L’eutanasia? Via di fuga solo per i sani

Intervista a Sylvie Menard

di Paolo Lambruschi

Le prospettive cambiano quando la morte ti guarda negli occhi. Quando la diagnosi di una malattia dalla quale non si può gua­rire viene scritta sotto il tuo nome. Allora non pensi più all’eutanasia, ad abbreviare la tua vi­ta prima del tempo. Tutto si ribalta, valori e con­vinzioni. Anche se prima, quando avevi il do­no della salute, credevi che fosse un diritto e u­na tua libertà avere una morte degna che ab­breviasse le sofferenze. Dopo, invece, vuoi vi­verla fino alla fine, la tua esistenza.

Vuoi ag­grapparti a ogni minuto e alla speranza molto umana che alla fine salti fuori una cura mira­colosa. Sylvie Menard, 61 anni, parigina e laureata alla Sorbona, è una ricercatrice oncologica che da 40 anni lavora in Italia per trovare cure anti­cancro. In una delle eccellenze scientifiche ita­liane, l’Istituto dei tumori di Milano, è stata al­lieva di Umberto Veronesi ed è stata direttrice del Dipartimento di oncologia sperimentale. Oggi è in pensione, ma collabora sempre con l’ospedale. Il 26 aprile del 2004, a seguito di un malore, le venne diagnosticato un tumore al midollo osseo da cui non si guarisce.

Cosa è cambiato da quel giorno, dottoressa Me­nard?
Tutto. Mi sono guardata allo specchio e mi so­no detta che non era vero, era un errore. Dopo tante sofferenze, ho cambiato le mie convin­zioni sulla vita e sulla sua fine.

In che senso?
Sono sempre stata a favore del testamento bio­logico e dell’eutanasia. Ne avevo scritto uno pri­vatro, ma l’ho strappato perché non voglio che ne venga fatto un uso improprio. Non voglio morire, voglio vivere fino all’ultimo. E credo che la scienza debba aiutare a curarmi.

Anche se la sua vita di malata non fosse degna?
Per me è sbagliato parlare di vita indegna e di morte dignitosa. Sono concetti elaborati dai sa­ni. I malati non la pensano così e andrebbero a mio avviso coinvolti e ascoltati qualora si volesse discutere una legge sul testamento biologico. La vita è sempre degna. La verità che si vuole co­prire è un’altra: in Italia i malati terminali e le loro famiglie sono troppo spesso lasciati soli e siamo indietro nelle terapie antidolore. Certo, se a una persona sana prospetti una fine sof­ferta, un’agonia dolorosa, affermerà che prefe­risce l’eutanasia. Ma in un paese davvero civi­le esistono alternative. Se una persona è de­pressa e vuole suicidarsi, non mi pare etico dar­le una mano e spingerla giù da un parapetto.

Qualcuno potrebbe obiettare che va evitato l’accanimento terapeutico…
Mi sono convinta in 40 anni di lavoro e ascol­tando le esperienze in corsia dei colleghi che in realtà non esiste accanimento. Anche questo è un problema posto dai sani. Sono le famiglie e i malati terminali a chiedere di non sospende­re le terapie, a sperare che la prossima cura sia quella giusta. Nessuno accetta di sentirsi dire che non c’è più nulla da fare.

Solitudine delle famiglie dei pazienti e arre­tratezza della ricerca. Con le differenze del ca­so, non è la situazione degli stati vegetativi?
Sicuramente. Non sono una specialista, ma so­no una ricercatrice e mi fido solo dei dati. An­zitutto, degli stati vegetativi la scienza medica sa ancora troppo po­co. Poco o nulla è di­mostrato perché non è un settore che ab­bia interessato molto questa sanità sempre alla ricerca di fondi. Di conseguenza c’è molta disinformazio­ne. Basta leggere quello che pubblica­no molti giornali sul­la vicenda di Eluana. In alcuni si parla a sproposito di questi malati, definendoli ad e­sempio ‘comi vegetativi’ che non esistono. E­luana, poi, vive senza macchinari e non è ter­minale. Poiché la scienza non conosce il suo stato di coscienza, mi domando perché ucci­dere questa donna sia diventata la prova che l’Italia è un paese civile. Se vi sono dubbi sulla sua vita, non si risolvono ammazzandola.

Come valuta la vicenda?
C’è un padre che si è trovato solo ed è stato con­vinto da alcuni medici che sua figlia deve mo­rire perché quella che sta conducendo non è vita. Eppure il cuore di Eluana batte e lei respi­ra. Come fa uno scienziato, un medico, ad af­fermare che non è viva? E che non soffrirà se le verrà sospesa l’alimentazione? Le suore Mise­ricordine di Lecco che hanno assistito Elua­na per anni, pur sen­za una laurea in me­dicina, non hanno dubbi sul fatto che sia viva. Altro paradosso, qualche tempo fa si e­ra letto che la donna aveva avuto gravi pro­blemi rischiando di morire. Allora perché l’hanno fatta curare?

Il professor Defanti ha definito la sospensione dell’alimentazione una morte dolcissima.
È l’uomo che ritiene di cominciare da oggi a di­mezzarle l’alimentazione, atto ancor più cru­dele. Mi chiedo cosa ne sappia, certo non ha mai parlato con uno di questi pazienti. Se si sbaglia e queste persone provano sensazioni, immagi­nate cosa patirà E­luana quando le to­glieranno il sondino per l’alimentazione e morirà di fame e sete in 15 giorni.

Eluana avrebbe det­to a famigliari ed amiche di preferire la morte allo stato vegetativo.
Può darsi. Ma chi ha la certezza che anche se in stato vegetativo, oggi non abbia cambiato idea e preferisca vivere? La scienza non ci offre si­curezze.

Cosa rischia l’Italia con questa vicenda?
Se la sentenza viene eseguita, si rischia di apri­re una porticina verso la morte in cui possono scivolare prima di tutto le 2500 persone in sta­to vegetativo in Italia. Senza contare i malati di Alzheimer e le demenze senili. Vi saranno infatti medici e famigliari che si chiederanno perché loro devono continuare a vivere se Eluana è morta. Qualcuno potrebbe anche farsi venire la tentazione di far pulizia delle persone che non sono sa­ne e perfette. Neonati compresi.

Una vera e propria deriva di morte a suo giudizio, insomma.
Si, senza contare il messaggio culturale falso e offensivo verso i malati in stato vege­tativo e le loro fami­glie che soffrono e fanno dei sacrifici e­normi per amore dei loro cari. In pratica si dice loro che è tutto inutile, che i loro congiun­ti stanno vivendo una vita indegna. Questa cul­tura mi fa paura perché rifiuta chi è diverso, il malato e assegna ai sani il diritto di decidere chi può vivere.

Dottoressa Menard, lei crede in Dio?
No, ho avuto un’educazione cattolica, ma non sono riuscita a conciliare fede e scienza. Da quando ho il tumore vorrei tanto credere in Dio, mi aiuterebbe. Dalla vicenda di Eluana sembra che siano solo i cattolici a difendere la vita. Che non credenti e laici siano per la morte. Invece non deve essere così, la vita è un diritto che va difeso da tutti.

Pubblicato su Avvenire il 6 febbraio 2009

22 pensieri su “L’eutanasia? Via di fuga solo per i sani

  1. MarioB.

    Bene questa è una opinione.
    Ma la scelta di come finire la propria vita deve spettare al singolo.
    Così la penso.
    Sono stato vicino a persone carissime che invocavano un iniezione “letale” di morfina per finirla definitivamente col dolore.
    Quelle urla ce l’ho nelle orecchie e non le dimenticherò mai!

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  2. Giocatore d'Azzardo

    Condivido al 100% e di fame e di sete non si uccide nemmeno un cane.
    Rimane il dato di fatto che in Italia le terapie anti dolore sono ferme alla preistoria e pochissimi le applicano o sono in grado di applicarle: le urla disumane si POSSONO evitare!
    Perché non si fa? Qual è l’interesse che sta alle spalle di una simile, inumana, scelta?

    Blackjack.

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  3. luminamenti

    Lo stato di coscienza. Come no! La vita sarebbe lo stato di coscienza. Quindi ciò che è inconscio appartiene a un morto. Come è facile pensare utilizzando le parole! Chi vuole tagliare con il rasoio il confine tra la vita e la morte non troverà mai questo confine. Serve solo il buon senso del sentire, dei sentimenti e della storia della persona.
    Se facessimo una risonanza magnetica funzionale a una persona che muore normalmente nel letto all’età di 90 anni, se facessimo questa risonanza qualche giorno dopo averla seppellita, ancora ci sarebbero aree cerebrali che si attivano. Significa che vive? No, è viva, ma altrove. E quindi deve rimanere per il buon senso nella tomba.
    E’ la storia stessa di Eluana che ci dice che è altrove e che il corpo va seppellito.

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  4. Giocatore d'Azzardo

    Luminamenti, dopo qualche giorno, se tu facessi una risonanza, troveresti solo tessuti morti appestati da un’altissima concentrazione di potassio che inibisce qualunque attività elettrica.
    Qui non si tratta, per quanto mi riguarda, di far morire una persona, ma di come la si fa morire: di fame e di sete.

    Vedo una sola via percorribile: chi vuole farla morire, il padre, se la carichi su un aereo, la porti in Olanda e le riservi una morte umana. Non l’agonia per fame e sete. Ripeto: così non si ammazza nemmeno un cane. Noi umani e la nostra zoppicante scienza, ora, in questo momento, non abbiamo conoscenze sufficienti per stabilire se Eluana, e chi si trova nelle sue condizioni, sia o meno in grado di comprendere ciò che le sta succedendo. Semplicemente non lo sappiamo.

    Non c’entra nulla la fede, io sono ateo e alle storie dei vari ‘dio’ non ho mai creduto, ma, a costo di diventare noioso, lo ripeto: di fame e di sete non si uccide nemmeno un cane.

    Blackjack.

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  5. fides&ratio

    ieri sul balcone è sbocciata una rosa. il fatto in sé è già strano se si consideri che il vaso è in un posto che anche d’estate vede il sole solo dopo mezzogiorno, ma ancora più strano è che quel bocciolo era comparso più di un mese fa ma il vento, l’ombra, il freddo sembravano averlo seccato e privato di linfa. poi all’improvviso, proprio quel bocciolo rattrappito è diventato una splendida rosa: ho pensato a lei, a quel suo essere bocciolo mai sbocciato, alla cura che le è stata offerta dall’amore di mani sconosciute in quel freddo inverno (ma poi chissà se è davvero un freddo inverno?) del suo stato vegetativo e mi sono detta: mi ricorderò di lei che si sarà seccata come rosa dimenticata, quando annaffierò le mie stupide piante sul balcone e penserò che lo faccio anche se non hanno un cuore che batte come il suo.

    F&R

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  6. lucy

    penso che il problema specifico di eluana non risieda nel fatto se c’è o non c’è una qualche forma di vita cosciente, che non siamo in grado di stabilire, in lei, ma nel fatto che più volte espresse in vita (lo dice la famiglia) il desiderio – tutto laico – di non continuare a vivere una vita che non fosse vita. e la sua condizione, dal suo punto di vista, è esattamente questa: non-vita.
    allo stato attuale le cure che si somministrano anche ad un malato terminale di cancro in preda ad atroci dolori sono quanto di più crudele e insensato esista: i medici si fermano in limine, in modo da non causare essi stessi la morte con una dose troppo elevata, con il paradosso, per noi famigliari, di veder migliorare il nostro caro prima della fase agonica. gli ultimi giorni sono invece inenarrabili!
    la morte per fame e sete del malato di coma è orrenda: ma non più della morte senza morfina, con la differenza della condizione di insensibilità nella prima e di anche troppa sensibilità nella seconda. l’orrore è nella nostra inadeguatezza scientifica. il mistero della morte e del dolore è immenso: nella coscienza del cristiano essi si spiegano, senza veramente spiegarsi, nella fede. nella coscienza del laico essi rimangono insopportabilmente oscuri. credo che dopo diciassette anni di calvario e di non presa in considerazione del suo punto di vista eluana abbia diritto a chiudere e abbia diritto alla nostra comprensione, sia che la pensiamo in un modo o nell’altro. resta il fatto che non ce la sentiamo di fornirle una buona morte e travestiamo un atto terribile da sospensione di cure.
    d’altra parte i medici sono invitati a *sospendere* le cure ai clandestini e a denunciarli come delinquenti. la nostra società è piena di feroci contraddizioni.

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  7. Giocatore d'Azzardo

    Lucy, divento noioso, ma il problema, in Italia, è che NON ESISTE conoscenza e cultura medica nella gestione del dolore! Non sono mai riuscito a capire se è perché non gliene frega nulla o per quale altra recondita ragione, ma il dolore si può e si deve togliere: perché non lo fanno?

    Blackjack.

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  8. Mauro Baldrati

    In questa intervista ci sono alcune affermazioni assolutistiche che pretendono di essere valide per tutti, tipo che solo i sani e i famigliari possono invocare la fine delle terapie a oltranza. Mi risulta che Welby abbia invocato di persona di staccare la spina. Questo per riportare un caso pubblico, come quello di Eluana. E mi risulta che altri sventurati non sopportino più le continue invasioni in un corpo ormai devastato. Mi risulta perché ne ho conosciuto di persona.

    E questo continuo strillare alla morte per fame e per sete, è l’argomento principe usato da un certo terrorismo che imperversa sui media e nelle piazze, dove dei pazzi si aggrappano all’ambulanza che trasporta quella povera ragazza e urlano “assassino” a suo padre.

    E il governo sta usando metodi ancora più spietati e feroci di certe gerarchie ecclesiastiche sul caso Englaro per lanciare un ennesimo attacco alla costituzione. L’italia, con questi governanti che hanno aperto la strada alla delazione da parte dei medici sul diritto alla cura per tutti, è all’avanguardia mondiale nell’orrore e nell’ipocrisia, è un paese che non ha più un futuro, temo.

    Questa vicenda per me è stata il colpo finale. Vedere tutti quegli sciacalli che si sono gettati sul dolore di una povera famiglia e di un padre che dio solo sa quello che ha passato per prendere una simile decisione, mi riempie di disgusto e spero che mia figlia possa imparare bene le lingue straniere e andarsene per sempre da questo paese che sta sprofondando in un nuovo medioevo.

    Ci possono essere opinioni personali, tutte da rispettare. Io stesso non ho affatto il cuore tranquillo su questa vicenda, e nemmeno certezze. Ma penso che sia necessario portare rispetto agli interessati, smetterla di tormentarli e di insultarli e osservare, finalmente, il silenzio. Che sarebbe un silenzio cristiano, di pietà cristiana, di cui non importa nulla a nessuno.

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  9. luminamenti

    I ricercatori russi, in particolare il Dr. Konstantin Korotkov nel 1993 hanno raccolto prove sperimentali dell’esistenza di energia vitale umana fino a 6 giorni dopo la morte fisica.
    Quando si fanno certe affermazione circa il fatto che la risonanza magnetica funzionale secondo gli studi dell’ultima letteratura scientifica indica aree di attivazione cerbrale e si dice che ci sono stati di coscienza, si trasforma un dato fenomeno in una definizione descrittiva: C’è attivazione cerebrale, c’è stato di coscienza, quindi è viva. Ma proprio i risultati di Korotkov indicano che questo accade fino a 6 giorni dopo la morte. Cosa voglio dire. Voglio dire che il criterio per definire la vita non può essere demandato al progresso della ricerca scientifica, per cui magari fra 100 anni avremmo una macchina che sarà in grado di registrare delle attività in un cadavere dopo 40 giorni. Nè tanto meno demanderei alla religione cattolica la capacità di definire il delimite tra vita e morte perché non ha questo sapere. Poi, uno può credere come gli pare, basta che la scelta personale venga rispettata.
    E’ paradossale, ma la religione cattolica per sostenere la sua tesi vorrebbe appoggiarsi sulla scienza mettendola di fronte ai laici, per chi invece ha fede invece la scienza sarebbe una conciliazione con la ragione e la sicurezza che la vita è un dono di Dio. Ma, come è stato fatto notare, chi riceve un dono ne fa quello che gli pare, ha detto Emanuele Severino, è uno strano modo della Chiesa di concepire un dono.

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  10. fides&ratio

    Priva di coscienza e parole Eluana capace di relazione
    di Guido Crocetti

    Non posso tacere. La mia attività professionale – di psicologo clinico alla Sapienza di Roma – mi impone di dare voce alle persone che ho accompagnato alla morte. Adulti e bambini. Lavoro dal 1986 con pazienti oncologici. Non porto dati scientifici, ma l’esperienza di un uomo di scienza. La vita vegetativa è una vita. Una delle tante possibili.
    Ed è una vita di relazione. In quella condizione non sono disponibili gli strumenti comunicativi razionali, simbolici e verbali. Anche gli strumenti propri della comunicazione mimica sono ridotti, ma non assenti. Gli occhi possono essere aperti e, con la testa, possono muoversi; è presente il ciclo sonno­veglia; può essere presente la risposta ad alcuni stimoli dolorosi, ecc. La comunicazione, che crea la relazione, è dei corpi, dei canali sensoriali. Attivi ed attivanti nell’interlocutore risposte agite poi nel contatto. La sofferenza, ad esempio, quella che deve essere lenita con i farmaci, è un modo comunicativo che attiva, mantiene e conclude una relazione. Il dolore è del corpo, la sofferenza che scaturisce dal dolore è della relazione tra corpi, tra persone. In altre parole ogni interlocutore è talmente incluso nella realtà del paziente da essere lo strumento della sua stessa comunicazione esperienziale. Uno strumento che per essere tale deve essere vivo e disponibile. Consapevole di essere vivo. Non può cioè essere inficiato, ostacolato, alterato dalle angosce di morte che tolgono la coscienza di essere vivo.
    Il morente è, banalmente, un essere umano vivo in lotta con la malattia e alle prese con il ‘suo’ passaggio estremo. È quello un momento in cui ha bisogno di essere tenuto in un abbraccio che comunica vita. Vita senza filtri e senza i tre fantasmi di morte. Terribili e insostenibili: la perdita del legame, l’abbandono nella solitudine, il rifiuto nell’odio. Quest’abbraccio non può essere preteso dal familiare coinvolto nella malattia estrema, disorientato e confuso. Le istituzioni di ‘cura’ devono dare ‘cura’ e dunque quell’abbraccio che include, come utente il parente del paziente in stato vegetativo.
    E allora io parlo con il morente. Parlo di tutto.
    Esattamente come una madre fa con il suo bambino appena nato. Come lei so che non capisce le mie parole e, tuttavia, comunico con lui attraverso il tono della mia voce modulato dal suo stato attuale.
    Veicolo, senza citarle, le emozioni e le motivazioni alla base del mio essere nella vita con lui in quel momento dell’incontro e con la consapevolezza di essere vivo. Se ho la morte dentro, se vivo inseguendo la vita e le sue seduzioni, invoco l’eutanasia; altrimenti mi relaziono e comunico con il mio corpo il mio essere vivo in lotta, a suo fianco, con la malattia, sua e mia, e la morte, sua e mia.
    Nessun essere umano radicato alla vita e ai suoi processi generativi, trasformativi e ricreativi chiede l’eutanasia; chiede vita e si affida ad essa e ai suoi processi, anche dolorosi. E solo chi ha la morte nelle radici delle sue motivazioni a vivere chiede la morte. Ma è una richiesta d’aiuto. Esattamente la stessa del suicida. Con il suo gesto, il suicida, chiede comunque vita illusa oltre il gesto.
    Eluana è una bambina priva di coscienza e di parole, come un neonato; ma non per questo incapace di attivare, mantenere e concludere una relazione condivisa e goduta. Come un neonato chiede un abbraccio nel quale la parola è solo un suono che evoca sensazioni diffuse e indefinite ma leganti.

    Guido Crocetti è docente di Psicologia clinica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza Università di Roma, dove è direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia psicoanalitica per l’infanzia e
    l’adolescenza, e coordinatore, dal 1986, dell’Unità di Psicologia oncologica e delle patologie organiche gravi. In collaborazione con i volontari psicologi dell’Associazione Alma Salus (Presidente: Dott.ssa Sofia Tavella) segue presso il Policlinico Umberto I e in assistenza domiciliare ogni giorno pazienti adulti e bambini ed i loro familiari
    (almeno 30 persone a settimana). Autore di 14 saggi e di numerosi articoli divulgativi
    da qui
    http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire

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  11. cf05103025

    “E solo chi ha la morte nelle radici delle sue motivazioni a vivere chiede la morte. Ma è una richiesta d’aiuto. Esattamente la stessa del suicida. Con il suo gesto, il suicida, chiede comunque vita illusa oltre il gesto.”

    Io non ho affatto, o poco, capito cosa vuol dire il Crocetti con queste parole.
    Quel che mi pare di intendere è un senso fasciato, foderato di pregiudizio.
    Per essere un esimio, colto psicologo mi pare che non abbia affatto conoscenza di cosa sia stato il suidicio presso gli antichi, o sia presso altri popoli vivi e presenti su questo pianeta

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  12. Giocatore d'Azzardo

    Baldrati, strilli o non strilli, il dato di fatto è che Eluana la stanno facendo morire di fame e di sete. Il padre non voleva strilli? Se la caricava su un aereo e la portava in Olanda a morire dignitosamente. In questa vicenda l’ipocrisia è abbondantemente spalmata in tutte le direzioni e ognuno, me compreso, è in grado di trovare tutte le motivazioni che vuole. Idem per la vicenda dei medici. Possibile che da noi si debba sempre estremizzare tutto? Segnalare i clandestini non è un obbligo, ma una possibilità ed esiste in MOLTI paesi Europei e non. Non mi pare di aver mai sentito provenire, da quei paesi, simili proclami di disfattismo assoluto.

    Per questo ultimo punto il problema è prettamente politico e, purtroppo, in Italia non esiste più un’opposizione, non per merito di chi è al governo, ma per la stupidità (non mi viene un altro termine) e la presunzione dei leader, o presunti tali, di quella che dovrebbe essere l’opposizione. Solo un miracolo e l’azzeramento dell’attuale, pessima classe dirigente, potrebbe migliorare la situazione, ma appunto di miracolo si tratta.

    Luminamenti, Korotkov e la sua “aura” fanno un po’ sorridere. Siamo in un settore border, molto border, nel quale è possibile dimostrare tutto e il contrario di tutto. L’equivalente delle nanotecnologie: fotografie a colori molto intriganti, grande suggestione, fondi stanziati dai politici di tutto il mondo, che stanziano soldi perché non vogliono fare la figura dei pirla, ma applicabilità vere molto, molto poche.

    Blackjack.

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  13. luminamenti

    A me invece non fanno sorridere perchè sono condotti e non solo da lui con metodo sperimentale scientifico. Ma, ognuno, può avere l’opinione che vuole in base alla propria cultura e conoscenze di biofisica. Facevano sorridere anche gli studi anni fa di del biofisico Albert Popp, oggi non fanno più sorridere e molti altri studiosi hanno incominciato ad interessarsi a questo tipo di ricerca. Gli studi del fisico russo sono stati ulteriormente confermati da ricercatori cinesi e giapponesi. C’è una robusta comunità scientifica che ormai si occupa seriamente di queste cose (Preparata, Smith C, Best S., Del Giudice, Chalko)

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  14. Davide

    Questa cosa di “portarla in Olanda” è tipica di una certa ipocrisia cattolica tipica del nostro paese: le azioni “sconvenienti” o si fanno di nascosto, o, se ho abbastanza soldi, si fanno lontano da casa. Il signor Englaro ha scelto invece la via più legale, onesta e trasparente possibile: si è appellato alla giurisprudenza italiana, che dopo una serie di sentenze, gli ha dato ragione. Poveretto, dovevano comunicargli che il diritto in Italia vale qualcosa se non si oppone a certi interessi, in questo caso quello della Chiesa (e dei politici “devoti” a caccia di voti) di mantenere il controllo sulle “deviazioni morali” rispetto ai propri dogmi.

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  15. Giocatore d'Azzardo

    Davide, del cattolico non me l’aveva mai rifilato nessuno, ma se ti piace l’idea accomodati. Però ti devo smentire e l’affermazione di “portarla in Olanda” nasce da una semplice constatazione: in questo paese, l’eutanasia è vietata per legge. Purtroppo viviamo in un vuoto legislativo drammatico: niente testamento biologico, niente eutanasia e il Vaticano in casa.

    Enumerate le constatazioni, rimane il fatto che nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di far morire una persona di fame e di sete: nemmeno se è sua figlia. Una figlia o un figlio non ti appartengono, non sono tuoi, li metti al mondo, li accudisci, li fai crescere, ma non sono tuoi. Non puoi entrare nella loro testa e immaginare, a tuo uso e consumo, cosa desiderano.

    Serve una legge chiara, serve che qualcuno la proponga, la promuova: dov’è questa opposizione fantasma che si scandalizza per tutto ma, prima delle elezioni, si converte in massa al cattolicesimo, per raccattare quattro voti in più e poi scompare immersa nelle sue beghine di potere?

    Davide, le lezioncine e le ipocrisie varie, distribuiscile altrove perché, in questa faccenda, di ipocrita c’è anche l’atteggiamento di quella parte politica che fa più casino di un pollaio con dentro una volpe affamata, ma poi, alla resa dei conti non c’è mai. Scomparsi i titoli sui giornali, le comparsate in TV e i comizi, tutti si chetano e nulla si muove. Questa è l’ipocrisia, quella vera, quella che fa danno e consente di ammazzare una persona di fame e di sete.

    Blackjack.

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  16. maurobaldrati

    Questo aspetto del terrorismo mediatico che stanno utilizzando sulla morte atroce per fame e per sete è particolarmente perverso. Infatti richiama risposte emotive, indipendenti da un minimo di informazione, o di dubbio. Il dubbio non esiste, sanno tutto, sono sicuri di tutto. Gliel’hanno detto, l’hanno sentito dire, l’hanno immaginato; se un medico che ha seguito casi analoghi dice che non è come se a uno di noi impedissero di mangiare e di bere, ma è un processo del tutto diverso, deve tacere, perché lui non sa, lui non c’entra, mentre loro, i terroristi mediatici, lo sanno, sono sicuri, e gridano, minacciano e insultano.

    Altrettanto perverso è descrivere Eluana come “una ragazza giovane, piena di vita” che sta per essere assassinata. Nessuno, a parte chi la segue, chi la accudisce, sa come può essere ridotta una persona immobile su un letto da 17 anni. Stamattina per radio ho ascoltato la testimonianza di un padre con una figlia in stato vegetativo da tre anni: i muscoli sono atrofizzati, bisogna continuamente girarla perché si creano piaghe ecc. Ma non mi va nemmeno di riportare queste cose, mi crea disagio, a differenza dei terroristi mediatici, che portano i malati in piazza, come trofei.

    I terroristi mediatici hanno una maggiore potenza di fuoco, perché chi dovrebbe rispondere è in parte vincolato da forme di pudore, di rispetto verso le persone, e non rispondono con la stessa demagogia. Invece sembra che la violenza e lo scandalo abbiano una maggiore penetrazione nell’immaginario. Alla fine, qualche risultato lo ottengono.

    Lo sa bene Berlusconi, che sta usando questa triste vicenda come pretesto per lanciare un ulteriore attacco alla Costituzione.

    Sulla scelta del padre, poi, oggetto di aggressione e insulti da parte dei terroristi mediatici, andrebbe rispettata, come ogni scelta personale, e comunque segnalo una riflessione di Roberto Saviano su Repubblica, ripresa da Nazione Indiana.

    Infine ci possono essere mille dubbi, mille perplessità e identificazioni, come per esempio la volontà della ragazza di decidere sul proprio destino, mentre è il padre che decide per lei. Io per primo non ho certezze. Ma non possiamo che rispettare il loro dramma, e osservare un silenzio compassionevole.

    Spero che tutto si concluda presto e scenda, finalmente, un po’ di silenzio. E’ una vicenda che mi ha colpito a livello personale, forse per identificazioni e per emotività. E coloro che l’hanno strumentalizzata col massimo del cinismo, devono sperare che non esista quell’inferno previsto dalla religone di cui si riempiono la bocca in televisione, perché se esiste per loro c’è un posticino già prenotato.

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  17. fides&ratio

    La notizia dell’uscita di questa lettera nel sito Il sussidiario.net è stata data ieri sera al TG1 delle 20,00

    L’appello del padre di Terri Schiavo a Beppino Englaro
    Redazione

    lunedì 9 febbraio 2009

    Pubblichiamo in esclusiva la lettera aperta che Bob Schindler senior, padre di Terri Schindler Schiavo, ha indirizzato attraverso ilsussidiario.net a Beppino Englaro, il padre di Eluana

    Caro Signor Englaro,

    Mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.

    Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio.

    Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta.

    Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri.

    Quando mia figlia Terri subì il trauma cerebrale, le promisi che le avrei fatto avere le cure appropriate. Ho fallito. Ho combattuto senza successo i tribunali e suo marito per poter intervenire nel suo trattamento e riportarla a casa. Ciò non è accaduto e oggi io sono afflitto per il mio fallimento, perché ha portato alla sua morte.

    La mia famiglia e io siamo addolorati per la perdita di Terri e io in particolare lo sono per il modo in cui lei è stata messa a morte. È morta per fame e sete.

    Questo tipo di morte è crudele e barbarico. I sostenitori dell’eutanasia Le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore. Sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che è falso. È di gran lunga la morte più dolorosa che un essere umano possa sperimentare. Questa è la ragione per cui accade sempre nella più stretta riservatezza, al riparo di testimoni e cineprese.

    Se Lei ha intenzione di fare questo a Sua figlia, Le consiglio di prepararsi a come soffrirà. Verrà ridotta a pelle e ossa. Gli occhi usciranno dalle orbite. I suoi denti diventeranno sporgenti in un modo abnorme e i suoi zigomi si ingrandiranno. Non c’è bisogno che Le dica altro, sua figlia soffrirà in un modo incredibile.

    Mia figlia sembrava un detenuto di quelli che si vedono nei documentari sui campi di sterminio nazisti. Negli ultimissimi giorni della sua vita, quando chiesi che i media potessero essere testimoni della sua morte, mi fu negato. Non voglio che nessun altro muoia in questo modo.

    Dio ha dato a Lei e a me la responsabilità di insegnare principi morali ai nostri figli e di tenerli fuori dalla cattiva strada. Far morire di fame e di sete Sua figlia è lontano da ciò che Dio desidera.

    Bob Schindler Sr

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  18. luminamenti

    Mi sembra utile leggere il testo di Bob Schindler.
    Il finale istruisce: “Dio ha dato a Lei e a me la responsabilità di insegnare principi morali ai nostri figli e di tenerli fuori dalla cattiva strada. Far morire di fame e di sete Sua figlia è lontano da ciò che Dio desidera”.

    Come si fa a dialogare con una persona che pretende di parlare con Dio e a nome di Dio e che sa cosa Dio desidera.

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  19. lambertibocconi

    Sono convinta che questa lettera del padre di Terri Schiavo sia falsa, una solenne bufala. Me lo dice l’orecchio, che ho sempre avuto acutissimo.

    (Oppure me lo dice Dio, tanto di questo passo…)

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