Teatro naturale di Ivan FEDELI

Dal balcone

Amava il vento e i giorni a cielo pieno    Attilia stesi i panni sul balcone
e voci che conosci dalla faccia    di sotto tutte insieme a fare razza.
“Invento una canzone e poi la canto    per chi si spinge avanti scomparendo;
in alto si sta meglio, vedi il mondo,    un pezzo sempre in forse d’orizzonte.
Chissà quando si arriva dopo al punto”.    Chiamava i nomi a caso per capire
se c’erano gli sguardi coi capelli    o un popolo di piedi lì a morire
in cerca di una pioggia per gli ombrelli.    “Le vedi teste e scarpe in una gara
a scomparire in fretta, darsi al niente:    la donna con il seno ben rifatto
felice della nuova permanente,    il vigile in divisa, la paletta,
il giovane di un tempo in bicicletta.    La vita ben compressa in un istante”:
lanciava fogli scritti a penna rossa    con frasi un po’ d’amore dei poeti
sperando che qualcuno le leggesse    o almeno le appendesse alla parete
“per ricordarsi di essere passati    da questa strada che non ha padrone.
Non vale che un momento, l’emozione.    Per me, voli di rondini e aquiloni
pazienti nell’attesa di planare.    Importa immaginare almeno un sole,
trovare l’anestetico al dolore”.    E ripassava i luoghi dell’infanzia,
i tetti conosciuti e gli altri all’ombra    attenta a calcolare la distanza
tra quello che è ormai stato e ciò che sembra.    “E ritrovarsi almeno nell’odore
di pelle e di cucina della nonna;    soltanto per morire ma di meno,
resistere alla corsa verso il nulla.    Il bruco nel pensiero è già farfalla”.
Si sbilanciava come a salutare    lampioni e passeggini nella folla
sperando sconfiggessero la nebbia    che chiude cuori e cose in una gabbia.
La sera, lo si sa, non indietreggia.

*

L’onore del marinaio

‘Norato combatteva la sua guerra    con l’oleandro in fiore e la marina
non quella del trentotto ma più a terra    la patria pedonale dei vicini
e cani lì a varcare la frontiera    del povero giardino sulla sera.
“La gamba gliel’ho data al colonnello    nel buio aprile del quarantaquattro
a pattugliare un orizzonte spento    adesso conto i gatti e non ci sento
se chiamano a marciare per il fronte.    Rispondo un sì comandi solo al mondo”.
Eppure si levava quel berretto    da uomo di parola e un po’ di mare
“lo faccio per rispetto delle suore,    mi invitano a cantare e sembra brutto
che nato da tenore adesso invecchio    in cerca di maestrale e di buon letto”.
Aveva una sua bussola a orologio    e l’ago a dare il nord col cielo grigio,
la rotta verso il sole quando invece    venivano giù i giorni a piena luce.
“Questione di spostare il baricentro    su qualche parallelo sotto casa,
la vita va a millimetri e si sposta    secondo i movimenti della costa.
Nessuno mai ci pensa che s’arresta”.    S’armava di se stesso e del bastone
per dare un senso ai vecchi marciapiedi    che portano alla piazza e alla stazione
“almeno vedo i treni e le persone    partire coi bagagli e coi saluti,
poi chiedo cartoline ma firmate    da quelli che davvero sono andati.
Le metto in fila tutte con le date    e in ordine alfabetico per nome.
Mi dicono del tempo che rimane”.    E s’appoggiava al suo dialetto mite
di recluta in licenza da domani    credendo che resiste il reggimento
ai colpi della sorte e alla fatica    di chi s’arrende e non si dà per vinto
perché si sa che dopo cambia il vento.    Così stava di guardia e attento al cambio,
lo sguardo ti guardava, sorridendo.

*

(Angelo della polis)

Proteggici dai codici fiscali,    dai mutui con le banche dagli occhiali
firmati dai cinesi dai polacchi    dal fumo che si spinge dentro gli occhi.
Dal se condizionale e dal millennio    dai santi e dai profeti ad esportare
il credo democratico e la fede.    Preservaci da chi qui troppo ride
da quelli che già piangono a comando    pensando ad arrivare fino in fondo
al video esistenziale che è poi il mondo.    Ridonaci uno sguardo per vedere
il popolo minore sulla scena    in coda per l’affitto le bollette
attento a non barare se il tressette    ha un giro sfortunato e perdi tutto
e dopo ci si trova a mezzo tetto.    Aiutaci dal vento esponenziale
che cresce con le accise con i bolli    magari ci si crede al bene e al male
chissà quale lozione per capelli    ha fatto sì un miracolo un prodigio
ed il colore azzurro tende al grigio    del cielo che fa il cielo per i buoni
cattivi siamo tanti e all’occasione    rubiamo caramelle e congiuntivi
importa qualche volta dirsi vivi    tra previsioni meteo e poeti
che marcano un po’ visita i malati.    Riportaci a una stella popolare
di quelle che ti brillano la sera    e oscurano le antenne coi canali
le connessioni in rete date in prova.    Ed allontana il tre per due del mondo
il prozac già prescritto a tutto tondo    buttato giù a preghiera contro il Caso
che venga un altro agosto non piovoso.    Infine dona nobis pacem hodie
lasciando quasi intatto ciò che c’è    in questo tratto di una terra sbieca
tu arcangelo dei nomi tu profeta    tu piede che non muove mai alla cieca.

*

 

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Ivan FEDELI
Teatro naturale
Puntoacapo Editrice (Novi Ligure, 2008)

5 pensieri su “Teatro naturale di Ivan FEDELI

  1. fioriantonio

    Una bella scelta di testi, quella di Giovanni, da un lavoro meritorio come ‘Teatro naturale’, di grande qualità stilistica e originale cifra civile. E’ giusto anche sottolineare, come fa Macondo, l’impegno della piccola nuova casa editrice Puntoacapo.

    Cari saluti
    Antonio

    Rispondi
  2. ivan

    Grazie Giovanni per la scelta dei personaggi del teatro umano ai quali hai dato spazio; hanno dentro un po’ di noi, nessuno escluso. Cercano di resistere al mondo, forse per poco, però parlano, lasciano una traccia. Ti ringrazio, e con te Antonio Fiori, anche a nome di Mauro Ferrari, l’editore che ha creduto nella pubblicazione di questa strana polis quasi pirandelliana in cui i non – vivi esistono. Con stima Ivan Fedeli

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  3. Giovanni Nuscis

    Ciao, Ivan. Apprezzo molto la tua poesia, e mi ha fatto piacere contribuire alla sua conoscenza. Teatro naturale è un libro che merita ascolto e attenzione, sotto ogni aspetto.
    Un caro saluto, e auguri per tutto.
    Giovanni

    Rispondi

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