Other Signs, Other Circles

di Gianmario Lucini


Annamaria Ferramosca, Other Signs, Other Circles, Chelsea Editions, New York

Annamaria Ferramosca si mostra particolarmente attenta ai lettori di lingua inglese, con una seconda pubblicazione bilingue dopo Porte/Doors, del 2002. In questa nuova raccolta, edita dalla casa Chelsea Edition di New York e soltanto con titolo in lingua inglese, Annamaria consegna all’editore americano che intende presentarla al suo pubblico, in tre sezioni le poesie più significative, rispetto ai temi da lei prediletti, delle raccolte edite negli anni scorsi (oltre a Porte/Doors: Curve di livello, del 2007 e Il versante vero, del 1999) e una ventina di testi inediti nella quarta sezione. Ovviamente si tratta di poesie con testo italiano e traduzione a fronte, e pertanto fruibili anche dal lettore italiano (a parte la nota critica e le note biblio-biografiche che sono soltanto in lingua inglese).

Non ci soffermiamo sulle precedenti raccolte che peraltro per Porte/Doors e Curve di livello sono già commentate su queste pagine sia dal sottoscritto che da altri (vedi in particolare la pagina personale dell’autrice). Ci soffermeremo brevemente invece sulla ventina di testi inediti, scritti in questi ultimi due anni.

Annamaria sembra inserire un elemento di coesione in queste liriche all’apparenza così diverse per temi (ma non certamente per stile), ed è la proposta di una sensibilità diversa insieme a una diversa visione del mondo. Io credo che questa visione del mondo sia tipica del femminile. Quasi tutte le poesie infatti mettono in risalto questa diversità di sensibilità, nella comunicazione, nella relazione, nella scrittura, nel sentimento esistenziale, nella vita sociale e politica, nei rapporti umani più immediati, in ogni contesto preso a riferimento. Certo non è una novità nella poesia di Annamaria Ferramosca, ma è comunque un fatto da tenere in considerazione leggendo la sua opera che pertanto non ha nulla a che fare con il femminismo in senso stretto ma si inserisce nell’ambito della consapevolezza femminile in modo immediato e raffinato, con la praticità della scrittura e senza una esplicita rivendicazione in tale senso. In altre parole, queste poesie contengono forti riferimenti a una problematica femminista o femminile per il semplice fatto che sono scritte da una poeta cosciente di porsi come sensibilità alternativa e che si rivolge a un orizzonte maschile a partire da valori femminili. Infatti l’interlocutore, che viene già evocato nella prima poesia come in un proemio, è a rigore identificabile con un “voi” o un “tu” che ha bisogno di essere con-vinto in una diversa visione della realtà, una visione che i versi della poeta esprimono carica di valori femminili. Valori femminili che, come ho scritto in molti altri interventi, non sono patrimonio di genere ma dell’umanità tutta, anche se forse sono rappresentati meglio dalle donne. Per dirla con una puntualizzazione della stessa autrice, in una nostra recente discussione: “Necessità di invertire la rotta dell’attuale percorso umano, che vorrei seguisse ” i segni altri “, le vere parole della comprensione, contro ogni forma di autoannullamento, e “i cerchi altri” del costruire insieme un mondo diverso (tutto ciò indipendentemente dalla responsabilità di genere)”.

Ne consegue che, certo, gli sviluppi tematici appaiono sgombri da durezze e tensioni, ma non per questo sorvolano su problematiche cruciali nei rapporti fra cultura maschile e cultura femminile. Dunque, si tratta di una poesia conciliante ma non conciliata, un nucleo di problematiche inquiete che la rivisitazione della coscienza ha rivestito di nuova volontà di comunicare in termini propositivi e maturi, ma questo non significa la conciliazione dell’inquietudine e del disagio esistenziale di una poeta-donna in un mondo dominato dalla cultura maschile.

Ci sembra dunque di vedere e la apprezziamo nei suoi risultati concreti e nel valore aggiunto che può dare, questa vena particolare, questa sfumatura gentile ma allo stesso tempo fiera e ferma della sua poetica.

Al di là di questo filo conduttore forse nascosto ma per noi importante, si potrà leggere in queste poesie (ma questo apparirà molto più evidente) il senso di spaesamento di fronte a un mondo sempre più tecnologico, dove comunicare diventa problematico e la solitudine ci accompagna (solitudine evocata ed esorcizzata nelle ultime tre poesie) ma dove il/la poeta può trovare un nuovo ruolo, riscrivere le pietre del mondo, cogliere il silenzio “che esplode in segni”, partendo anche dal passato e stabilendo con esso diversi nessi. Ma questi sono aspetti che il lettore potrà cogliere molto facilmente leggendo le poesie della raccolta, così come potrà cogliere la sottile differenza che Ferramosca esprime molto chiaramente, fra una posizione di gratuito ottimismo o straniamento di fronte alla vita e un senso di positività che viene da argomenti interiori o da una visione calma che viene da una attenta riflessione e salva questo ottimismo dalla facile utopia e lo indirizza sulle vie del senso.

pubblicato su Poiein

da

Annamaria Ferramosca

Other Signs, Other Circles

(Altri Segni altri Cerchi)

Poesie edite e inedite 1990-2009

Chelsea Editions, New York

Series Contemporary Italian Poets in Translation, 2009

Introduzione e Traduzione di Anamaria Crowe Serrano

ISTANBUL

Se i minareti allungassero l’ombra

dipanassero fili di garofano blu

fin nei capelli

di questi sciuscià disincantati

vuoiscarpecomestellemillelire

si fermerebbe il tempo

all’angolo vergogna

dell’hotel Mercure.

Franerebbe il tempo

con ali stupefatte

sul tappeto

dei pentimenti.

E Beyoglu

risuonerebbe a un tratto

di giochi e grida

correre a rompicollo

sfidando la prua delle navi sul canale

cercare lungo i fossi

canne robuste

verdi da scortecciare

poi via sul ponte a pescare

uva di Smirne in tasca

fino al tramonto.

Vedrebbe il Corno d’Oro

ancora i suoi riflessi

nei capelli vaniglia

nei guizzi all’amo

nei lampi

dell’orgoglio bambino.

A sera affonda

il Gran Bazar dei sogni

in polpa di meduse

sultani smeraldini

come ramarri

dagrandevogliofarecapitanomercantepescatore

Sul cuscino

anice e zafferano.

ISTANBUL

If minarets lengthened their shadow

unravelled threads of blue carnations

as far as the hair

of these disillusioned shoeshine boys

comeseeyourshoesshinelikestarsforadime

time would stop

at the corner of shame

at the hotel Mercure.

Time would topple

on bewildered wings

to the rug

of repentance.

And Beyoglu

would suddenly resound

with games and cries

a boy running at breakneck speed

racing ships’ prows on the canal

searching for sturdy reeds

along the drains

green ones to strip

then

up on the bridge to fish

with grapes from Smirne in his pockets

till the sun goes down.

The Golden Horn would see

its reflections still playing

in his vanilla hair

in the hook wriggling

in the glint

of boyhood pride.

Come evening

the Great Bazaar of dreams

sinks

into jellyfish pulp

emerald sultans

like green lizards

whenI’molderIwanttobeacaptainmerchantfisherman

Anis and saffron

on his pillow.

ANCORA SIANO I SEGNI

Ancora siano i segni sulle rocce

a dischiudere il tempo

profili di guerrieri e bisonti

in corsa, sotto un piccolo sole

in forma di stella

ansanti

per chilometri brillanti di pioggia

profili di automobilisti e tir

sommersi da onde radio

vibra

un dolmen poco lontano

con forza immobile

convoca mani e rami

Tre pietre

– minima famiglia sfuggita al diluvio –

in silenzio guardarle nella notte

accostando l’orecchio al tronco dell’ulivo

sentirsi roccia linfa voce

arca approdata e fusa in terra

Ancora siano i segni sulle pagine

a traghettare il tempo: lontanissimi

lembi di cielo pulsanti sulle onde

inondano lo schermo, si raggiungono

Dammi parole dunque, e segni

piangi sulla mia spalla, o ridi

offrimi le scene della gioia

incontrami

prima che si diradi la foresta

prima che accada il nero errore

prima dell’ultima risata

(la ruota della terra

è il suo continuo ridere, convulso)

MAY THE SIGNS CONTINUE

May the signs on the rocks

continue to unveil time

the profiles of warriors and bison

are running under a tiny sun

the shape of a star

panting

for rain-dazzled kilometres

the profiles of drivers and trucks

submerged in radio waves

not far away

a dolmen vibrates

with stillness of strength

calling for hands and branches

Three stones

– the smallest family saved from the flood –

you could watch them in silence at night

with your ear against the olive tree trunk

feel you are rock lymph voice

the ark docked and fused to the ground

May the signs on the pages

continue to ferry time: far away

strips of sky beating on the waves

flood the screen, join together

Give me words, so, and signs

cry on my shoulder, or laugh

offer me joyful scenes

find me

before the forest is thinned out

before the darkness of error falls

before the last laugh

(the earth’s rotation

is its own continuous laugh, cracking up)

KAMIKAZE

Ora la notte è muta

Nell’attimo della tua scissione, nel riverbero

del rito appena consumato

udisti i venti di dio affievolirsi

i cieli chiedere solo nubi

– Estremo flashback – ti vedesti

bambino, tra mille e un fratello

porti – sempre la stessa –

domanda muta, udire

mille e una risposta

chiare, dai burka trasparenti

di mille e una madre

Seguivi il filo inconfondibile

che lega al possibile

mille e una parola

Poiché solo le parole deflagrano

abbattono muri, in cascata

crollano altri muri, avanzano

nuove ere

al passo di mille e una fiaba, vere

Eri un uomo rivoluzionato, fatto

d’erba e d’ali, di sangue, fatto

d’ogni conosciuto sangue

ibrido plurimescolato

bastardo benedetto

unica condizione necessaria

per scivolare insieme

fino alla radura sonora

dove inermi

interroghiamo la notte

KAMIKAZE

The night is now mute

The moment you ripped open, in the reverberation

of the ritual just performed

you heard the winds of god weaken

the skies ask only for clouds

– Final flashback – you saw yourself

as a child, among a thousand and one brothers

asking the same mute question

– over and over – hearing

a thousand and one clear replies

from the transparent burkas

of a thousand and one mothers

You were following the unmistakable thread

that connects to possibility

a thousand and one words

Because only words can blow up

tear down walls, other walls

crumble in cascades, new eras

advance at the pace

of a thousand and one true tales

You were a deeply renewed man

made of grass and wings, blood, a man

with every known blood type

a multi-fused hybrid, a marvellous mongrel

the only condition required to amble together

as far as the resonant clearing

where defenceless

we question the night

FORSE CON UNA DONNA

Lasciarla far luce

con le sue lanterne, vigile

sulle alte mura trasparenti

lasciarla apparire e sparire

come lei vuole

dosare i richiami

perché possa appartarsi

in qualche sua giungla di luna

Forse con una donna

disperata di te, del tuo mondo

non serve dividere corone

meglio farsi esuli insieme

navigare con lei navicella lunare

approdare su placide ginecosfere

dove lei è dispensiera

di pane e parole

Forse con una donna

sentire più spesso stupore

che istupidimento, soprattutto

quando dalle macerie risorgono

lentamente i villaggi

illimpiditi dal pianto e lei

ricomincia a parlare alle rose

Forse con una donna

ridere insieme

della tua enfasi e imperfezione

lei complice custode

di pienezza e inquietudine

del riso e del pathos

che non debordi

nel suo patimento

Ti immerge

nella morbida offerta

tu colmo di lei le correnti

inverti al tuo mare, dissenti

dal banditore che eri

(ora più aperte sul mondo le porte)

MAYBE WITH A WOMAN

Let her shine a light

with her lanterns, watch

over the high transparent walls

Let her appear and disappear

as she wishes

negociate the demands

so she can slip away

into one of her lunar jungles

Maybe sharing a crown with a woman

troubled by you, by your world

is useless

best become exiles together

sail her like a little moon boat

berth in placid gynaecospheres

where she dispenses

bread and words

Maybe with a woman

you could more often feel wonder

instead of being stunned, especially

when the debris slowly

reemerges as towns

cleansed by the wailing and she

starts to talk to the roses again

Maybe with a woman

you could laugh together

about your bravado and imperfection

she, your accomplice, custodian

of satisfaction and unease

of the laughter and pathos

you won’t spill

on her suffering

She immerses you

in her tender offer

you, overflowing with her, change the course

of the currents in your sea, giving up

the town crier that you were

(the doors to the world now more open)

NOI ETRUSCHE

da voi parole- pietra, telepatiche

perché lungo il tempo

mai abbiamo smesso di parlarci fitto

sul bordo di labbra in sorriso

coprendovi lo sposo – lui convinto –

col braccio le spalle per il viaggio

noi furtive e ironiche

abbiamo già solcato quel mare languido

nella decisione che sarà più largo e pacifico

e maternale tutto ciò che da aruspici

abbiamo divinato

l’attesa a noi si addice

e la festa, nel tempo di Horta delle messi

e di Feronia che fa correre in seno il latte

ancora per le mensa d’aprile prepariamo

l’agnello primo nato

e mandorle e miele

la danza a noi si addice, muove

solo per corde e voci, a ottundere

l’ultima eco di lame – fluttuano

ancora, agli uomini dietro la fronte –

a cancellargli il canone del rosso

rossa pelle di rosse vittorie

cantiamo il ruotare di lune

sulle ombre azzurre dei rami dei nidi

noi etrusche oggi, fianco a fianco

a liquefare il ferro delle spade

in conche d’esorcismo

e parole e parole a modellare

la vita in forme vive:

sostegni per la vigna, sedie

per i racconti della sera

WE ETRUSCAN WOMEN

from you we have stone-words, telepathic

given that over time we’ve

never stopped talking to each other intently

from the corners of smiling lips

with your husband’s arm – confidently –

round your shoulders for the journey

we, furtive and ironic

have already sailed that sentimental sea

knowing that everything we’ve foreseen

as aruspices will be wider, more pacific

and maternal

the wait suits us

and the feast, in Horta’s season of harvests

and Feronia’s that makes milk flow in our breast

once more for the April table we prepare

the first born lamb

and almonds and honey

the dance suits us, it moves

only with chords and voices, blunting

the last echo of blades – still

floating in men’s heads –

erasing the red tradition

the red skin of red victories

we sing the moon’s rotation

on the blue shadows of branches, of nests

we etruscan women today, side by side

liquefying all the iron of swords

in exorcistic bowls

and word upon word we model

life into living forms:

stakes for the vineyard, chairs

for night-time stories

UNA LINGUASILENZIO FELICE LARGA PIOVE

una linguasilenzio felice larga piove

penetra cantapetali dentro nel

dentro innocente sanguelinfahumus

permea senso senza

metallo che risuoni

da muro a muro da spina a spina

i dispersi al tocco sussultano si stringono

di fronte è la gelida notte

lontane le due torri come mammuth

emersi domani dalle nevi

ecco che galleggia sopra di me un Atlante

di sperdimento avvampa

così intensa la musica

ha forma d’arpa il telaio

tutti quei pesi di terracotta

a piombo come ghigliottine

ora stanno in levità di vibrafoni

nel primitivo piegarsi delle spighe

spose che vanno, culle

luce sul confine tra carezza e lama

abbiamo consegnato le ferite

insieme alle armi, preferito la festa

le lunghissime tavole sonore

il miele delle nozze diffuso

tornare nudi su terra nuda

farsi gola d’agnello mille volte

se occorre ancora sangue

per il gocciolio della fine

porte del mondo che ritornano alberi

città come campi da seminare

illuminati a regno piove

un silenzio-beatitudo

sonno infantile, lava che pietrifica

una fila di pietre da riscrivere

A LANGUESILENCE LONG AND HAPPY RAINS

a languagesilence long and happy rains

penetrates petalsongs inside in the

innocent inside, bloodlymphhumus

permeates meaning with without

metal that might resound

from wall to wall from thorn to thorn

dispersed people are startled by touch, reunite

faced with the freezing night

the two towers are gone like mammoths

emerging tomorrow from the snow

now the Atlas mountains float

over me bewildering, burning

the music so intense

the loom looks like a harp

all those terracotta weights

like leaden guillotines

now light as vibraphones

among the primitive bending of wheat

brides ambling, cradles

light on the border between caresses and blades

we’ve handed over the wounds

and our arms, we’ve chosen the feast

its long boisterous tables

wedding honey flowing

we’ll return naked to naked earth

be the lamb’s throat a thousand times over

should blood be required once more

to drip slowly to an end

doors of the world back to trees

cities as fields to be sown

lit like kingdoms it’s raining

beatitude-silence

a child’s sleep, lava that petrifies

there’s still a row of rocks t

Nota bio-bibliografica
Annamaria Ferramosca nata a Tricase, in provincia di Lecce, vive e lavora a Roma.
Di formazione umanistica, ma da sempre curiosa delle scienze, sceglie di laurearsi in Scienze Biologiche a Siena e di specializzarsi poi in Scienza dell’alimentazione a Roma. Scrive e legge voracemente poesia fin dall’adolescenza, ma inizia a pubblicare molto tardi, su sollecitazione del poeta Plinio Perilli, che introduce e presenta la sua prima raccolta nel 1999:
Il versante vero, Fermenti, 1999, che riceve a Pistoia il Premio Opera Prima Contini-Bonacossi
Per un’esigenza personale di elaborazione e selezione di una pur incessante produzione, la pubblicazione delle sue raccolte segue un passo volutamente lento. Ha poi pubblicato:
Porte di terra dormo, plaquette, Dialogo Libri, nel 2001;
Porte / Doors, Edizioni del Leone, nel 2002, con traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano( poetessa dublinese che da questo libro diviene sua traduttrice ufficiale) e Riccardo Duranti. Il libro riceve il Premio Int.le Forum-Fiurlini a Den Haag;
Paso Doble, Empiria, nel 2006, raccolta di “dual poems”, poesie a strofe alterne in italiano e inglese scritte insieme ad Anamaría Crowe Serrano, con traduzione inglese di Riccardo Duranti;
nel 2006 il poeta Cesare Ruffato la include con Curve di livello, nella prestigiosa collana Elleffe di Marsilio. Il libro riceve numerosi Premi, tra cui il Premio Astrolabio, e giunge finalista ai Premi Camaiore, Lerici Pea, Pascoli e Montano.
Con il suo ultimo volume antologico, Other Signs Other Circles, raccolta di poesie scelte dal 1990 al 2009, la sua poesia approda in America, pubblicata da Chelsea Editions, New York, 2009, per la collana Contemporary Italian Poets in Translation, con introduzione e traduzione di Anamaria Crowe Serrano.
Nel 2009 è l’unica italiana tra i vincitori del Premio Internazionale Nosside.
Testi ed interventi critici sulla sua scrittura sono apparsi su numerose riviste, tra cui Poesia, Poiesis, Hebenon, La Mosca di Milano, La Clessidra, L’immaginazione, Le voci della Luna, Il Fiacre, Noi donne, Freeverse, ed antologie (“L’altro Novecento”, 1999, “Appunti critici”, 2002, “Poeti italiani verso il nuovo millennio”, 2002, “Inverse”, 2006, Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea”, 2008).

Collabora con testi e note critiche a varie riviste, anche in rete. Fa parte della redazione di clepsydraedizioni.com che seleziona in anonimo e promuove in e-book nuova poesia italiana contemporanea. Nel 2009 lancia in rete l’idea di una poesia da selezionarsi in anonimo, con voto telematico aperto a tutti.

Suoi testi e note critiche appaiono on line su:

http://annamaria.ferramosca.literary.it; http://rebstein.wordpress.com/2008/03/14/

Other Signs, Other Circles – di Annamaria Ferramosca

http://oboesommerso.splinder.com/tag/progetto+lettura+55+aferramosca (con audio)

http://rebstein.wordpress.com/2008/03/14/

www.chiaradeluca.com/Annamaria Ferramosca.htm;

www.poiein.it;

www.vicoacitillo.it

http://english.chass.ncsu.edu/freeverse/Archives/Spring_2008/poems/A_Serrano.html

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