Domande
di Roberto Nassi
Perché quando piango tu sei lontana?
Perché quando una stella muore
la veglia sì e no qualche occhio acuito
all’ennesima potenza e nessun cuore?
Perché le mucche mi guardavano così
quando me ne sono andato e 6-8-4-7
aveva un ciuffo riccio come il mio?
Perché nella stanza dove raccolgo
tutte le mie domande
entra a forza questa odiosa melodia
sincopata e mi dà ai nervi?
Perché da me escono voci che non sono mie?
e se dico io dico tu dico lui
intendo sempre noi?
Cosa mi ha trattenuto
dall’andare a trovare una vecchia che muore
e che ora continuerà a morirmi dentro?
Cosa succede quando l’aria si strappa
in gridolini trasparenti?
Angelo santo stammi vicino
dammi la mano che sono piccino
se tu mi guidi col tuo sorriso
andremo insieme in paradiso
Perché rimarrà sempre la mia preghiera?
(Sempre qualche bambino gioca un giorno
che ha la consistenza di un cortile
d’altre infanzie – una madre alla finestra
parla alla vicina e vigila dall’alto)
Perché ora scende questa pioggia
che ha zittito la vanagloria dei ritornelli
e mi suona una benedizione dentro l’anima?
E perché una domanda può essere molto più della risposta?

…perché nel far domande siamo umanissimi, nel dar risposte ci insuperbiamo luci-ferina-mente.
la poesia è un modo implicito, o, come qui, esplicito, di porre questioni.
questioni, queste, malinconiche, struggenti, un po’ da poeta crepuscolare.
Vero, Lucy, lì, sul versante della domanda, si esprime l’umanità. Ed è forse nella domanda che sta o piuttosto balugina trema e insomma vive il presentimento di quella verità che la risposta al più si illude di imbrigliare. La domanda può guarire il re Pescatore. Nessuna risposta.