
(fontana dell’Acqua Reale – S.Pietro e Paolo d’Agrò – Casalvecchio Siculo)
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Conteggiamo i congedi
in rassegnata furia
in ostinata vestizione
in una persistente ragione
di muschio, alga di fiume,
perseverante lichene sulla tegola,
come orazione dell’ammutolito,
nascere o cessare l’infinito ciclo
nel medesimo fiato che disfece,
nel moto d’impazienza
dell’occhio che registra
il passato come un nulla che è stato.
Al dunque nero del mondo
cui s’impreca, con la pena
mai infera, ma in esso ben assisa
e, pure, solo nell’assenza da esso,
si ritorna alle madri, a quel tacere
cui si cela, alle ripetizioni
da scoperta o illusione, salvi
ad un resurrexit poco dopo le fonti,
destinate dalla speranza
al suo indecifrabile contrario: ci permane
accarezzata da soffi di parole
ogni fronte divenuta marmo, irresistibile
alla calce, alla cenere, alla polvere
d’una mano d’esordio che sospenda
il silenzio nella definizione
dell’acqua sorgiva, dell’alphaomega
che sia flusso eterno.

“come orazione dell’ammutolito,
nascere o cessare l’infinito ciclo
nel medesimo fiato che disfece,
nel moto d’impazienza”
Se posso dire è bellissima e la permea un senso del sacro così totalmente non difeso che commuove.
un sentire che riporta alle origini
ma con la ragione sempre pronta
alla guida.
‘ci permane
accarezzata da soffi di parole
ogni fronte divenuta marmo, irresistibile
alla calce, alla cenere, alla polvere
d’una mano d’esordio che sospenda
il silenzio nella definizione
dell’acqua sorgiva, dell’alphaomega
che sia flusso eterno.’
E’ bellissima anche per me. La poesia di Enrico raggiunge le vette della serietà e della profondità. Il tema dell’acqua sepolcrale poi personalmente mi turba fin da ragazzina. Faccio così per gioco un nome di richiamo – Elegie Duinesi di Rilke. E ho detto tutto.
(Enrico, non ti invito a leggere alla mia rassegna perché secondo me la dimensione del reading non rende giustizia alle tue poesie, molto più “da meditazione”. Però se vuoi non hai che da battere un colpo).
Vi ringrazio moltissimo x i bei commenti.
C’è questo senso del sacro, come dice Nadia, del sublime “naturale”, da cui mi lascio sorprendere (con rischi “spiritualisti” inclusi…); mah, sono “improvvisazioni” su certe fonti collinari e su certe morti inaspettate, anche se è “sempre” inaspettata, ed in fondo senza un minimo di oblìo quotidiano è impossibile andare avanti….
Anna, ci azzecchi, Rilke è una mia antica passione: è stato il “catechismo” nella prima giovinezza.
Proposta: un “pellegrinaggio” di poeti sulla sua tomba (a Raron, in Svizzera, poco dopo il passo del Sempione – in pratica 2 orette da Milano)?
Quanto al reading: ti dissi nella mail.