Provocazione in forma d’apologo 142

In un piccolo centro c’era un emporio piccolissimo ma molto e ben fornito, tanto che persino la maggiore cliente, una raffinata cittadina capitata in quel borgo selvaggio anni prima per imprecisate vicende, al fine di compiere i suoi raffinati acquisti non trovava più alcuna ragione per recarsi nel capoluogo.

La donna aveva ottenuto di pagare le sue compere due volte l’anno, contro presentazione di una dettagliata nota da parte del negoziante; all’inizio le cose erano filate lisce, poi, dopo un primo piccolo incidente certamente genuino, era invalso l’uso che la donna, poco prima della scadenza semestrale, faceva una lieve contestazione su una fornitura, ciò che avviava un delicato ma sempre bonario contenzioso e conduceva all’effetto di rimandare sine die il pagamento dell’intero importo. Il negoziante (poiché di un uomo solo si trattava), sia che che in quella procedura scorgesse chissà quale rito, sia che senza troppo interrogarsi trovasse che le cose andavano bene così, continuava a procurarle merci rare e preziose e a presentargliele ben impacchettate e col suo migliore sorriso, senza preoccuparsi dei mancati guadagni, che compensava del resto con gli affari normali.
Un giorno, e non era mai accaduto prima, i due si incontrarono fuori dell’emporio.
“Venivo giusto da lei, devo parlarle” disse la donna.
“Guarda guarda: anch’io venivo da lei con qualcosa da dirle. Ma dica, dica pure” rispose il negoziante.
“Ecco: intanto la ringrazio per la sua pazienza e per il suo inappuntabile servizio, di cui spero di potermi avvalere ancora a lungo. E poi, volevo dirle che finalmente sono in grado di chiudere tutti i nostri conti, e di ripartire da zero.”
Il negoziante l’ascoltò con un leggero sorriso ed infine le disse con il suo tono più gentile: “Stavo venendo da lei perché sto facendo di persona il giro di tutti i clienti più affezionati. Ho chiuso l’attività, vado altrove a fare altro. Ma la vita è stata buona con me, e posso permettermi di rimettere tutti i debiti lasciati in sospeso, i piccoli e i meno piccoli. Spero che chi verrà dopo riuscirà almeno in parte ad accontentarla, come ho sempre cercato di fare io”.
La donna stette ad ascoltarlo con un’aria in cui forse si poteva leggere del dispetto. Poi però in lei dovette prendere il sopravvento dell’altro, perché dopo una specie di sospiro replicò: “Non sarà un cambiamento da poco”.
“Nemmeno per me” fece, con rincrescimento o sollievo?, l’uomo “ma in fondo problemi veri e propri non ne vedo.”
“No, problemi veri e propri certo che no” convenne lei.
“Allora non resta che darci la mano” propose lui.
E le due mani si tesero l’una verso l’altra, si presero e si lasciarono per la prima ed ultima volta.

13 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 142

  1. Carla

    “incidente genuino” è un’espressione veramente unica, aro Roberto!
    Questo racconto è forse uno dei più….
    interessanti, dal punto di vista morale intendo, mi piae quel patto stretto da due persone poste su piani opposti e paralleli che sono consapevoli che non si incontreranno mai più.

    una domanda…
    questi racconti prendono spunto da fatti reali o sono la proiezione di un tuo sentire particolare?

    Ciao Roberto, leggerti è sempre una scoperta.

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    1. robertorossitesta

      Cara Carla,
      sia che il fotografo costruisca la scena sia che la colga al volo, la scelta e l’inquadratura sono sempre sue (o di chi per lui).
      Grazie e ciao,
      Roberto

  2. lucy

    nella realtà il negoziante, a meno che non siamo nella milano del ‘700 o giù di là, ha smesso da tempo di fornire merci alla sciùra, oppure si è rivolto ad un avvocato, ad un ufficio riscossione crediti, oppure di persona fornisce una nota corredata di calcoli con percentuali di interessi astronomici nel frattempo maturati. ma, naturalmente, l’apologo dice altro.
    la vita, prima o poi, ci chiede il conto?
    non c’è “giustizia” a questo mondo?
    nostro signore aspetta pazientemente che la smettiamo di approfittare della sua pazienza e rinnova il patto costantemente anche se noi facciamo i furbi e vorremmo condurre il gioco fino all’ultimo? qui stona l’unico aspetto di un dio che ci direbbe sostanzialmente “d’ora in poi, veditela da solo, io tolgo baracca e burattini”. non mi dispiacerebbe che lo facesse, con qualcuno, una volta o l’altra. e magari si occupasse un po’ più di me! :DDD

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    1. robertorossitesta

      Cara Lucy,
      “ma, naturalmente, l’apologo dice altro”: anche se si tratta, quantunque in ben altri termini, di una prassi in uso fra persone fisiche e ancor più giuridiche; e rispetto la quale (almeno così sembra) non c’è giubileo che tenga.
      Grazie e ciao,
      Roberto

  3. nadia agustoni

    “Ma la vita è stata buona con me, e posso permettermi di rimettere tutti i debiti lasciati in sospeso”

    Beato lui, mi fa quasi rabbia.

    un saluto

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  4. robertorossitesta

    Ah, Loulou!
    Sono abituato ad arrossire davanti a uomini, a donne e ad altri animali, ma è la prima volta che arrossisco davanti a un pappagallo.
    Oppure, anche tu…
    Ciao,
    Roberto

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  5. Anna Maria

    Un meta-apologo, così l’ho letto, sul concedere e pretendere, sul sollievo e sul rincrescimento in un equilibrio che non è dato altrove. Tirate le somme, vale la pena di aver percorso sentieri non banalmente ‘economici’.

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    1. robertorossitesta

      Cara Anna Maria,
      sulla carta se bene espressi i fallimenti possono sembrare addirittura meglio dei successi. Nella realtà, quand’anche non si finisca sotto i ponti, l’amaro in bocca non passa più.
      Un saluto,
      Roberto

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