
*Ragù
Agli angoli delle cose
Pensavi mentre giravi il sugo
Un po’ alla volta se ne andava la memoria
Come un geco all’alba nella tana
Ti ricorderò come oggi in vita
E domani vento e fiori di gerani rossi
Impazza la solitudine verso quelle foto
Come quel profumo che fa male ogni domenica mattina
Sono parole in anticipo sulla morte
Che mi vengono da un luogo angusto come il cuore
Da un dolore prematuro da un odore
Con cura asciughi le macchie silenziose
Sul bordo del lavello immacolato
Con cura riponi le stoviglie e
Aggiungi un po’ d’amore
Sai che non mi basterà questa porzione
I pugni stretti nella notte
Di una tachicardia da fumo
Di un cane abbandonato nel giardino
Di come quando ero un ragazzino
Di quando le mosche mangiavano il cortile
E il pallone correva in diagonale verso il sole
Ad ogni pasto profumato
Ad ogni età che se ne è andata
Verso casa ritorno con lo sguardo
E un ultima girata a fuoco lento
Mi dice di sperare che è lontano
Il tempo delle more e degli addii
*Cicatrice
Vorrei ferirti e subito dopo ricucirmi
Perché avrei troppa paura di vivere
Trascinato in fondo al pozzo
E sentire così uguali
La primavera e il dolore
Disperata e libero
In questo giorno che mi scivola addosso
apparente
*Autotomia
A tonino è inutile che stavi a spiegargli di tutte queste cose nuove
Non aveva il telefono e spesso neanche la luce
In tutti i sensi
sempre lì tra la vita e il vuoto
nella zona sospesa
il suo universo privo dei redenti
la voce rauca etilica
mista a sorriso e incontinenze
mentre correva intorno ai polli nel cortile
mio padre era il suo medico
e gli voleva bene
poi l’ho perso di vista
o forse ho solo smesso di guardare
me lo ricordo però mentre faceva il lupo
o i tuffi dentro l’acqua
era in perenne attesa
come una pianta, una malattia
aveva le sue idee sull’elettricità
e la materia
una volta mi raccontò qualcosa
su una buona poesia
e come raccogliere una viola
senza dubbio una bella giornata
una volta poi in un sogno
parlammo di frontiere e latitanze
fu l’ultima volta che ci stringemmo la mano
la strada si tagliò in due mentre ci voltammo le spalle
Qualche giorno fa tornando al paese
La madre mi ha dato il suo nuovo indirizzo
Via cosi e cosi e cosi
Il cancello era chiuso
Pioveva
E non c’era neanche un fiore
* Secondigliano
Spesso il tempo passa cosi
Alle case dei puffi
Perché qui non serve la bellezza
Il dito non arriva al cielo azzurrino
Come se non fosse sabato mattina
Non c’è tempo per fare colazione
Si cercano i figli
C’è per strada una infinità di oggetti
Amuleti
Sedie sgangherate teste di bambole
bandiere di cartone con la scritta Marlboro
le gambe mordono l’asfalto
demoni offesi inchiodati in vecchi scantinati
si appartengono si sentono
la conoscenza durerà a lungo
la conoscenza non durerà a lungo
l’aria esplode vuota
come una bolla
nessuno trema per le cose perdute
e così ,così da un parrucchiere esce una donna
con i capelli bene in vista appena pettinati
domani è il mio compleanno
quest’inverno le previsioni dicono nevicherà
il calzolaio incide sul tacco
un bimbo bacia la nonna che piange
il sole s’allunga sulle carrozzine dei bambini
su un girotondo di polsi caviglie catene
si sente il rumore delle rotaie
gli occhi di una ragazza cominciano a bollire
qui tutto è possibile
un prato fiorito
una discarica
Ognuno si tiene stretta la chiave
Si arrotolano le maniche
Come fiumi si gonfiano le vene
*Lo stato delle cose
È possibile che in questa poesia tu abbia le ali
Che a Wounded Knee almeno i bambini si siano salvati
Che l’inverno non sia ancora arrivato
Che un pugnale sia solo il nome di un fiore
È possibile che almeno in questa poesia
Bohumil non abbia ancora toccato terra
(O che volesse solo salutarci)
E che in ogni caso quei cuori siano i nostri
E i campi elisi un campo di calcio
È possibile che, fosse solo per un’unica volta, in questa poesia
tesch e stabenow siano delle brave persone tutte intente
A lavorare la terra e produrre miele
Che le formiche sono ancora formiche
È possibile che almeno (dai,ti prego) all’ufficio degli oggetti smarriti
Abbiano ritrovato il mio cuore
Che a Srebenica, nello stesso cuore degli anni novanta (gli anni novanta!)
Si giochi a pallone
Che un buon soldato serva solo a raccogliere pesche
È possibile (d’altronde perchè impedirlo) che proprio in questa poesia
Tu abbia già imparato a volare, che l’undici luglio sia solo il tuo compleanno
Che non si debba aspettare la notte per incontrare ciò che e chi ci è caro
Che non ci serva né il carro né la ruota o capire perché cadano le foglie
È possibile (oserei dire ,ne sono certo) che adesso in questa poesia
Posso descrivervi la graziosa cittadina di Chelmno, e che sono lieto di presentarvi
Il buon Simon cantante popolare
O che Brodskj scriva ancora un discorso
È possibile che ancora adesso
solo in questa poesia, mentre tu ormai sai perfettamente volare
Io possa dare ancora un bacio a mio padre e mia madre
*Padiglione Granelli
Non si può decidere
Né volere né potere
In questo caso, no
In questa vita,no
In un giorno di sole
Non è bastato guardare fuori
Fumare l’ultima sigaretta
Mangiare cinque panini
O bere due litri d’acqua
Il groppo mi è rimasto in gola
Come i tuoi lividi
Come il nome di battesimo
Come un dente
Come un amico
Da cinque mesi conosci il bianco
Di un letto solitario
Come Ulisse conobbe il mare
I tuoi segni di notte sono diventati i nostri segni
E gli auguri di Natale
Quest’anno sono stati tristi come il due di novembre
In un corridoio in attesa della biopsia
Con la luce amara e soffocante di un neon ospedaliero
Al padiglione granelli, reparto trapianti
*Farfalle
Qualche giorno fa per strada ho pensato
Che non morivo da parecchio
Che da tempo me ne stavo in casa
Che al secondo piano non abita più nessuno
Che dopo l’età del ferro
C’è stato il fuoco
Sarà per quel poco di vita in più?
E mentre pensavo a tutte queste cose messe insieme
Avevo già la chiave infilata nella toppa
Stamattina sul pianerottolo c’era un tempo metrico
E le foglie risorte del ficus con acqua viva
Ho bisogno di tenerezza
E di non prendermi mai troppo sul serio
È stato il primo pensiero
E poi l’ultimo

Ho già detto altre volte a Carmine che la sua poesia ha la grandezza “delle piccole cose”.
Dalla lettura di questi versi si delinea una poetica intuitiva rivestita d’immagini e memoria che la colmano di colori, odori e sapori d’un tempo passato e vivo che le rende universali nella loro peculiare verità emotiva e soggettiva.
Poesia che non è invenzione, ma riscoperta ed offerta delle semplici cose quotidiane, dei semplici gesti:
“Con cura asciughi le macchie silenziose
Sul bordo del lavello immacolato
Con cura riponi le stoviglie e
Aggiungi un po’ d’amore
Sai che non mi basterà questa porzione”
– delle intime ed umane paure per la perdita degli affetti che hanno formato la nostra esistenza:
“….
Ti ricorderò come oggi in vita
E domani vento e fiori di gerani rossi
Impazza la solitudine verso quelle foto
Come quel profumo che fa male ogni domenica mattina”
“….
Ad ogni pasto profumato
Ad ogni età che se ne è andata
Verso casa ritorno con lo sguardo
E un’ultima girata a fuoco lento
Mi dice di sperare che è lontano
Il tempo delle more e degli addii”
***
la vittoria della memoria sul tempo degli addii, la vittoria del custodito nel cuore e nella mente, nei sensi che si riaccendono ad ogni odore, mantenendo in vita oltre il materiale i legami dell’anima.
tutto si veste di nuovo e fruibile significato grazie alla visione di Carmine poeta che coglie e ci restituisce sorrisi e lacrime in uno stato di scanzonata attesa dinanzi all’incomprensibile che incombe come un velo di malinconia per tutto ciò che la morte ha strappato senza sradicarne la radice.
***
Poesia d’impatto immediato, ricca di immagini e descrizioni, fluida e naturale, complessa e periziosamente modellata nella sua curata semplicità “artigiana”.
n.c.
Le ho lette con emozione e ti arrivi un abbraccio.
Nelle poesie di Carmine Vitale profumi, colori, immagini e ricordi si uniscono, senza mai con-fondersi, in costruzioni tessute simmetricamente a disegnare atmosfere nostalgiche.
Lo sguardo del poeta attraversa il dolore di una ferita (anche dell’anima), di una malattia, di una guerra, di uma mancanza e lo trasforma in una triste speranza.
grazie a lucifero,nadia @colpa per il passaggio in questa pagina
i vostri commenti sollevano più del vento in questa caldissima domenica di silenzio
un caro saluto
c.
è stata una giornata, calda, insopportabile. un po’ di brezza viene dai tuoi versi, vivi e sinceri, molto belli e molto veri.
Leggere “Lo stato delle cose” dopo aver appena finito di vedere “Bury my Heart at Wounded Knee” (stranamente classificato come ‘western’ su alcuni siti) ha dato un senso a una “domenica caldissima di silenzio”. Grazie
Bravo Carmine.
La tua è vera poesia di frontiera, tra luoghi opposti, tra parole lontane, tra cuore e stomaco.
E’ un poesia che colma le nostre “latitanze”.
A presto. Un saluto a Stella Maria Cofano.
PVita
Parole tese, semplici ma non banali, piuttosto essenziali.
Il tipo di scrittura che sento più vicino. Grazie.
francesco t.
@manuel un grazie vivo e sincero
@ annamaria un silenzioso e caldissimo saluto,credendo che i bambini si siano salvati
@ pasqualevita un grazie dalla mia frontiera interna resistente ad ogni latitanza davvero,di cuore
@ francescot un pò come il tuo che sento molto vicino e vero,grazie
c.
buongiorno, Carmine.
Trovo che la sua poesia sia una finestra aperta che fa entrare una brezza delicata in una stanza vuota (che è la mia vita).
Di questo la ringrazio profondamente.
@A.Jgreen sono io che ringrazio lei per le bellissime parole e lieto che queste piccole poesie portino brezza e leggere luminose gioie nella sua vita
un saluto carissimo
c.
la prima volta che lessi la scrittura di carmine fu in un commento su ennei, e da subito me n’evocò una sorta di fratellanza: non per lo stile, che è quanto di più lontano dalla mia mancanza di stile, ma sentivo quelle parole risuonarmi accanto, come se lui mi fosse davanti, e me le stesse sussurrando: ecco, è un sussurrìo la sua scrittura che sovvoce sovvoce leva alta la voce
@teq non so che dire davvero troppo buono e fratello ,è bastato una sera uno sguardo,grazie
e grazie a fabrizio che ha voluto anocra una volta qualcosa delle piccole parole che ogni tanto scrivo
c.
grazie a te, Carmine: sai quanto apprezzi.
quella dedicata alla madre è la più toccante, mostri il tuo piccolo universo dettato semplicemente dal cuore, le azioni ed i gesti, l’amore, la sensibilità che sola basterebbe, un odore, da un odore tutto segue, si sussegue, ed è un’armonica sequenza di un sentire che con abile tocco sui tasti (di uno strumento solo tuo) sprigiona il suo suono, ed è emozione.
Grazie
grazie a te carla del tuo passaggio qui pieno d’emozione
c.