Un’improvvisa compassione

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da qui

Avrei molto da ridire su consacrati tagliati per ben altro, ministri che non trovano il tempo per il minimo impegno pastorale, catechiste pronte a difendere le false vittime di turno. Avrei da scomunicare e denunciare, ma sarebbe vano. La catena del male va arrestata, anche a costo di restare schiacciati da un meccanismo mostruoso d’ingiustizia, arrivando a dubitare di qualsiasi verità. Qualcuno vede. Potrei dire: prende nota, fa pagare lacrima per lacrima, ulcera per ulcera. Ma forse neanche questo è esatto: lo sguardo cui non sfugge nulla è sempre in attesa di una svolta, di un’improvvisa, magari tardiva compassione.

8 pensieri su “Un’improvvisa compassione

  1. Stella Maria

    Chissà se la compassione è tardiva oppure è un infinito amore e pazienza che attende sempre fino all’ultimo momento dando un’opportunità per perdonare. e non c’è nulla di più bello del perdono e questo Lui lo sa e non può farne a meno, neanche noi in realtà, quando abbiamo imparato a perdonare.
    un abbraccio

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  2. la funambola

    questa sera ho acceso la tivvù
    non posso non guardare, ogni tanto, quello che ho scelto di spegnere
    mi sono soffermata su un canale di b
    chi ha incastrato peter pan
    è uno spettacolo pornografico e le vittime sacrificali sono i nostri bambini
    piccoli ometti piccole donne sotto lo sguardo “orgoglioso” dei padri e delle madri
    fieri che i loro bimbi non facciano i bimbi, fieri di averli traditi,fieri di aver tradito quel bambino, quella bambina che sono stati
    e chi può mettere in dubbio che questi uomini e queste donne non amino i loro figli?
    chi può mettere in dubbio una cosa simile?
    io lo metto in dubbio, io mi arrogo il diritto di avere questo dubbio
    questo è amore?
    io mi investo di autorità nell’affermare che questo non è amore
    questo non è amore
    e loro, i nostri bambini, ci mandano messaggi struggenti, ci supplicano di risparmiarli, ci chiedono con gli occhi innocenti:
    perchè papà? perchè mammma?
    in quel teatro tragico nei quali sono costretti a recitare e
    ad imparare presto e bene la parte
    se non si vuole essere semplici “comparse”
    nella giungla della vita
    come se la disegnano i grandi
    che hanno tradito, che hanno rinnegato il ricordo di una felicità immemorabile, che hanno abdicato alla vita.

    ma noi ci indignamo, ci commoviamo, ci autoassolviamo
    per i bimbi affamati, per i bimbi massacrati dalle guerre, stuprati, assassinati, schiavizzati, drogati, mutilati, per sempre.
    è incredibile come possiamo vivere con accanto queste piccole ombre che chiedono risposta!
    è incredibile che si possa ancora parlare, che si possa ancora balbettare, se non parole di sgomento
    questa è “consapevolezza” evidentemente inconsapevole!
    ma i nostri figli, i nostri di figli sono fortunati, i nostri sono salvi, i nostri figli diventeranno come noi, come potrebbero essere “altro”?
    ecco fabri
    io, non ostante questa vertigine
    io voglio credere
    a quello sguardo
    cui non sfugge nulla
    sempre in attesa di una svolta
    di un’improvvisa
    magari tardiva
    compassione

    commossa ti abbaccio

    la funambola

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  3. la funambola

    “l’essere davvero solo
    non è quello abbandonato dagli uomini
    bensì quello che soffre
    in mezzo a loro
    che si porta dietro il suo deserto
    nelle fiere
    e sfoggia i suoi talenti
    di lebbroso sorridente
    di commediante dell’irreparabile
    ma
    la vera eleganza morale consiste nell’arte di travestire la propria vittoria in sconfitta”
    e noi
    immobili sulle opposte rive
    intrecceremo tuttavia i richiami

    intrecceremo richiami intrecceremo richiami intrecceremo richiami intrecceremo richiami intrecceremo richiami…
    grazie
    la funambola

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