
Lo portarono in un giardino e lo sistemarono in un sepolcro nuovo che apparteneva a Giuseppe, discepolo di Arimatea. Lo avvolsero in bende, ma non ebbero il tempo di ungerlo, perché già splendevano le luci del sabato.
La luce comincia a splendere quando il corpo è morto: l’uomo ha dato tutto. E’ il momento del grande fallimento, il suo impegno si è schiantato contro la più completa incomprensione; è stato giudicato e condannato. E’ stato ucciso. L’ultima risposta viene dal sepolcro: quando l’amore è ridotto al silenzio, è allora che comincia a parlare. Dal buio della tomba inizia un discorso che non può essere interrotto.
Andiamo al giardino per ungerlo. Preoccupate, per la pesantezza della pietra. Vediamo il masso rotolato via: chi sarà stato? Entriamo: il corpo non c’è più. L’avranno rubato? Sarà stato trasferito? Abbiamo preso un sepolcro per un’altro? L’uomo di Nazaret sorprende sempre. Ci parlava di un terzo giorno, nel quale si sarebbe alzato. Ora è svanito. Perché non riusciamo ad afferrarlo? Cosa ci manca per capire il suo messaggio? A noi resta una cosa: la paura. Amare come lui ha insegnato è spaventoso, per questo è sparito anche il suo corpo: da morto continuava a turbare i nostri sonni.
Un giovane vestito di bianco ci disse qualcosa che non riuscimmo a decifrare. Fuggimmo via. Ancora oggi ci chiediamo cosa possa aver detto. Se abbiamo perso qualcosa di essenziale.
(versione audio)

amare come Cristo ha amato fa paura, a volte si fugge per paura o non si ascolta per paura.
si ha paura di ciò che si sconosce, si ha paura del mistero e l’amore è un mistero incondizionato.
“L’ultima risposta viene dal sepolcro. Quando l’amore viene ridotto al silenzio è allora che incomincia a parlare”.
Con la morte si ha come l’impressione (una specie di certezza interiore) che ogni incomunicabilità sia annullata. Inizia una specie di dialogo interiore che permette una conoscenza fondamentale della persona e del rapporto.
Amare come lui ha insegnato, non è solo spaventoso, è soprattutto impossibile (almeno con le sole forze umane).
Si può restare in prossimità del sepolcro e provare ad ascoltare.
ouk èstin òde: non è qui
e noi speriamo di comprendere, prima o poi, il senso ultimo di questa infinita attesa
F&R
se gesù, si fosse fatto trovare risorto 🙂 non avrebbe senso questa vita che il senso ce l’ha solo nella nostra capacità di ri trovarci, di ri sorgere, ogni giorno, ogni istante…la fatica! 🙂
incantata
bacio
la funambola
siete fantastiche.
grazie
fabry
A noi resta una cosa: la paura. Amare come lui ha insegnato è spaventoso…
almeno qualche volta nella vita credo che si abbia avuto l’impressione di essersi avvicinarsi all’inarrivabile modello; solo rare volte, appunto; è nella tensione che s’approssima, credo, la massima possibilità che c’è data.
Anche questo brano non è mica male, dello stesso album…
http://www.youtube.com/watch?v=qLMBHuzR5nY&feature=related
Ciao, Fabrizio, grazie.
Giovanni
caro fabrizio
questo tuo testo è molto intenso e lo metto anche sul blog della comunità provvisoria. penso che non ti spiaccia.
Franco, per me è un onore.
Sono le nostre paure che frenano la nostra vita, la paura di amare e di avvicinarci al prossimo con la mano tesa…quante volte non ci fermiamo davanti ad una richiesta d’aiuto per paura? Tante volte…
Grazie Fabry
La luce comincia a splendere quando il corpo è morto
è vero,
ma anche quando il corpo soffre
la luce emana da ciò che il segno ha inciso, è così…
la paura insegna.
Sono parole che troppo mi turbano, che tu hai sperimentato di recente, e che vivi, e anch’io ora – ancora:
mentre ho smantellato una casa, che fu mia e nostra, fino a trovarvi il più nudo sepolcro, oggi –
C’ho scritto sopra quattro “compianti”, come il Correggio, della mia terra li dipinse.
Che Dio benedica questa misteriosa lingua con la morte.
Sorprendente è dire poco, essa stravolge. Che non comprendiamo.
Maria Pia
” amare come lui ci ha insegnato è spaventoso”
Ricorda un altro “Cristo”.Come farlo assimilare e capire a chi non ha avuto il dono di conoscerlo?
L’amore di Don Mario non si può spiegare, bisogna averlo avvertito sulla propria pelle e nelle viscere.
grazie, amici.
avete messo ognuno la tessera di un mosaico.
così prende forma il mondo.
fabry
ogni tanto penso che il mio amare sia scialbo
il paragone coi grandi amori mi vede ogni volta perdente
però il paragone con l’amore espresso da Gesù nelle forme che i suoi amici hanno testimoniato ha un che di unico: quel sepolcro vuoto, quei fugaci incontri dopo tre giorni di sepoltura e poi basta, quell’andarsene via pur se risorto
quasi a non voler schiacciare col peso di un paragone troppo grande questo uomo, capace di amori scialbi, appiccicosi, opportunistici, ambigui – capace di infiammarsi solo in branco, solo se interpellato per le viscere
quasi a dire: non preoccuparti, so che da solo non ce la fai, ho già pensato a tutto io, tu soltanto fìdati… prova… anche a me ha fatto paura, come credi che possa vivere la propria morte chi la profetizza?
Mario
vero, Mario, anzi, verissimo.
un abbraccio
fabrizio
Il Cristo non ha “insegnato” ad amare, ma ha mostrato il modo universale di amare. L’amore non è una realtà comunicabile, fuori dal proprio sacrificarsi, ed è la ragione sufficiente di essere dell’esistenza. Esistenza che dall’amore deriva e nell’amare trova la sua via e il proprio destino universale. Chi osa affermare che non si possa amare totalmente mette, così facendo, in dubbio la ragione del proprio esserci.
il Cristo non ha “mostrato”, ha trasmesso l’amore: si può amare solo se questo dono è stato accolto nel profondo, si è depositato nel centro della persona.
a più tardi.
Ma come si potrebbe mostrare in altro modo dall’amare? Scrivendone forse? O scambiandosi le figurine che mancano?
Amare, secondo l’esempio e l’insegnamento di Gesù, fa paura. L’amore totale fa paura, perchè comporta sacrificio e dolore, spogliarsi del sè per vestirsi dell’altro. Chi ama veramente inevitabilmente muore come se stesso per rinascere vestito dell’altro.
L’amore si coniuga con il dolore estremo, l’agonia, per poi risorgere, testimonianza ne è il “percorso” dal Getsemani fino alla morte in croce. Poi c’è la resurrezione. Ed è questa agonia, il calvario, la morte lenta e dolorosa che fa paura, in questo modo però ci si nega anche la felicità piena.
L’amore diventa silenzio e in quel momento inizia a parlare. Gesù ha guarito, parlato, insegnato, scandalizzato con un unico scopo: insegnarci ad amare come Lui ha amato e ama.
In linea teorica molti lo hanno seguito, ancor di più avversato, ma chi veramente lo ha ascoltato? E’ stato frainteso, in Lui non hanno visto un amore oltre l’amore, puro e sublime ma il secondo fine, lo scopo nascosto, il desiderio di potere, la poltrona del comando. Gesù non ha avuto altra scelta che morire perchè solo nel Suo silenzio e nella Sua assenza fisica, l’amore si è reso manifesto, puro e candido com’era.
Ma veramente il silenzio inizia a parlare? Secondo il diritto: chi tace non dice nulla. Verità inconfutabile ma allora cosa è accaduto?
Spesso chi parla non viene ascoltato. Si sente ciò che dice e se ne fa l’uso che è più opportuno, spesso non lo si ascolta, è quasi un inutile e fastidioso rumore perchè si è concentrati solo su stessi, sui propri affari, guai, interessi. Il parlato dell’altro diviene quasi un ronzio necessario, utile per avere compagnia ma di cui si farebbe a meno. Chi parla si arrende, saggia il sapore della sconfitta, il dolore si fa estremo ma lo vive fino in fondo, è l’agonia del Calvario. Chi parla sceglie il silenzio come extrema ratio per essere compreso, certo che comunque quel dolore vissuto fino in fondo lo farà risorgere e forse l’altro risorgerà con lui, se dal silenzio avrà capito, o viceversa seguirà una strada diversa se non ha compreso. Il silenzio parla non in quanto tale ma solo perchè chi improvvisamente si trova di fronte ad esso comprende che qualcosa gli manca.
Manca quel rumore di fondo che sembrava un fastidio e nel silenzio rimane solo, unica condizione per riflettere e ricordare le parole dette, urlate dall’altro e finalmente capire. Nasce il dolore, la paura che sia tardi, troppo tardi, ma la resurrezione dell’altro è una nuova speranza, una nuova occasione, a quel punto deve scegliere se coglierla o perderla per sempre e di nuovo, la paura.
Paura? Bisogna amare finchè l’altro è con noi, accanto a noi per non vivere una vita di rimpianti, di “se” e di “ma” che logorano e creano dolore da cui non si risorge. Vivere e amare l’altro ora che c’è, perchè chi si sente amato, ama ed è felice.
La felicità non è singola, egoistica, la felicità è tale se la si vive in due o più, in questo il sommo poeta aveva visto il vero: “amor ch’a nulla amato amar perdona”. Se vuoi essere felice e non aver più paura devi amare!
Paura, ma di cosa? Io, a volte, ragiono per immagini e me ne vengono in mente due ora, ma vecchie di anni.
Il bambino ha paura del buio, è una fase naturale della sua crescita, la paura cessa nel momento in cui la mano forte e decisa, la voce dolce e rassicurante della mamma lo accompagna nel buio della stanza. Gli occhi si abituano al buio e iniziano a vedere. La mamma mostra che la stanza buia non è diversa dalla stanza illuminata, ci sono le stesse cose, nulla di più, nulla di meno, semplicemente l’ottica è diversa. La prima reazione del bambino è non credere ma l’amore della mamma stringe la mano e quando lo sente iniziare a tremare, la voce si incrina al pianto lei si fa muta e accende la luce. Nulla è diverso da come era al buio, ora il bambino sa, vede e deve scegliere se camminare nella casa anche al buio, credere e fidarsi dell’amore della mamma o fuggire via, mantenendo intatta la sua paura senza motivo. Vivere di paura e quindi non vivere, o risorgere grazie ad un amore più grande, donato senza riserve e senza pretese, libero di essere ricambiato e creduto in quanto tale.
Amare. A – mare, mare, male secondo gli Ebrei, il vecchio Testamento che non prescinde e non si separa dal Nuovo, che ne è la naturale prosecuzione in un unico testo: la Sacra Bibbia.
Mare. L’amore è come il mare, a volte calmo, apatico, monotono, agitato sempre da correnti più o meno forti. L’amore vero è come il mare in tempesta. Chi ama con tutto se stesso sa bene che quel che prova nel suo cuore è forte, irruento, passionale, profondo mai calmo. Si strugge per le piccole cose, così come per le stesse si adira, ha un moto ondoso fatto di grandi onde e altrettanto forti reflussi. Il mare in tempesta con la sua furia ti avviluppa e ti sbatte fino in fondo agli abissi ma con la stessa forza, mentre credi di morire e ti abbandoni, ti tira fuori e ti fa respirare, ti deposita su una spiaggia piena di sole. Il mare restituisce sempre i corpi, siano essi rinati o morti. Mentre infuria la tempesta il rumore è assordante, il mare ti risolleva e deposita dolcemente a riva, nel silenzio più assoluto.
Amare fa paura? perchè si soffre? Gibran dice: quanto più profondo è il solco scavato dal dolore tanto più grande sarà la gioia che potrà colmarlo.
Non amare, provoca gioia? la paura e l’apatia portano la felicità? No, è dolore! Lo stesso identico dolore straziante e drammatico, e lo dico per esperienza vissuta, tutte le cose da me scritte le ho scritte per esperienza vissuta. Ho provato nella mia vita ad essere apatica per non sentire il dolore, ho mentito a me stessa, per un po’ mi sono presa in giro. Lo stato era di morte apparente e di grande solitudine.
Io non ho dubbi, ho scelto, certo non sono capace ancora di amare come Lui, questo corpo fisico è un impedimento perchè vive di sensazioni di antica origine bestiale, ma ho scelto di amare fino in fondo e soffrire fino all’agonia del Calvario perchè so, che in fondo al baratro, riesci a vedere la luce. Sei sul fondo, non devi più guardare giù, sei al centro della terra e da lì puoi solo vedere la luce che viene dall’alto, la mano che nel silenzio si è tesa, la stessa mano che nel rumore e preso dalla tua discesa, non vedevi. Io amo anche se fa male e quando il dolore è troppo, assaporo il gusto dolce amaro della sconfitta e scelgo la via del silenzio e dell’assenza.
Il silenzio si accompagna all’assenza anche solo apparente, unica via per la resurrezione propria e altrui. Anche nel dolore si vive, il dolore e l’amore ci fanno sentire VIVI!
Gesù muore: dalla tomba il silenzio e l’assenza. Di fronte alla tomba vuota: la paura e il dolore fisico dell’assenza. Ma chi ama non muore, dal dolore ha rigenerato un amore più grande ed è lì, presente più che mai, quell’amore che lo ha fatto morire lo ha resuscitato, il buio lo ha portato alla luce, il mare lo ha deposto sulla spiaggia sotto un nuovo raggiante sole. Ma chi ora soffre non vede, non riconosce, non comprende, si dispera, rimpiange, preso solo da se stesso, ha paura. Di cosa ancora? Quanto amore ancora dovrà dare il Risorto perchè la paura cessi?
L’amore è estremo, sempre! Il seme muore per generare il frutto che morendo rigenererà il seme, che morirà di nuovo per dare frutto…
Qualcuno una volta mi disse: un silenzio vale più di mille parole. Sì, quando hai parlato tanto, dato tanto, dimostrato tanto e sei stanco, affinchè l’altro comprenda hai una sola via: il silenzio. Il silenzio è resurrezione per chi ama, opportunità di salvezza per chi è amato.
In tutto questo parlo di amore in senso lato, in tutte le sue forme ed espressioni. Seguire l’esempio di Cristo non è facile, siamo essere umani ma per questo, secondo il mio modestissimo parere non supportato da competenze teologiche ma fatto di una fede che nasce dal cuore e si ritrova nella lettura del Vangelo, Dio si è incarnato per cercare di capire la natura umana fino in fondo, e da “essere umano” insegnare l’amore che, come Dio, non era riuscito a far comprendere nella sua profondità ed essenzialità. Cosa deve fare Dio ancora perchè l’uomo comprenda e smetta di aver paura?
Se anche non credessi in Gesù come figlio di Dio, è vero, comunque, continuerei a seguirne l’insegnamento e lo dico da sempre. Mi fa piacere sia confermato da chi è “esperto e competente”, i sacerdoti, mi addolora vedere invece che la maggioranza dei semplici esseri laici come me credano a questo singolare e sconvolgente messaggio solo credendo nella natura divina di Gesù. Non voglio essere fraintesa, io sono certa della Sua natura divina, anche perchè credo che nessun essere umano possa essere capace di vivere come Lui, ma il messaggio è così forte che se anche Dio mi dimostrasse la sola natura umana, io continuerei a cercare di emulare quest’uomo, lo dico da sempre.
Ancora, la domanda che fa male è: quante volte Dio deve ancora dimostrare che solo l’amore ha un senso, che Lui è amore e che solo attraverso l’amore vissuto anche nel suo opposto, il male, il dolore salva e rende veramente liberi e felici? Quante volte ancora?
Quante volte ancora chi ama e non ha paura, deve morire di incomprensione o creare dolore scioccando l’amato, ferendolo, mettendolo di fronte al suo silenzio e alla sua assenza?
Per una strana associazione di idee, che ora non so spiegare, mi vengono in mente le parole di Giovanni Paolo II: “Svegliatevi, non abbiate paura!”
Ringrazio Fabrizio, che con la sua pagina di diario ha dato voce in poche parole ai miei pensieri che hanno preso forma in questo scritto.
Stella
Per amare come ama Gesù occorre essere perfetti come è Lui, e non solo come uomini. Gesù chiede di amare come ama Lui, ma per poterlo fare vuole che noi tutti si diventi come è Lui, per poter amare nella perfezione così raggiunta e nel rispetto dei principi universali dei quali Lui ha esposto le conseguenze. La nostra libertà di scegliere e di decidere può solo ritardare il nostro raggiungere il Centro nel quale Lui è più che il semplice essere. Il Centro privo di nome e di forma, e pure di limiti. La paura non ci deve fermare, ma serve a mostrarci ciò che siamo davvero.
grazie a Stella e Massimo.
Massimo, ci stiamo avvicinando.
per me insegnare, mostrare, trasmettere (paredoken to pneuma) sono livelli diversi di un’esperienza che deve giungere alla completezza per essere vera.
Gesù recitò una “commedia ludica e tragica” che conosceva a memoria (direi un po troppo a memoria). Non c’è azione parola ed intenzione (performance) che non sia stata studiata e cesellata nei minimi dettagli è scritta in modo sequenziale perfetto. (Operazione filologica).
Solo menti acute come quelle di filosofi, teologi, mitologi, pedagoghi, favolieri, novellatori, poeti ecc. potevano assemblare tutti insieme un opera di tale portata: opera credibile perchè “simile al vero” . Nacquero i Vangeli.
Ma per far bene tutto ciò, ci voleva una Università della Sapienza che riunisse tutte queste intelligenze appassionatamente e dirette da rettori di grande spessore. Questa Università aveva la sua legittima sede in Grecia.
Li nascono i Vangeli Apocrifi e la conseguente “evangelizzazione”, meglio conosciuta come la “Cristoterapia” basata sull’amore e rispetto reciproco. Quell’amore dava origine alla parità tra gli esseri umani indipendentemente dalla classe di appartenenza, sminuendo l’immagine degli “eletti” divini ponendo le fondamenta di una società democratica allargata e capace di contenere un milione di abitanti futuri: la Megalopoli.
Ciò che seguì poi in materia di “scritture” , furono elementi correttivi, interpretativi, di approfondimento ed allargamento della terapia stessa e lasciati fuori dai testi originali.
Vista l’alta moria umana del tempo, la “resurrezione della carne fu il “premio” sul quale fondare la fede verso i Vangeli,
La Cristoterapia ha imperversato per due millenni in occidente, ma nel frattempo non è mai risorto nessuno.
Attendiamo fiduciosi.
Rispettosamente.
Enea
(greco-pagano)
in effetti, Enea, la dottrina dice che risorgeremo nell’ultimo giorno.
io, però, mi sento risorto già un po’ adesso.
ciao
fabry
L’Assoluto può tutto, tranne che contraddire se stesso, e l’Assoluto è Libertà assoluta, per questo tu sei libero di interpretare, come meglio credi, l’esistenza. Ma l’esistenza, e le leggi universali sulle quali essa poggia, non è un’ipotesi e nemmeno un credo. Credere o non credere non sono il conoscere, e il conoscere deve tacere quando davanti ai suoi occhi scorre l’effetto dell’essere liberi, e lo deve fare perché è la Libertà che lo vuole, la libertà che ognuno deve avere per realizzare la propria via senza subire costrizioni di sorta. Verso questo esser libero tu sei debitore della tua possibilità di cercare, da solo, l’Intelletto universale attraverso la tua intelligenza individuale ma, soprattutto, utilizzando il tuo intuire superiore, quando questi si risveglierà alla vista del Vero.
Hai i miei migliori e più sinceri auguri a che questo risveglio venga da te presto. Il Padre eterno sa quando sarà il tuo momento, ma non ti costringerà.
per me l’assoluto è Gesù Cristo, Massimo: una Persona.
auguri sinceri anche a te, di buon cammino.
fabrizio
L’essere è un’affermazione, e in quanto affermazione è costituita da forma e la forma è il contorno di un limite. Gesù è il modo che ci è concesso d’immaginare cosa sarebbe l’Assoluto se fosse un uomo, ma l’Assoluto non ha confini né limiti di alcun genere, e lo stesso chiedersi se Dio esiste è una contraddizione in termini, perché Dio è più che l’esistere, come il conoscere è più del credere.
il principio personale dà un’impronta a tutta la realtà. qualunque cosa prende senso dal contatto con la Persona. ogni alienazione nasce dalla reificazione, cioè dalla mancanza di amore personale. per questo è così importante che all’inizio ci sia una Persona: dà senso a tutto, fin nel minimo dettaglio.
in effetti, Enea, la dottrina dice che risorgeremo nell’ultimo giorno.
io, però, mi sento risorto già un po’ adesso.
ciao
fabry
oh oh! … Ultimo giorno? Sai a quando? (*-*)?
sai… è un po come la “Terra Promessa” degli Ebrei.
A me pare che nessuno Profeta o Rabbino abbia mai azzeccato la data di quella promessa…^_^
Che sia per questo che la Terra Promessa l’hanno sempre conquistata guerreggiando a sangue?
Mha!!?? spero non sia così anche per la “Resurrezione della Carne” visto che è una promessa senza data? ;-P
simpaticamente dai miei DIOs
enea
(pagano)
Se il non conoscere la data finale costringesse alla “non fede”, allo stesso modo il non conoscere la data iniziale dovrebbe obbligare alla fede. Che l’ironia di enea risponda a questo, e dopo, già che c’è, ci sarebbe la questione dell’uovo e della gallina… :¬))