSIMO (anche se sto sorridendo mentre ti rispondo) e non sto affatto barando; anche a carte lo faccio solo con il figlio, non esiste che vinca e che inizi a piacergli il gioco: meglio che capisca da subito che sono solo dolori. Vuoi giocarti casa mia? Per me nessun problema, ho scommesso cifre ben superiori al valore della mia bettola, ma hai a disposizione un controvalore economico equivalente da mettere sul piatto? Una sfida deve essere equa, non ti pare?
Riformulo la proposta visto che, giustamente, non puoi permetterti di ‘perdere’ 6 mesi: dimmi quanto valgono 6 mesi del tuo lavoro (cifre reali e non sparare a casaccio che i conti li so fare bene) e li copro io, a fondo perduto, così non ci rimetti nulla e scrivi tranquillo. Rimane fisso tutto il resto e sto già ridendo pensando a te che dovrai sopportare, per 7 lunghi anni (biblico il periodo), di essere chiamato dilettante 🙂
Dai, lo sai meglio di me che i raccontini (tranne casi rarissimi) li utilizzano gli esordienti oppure gli scrittori quando sono in fase calante, magari già affermati, a corto di idee e vanno a recuperare le storie vecchie nel fondo dei cassetti o nei meandri del PC.
Poi non capisco perché ‘perdere 6 mesi’: ma il tuo lavoro non è quello di scrivere? Mi viene un dubbio: forse ritieni che 6 mesi siano pochi? Facciamo un anno; devi solo dirmi una cifra che ritieni congrua. Per quel poco che so, uno scrittore ‘normale’ riesce a strappare un anticipo compreso fra i 1500 e i 3000 euro per un libro e poi i proventi delle vendite, di solito non troppo alte, e 5.000 copie è un traguardo che raggiungono in pochi. Ho scritto stronzate?
Blackjack.
PS: non ho mai detto che scrivere poesie è facile, casomai il contrario, se rileggi ciò che ho scritto, non fare il solito minestrone.
PPS: la mia mail ce l’hai, attendo…
m’hai scassato la minchia. si puo’ dire? lo dico. abbia pazienza.
siamo proprio su pianeti differenti.
dici un sacco di stronzate. facile quando non ci metti il nome.
lasciami perdere.
confondi il poker con la vita, la letteratura (o quella poltiglia che è) con la vita vera.
lasciami in pace, ho i miei guai, non posso stare dietro a un esaltato come te.
guarda: hai vinto la sfida. mi ritiro. per me i giocatori di poker andrebbero tutti riabilitati in un campo di lavoro. per me è gente nociva alla società.
e con questo, davvero, ti saluto.
parlo di me e poi chiudo, perchè all’ignoranza proterva c’è un porcodio di limite: IO I RACCONTI NON LI PUBBLICO ANCORA PERCHE’ NON MI SENTO ANCORA ABBASTANZA VALIDO IN QUESTO GENERE VA BENE?
VA BENE?