
Da Monologhi per Rosa
Due costellazioni ha la vita:
la salute e l’amore. Il resto
è inutile rumore.
I
Stamattina ho pianto tanto.
Mi sono svegliata verso le tre.
Ho passeggiato nel corridoio come
un fantasma. Prima mi piacevano
questi risvegli notturni, queste
attese e preparazioni all’alba.
Adesso, invece, preferisco le ore
serali. Ieri notte mi sono addormentata
verso le dieci e mezza. Ero stanca.
No, non mi affaticano le visite.
Anzi, mi fanno molto piacere.
Mi tengono su e non mi fanno pensare.
E’ quando sono sola che mi sento
affranta. Con la signora a fianco
abbiamo riempito la camera di lacrime.
Siamo due sventurate. Voi siete i sani,
noi le condannate. Una settimana fa
è cominciato il calvario. Fuori forse
non è cambiato niente.
Per me purtroppo
il cielo ha un’altra luce. Oggi è grigia.
E’ quella che non vorrei per la mia anima.
Il pancreas m’ha fatto questo scherzo.
Ho persino pensato a Chernobyl.
Sono vicina alla macchina del caffè.
Sulla scala c’è un via vai continuo.
Devo star su, collaborare ed essere
coraggiosa. E’ uno sforzo che faccio
volentieri. Lo farò fino all’ultimo.
Hai visto quanta pioggia viene giù?
II
Ho una faccia che sembro una candela.
Ieri pomeriggio la febbre è tornata a salire
ed oggi mi sento molto stanca.
Sono lunga, sdraiata nel letto
debole e sfibrata. Non ho volontà,
sono svuotata. Il male mi sta portando
via tutto. Mi sono lavata a fatica
per pulirmi un po’ come i gatti.
Laura ha dormito con me. Ha pettinato
i capelli che mi restano, stampati
sul cranio come quelli delle bambole.
Quand’è piovuto, alle sette, ero gelata.
Ti stufo, sono sicura. Non posso
disporre più della mia vita. Sono
tutta un ohi-ohi e un continuo dio-dio.
Non dovrei essere così lamentosa.
Tu ascolti, ascolti. Hai ragione: se parlo
e mi sfogo, mi sento un po’ meglio.
Malata grave, ho diritto al lamento.
Adesso leggimi gli ultimi testi
che hai scritto. Sei proprio bravo, grazie.
Una terapia così pesante toglie
la voglia di ricordare e progettare.
Invece, pochi giorni fa ho stirato
e a San Pietro e Paolo ho fatto brillare
i miei occhi di gioia. Tu lo scrivi
e mi tieni il filo della memoria.
Domani posso sperare di vederti?
Avrò un foulard in testa, sarò una
bella campagnola. O campagnola bella…
Canta, canta.
III
Stanotte ho fatto un sogno. Ero con te
al Ticino e dovevamo attraversare il fiume.
Il greto sembrava inizialmente secco. Poi arrivavano
ondate d’acqua. Tu mi dicevi: Corri, Rosella, corri!
Io stavo per essere sommersa da un’onda minacciosa
che mi inseguiva.
Ti sei salvata alla fine?
Sì, forse, sì.

ci si avvertono echi di penna e dei penniani, tra gli ultimi di claudio damiani. una voce coscientemente rinunciataria al virtuosismo.
oggi non sappiamo che farcene dei virtuosismi. serve una scrittura accorata, accalorata da un senso alto della vita.
donato è irpino d’oriente prestato alle pianure avvelenate del nord
Ciao Franco, lieto che ci si ritrovi, tra Irpinia d’Oriente e Sicilia d’Oriente: e Milano è il porto di mare.
Luigi, a me non pare di sentire molto il Penna, se non nel senso di una scrittura piana e di un antivirtuosismo che anch’io apprezzo e condivido. Piana ma solida, visto come accoglie con naturalezza la canzone popolare e le voci del sogno, che ben s’inseriscono nella musica sottile e assorta dei gesti e delle relazioni quotidiane.
Voi siete i sani, noi le condannate.
Per me purtroppo/il cielo ha un’altra luce.
Malata grave, ho diritto al lamento.
Pochi accenni, per dire di una condizione difficile. Quel po’ di ironia che s’intravede tra la fluidità dei versi, sembra una coltre calda per ripararsi dal gelo del dolore.
un caro saluto all’autore e a giorgio
jolanda
le leggo e le rileggo. queste poesie continuano a piacermi. googolando ne ho trovata un’altra dello stesso autore su gaza. mi convince sempre di più. come fare per procacciarsene ancora ?
Luigi, spero di poter proporre presto altre poesie di Donato Salzarulo, per intanto ti segnalo un suo racconto sempre qui su lapoesiaelospirito:
http://www.lapoesiaelospirito.it/2008/12/15/viva-la-scuola-14/
Quando ci si trova di fronte ad una tale sensibilità e delicatezza di sentimenti, vale la pena di diffondere. Grazie Donato per la bellezza di questi versi e tu Giorgio continua così; il tuo blog è una qualità rarà rispetto a quello che si trova in giro.
Un caro saluto aspettando gli altri versi di Donato.
Io la conoscevo , e Donato ha saputo raccogliere le sue parole, senza retorica, senza falsi moralismi, ha raccolto la testimonianza di una persona speciale. Questi versi me la restituiscono in tutta la sua forza, la sua solarità, la sua generosità. Due anime la voce narrante e lo scrittore che sono quasi la stessa persona. La poesia è un dono raro, continua a coltivarlo Donato e grazie.
Un saluto e buon fine settimana
sono bellissime: questa voce apparentemente colloquiale, intimamente profonda mi ha incantato.
un saluto caro,
r
Parole vive di un messaggero che mi riportano ad un passato che sopravvive. Teneri e malinconici i versi,
mi aiutano a confrontarmi con l’assenza. Tina
Parlare della malattia in modo così delicato , commuove , soprattutto nel mondo di oggi in cui dobbiamo sempre essere giovani, forti belli e dimenticarci della morte…
Grazie
Grazie a tutti per gli apprezzamenti e i giudizi lusinghieri.
Molte annotazioni (antivirtuosismo, scrittura accorata e accalorata, fluidità per ripararsi dal gelo del dolore, delicatezza, tenerezza, voce apparentemente colloquiale, ecc.) mi trovano consenziente.
Questi monologhi sono stati scritti nel giugno 2001. Li ho ripresi per un’iniziativa che si terrà a Milano su “malattia e poesia”. Rosa, l’amica che parla in prima persona in queste poesie, purtroppo, è scomparsa il 14 ottobre 2005. La poesia non è riuscita a salvarla!
Dopo quello di mio padre (1991) e di mia madre (1999), è il terzo grande lutto. “L’ultima neve”, autoedita nel dicembre 2006, è una plaquette che elabora questo dolore. Chi desidera riceverla può richiedermela all’indirizzo tucciosalzarulo@ virgilio.it Può anche scaricarla direttamente dal sito http://www.poliscritture.it E’ il sito della rivista di cui, insieme ad altri, sono redattore. Ovviamente, non farò mancare altri testi alle lettrici e ai lettori di questo blog, grazie soprattutto a Giorgio.
Cari saluti.
Parole di facile comprensione che nascondono un’infinità complessa di evoluzioni di un pensiero; l’emozione si scatena immediata e la dolcezza/chiarezza di questi versi raggiunge la nostra emotività che si risveglia nonostante il vivere quotidiano ci imponga limiti. Non è una questione di tempi odierni, oggi forse siamo più liberi di mostrare le nostre debolezze, nel passato il dolore per la morte era limitato e costretto da un’apparenza ben diversa da quella che oggi ci costringe alle finzioni.
La terza poesia è quella che ho preferito, mi sono commossa….vivo la poesia di mio zio come un veloce obiettivo che rapidamente mette a fuoco ciò su cui pone l’attenzione, vivo a volte la poesia di mio zio come un’ipotesi di lavoro. Vivo mio zio come un teatrante e per l’ennesima volta lo invito a mettere in scena una nuova opera, in prosa..affinchè quella che io reputo una grande capacità narrativa sia manifesta a tutti.