di Guido Copes
La letteratura come noi ancora la concepiamo, nella forma libro-romanzo, mi sembra un genere morente.
Mi chiedo se nel nostro tempo frenetico ci sia ancora spazio per quegli ampi respiri che sono alla base delle grandi storie del passato. Riguardo alla mia esperienza, posso dire che da qualche tempo riesco a concepire solo storie che hanno un respiro medio o corto, e si traducono in racconti lunghi da un paio a una settantina di pagine. Sarà perché la letteratura è sempre una scommessa sul futuro e da alcuni anni ci ripetono che il mondo finirà nel 2012?… Ma se si sta svolgendo la più grande battaglia della storia, tra “innamorati dell’io” e “innamorati di Dio”, non dovrebbe essere questo il miglior periodo in cui vivere per uno scrittore?… Forse sono solo limiti personali. In effetti, devo ammettere di non essere più in grado di scrivere romanzi. Potrei farlo, ma dovrei fingere… È onesto oggi “fingere”, cioè costruire mondi alternativi, distogliendo lo sguardo dalla realtà?… Forse qualcuno è ancora capace di una “grande narrazione”, ma mi chiedo se sia giusto realizzare romanzi auto-referenziali e auto-conclusivi in una società liquida, sotto un bombardamento continuo di informazioni che rimandano ad altre informazioni; mi chiedo se sia davvero possibile portare a termine felicemente una grande storia in un mondo in cui sono stati legalizzati l’aborto e l’eutanasia, e quindi, come faceva notare André Frossard nel libro Trentacinque prove che il diavolo esiste, tutto intorno a noi abortisce o viene soppresso.
***
Ma che cosa sono i romanzi? Qual è il loro rapporto con il cinema? Come vengono fruiti dai lettori odierni (per i quali spesso identificano la letteratura)? Come vengono concepiti dai giovani scrittori? E la narrativa letteraria è solo quella contenuta nei libri? Quali sono le potenzialità e i limiti di Internet? Di questi ed altri temi parlerò, con le necessarie semplificazioni, nei paragrafi seguenti.
Il romanzo è un prodotto tipicamente ottocentesco, essendo nato con e per il borghese che, alla sera, si metteva davanti al caminetto acceso con in una mano un bicchiere di brandy e un libro nell’altra, dedicando ad esso alcune ore della sua vita.
Chi ha il tempo di leggere un buon romanzo ottocentesco oggi? Chi, per svagarsi, potendo scegliere, non preferirebbe guardare un film su Sky (l’Heaven dei nostri giorni), che, in un’ora e mezza, racconta oggettivamente meglio una storia più emozionante?
I romanzi erano il cinema di quando non c’era il cinema (ma questa definizione in parte vale per tutta la letteratura dei secoli passati). Il borghese leggeva storie avventurose e avvincenti, ma anche abbastanza raffinate da farlo sentire colto e intelligente, per compensare la piattezza della sua vita divisa tra la fabbrica e le rigide regole di comportamento imposte dal suo ruolo sociale (nel grande spettacolo del mondo).
Poi arrivò il cinema. Dopo un periodo di rodaggio con esperimenti voyeuristici, alcuni imprenditori americani iniziarono a sfruttarne le potenzialità commerciali, realizzando film per i dipendenti delle fabbriche, che potevano spendere poco, ma erano tantissimi.
Il mondo del libro stette a guardare con un certo atteggiamento snobistico, finché, accortosi che la qualità dei film cresceva insieme al loro fatturato, si mise a rincorrere il nuovo medium, copiandone il lessico, la grammatica e la sintassi. La letteratura non riuscì a rinnovarsi in modo sistematico e ovviamente non poteva competere col cinema nel raccontare storie, per cui nel giro di pochi anni capitolò, appiattendosi sotto il peso delle esigenze commerciali e delle imposizioni dei critici condizionati dal pensiero dominante marxista-nichilista. Tra le significative eccezioni voglio ricordare almeno gli scrittori C. S. Lewis, A. J. Cronin, Graham Greene, Flannery O’Connor, A. I. Solženicyn, François Mauriac, Georges Bernanos, Giovannino Guareschi ed Eugenio Corti.
Quindi ha iniziato a diffondersi come medium di massa Internet, la cui storia, in un modo o nell’altro, è strettamente intrecciata alla nostra.
Oggi Internet è uno spazio di sperimentazione per milioni di scrittori/lettori, liberi finalmente di esprimersi senza l’esigenza di far guadagnare in tal modo denaro a un editore.
I libri sono macchine quasi perfette per la lettura e quindi esisteranno finché ci sarà l’uomo, ma i romanzi più o meno ottocenteschi che ancora supportano mi sembrano ormai superati, come quei borghesi per cui erano nati. Nuove forme espressive si stanno invece sviluppando in Internet, ma pochi sembrano davvero essersene resi conto, o aver dato al fenomeno la giusta importanza. Perché i critici letterari che scrivono sui giornali non recensiscono, accanto ai libri, anche siti Internet o blog di particolare interesse?
A parte gli anziani narratori che comprensibilmente continuano a comunicare nell’unico modo che conoscono, cioè coi romanzi cartacei, è significativo che tanti giovani cresciuti con l’idea di fare-lo-scrittore-che-pubblica-libri si ostinino nel terzo millennio a cercare di raccontare il mondo, per giunta in modo artistico, rinchiudendolo in questa forma editorial-commerciale ottocentesca dell’ormai scomparsa società industrial-borghese, ulteriormente limitata dalle imposizioni novecentesche dell’ideologia.
A loro in particolare, cioè ai miei coetanei, rivolgo questo invito: volate alto! Sperimentate, osate, siate coraggiosi e aperti agli stimoli della vita! Studiate le strutture narrative alla base dei romanzi, le tecniche retoriche e le regole della lingua, poi dimenticate tutto e inventate! Non c’è niente di male nel scrivere romanzi simili a quelli oggi in testa alle classifiche di vendita, ma potrebbe essere meglio dedicarsi a delle narrazioni che fra trent’anni saranno considerate “classici”. Grazie ad Internet, finalmente, chi scrive non ha più bisogno di un mecenate che paghi la pubblicazione delle sue opere, o di un editore diversamente ma non meno interessato!…
Vorrei però anche mettere in guardia da facili entusiasmi. Internet, infatti, come tutte le realizzazioni umane, ha anche dei lati negativi.
Innanzitutto, l’apparente completa libertà di scrivere ciò che si vuole e la facilità di pubblicazione tendono, a lungo andare, ad essere deleterie per le capacità di ragionamento e quindi per lo stile.
Secondariamente, il rapporto coi lettori/scrittori è più problematico, per vari motivi che qui cerco di riassumere. Leggere sullo schermo del computer è fastidioso e non sempre è possibile stampare o far stampare su richiesta il testo. La disponibilità di un numero enorme di testi gratuiti ha portato all’eccesso la tendenza alla “lettura diffusa”, per cui capita frequentemente di scaricare e salvare un’opera sul proprio computer con l’intento di leggerla in un secondo tempo e dimenticarsene (per esprimere questa nuova realtà, a favore degli storici della lettura ho coniato l’espressione “lettura ipotetica”). Per chi pubblica su un sito personale non è facile capire quanto e come siano effettivamente letti i suoi testi, o può scrivere per anni senza mai ricevere un parere da un lettore, mentre nei blog e nei social network si rischia di perdere quel distacco spesso necessario per elaborare testi di qualità. Si va insomma affermando una sorta di “mente collettiva”, che, producendo documenti, costringerà a rivedere, se non ad abolire, il concetto di “autorialità”.
Infine, nel mondo virtuale, dov’è più facile illudersi di essere liberi, la vera libertà è una conquista ancor più faticosa. La potenziale libertà di Internet per lettori e scrittori va guadagnata giorno per giorno, innanzitutto acquisendo la consapevolezza di sé come esseri razionali dotati di capacità di giudizio, quindi appropriandosi di quegli strumenti critici che fino a poco tempo fa erano gelosamente custoditi dai critici di professione. Per questo motivo ho fondato su Facebook il gruppo “Libertà di parola (persino per i cristiani)”, il cui scopo è coinvolgere molti lettori/scrittori nel processo di presa di coscienza dei condizionamenti subiti in passato, per poter sviluppare e utilizzare al meglio le nostre capacità critiche ed espressive.
Internet è uno strumento eccezionale, ma in quanto grande possibilità ci obbliga ad assumere grandi responsabilità, se non vogliamo rovinare tutto. Solo se impareremo a diventare critici, oltre che lettori e scrittori, potremo cogliere davvero questa opportunità, forse l’ultima, per essere tutti un po’ più liberi.

Boh… Io al cimitero ci vado a trovare mia mamma, non certo quando leggo un bel libro (e ce n’è tantissimi). E per inciso la tomba di mia madre pulsa di luce, e i bei libri anche.
Cos’è ‘sta roba, Guido Copes (e chi l’ha pubblicato)? Un temino della maturità poco ispirato? Quando leggo argomentazioni così superficiali tirate in lungo in uno stile tanto immaturo e didascalico, sono le volte che il mio amato LPELS riesce a mettermi in imbarazzo. Occhio Fabry, so quanto ci tieni al blog, e anch’io: guarda che interventi così dilettantistici, con per giunta un tocco di presunzione (cfr. “per esprimere questa nuova realtà, a favore degli storici della lettura ho coniato l’espressione “lettura ipotetica””), tolgono al blog prestigio e credibilità.
Scusate, ma mi sento di sottoscrivere le parole di Lambertibocconi.
Non me ne voglia l’autore del post, non è certo mia intenzione offendere, tuttavia sono sicuro che anche lo stesso Copes potrà concordare che la lunga serie di generalizzazioni è frutto di una superficiale visione delle cose. O voleva essere un tentativo di racconto o una parte di esso e io non ho capito nulla?
Esempio:
“mi chiedo se sia davvero possibile portare a termine felicemente una grande storia in un mondo in cui sono stati legalizzati l’aborto e l’eutanasia, e quindi, come faceva notare André Frossard nel libro Trentacinque prove che il diavolo esiste, tutto intorno a noi abortisce o viene soppresso”.
Mi chiedo quale possa essere il legame fra aborto ed eutanasia, e la capacità di “portare a termine felicemente una grande storia”. Perché le evoluzioni della società (dal punto di vista di Copes in negativo) dovrebbero bloccare un possibile esito felice d’un romanzo?
Altro esempio.
“La letteratura non riuscì a rinnovarsi in modo sistematico e ovviamente non poteva competere col cinema nel raccontare storie, per cui nel giro di pochi anni capitolò, appiattendosi sotto il peso delle esigenze commerciali e delle imposizioni dei critici condizionati dal pensiero dominante marxista-nichilista”.
Con tutto il rispetto Copes, ma credo che bisognerebbe riflettere maggiormente sul senso del marxismo e del nichilismo prima di arruolarli in un confuso calderone. E lo dice uno che non è certo vicino al marxismo e tanto meno al nichilismo.
Il tema era “La letteratura in internet”.
Qual è il legame con: “Per questo motivo ho fondato su Facebook il gruppo “Libertà di parola (persino per i cristiani)”, il cui scopo è coinvolgere molti lettori/scrittori nel processo di presa di coscienza dei condizionamenti subiti in passato, per poter sviluppare e utilizzare al meglio le nostre capacità critiche ed espressive”.
Non capisco il rapporto fra la letteratura in internet e un gruppo di libertà di parola (persino per i cristiani).
Non lo so, forse sono io rintronato oggi, ma non ho capito con questo post dove si voglia andare a parare.
oltre a sottoscrivere in toto i commenti 1 e 2, mi chiedo come sia possibile scrivere, su un tema così complesso e interessante, con tanta faciloneria e scarsa informazione. Ma davvero quell’elenco che comincia con C. S. Lewis e si conclude in modo così stravagante e improbabile con “Giovannino Guareschi ed Eugenio Corti” comprende gli unici scrittori che Copes salva? Tutta la grande letteratura tedesca e russa dell’Ottocento e del Novecento, per non dire degli italiani, spagnoli, inglesi, neppure sfiorati, mah, io credo che stiamo scherzando davvero. Tolstoj, Mann e Borges erano sotto il dominio del “pensiero dominante marxista-nichilista”? Pura idiozia. (E poi cosa c’entra il marxismo col nichilismo?).
Prima di scrivere un post così male argomentato, antistorico e anche fazioso, io ci penserei molto ma molto di più.
scelgo, tra le molte, questa:
“Il romanzo è un prodotto tipicamente ottocentesco, essendo nato con e per il borghese che, alla sera, si metteva davanti al caminetto acceso con in una mano un bicchiere di brandy e un libro nell’altra, dedicando ad esso alcune ore della sua vita.”
ha ragione anna lb: sa di temino. anzi: i miei studenti si beccano qualche nota negativa se mi scrivono una cosetta superficiale come questa. chi sono i coetanei di copes? fra trent’anni, caro ragazzo, non ti leggerà nessuno, se voli “alto” così. al massimo andrai a schiantarti da qualche parte.
copes è un cognome che mi ricorda un maestro di tango argentino. parenti?
Guido è un giovane che ha bisogno di farsi le ossa: uscire di qui con le ossa rotte può essere un’esperienza utile.
imparare a difendere le proprie posizioni è il primo passo verso la maturità. costa, ma vale la pena.
molte delle affermazioni di questo articolo mi sembrano indifendibili. ma sentiamo almeno cosa ha da dire l’autore, prima di cominciare a preparare le fascine per il rogo.
buon lavoro, Guido.
Fabrizio, non si stanno certo preparando le fascine per il rogo e Guido Copes non si offenda se abbiamo (tutti mi pare finora) sferrato un attacco critico.
Vogliamo solo capire, o meglio, io vorrei capire come possono emergere generalizzazioni simili.
Sparz scrive:
Tolstoj, Mann e Borges erano sotto il dominio del “pensiero dominante marxista-nichilista”? Pura idiozia. (E poi cosa c’entra il marxismo col nichilismo?).
Come non dargli ragione?
io gli do ragione, Sulromanzo.
vediamo come potrebbe dargli torto Guido.
se non può dargli torto, dovrà rivedere tutte le sue posizioni e fare un passo avanti.
avremo fatto un gran favore alla cultura.
Insomma, nella grande lotteria del mondo – tra milioni di persone che muioiono di fame e altrettanti milioni di gente stronza, cattiva, ignorante e idiota – a un Guido Copes qualunque è toccata la rara fortuna di vincere una possibilità di ravvedimento culturale in diretta dopo aver pubblicato un’apoteosi di scemenze su uno stimato lit-blog. Vediamo adesso cosa succede, sono curiosa anch’io. Ciao Fabry, sei carino! 🙂
sì, un utile laboratorio.
anche tu, Anna:-)
ora vado a celebrare un matrimonio: speriamo che almeno loro ci abbiano pensato bene!
Mi associo al profondo imbarazzo di fronte a scritti come questo. Anche una frase come questa: “mi chiedo se sia davvero possibile portare a termine felicemente una grande storia in un mondo in cui sono stati legalizzati l’aborto e l’eutanasia, e quindi, come faceva notare André Frossard nel libro Trentacinque prove che il diavolo esiste, tutto intorno a noi abortisce o viene soppresso.” Ma che razza di pensiero è mai questo, che confusione. Voglio dire, ai bar sport d’Italia si sparano cavolato da incendiare i cieli, ma scriverne…
Cioè, passi anche scriverle, ma che un redattore si prenda la briga di pubblicarle qui sopra… Ku fu? Ki li mangiaro?
🙂
Innanzitutto ringrazio tutti i commentatori, ai quali cercherò di rispondere limitandomi al senso letterale dei commenti.
Questo articolo è stato concepito non per il blog “La poesia e lo spirito” e i suoi colti e raffinati lettori, ma per il gruppo di Facebook “Libertà di parola (persino per i cristiani)”, che, come si legge nella descrizione, è un gruppo aperto, ovvero si rivolge sia agli studenti che ai professori, sia agli ignoranti che ai dotti.
http://www.facebook.com/topic.php?uid=51724666648&topic=6097
Ingenuamente, ho creduto di poterlo ripubblicare qui con due soli cambiamenti. Il primo è stato l’aggiunta della “confessione” iniziale (la mia incapacità di scrivere un secondo romanzo superiore alle duecento pagine potrebbe aver influenzato le mie idee sul genere); il secondo la precisazione che avrei “parlato” di (non argomentato cioè, ma enunciato con semplicità) alcune mie convinzioni su temi enormemente complessi operando le «necessarie semplificazioni».
Se l’articolo è risultato comunque così deludente, ciò è da imputare sicuramente alla mia ingenuità. Nessun dramma su questo. So di essere un ingenuo. E ancora mi illudo che gli altri siano come me e come la maggior parte degli iscritti al gruppo di Facebook (miei ex alunni). Ragazzini. Bambini. Ancora capaci di accostarsi a un testo altrui con un una buona dose di fiducia e pregiudiziale simpatia. Ancora capaci di essere ironici e cogliere al volo l’ironia altrui. Come nell’espressione “a favore degli storici della lettura ho coniato…”.
Mi sembrava evidente inoltre che il ristretto gruppo di scrittori citati fosse limitato e limitante, semplicemente indicativo (ma significativo in relazione al contenuto del gruppo di FB).
Invece, riguardo al rapporto tra marxismo e nichilismo o a quello tra la legalizzazione dell’aborto e dell’eutanasia e l’impossibilità di scrivere romanzi compiuti, la questione diventa estremamente complessa (troppo per affrontarla qui, e partendo da diverse posizioni di fede). Mi limito a rispondere con una citazione dal libro di Frossard del 1978: «Da quando è stato legalizzato l’aborto, ci avrete fatto caso, tutto abortisce fra di voi: il programma comune, i progetti governativi, l’unione delle sinistre, le riforme, l’unità Europea. Voi vivete sotto il regime dell’interruzione di gravidanza generalizzata».
La mia speranza è che qualche ragazzino come me legga questo articolo e, al fondo dell’ironia e della leggerezza, ne colga il senso e si lasci interrogare dalla provocazione a inventare, a osare, a sognare. Insomma, a restare bambino anche nel mondo serio, spesso serioso delle lettere. Come diceva quel tale professore che scriveva poesie in latino. Un altro chiaro caso di regressione patologica.
Vorrei comunque tranquillizzare la poetessa mia “amica” su Facebook. Per un bel po’ di tempo non ho intenzione di pubblicare altri temini su questo prestigioso blog. Torno a scrivere su Facebook. Torno a rivolgermi ai bambini.
Poveri bambini!
Vedi Fabrizio cos’ha fatto il Copes? Non ha colto l’opportunità da te segnalata, ma si è offeso.
“Questo articolo è stato concepito non per il blog “La poesia e lo spirito” e i suoi colti e raffinati lettori, ma per il gruppo di Facebook “Libertà di parola (persino per i cristiani)”, che, come si legge nella descrizione, è un gruppo aperto, ovvero si rivolge sia agli studenti che ai professori, sia agli ignoranti che ai dotti.”
A volte gli alibi che un certo tipo di gente si costruisce sono delle “declaratio non petita accusatio manifesta”. O, tradotto in parole adatte anche a un pubblico simpatico e bambino: “La toppa è peggio del buco”.
Cioè, Copes, fammi capire: vuol dire che rivolgersi a un pubblico ampio e di vario livello culturale autorizza a dire scempiaggini??? Tanto sono dei semplici, gli facciamo uno spieghino in parole adatte a loro… (a parte il fatto che lo scritto qui sopra non è poi così semplice, tanto è confusionario e con dentro per esempio concettoni come marxismo e nichilismo, e autoroni pietre miliari del pensiero occidentale come André Frossard!).
E da questo, unito allo scatto di permalosità “allora visto che non sono stato capito e accolto con simpatia, me ne vado”, si capisce anche in questo caso che NON C’E’ PEGGIOR PRESUNTUOSO DEL FALSO UMILE.
Also sprach L.B., crociata della disfatta di tutti gli untuosi.
Passo per caso e mi verrebbe voglia (se avessi tempo) di difendere il povero Copes. Niente di quello che scrive sul romanzo mi trova daccordo, ma il misto di tracotanza e perfidia della Lamberti Bocconi (le cui capacità argomentative ho sempre trovato risibili) mi aizza.
Tranquilli, sarà per un’ altra volta.
quanto m’a(tt)izza questa donna, quanto m’a(tt)izza: ma
è dura anche per i geni organizzare una difesa d’ufficio non credendoci punto, solo per il gusto di…
@anna: ma agli *uomini* che ci fai, dimmi, che ci fai…?
smettila di essere intelligente, su! ecchediamine, non l’hai ancora capito che s’ha da annuire, scodinzolare, fr fr frrrrr! mica con tutti, per carità, ma con molti. più il loro ego (e le sperticate lodi) li tira su, e più qualcuno (una donna?) devono buttar giù.
:DDDD
Mah! Che in questo articolo non c’e’ ne’ capo ne’ coda lo sottoscrivo anch’io, ma la dinamica dei commenti proprio non mi piace. Neanche un po’. Ci leggo del livore, dell’astio esagerati rispetto all’offesa. E che sara’ mai! E’ un ragazzo che si deve fare le ossa. E allora? C’e’ bisogno di urlare in quel modo? A me pare che ci sia ben altro di cui indignarsi nel mondo delle patrie lettere…
“caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi”
è lo stralcio del lungo discorso sul side-bar del presernte sito, cui pervengo per puro caso.
Ebbene, senza entrare nel merito del post firmato Guido Copes… La ferocia di certi commenti non mi sembra coerente con i presupposti sbandierati.
Dov’è la libertà di opinione? Anche se quest’opinione non la si ritenga ALLA NOSTRA SOVRANA ALTEZZA?!
Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”.
perfettamente d’accordo con riccardo.
mah… a me sembra che qui dentro molte volte per un nonnulla x sbrani y… com’è che adesso si tira fuori la lodevolissima unica discriminante della tolleranza, cioè ciò che fa di lpels quello che è/dovrebbe essere? mi pare che si siano semplicemente criticate per l’approccio innegabilmente superficiale e per la (giovanile?) faziosità certe affermazioni di copes. fare capo alla fondamentale regola della tolleranza corrisponde a sottolineare che chi qui ha criticato il post – con ironia o asprezza – è intollerante. è probabilmente vero, in modo del tutto isolato, ma mi parrebbe più sensato, visto il tenore di certe aggressioni ben tollerate dal silenzio di molti in altre occasioni, di non alzare gli scudi.
quanto a tolleranza, anna lb ha qualcosa da dire, anche a chi ritiene che ella non sappia ben argomentare.
#19 libertà d’opinione: “sparare a vanvera” è esercizio della libertà d’opinione? no, perché, su lpels come in altri lit-blog se “critichi consapevolmente” ti mangiano a mozzichi. me lo ricorderò.
Le risposte isteriche sono molto significative.
Evidentemente, Guido Copes, con la sua intelligente ironia, ha toccato dei punti dolenti.