Orfeo e Euridice. Una poesia di Roberto Nassi

Orfeo e Euridice
di Roberto Nassi

Dalla crepa sul tuo volto
alitano voci impastate
della cenere che orla il precipizio
di un tempo elastico

grate di grida
arrugginiscono l’alba
imprigionandola tra le tue labbra
come un bacio dimenticato

la realtà si fa avanti zoppicando
denudando la lebbra che la divora

e Orfeo e Euridice camminano
stretti sulla schiena dei morti

sentono sbocciare i fiori
come delfini premonitori
che fendono il sangue controcorrente

il poeta ne racconta la storia
per l’ennesima volta
e l’eco che rimbalza ci confonde
nell’esatta equazione dei pronomi

abbiamo camminato circospetti
misurando il metronomo dei passi
senza voltarci indietro
ma senza neanche smettere un istante di sentire
la risacca delle voci
di vedere il farsi
e disfarsi dei volti nella spuma
che sbianca i bordi sfrangiati della memoria

più volte ci siamo chiesti chi fosse
a tenerci la mano
a chi finivamo per trovarci abbracciati
quando la reticenza dei fiori
diventava insopportabile
lungo il cammino
segnato dal bianco delle ossa

i tuoi sandali affondavano nella terra
impronte fossili

ho detto: facciamo che tu eri Euridice…
e siamo entrati in un imperfetto senza tempo
raccoglievamo volti fiori e baci avvizziti
di amanti infelici

il tuo seno mi offriva qualche minuscola
goccia salina quando lo succhiavo insieme alla notte
e tu ti riposavi del viaggio
che ti restituiva alla luce

poi un mattino mi hai detto:
io lo so chi sei
io ti aspettavo
Orfeo!

avevi gli occhi liquidi
e mi hai passato la lingua nell’orecchio
come una volta –
hai sussurrato – ricordi?
io interrogavo la memoria
temendo l’invadenza di un altro

ma nelle tue labbra scorreva il sangue
dell’alba e le grida crollavano
polverizzate
nell’aridità del silenzio

ci siamo scrollati le ombre dai calcagni
e un’altra notte ha lavato i nostri corpi allacciati
abbandonati

l’ardore ci faceva più chiari
delle ossa dei morti
distesi sull’orlo vertiginoso del tuo volto
sotto le scintille cadenti di mondi che si sfregano

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