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da qui
Lo so che leggerai. Per questo scrivo. Ultimamente si sono accavallate molte cose, il dolore, la fatica, tutto si è depositato nel cuore e nelle arterie, fino a causare l’inevitabile black out. Troppe tensioni, troppi traumi. Così arriva, prima o poi, l’incomprensione più evidente, lo scontro più insanabile. Il silenzio. Da bambino e da ragazzo ero pieno di silenzi. Un deserto in cui sentivo la voce di Dio e del suo avversario, ed ero chiamato a scegliere, ogni volta. Il vento del deserto può essere terribile: ti scortica la pelle, t’inchioda a una sete mortale. In quel silenzio puoi ritrovare il filo, la prova chiara di un’insufficienza: non siamo fatti per la solitudine. Anche se veniamo spinti con violenza in quella direzione, in fondo al cuore sappiamo che è il braccio della morte, il reparto dov’è scritta la parola fine. Solo allora ti accorgi che qualunque cosa è meglio del lasciarsi scivolare. Che occorre alzarsi e gettare le catene, protendere le mani e bussare con forza, con tutte le forze che rimangono, alle porte invisibili del cielo.

non siamo fatti per la solitudine, è vero.
la solitudine è una prova troppo grande per un animale socievole come l’uomo.
per questo necessita sempre la forza, l’equilibrio, l’amore.
Scrivere è “protendere le mani, bussare con forza”, continua a farlo, Fabrizio.
Ma se ci prende il diavolo è meglio andare nel deserto a combatterlo, ci torneremo malconci, ma col ricordo di visioni interessanti..
Leggendo il bel post di Fabrizio, mi è venuto voglia di andare a frugare nei miei carnets di quarant’anni fa. Ho trovato un paio di frammenti di Woody Gutrie.
– WOODY GUTRIE – ALMANACCO DEL POVERO RAGAZZO –
1) Se conosci bene te stesso, conosci bene anche tutti gli altri.
2) Se ti piace stare solo con te stesso, allora hai scoperto una delle cose più belle della vita.
3) Se sei capace di affrontare i tuoi pensieri e le tue memorie, hai fatto tanta strada.
4) Eppure la solitudine è il più grande peccato, il più grande sbaglio, il dolore più profondo che si può sentire in questo mondo.
5) Ma essendo solo con te stesso, non vuol dire che sei solitario.
6) Perché la solitudine può essere anche mentale.
7) Tu puoi sentirti solo nella festa più gaia, nella più grande folla, solo fra tutti gli amici, perché gli amici, anche se sono cose di grande valore, non potranno sempre curarti delle ragioni più profonde della solitudine.
8) La solitudine è nello stesso tempo una benedizione e un’infermità.
– WOODY GUTRIE – UN PENSIERO CHE VALE RICONOSCERE –
La cosa peggiore che ti possa accadere è di tagliarti fuori dalla gente e la cosa migliore è di inserirsi direttamente nel grande fiume e sangue del popolo.
Sentire che tu conosci il meglio e il peggio della gente che ti vedi intorno e mai sentirti debole o perduto o solitario o in qualsiasi momento solo.
C’è una cosa che ti può staccare dalla gente e questa è qualsiasi tipo o specie di avidità.
Esiste un solo modo di salvarti e questo è di metterti insieme con la gente e lavorare e combattere con essa.
sebbene scorticati al vivo speriamo di ritrovare il filo, una traccia, un’orma…
un abbraccio, fabry
f&r
forse oggi si apriranno quelle porte
ciao Simone
questa era la sua voce:
Era il capocannoniere acclamato dei tornei di calcio dell’intero isolato
anche se riceveva la pensione di invalidità per totale cecità,
riusciva a spaccare il parabrezza di una macchina a mani nude senza tagliarsi,
aveva la pelle delle braccia flaccida come asfalto fuso
tutti i ragazzi non più alti di così
lo chiamavano Aladino perchè risolveva ogni problema di vita con un buon consiglio.
E’ morto straziato dal monossido di carbonio di una stufa a metano,
ha lasciato alla ex moglie una roulotte verde sbiadita e
dei cumuli di spazzatura grandi come piscine comunali.
Quando ero bambino mi ha biascicato che per innamorarsi
bisogna procedere alla molatura per ottenere una superficie liscia oppure
percorrere un’autostrada contromano in agosto.
Perché proprio in agosto non l’ho mai capito.
simone cattaneo
1974 2009
poeta
Nessuno si libera da solo
Nessuno libera l’altro
Ci si libera tutti insieme
grazie di cuore amici e scusate il ritardo, ma sono saltati tutti i ritmi, già precari, col pellegrinaggio.
Carmine, sono convinto che le porte si apriranno.
Salvatore, sai cosa penso di ogni messaggio che arriva da te: un dono controcorrente, un miracolo.
un abbraccio a tutti voi.
fabrizio
Farsi ostaggio dell’altro:
non basta condividere.
Essere solidali.
Essere con, vicino, accanto, insieme all’altro.
Farsi prigioniero dell’altro: ecco il senso che
inizia a mostrarsi.
Solo l’inizio, il resto lo farà l’altro,
e l’Altro.
l’altro e l’Altro: concordo, Enzo.
grazie.