E come potevo biasimarti

di Andrea Margiotta

a Rebeca Linares

E come potevo biasimarti
se non volevi finire cassiera
in una qualche bottega profumiera
a Barcellona

a darla a vita, magari, a qualche spagnolo ottuso
e qualche amante di facile uso …

No, non lo poteva accettare
il tuo cuore da star, Veronica detta Rebeca,
nome corto e intenso, come dicevi …
E così anche tu hai trovato la tua America,
nella tua logica che non fa una piega:
“mi piace il sex” –
dici – “mi pagano
e pure mi diverto!”

E allora: che la pax
sia con te, splendida creatura
con gli occhi della notte più scura
e luminosa …
E cosa sogni?
Una casa per te, una macchina nuova,
e un’altra casa per la famigliola?

Ma se guardo la tua alta bellezza
che cela come una strana tenerezza
penso come sarebbe immenso
se quella tua furia da pantera in foia
si convertisse in amore e amore …
E se quell’ amore si unisse alla bellezza
come i fiumi alla musica del mare …

Se tu, regina della notte,
tu bambina basca e catalana
e un po’ americana,
diventassi un angelo
per incendiare i nostri petti di fuoco
e rinfrescarli col tuo dolce vento …

8 pensieri su “E come potevo biasimarti

  1. andrea margiotta

    Tornando da un posto molto interessante ed esotericamente stimolante (e don Fabry sa perché non mi nego a posti esoterici in questo periodo), mi sorprendo felicemente della pubblicazione di questo testo, grazie alla gentilezza e alla sensibilità di Fabrizio …
    Permettetemi solo di allegare due righe di commento al testo inviatemi da Giuseppe Conte (che io considero un maestro e il miglior poeta italiano nato negli anni ’40 e responsabile della collana poetica di Guanda)in una email aperta questa notte:

    ” Carissimo,
    ottima la poesia che mi hai mandato. Nuova. Fresca. Appassionata e giocosa, sorprendente come la consonanza sex-pax, magistrale …”

    Un abbraccio a don Fabrizio

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  2. zingonia

    bella poesia. bel messaggio. mi fa sempre piacere leggere i tuoi versi. mi piacciono molto le tue poesie d’amore o, meglio detto, di ricerca dell’amore. amore salvifico? è lì dove trovo che tu esprima al meglio la tua dolcezza e la tua sensibilità.
    z

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  3. marino magliani

    La poesia mi é piaciuta parecchio. Davvero bella, felina e basca.
    Peró, via, che il poeta faccia seguire marchi di garanzia citando da mail, da queste non si usa.

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  4. andrea margiotta

    Caro Marino,

    una volta il grande Giovanni Testori (conosciuto anche se non frequentato come Luzi o altri) ha detto: solo chi non ha tono non cade mai di tono …
    Sì, non si “dovrebbe” fare, dici bene, ma ormai … Colpa di un ottimo Barbera che avevo “fatto mio” poche ore prima e della ferinità e passionalità del mio carattere e dell’atto di aprire l’email di Conte (che tu conosci, penso) nello stesso momento in cui vedevo il mio testo qui … Due cose che mi hanno fatto piacere, così come il tuo sincero apprezzamento …
    Ma nessuna, proprio nessuna intenzione di attestare marchi di garanzia, figuriamoci! (infatti, uno potrebbe anche non essere in sintonia con il poeta ligure – e, come sai bene, ce ne sono – e il “marchio” mutarsi in un boomerang) …
    Semmai, volevo rimarcare schiettamente una mia affezione particolare e stima al poeta de L’oceano e il ragazzo e de Le stagioni ecc. ecc ed esplicitare una certa linea di tendenza o una delle possibili ascendenze …
    E dare una minima informazione in più, un parere stringatissimo e veloce – non del primo pirla in circolazione o di qualche opinionista da tv trash – ma di uno dei maggiori poeti italiani viventi, già “storicizzati” …
    Considera che non esistono solo lettori “smaliziati” come te – che sei uno scrittore e pubblichi da Longanesi – ma anche passanti, curiosi ecc. ecc.
    Il popolo della rete è variegato …

    PS Auguri per il tuo libro nuovo: lo leggerò, non solo da poeta, ma con l’occhio dello sceneggiatore di cinema …

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  5. marino magliani

    Caro Andrea,
    sí sono amico di Giuseppe Conte
    e lo stimo moltissimo.
    Un augurio anche a te, per tutto, in attesa di altre tue pantere.

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  6. claudio damiani

    ciao Andrea. Mi piace la deviazione, il brusco cambio di rotta che sta dentro. Fino a metà è satirica, poi entra una riflessione e vira bruscamente in un cielo calmo e terribile. La mano di chi scrive è forte sul timone e sfida la tempesta dei sensi, il fortunale dell’amore.”bellezza e onestà in un congiunte / chi vide mai?” diceva Petrarca, e penso a Properzio, alla vanità di Cinzia, a cosa sarebbe per tutti noi anche solo immaginare la bellezza congiunta alla pace.

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