Una questione di vita o di morte. I romanzi di Franz Krauspenhaar mi hanno sempre dato questa impressione. Che essi siano, letteralmente, una questione di vita o di morte. Non che parlino di, alludano a, ma che lo siano proprio.
Sia per il loro contenuto che per la lingua con cui questo viene espresso. I romanzi di FK, da Avanzi di balera a Le cose come stanno (per me uno dei più bei romanzi italiani quantomeno del decennio appena concluso) in poi sono la registrazione distorta di una energica necessità di esistere. Necessità che sembra si debba coniugare attraverso il suo opposto, la morte, in una dialettica bugiarda, istrionica, in cui i bisogni si mescolano in una mistura diabolica ma vitale (quali sono in definitiva? farcela? farla finita lì? eludere la paura, affrontarla a viso aperto? L’ultimo libro di FK, L’inquieto vivere segreto, suggerisce una risposta, ma chissà se è quella giusta).
E cosa altro è l’uso della seconda persona (con la quale è scritto il romanzo), se non il tentativo di separarsi da sé e al tempo stesso includere? Un altro incontro di opposti, quindi, tutto e niente che si danno del tu.
Il tu è il pronome della relazione e della solitudine, dell’amore e della follia, il pronome con cui ci rivolgiamo all’amato e a noi stessi (penso a Robert De Niro in Taxi Driver: “ma dici a me? con chi stai parlando? dici a me? non ci sono che io qui…”), il pronome del dialogo, quindi, e del soliloquio.Partiamo dall’inizio. C’è un uomo, cui il narratore dà del tu. Di mestiere fa lo scrittore. Di successo. Ha perso la moglie. Nel senso proprio: è scomparsa. L’uomo sospetta del figlio e della sua bellissima moglie, di cui è stato o forse è ancora segretamente innamorato: l’hanno uccisa. Non ne sa immaginare il motivo, e tuttavia ne è sicuro.
Il tu del libro è un uomo realizzato, ha ottenuto il successo come scrittore, frequenta la crème rancida della ricca provincia lombarda, ma è un depresso “carrierista in disarmo”. Sia che scelga di vivere a Odiate sul Serio (calembour in pieno stile Krauspenhaar), o a Milano, deve comunque fare i conti con un sentimento di deprivazione di motivazioni, di distacco emotivo. Viene dalla Germania (da Hübschenhausen, la stessa cittadina di Le cose come stanno), che non rimpiange, ma dove torna, per ritrovarsi, nell’epilogo del libro.
Presente, tematizzata, presa per il collo e temuta, irrisa e sofferta la morte sembra essere il leit-motiv delle opere di Franz. La morte drammatica del padre (già raccontata nello spietato Era mio padre), ripresa in questo libro come un legame necessario per far sì che il romanzo cresca nella linfa della verità per poi essere lasciato libero di andarsene in giro nei vicoli della finzione. La morte della moglie dello scrittore, immaginata, quasi desiderata. La morte del fratello che si è buttato giù dal ponte di Hüllsiepen, dove lui si ritroverà dopo aver scoperto la verità sul conto di sua moglie, e dove deciderà di accettarsi, in un tenace impulso alla vita. Soccombere o sopravvivere? E’ la stessa cosa? In questa vita declassata a mera forza che si oppone al corso naturale delle cose che soccombono si intravvede uno spiraglio: quello che definisce la propria vita come un atto di orgoglio e di resistenza.
E poi la “morte civile”. Quel nauseabondo putridume sociale che ci circonda, la ricchezza sconcia e priva di qualsiasi ideale, persino quello della ricchezza stessa, sembra. Una logora ronde che punta diritta all’autodisfacimento, salvo far ricorso alle mani sante del chirurgo plastico per metterci una pezza. Questo il contesto del romanzo, il mondo raccapricciante privo di qualsiasi felicità, da qualsiasi punto di vista lo si osservi.
Eppure il primo ed evidente strumento di riscatto dalla morte è proprio la scrittura.
La generosità della scrittura di FK non tradisce mai. Scrivere è sviscerare, è l’atto vitalistico e forse salvifico che risolve il conflitto con la memoria e i drammi della vita. Che con la sua energia da noir senza detective e colpi di pistola, scioglie l’aporia della testimonianza: quanto di autobiografico c’è nelle pagine? Non importa, ci dice il testo, vivo, amaro e sempre folgorante, eppure la vita è lì, quasi a intorbidare il senso invece che a dipanarlo, ma è una faccenda privata che non dovrebbe riguardare il lettore.
E neppure l’amato-odiato figlio dello Scrittore che, invece, armato di matita blu, sottolinea, nei libri del padre, ogni errore/orrore esistenziale, ogni lapsus, ogni sbandata, come se i suoi scritti fossero confessioni a voce alta. E lo fa anche quando si troverà a dover ascoltare gli ultimi racconti del padre, legato e imbavagliato (in una sequenza dai sapori tarantiniani) e l’unico commento che riuscirà a fare sarà modulato sul personalissimo conto in sospeso con l’esperienza biografica del padre, che cassa con la scaltra ignoranza dell’ultimo e più spietato dei critici letterari, quello che non perdona.
La ferocia narrativa di Franz si scontra con il suo lato oscuro della forza, e lo vince, trascinando la propria esperienza esistenziale suo terreno di un confronto aperto senza esclusioni di colpe verso il traguardo contraddittorio e sincero, leale, violento della vita.
Ancora su La poesia e lo spirito
Intervista a FK, di Marilù Oliva
Recensione di Fernando Coratelli
Su Nazione indiana
Un articolo a cura di Francesca Matteoni su L’inquieto vivere segreto, con un breve capitolo del libro e la storia di come il libro è nato e si è sviluppato negli anni.
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L’intervista di Giuseppe Catozzella a Franz Krauspenhaar (ora in PDF sul sito dell’editore, Transeuropa)

Tra nevicate e cenoni è più di un mese che non metto piede in libreria. Ma appena ci vado LIVS non me lo perdo.
Anch’io tra nevicate e cenoni è più di un anno che non metto piede in libreria. Forse sono 2 o 3 o anche 4 anni. Non ricordo bene, colpa del Capodannno e dei fumi dell’alcol, ben 25 ml di Prosecco. 🙂 Ma domani sarò costretto ad andarci: devo infatti ritirare finalmente il regalino che mi sono fatto, l’opera completa di Céline in lingua originale, poi, giacché ci sono forse, e dico forse, mi sforzerò di pagare. ‘Na botta! Ma è roba buona, da intenditori. Mica robaccia. No, niente da fare, se anche dovessi vederlo FK non lo degnerò neanche di una sfogliatina veloce veloce. Tuttavia ne approfitto per chiedere a FK quand’è che usciranno le edizioni in paperback di Cattivo Sangue e di Era mio padre. Una mia amica ha provato a chiedere le edizioni economiche in libreria ma si è sentita dire che non esistono. Io le ho detto lì per lì che ci dev’essere di sicuro uno sbaglio e che mi sarei informato. Bene, mantengono fede alla promessa e chiedo se qualcuno sa se usciranno le edizioni economiche dei due libri succitati e quando. Grazie.
Ho trovato “Era mio padre” un libro molto bello. Anch’io acquisterò al più presto il nuovo libro di Franz Krauspenhaar.
pamela