il nome
puoi parafrasare
questo comma
con agio sulfureo
ctonia meraviglia
crescere lievito
come un loto, fiore
che trafigge l’enigma
perché sia del nome
marca irredenta
perché sai il ritmo
di una sentenza
morte, il numero
dell’ora che rinviene
l’olocausto, tu sai
che il corpo è solo grafia
di questo arbitrio, testo
colmo dei nomi
dell’avvento, disturbo
della fede che
evacua dal confine
della carne un ossimoro
il battesimo
se tardano a degnare
amarezza al viso, le ferite
bisognerà chiamarle
a battesimo, la grana
smagliata del rimosso
spiga l’ansito del nome
quando il tempo è un credo
un’agiografia elusiva
che non piomba l’atollo
in una mappa deteriore
il feto
Morire. Infinito dove finisce
appuntata a una fissità di incerti
la legagione del fiore
verbo eiaculato da una fonte
sul prosciugare, esatto
svenire della siccità:
per un lungo attimo
la notte ti asciuga, fossile
indeducibile dalla sua pietra
cosa inerte, mio frantume
il convitto è sprangato
il confine
uretra di campo, la piracanta
emana il suo lezzo quasi umano
secondo la regola sontuosa dei corpi
ad esempio, nervoso
il corpo magro del volo
moltiplica i detti dell’ingiuria
in un crogiuolo animato
e nei rapaci, a tratti pare violenta
la chiusa dello snodo, però
immobili, così si reggono
Ma il moto verso la sponda abbiente
quella che affama il nuoto
degli anfibi, chi lo capisce?
Essi vanno oltre
il magma contuso del flutto
nella ricreazione continua
del loro corpo apicale
che indietreggia e avanza
nell’afflizione di una postura
interlocutori immalinconiti
della discontinua
improntitudine
avrei subito l’ansa
come un fatto silente
avrei appreso la laguna
come la convergenza
dell’acqua al buio
se altri moventi
se altri garanti
non mi avessero emulsionata
in una fisica dirimpetta
e io non mi fossi perfezionata
nella distanza che mi divide
una dall’altra innervata
che sloga volo e caduta.
Tutti i fatti subiti
e orditi dal corpo
mi dicono che
rimane sul polpastrello
l’impronta, più che
in questa creta
plasmata altrove

molto profonda sembra quasi un latente urlo che non riesce a scoppiare
dura levigata sentita
c.