C’è tempo (ha ragione chi ha fame)

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ALqkzO_Mg4c]

da qui

Qualcuno raccomandò di raccogliere gli avanzi, perché non andassero perduti. Un valore simbolico, dice l’esegeta, nel senso che chi credeva non sarebbe stato abbandonato. Ma il pane stesso può essere un simbolo nell’unica preghiera che Gesù ha insegnato ufficialmente: dacci oggi il nostro pane, come dire, quello che basta, non chiediamo oltre. Da noi invece ne avanza a tonnellate, e nessuno lo raccoglie. Sarà un simbolo anche questo? Quale preghiera potrebbe risolvere il problema? Fa’ che i fornai di buona volontà producano lo stretto necessario, noncuranti delle smorfie dei clienti. Il cliente non ha sempre ragione. Ha ragione chi ha fame e forse non sa che in qualche posto del mondo si getta ciò che salverebbe la sua vita. Perché non ne parliamo, perché non risolvere presto questo assurdo? C’è tempo, dice qualcuno, c’è tempo.

13 pensieri su “C’è tempo (ha ragione chi ha fame)

  1. Carla

    ho sentito la notizia alla radio…
    questo è un chiaro segnale dello spreco a cui il mondo va incontro.
    bisognerebbe veramente parlarne, ma probabilmente ci sono cose che in politica hanno la priorità, come al solito.

    Rispondi
  2. f&r

    è uno spreco assurdo, una vergogna, se lo buttano via vuol dire che comunque mettono ricarichi di prezzo tali da poterci rientrare coi costi, perciò è anche pane già pagato.

    qualcuno dovrebbe muovere il deretano e cominciare a raccoglierlo e soprattutto a distribuirlo: non si può buttare via tanta grazia di Dio!

    un abbraccio , fabry

    f&r

    Rispondi
  3. elio_c

    “Come dire: ogni milanese rovescia nella spazzatura quattro etti di pane al mese.”

    Come dire 13 grammi al giorno, ovvero niente: questo è un articolo sul niente, perché sovrappone assurdamente il piano delle grandezze personali con quello delle grandezze collettive. E’incredibile che ci si rivolga all’umanità come per impietosirla, come se essa fosse fatta come un essere umano, come se essa avesse una coscienza, mentre è una super-bestia terrificante e mentalmente dissociata, ma che tuttavia ci nutre.
    Cargo Cult Economics.

    Rispondi
  4. lorepat

    Con il pane avanzato si fa il pancotto. Lo dice sempre Carlo Petrini, ma lo dice anche mia madre. Scommettiamo che anche mia nonna e la nonna di mia nonna erano dello stesso parere? Anche a casa mia si fa il pancotto, a casa mia e anche a casa di tante altre persone di mia conoscenza. Slow food a parte, io lo trovo buono, anzi buonissimo, specialmente con una spruzzata di parmigiano, peperoncino, curcuma e olio di sesamo. Ieri sera, sentendo la notizia al telegiornale, confesso di aver pensato che anche al quarto mondo potrebbe piacere il nostro pancotto. Corriere.it dice che non si può fare. Ha ragione, purtroppo ha ragione. Temo che qualcuno adesso stia bestemmiando.

    http://www.youtube.com/watch?v=hyxwuLdVOrE

    Rispondi
  5. fernirosso

    Le bestemmie sono le tonnellate di spazzatura ideologica con cui vorrebbero nutrirci dopo aver ridotto alla fame l’altra metà del pianeta in cui si addensa il più alto numero di persone, a cui hanno rubato le ricchezze del territorio che è la loro casa. Il colonialismo prima era territoriale,ora anche ideologico.La schiavitù è continuare ad ascoltare e rispettare can(n)oni secondo cui i nuovi profeti vorrebbero metterci in croce tutti.f

    Rispondi
  6. claudia

    in molti sono intervenuti contro questo ignobile spreco… speriamo che alle parole seguano i fatti

    ciao!

    claudia

    Rispondi
  7. pamela

    Credo di non finanziare e non contribuire a questo spreco se non in minima parte, perché il mio pane quasi sempre lo faccio io e qualche volta lo faccio anche per parenti e affini. Tra l’altro è molto più buono del pane in commercio, la lievitazione naturale è più salutare e sono sicura degli ingredienti. Il mio pane non avanza mai, perché si conserva per una settimana. Chi autoproduce pane, pasta, yogurt (il mio, naturalmente è di soia) e ogni altro prodotto alimentare elaborato, sa che il risparmio è enorme.
    Anni fa leggevo che anche parte della frutta viene distrutta. La frutta può costare all’origine anche solo dieci centesimi al chilo.
    C’è qualcosa che non quadra.
    Per sfuggire alle aberranti logiche del mercato, un altro buon sistema sono i GAS, gruppi di acquisto solidale, consumatori che si associano per acquistare prodotti alimentari direttamente alla fonte, cioè dalle aziende agricole.

    Nonostante faccia il mio pane partendo dal chicco di grano, non sono soddisfatta della sua qualità, perché il grano non è buono. In Italia si trova ovunque, anche nei negozi biologici, solo un certo tipo di grano, che negli anni ’50 è stato irraggiato con raggi gamma, per ottenere una pianta a gambo corto, più resistente alle intemperie. Il grano antico, cioè tutti gli altri tipi di grano coltivati in Italia prima degli anni cinquanta, finora, nonostante le ricerche, li ho trovati in vendita solo su internet, a prezzo doppio del grano italiano biologico.
    Ho letto recentemente che anche molti dei vegetali che mangiamo abitualmente sono stati irraggiati, per ottenere varietà più robuste, negli anni ’60.
    Il grano attualmente in commercio, per mia esperienza, viene disertato anche dagli insetti: se lasci un pacco di farina aperto per parecchio tempo nella dispensa, non succede niente, mentre possono venire attaccati da insetti altri cereali. Se macino il mio grano, non sento il profumo proprio della farina che sentivo da piccola nella bottega del fornaio, ma un odore al limite dello sgradevole, che viene appena corretto, quando faccio il pane, dal buon profumo della fermentazione naturale.
    Se compriamo in negozi non biologici della farina, compreremo farina più additivi, conservanti ed altro, ammessi per legge.
    C’è da chiedersi di cosa parliamo quando parliamo di pane.

    pamela

    Rispondi
  8. annamaria orlandi

    Pamela però ha ragione:io soffro di celiachia ,non posso perciò consumare il pane,forse perchè contiene addittivi che scatenano le intolleranze. Ma Fabrizio ci riporta a riflettere sullo spreco,sull’ingiustizia di un mondo dove c’è chi muore di fame,e chi di obesità.Bisognerebbe forse aggiungere che anche il nostro eccessivo consumo porta a malattie ,dette appunto da benessere.Distribuire meglio le risorse non sarebbe perciò solo giusto,ma anche salutare.

    Rispondi
  9. pamela

    Caro Fabrizio, gente che non ha da mangiare né una casa non dovrebbe proprio esistere in un paese in cui il benessere è diffuso, o almeno lo era fino ad un paio di anni fa. Le tasse che paghiamo dovrebbero servire innanzitutto a questo, ad assicurare una vita dignitosa ai più deboli. Anche qui c’è qualcosa che non torna.

    pamela

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *