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da qui
Quando ti macchiavi la camicia, prendevi la cannuccia e versavi alcune gocce di acqua minerale. Non volevo crederci, eppure funzionava. Eri orgoglioso della scoperta e ci esortavi a fare altrettanto, sorridendo. Non ci ho mai provato, quando c’eri ancora, e ora che non ci sei, le cannucce non si trovano più. Quanti tuoi consigli preziosi non ho mai seguito. Quanti pezzi di storia rimasti incompiuti o inespressi. Occasioni perdute per imparare l’ingresso in paradiso, che preparavi giorno dopo giorno, con pazienza certosina. Non sarò mai come te. Eppure mi hai dato qualcosa che non può finire, anche se sprofondassi nell’inferno. Dovessi dannarmi per sempre, mi porterò dietro il paradiso nelle gocce di una cannuccia intrisa d’acqua minerale. Un pezzo di storia diventato eternità.

E’ bello rendersi conto che la nostra storia la costruiamo noi e che non siamo degli spettatori inerti e impotenti davanti alla vita. Dio mi ha fatto scoprire che potevo continuare ad amare anche chi non sapeva riamarmi e ciò mi ha fatto sentire immensamente felice, in modo diverso, in modo inattaccabile. Perchè la gioia non dipendeva più dal contraccambio, ma dalla possibilità di esprimere il mio bene comunque andassero le cose. Questo è essere protagonisti della storia. Questo ci rende abitanti di un Altro Regno già da ora.
Non dover aspettare l’altro che ti ami… ma amare.
E comunque, Fabrizio, io ho un’infinità di cannucce nel cassetto, davvero! 🙂
Confermo che anche il profondo nord pedemontano brulica di cannucce, pertanto…
Un abbraccio,
Roberto
io cannucce non ne ho e poi non credo esistano più “quelle” cannucce…
un abbraccio senz’acqua minerale, fabry, ma di cuore.
f&r
Caro Fabrizio Centofanti, sarà che siamo più o meno coetanei, ma in qualche modo tu esprimi quella che è pure la mia memoria (condivisa) musicale: la colonnasonora cantautorale dei nostri anni giovani…ricordo che rimasi di stucco quando durante un concerto a pesaro (1986.87) de Gregori, alle insistenze del pubblico che chiedeva di ascoltare ‘La storia siamo noi’…rispose che quella canzone era stata una sua debolezza, ne era pentito… non potevo capacitarmi: una canzone che mi ha sempre emozionato, una canzone in cui mi ero sempre ritrovato…un abbraccio caro
Pezzi di storia che diventano eternità: c’è un istinto nel profondo dell’uomo, cui spesso hanno dato voce i poeti, i filosofi(fra gli ultimi Emanuele Severino), gli artisti e i mistici, che a volte sembra sussurrare proprio questo. Chissà se è vero, ma di sicuro sembrano davvero eterne le emozioni, gli insegnamenti di quegli attimi: spesso infrangono le barriere della memoria, quasi quando li pensavamo dimenticati, e ci tornano in mente in momenti inspiegabili. Ed è qualcosa di cui ci si può accorgere anche senza madeleines…
@ Manuel Cohen
Un consiglio: non prendere mai troppo sul serio le dichiarazioni degli artisti. Spesso il rapporto tra creatore e creatura è tormentato quanto quello tra padre e figlio. Tu ascolta la musica: hai il diritto di farne quel che meglio credi. Le opere non appartengono a chi le ha scritte, ma a chi le legge/ascolta/guarda ecc. ecc.
PS: o, come diceva Troisi nel “Postino”, “le poesie non sono di chi le scrive, sono di chi gli servono”
Grazie Sergio. Crescendo impariamo anche questo.
“la poesia non è di chi la scrive, ma di chi gli serve”…di fronte a un capolavoro come “Il postino” mi permetto di correggere anche un banale singolare/plurale, scusami 🙂
vi ringrazio, amici.
De Gregori si era detto pentito anche de La leva calcistica del 68, un pezzo, secondo lui, scritto di testa, a tavolino. concordo con Sergio, quindi.
sono felice della comune memoria musicale.
i vostri bei commenti mi consolano di un trauma serale: la guida liturgica mi ha giocato un altro brutto scherzo, indicando il vangelo sbagliato per domenica. altro che cannuccia, qui ci vorrebbe un cannone.
un abbraccio a voi
fabry