
Dal fiore al frutto, dalla potatura allo sbocciare rinnovato: ogni cosa ha bisogno di morire, per rinascere. Se impariamo dal creato e dal Creatore, tutto misteriosamente rifiorisce.
Intervista a Sylvie Menard
di Paolo Lambruschi
Le prospettive cambiano quando la morte ti guarda negli occhi. Quando la diagnosi di una malattia dalla quale non si può guarire viene scritta sotto il tuo nome. Allora non pensi più all’eutanasia, ad abbreviare la tua vita prima del tempo. Tutto si ribalta, valori e convinzioni. Anche se prima, quando avevi il dono della salute, credevi che fosse un diritto e una tua libertà avere una morte degna che abbreviasse le sofferenze. Dopo, invece, vuoi viverla fino alla fine, la tua esistenza.
Vuoi aggrapparti a ogni minuto e alla speranza molto umana che alla fine salti fuori una cura miracolosa. Sylvie Menard, 61 anni, parigina e laureata alla Sorbona, è una ricercatrice oncologica che da 40 anni lavora in Italia per trovare cure anticancro. In una delle eccellenze scientifiche italiane, l’Istituto dei tumori di Milano, è stata allieva di Umberto Veronesi ed è stata direttrice del Dipartimento di oncologia sperimentale. Oggi è in pensione, ma collabora sempre con l’ospedale. Il 26 aprile del 2004, a seguito di un malore, le venne diagnosticato un tumore al midollo osseo da cui non si guarisce. Continua a leggere
Tre premesse fondamentali. La prima è che io, personalmente, sono contrario a che si interrompa l’alimentazione di Eluana, e se mi trovassi a vivere una condizione del genere, vorrei rimanere al mio posto di combattimento, anche con la sola vita vegetale ma comunque al mio posto nel grande ventre dell’essere: nessun accanimento terapeutico, ma vivere fino in fondo la vita, secondo la tradizionale visione cattolica della morale della vita fisica. Continua a leggere
Di Andrea Ponso
Io considero inadeguato il modulo domanda-risposta secondo il quale l’uomo
Viene considerato come domanda alla quale il discorso su Dio deve rispondere.
Questo modulo di pensiero misconosce proprio il nucleo centrale della fede cristiana,
pur volendo dimostrare la sua necessità: esso misconosce il fatto che Dio ha parlato
in modo definitivo e che – ma che cosa significa qui risposta e che cosa domanda? –
Dio si è fatto uomo.
Eberhard Jüngel, Dio mistero del mondo.
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Il segreto è forse qui: fare esistere, non giudicare. Se giudicare è così disgustoso,
non è perché tutto si equivale, ma al contrario perché tutto ciò che vale
non può farsi e distinguersi che sfidando il giudizio.
Gilles Deleuze, Critica e clinica Continua a leggere