Non hanno più vino

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=KTRSVmxiLoQ]

da qui

Ennesimo matrimonio, questa volta all’aperto. Siamo d’accordo per le sedici, ma in sacrestia risulta alle sedici e trenta. Non c’è anima viva e bisogna ancora sistemare tutto. La sposa, friulana, arriverà puntuale, sarebbe un trauma se trovasse questa scena. Come uscirne? Ci impegniamo tutti disperatamente, compresi lo sposo e il celebrante, cioè io. E’ la prima volta che, fuori parrocchia,  preparo un matrimonio prima di presiederlo: una strana sensazione. Mi viene da pensare all’insensatezza dei ruoli definiti, all’idea inveterata che ognuno debba fare la sua parte. Il segreto della vita è fare anche la parte degli altri, quando il mondo è in ritardo. Come accadde in quell’ennesimo, sgangherato matrimonio celebrato nella città di Cana, tanti secoli fa.

14 pensieri su “Non hanno più vino

  1. lucy

    così sgangherato che diede inizio alla storia più pazza del mondo.
    non ci dovrebbero essere ruoli, tutti dovremmo fare tutto, dal momento che l’altro sono io.
    ma siamo limitati e paurosi e ci rintaniamo nelle comode gerarchie.
    mi è piaciuta l’interpretazione, non ricordo di chi, delle nozze di cana qui su lpels. una madre rompini, anche se è la madonna, e un figlio che sbuffa – ma guarda che mi tocca fare! – anche se è cristo.
    ma poi il figlio capellone si diverte: fa un atto di prestigio per far felici tutti, soprattutto quella stressina di sua madre. e la storia inizia, all’insegna della gioia, dello scherzo, dell’amore.

    Rispondi
    1. fabrizio centofanti

      l’altro sono io: hai detto tutto, Lucy, grazie.
      don, lascio da parte i miei tentativi di resistenza all’americanismo (i matrimoni all’aperto sono proibitivi per più motivi, come sai, oltre al fatto del tempio. comunque questo era accanto alla chiesa), e mi tengo il bene della disponibilità.
      un abbraccio
      fabry

  2. villa grancassa

    “fare la parte degli altri” è una tentazione fortissima alla quale cerco di resistere. Per estrema fiducia… negli altri, che non sono me, ma spero … come me.

    Rispondi
  3. f&r

    con Lèvinas credo che l’altro sia un abisso insondabile, misterioso, non assimilabile, non riconducibile a me e per questo che sia ancora più importante, riconoscendone l’alterità assoluta e irriducibile,superare l’ostacolo del ruolo, farsi incontro, tendere la mano.

    un abbraccio, fabry

    f&r

    (ps: io abolirei veli, strascichi e carrozze, almeno per le nozze cristiane, quanto al banchetto … dovrebbe essere per i poveri e gli abbandonati … ma vabbè è un’idea non contagiabile, credo:-)

    Rispondi
  4. beppecucchi

    Caro Fabrizio,
    tu non mi conosci, ma io sì!
    Ti scrivo qui nel blog, perchè non ho trovato una mail privata a cui scriverti.
    Sono ormai mesi che seguo i post che pubblichi in questo blog.
    Non mi ricordo nemmeno come ci sono arrivato a questo blog, ma poco importa.
    Quasi quotidianamente, dopo aver letto la posta e visto le notizie del giorno non riesco a trattenermi dal visitare questo blog.
    Devo dire la verità: non sono un grande appassionato di poesia e leggo quasi esclusivamente i post tuoi e di Vito Mancuso.
    Dopo la lettura dei post e dei commenti dei tuoi amici, mi sento un po’impiccione.
    So tutto di te: delle tue vacanze, dei matrimoni che celebri, dell’amico prete a cui sei molto legato, dei tuoi sfoghi e delle tue debolezze, etc..
    Mi sembra di essere un “grande fratello” che ti spia.
    Mi stupisco sempre della sintonia tra i miei pensieri e quello che scrivi.
    A volte i tuoi post confermano i miei pensieri, altre li anticipano e li “correggono fraternamente”.
    La musica e gli spezzoni di film spesso sono più eloquenti delle parole e la sensazione di “collaborare insieme ad uno stesso disegno” e’ grande.
    E’ un esperienza un po’ strana per uno come me che ha 43 anni e 4 figli. E’ la prima volta che mi capita di scrivere in un blog e non conosco bene neppure quali icone cliccare per non perdere tutto quello che stò scrivendo.
    Mi sono deciso a scriverti perchè ormai ti considero un “grande fratello” e un amico (nella Chiesa?, in Cristo?).
    Sono giorni tristi, l’azienda in cui lavoro ha deciso di chiudere. Ho avvisato tutti i miei amici “in carne ed ossa”, pensavo fosse il momento di avvisare anche te.
    Ciao
    Beppe Cucchi
    [email protected]

    PS
    Se ti interessa sapere un po’ di piu’ della mia situazione, ho scritto una lettera ai giornali locali e l’ho pubblicata qui http://beppecucchi.wordpress.com/

    Rispondi
  5. Fabrizio Falconi

    Innanzitutto, la mia personale solidarietà, non formale, ma umana, di padre, di uomo, a Beppe Cucchi. Il suo commento, qui sopra mi ha veramente toccato. Capisco il dramma e la disperazione di chi vive questa situazione e di chi deve oltremodo lottare anche contro chi questa situazione ignora, o addirittura contesta come non vera.

    Poi, per Fabrizio: lavoro, per fatalità, accanto a una delle chiese più gettonate di Roma, di quelle ‘scenografiche’ che piacciono tanto alle coppie e a quelli, tanti – fotografi, arredatori, addobbatori, autisti di macchinone assurde, carrozze, ecc… – che ci speculano. Insomma una specie di matrimonificio, che lavora 365 giorni all’anno (anche al freddo di dicembre).
    E ti assicuro che lo spettacolo è piuttosto deprimente. Mi sembra che in queste cerimonie, molto spesso, del contesto religioso non freghi nulla (o quasi) a nessuno, dei convitati e spesso anche dei futuri sposi.
    Si sceglie una chiesa in pompa magna per fare figura, e questo giorno diventa una messa in scena, dal rituale che si ripete sempre uguale. Senz’anima, senza nessuna presenza di Spirito, mi sembra.
    Piuttosto, anzi, con manifestazioni sempre più esuberanti (lancio di mortaretti, palloncini, cori da stadio..ecc…), insomma, non ti invidio nel tuo ruolo di celebrante, Fabrizio. Bisognerebbe ritornare, tutti, ad una maggiore sobrietà, anche consona ai tempi che stiamo vivendo, e alla situazione che Beppe Cucchi descrive così amaramente nel suo blog.

    Grazie.

    Rispondi
    1. fabrizio centofanti

      ringrazio Fides, con la quale concordo.
      Fabrizio, io dico sempre di ignorare e combattere la mercificazione del matrimonio, che rischia di trasformare in business uno dei legami più sacri dell’umanità. per questa ragione, da tempo, mi rifiuto di celebrare matrimoni fuori parrocchia, salvo casi eccezionali. l’esperienza più bella è stata quella di una coppia che ha deciso di fare semplicemente un brindisi alla fine della celebrazione.
      Beppe, come ringraziarti? mi piacerebbe che scrivessi un testo da pubblicare qui da noi. se vuoi possiamo prendere quello che si trova nel tuo blog. vorrei poterti aiutare in qualche modo, anche solo facendo conoscere a più persone possibile la situazione assurda in cui vi trovate.
      fammi sapere.
      un abbraccio
      fabrizio

  6. Stella Maria

    E’ bello sapere che c’è un altro sempre pronto a trasformare l’acqua in vino.
    Non importa se poi si scoccia un po’ e pur sbuffando si muove perchè sa che alla fine la gioia di chi non ne ha comprato a sufficienza, lo ripagherà. L’importante è che lo sposo e la sposa non se ne approfittino:-)
    Confesso che dopo il post di Beppe non è facile scrivere commenti, posso solo augurare a lui e a tutti gli altri colleghi di incontrare presto una mamma un po’ rompina con un figlio un po’ infastidito ma obbediente.
    stella

    Rispondi
  7. valeria

    è bello sapere che si parla della nostra vita, e che anche per noi c’è qualcuno che approfitta della nostra, imperfezione, per entrare nella nostra vita e salvare la festa.

    Rispondi
  8. robertorossitesta

    Per alcuni di noi vale il principio: “non conta il già fatto, ma ciò che resta da fare”, e beninteso lo fa, rinunciando alla paga e al riposo.
    Gli altri guardano in silenzio, al più celando un brutto sorriso, e restano a poltrire.
    A ognuno il suo stile, il suo destino.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *