(frottola del cainita)

Se intravedo la luna ed il castello,
ricordo pure il luogo del coltello.

Lo gettai tra roccia e spino, senza cura:
dopo il sangue e il suo grido c’è premura

di cancellare ogni traccia di ferita
e girare un nuovo foglio della vita.

E’ un libro chiuso la casa nella piazza:
del mio nemico cancellai la razza.

Ora, a chi passa innanzi, tutto tace
su quella sera da bestia rapace.

Più non ricordo per cosa alzai la mano
e la premetti con la lama da lontano

sul padre, sulla madre e sulla figlia,
purgando il borgo da quella famiglia.

Ora ritorno, con l’accento straniero,
e ritrovo il paese vuoto e nero:

se ne parlò, nel bar, di quel delitto –
ora è silenzio, anzi, il locale è sfitto.

4 pensieri su “(frottola del cainita)

  1. nadia agustoni

    “Non ricordo per cosa alzai la mano”

    Una poesia così sciolta e bella per una storia che pulsa.
    I versi sopra a farci pensare a cosa è la vendetta.

    Grazie e un caro saluto Enrico.

    Rispondi
  2. Giorgio

    Bella, Enrico, leggendola mi paiono contigue la ricerca sul linguaggio di “Lumina…” e questa sorta di ballata popolare.

    Rispondi
  3. enrico de lea

    Un fatto di sangue a Savoca (ME), divenuto mitico: la banalità del male, del delitto.
    Forse anche il fascino di esso, a riprova di quanto, laicamente, sia “umano, troppo umano” il male.

    Ciao Nadia e Giorgio , un qrazie per la vs. sempre pertinente e simpatetica vicinanza…

    p.s. Giorgio, ricevesti il libro? (se no, mandami mail con indirizzo). ciao

    Rispondi
  4. Giorgio

    Ciao, Enrico, ho ricevuto, ti ringrazio, e ne sono contento. Ti scrivo presto.

    Ciao, e buona domenica.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *