Le strade di Padova, nottetempo, respiri
Edifici e pietre respirano – attraversano;
l’aria tardo autunnale delle strade
cittadine – umidità affuligginata.
Sotto i colonnati portici e sulla
piazza di qua e là irregolari
sampietrini – frettolosa quiete, fin
sulla gradinata – ed inquietudine.
Compagnia fluida e fusa di
gangli ed entangli, leggére
menti – alta piena ebbrezza.
Comunanza di vedute, ironia.
dominante – autoironia. Respirando
dentro e fuori gli uni degli altri
le dense essudate sillogi
d’eterei fonemi e fumi. Riflessi,
riverberati suoni, replicati
argomenti – smussati, malleati
buoni –mentre le strade sono
percorse ancora una volta in
una tarda brumata – quasi
britannica – sera di novembre.
Si scuote la città e freme nelle nostre
intersezioni vocali ed onniavvolgenti,
pervasive suadenti corporee
esalazioni, intense –
intese o meno.
*
Sciacquerò il tuo male con il mio spirito
via da membra e da linfe, ti tratterrò;
diluirò i grumi che si ammassano
cupi, ed annodano e soffocano
flussi suoni sentire.
Ed il salso fresco dell’oceano
griderà attraverso il mio corpo
reso legno/ottone, gola/gorgia,
corroderà e spirerà furente d’alghe
per spalancato dotto/trachea.
Spira vento salmastro forte e
corrodi via il male. Tutto in ordine
oramai – ecco il momento –
freme l’essere là sul bilico;
ottuso lucore, nitore adfari afasia,
orchestre afone, toni di membrane
vibranti, scaturir di affastellato
caos.
*
Gli occhi di Cioran
Assisto lucido – emiplegico –
alla pira del mio volere.
Attizzo invano fuligginose
sparse braci. Mai metterò a tacere
questo spiacevole brusiare
che è la mia parte intera.
Veglio d’insonnia sulle mie assenze,
attonito scialacquo vita:
non c’è memoria di
disperazione, laddove
la s’intendesse
come poi di
speme.
Allorché ogni evento tende
a configurarsi come bagliore,
scaturigine di singolarità ?? ,
incessante fluisce le prece
all’ottundimento benefico – salvifico –
precario refrigerio, e momentaneo:
mesto pacifico resistere
d’incandescente filamento rameico.
Quasi francescanamente, mi aggrappo
A tutta questa iuta, questo sacco,
questi stracci, questa rogna:
la riconosco, mi riconosco,
e silenzioso incanalo il corpo
nel mercantile moto viscoso;
non mendico, non bramo,
formulo ipotesi di equilibrate
condivisioni. E guardo
incessantemente
e sguardo.
Alessandro NARDUZZO
POESIE PLASTICHE
Joker 2008
