LA RAGAZZA DI VIA MAQUEDA. Intervista a Dacia Maraini

Si intitola “La ragazza di via Maqueda” (Rizzoli, pp. 270, € 18,50) ed è la nuova opera letteraria pubblicata da Dacia Maraini. Si tratta di una raccolta di racconti (alcuni già pubblicati su riviste e giornali, altri inediti) che compone una sorta di geografia dell’anima dell’autrice.
Ci sono gli anni dell’adolescenza, qui. E quelli dei grandi incontri (Pasolini, la Callas, ovviamente Alberto Moravia). Ma è anche un libro che, mescolando la pura fiction con racconti della memoria, abbraccia i “luoghi per eccellenza” della Maraini: la Sicilia, Roma, l’Abruzzo.
Il primo racconto, quello che dà il titolo al volume (un racconto lungo ambientato a Palermo), stigmatizza una sorta di doppio abuso: quello dello smaltimento illegale di sostanze radioattive e quello della prostituzione minorile. Protagonista della storia è un ingegnere palermitano, indicato con le sole iniziali: D.B.
Pur essendo un uomo onesto, finisce con il rivelarsi come una sorta di inetto. Per certi è una vittima del sistema. Una di quelle vittime, però, che non avendo la forza e il coraggio di ribellarsi finiscono, loro malgrado, per diventare parti del sistema stesso. Ingranaggi. Anelli della catena.
L’uomo si trova costretto ad apporre la propria firma su un foglio che – di fatto – (come avrà poi modo di scoprire) consente alla ditta per cui lavora di procedere allo smaltimento illegale (e occulto) di materiale radioattivo. L’ingegnere, all’inizio, tenta una timida protesta… che non sortisce alcun effetto. Poi si trova a vivere un conflitto che potrebbe sintetizzarsi nella seguente domanda: decidere di denunciare l’illecito (rischiando di perdere il posto di lavoro), oppure non reagire (essendo lui stesso, in fondo, una vittima)? La sua strada, poi, incrocia quella di una prostituta bambina. Ne parliamo con l’autrice…


– Dacia, a suo avviso, la letteratura, oggi, ha ancora la forza e la capacità di denunciare, di stimolare le coscienze?
«Lo spero, che abbia ancora questa capacità. Certo la cultura dominante è dispersiva, egoistica, nel senso che tende a esaltare le fantasie proprie senza occuparsi degli altri… »

– Chi è il protagonista del primo racconto di questa sua nuova raccolta?
«È un buon padre di famiglia, che ha una figlia proprio dell’età della piccola prostituta che incontra. Da principio pensa solo di aiutarla, di proteggerla. Ma la sua vita scivola nell’irresponsabilità senza quasi che se ne accorga. Pensa di salvare il suo lavoro e quindi la sua famiglia accettando un orribile compromesso. Senza rendersi conto che con quel cedimento ha perduto se stesso e la capacità di ragionare e decidere con coscienza.»

– È un uomo da condannare senza riserve? Una specie di “ordinario mostro” prodotto dalla nostra società?
«Non lo giudico un mostro, ma un debole. Se non fosse stato travolto da un fatto di corruzione che gli ha tolto le certezze interiori, probabilmente non si sarebbe comportato come ha fatto con la prostituta bambina. Quello che volevo dimostrare – anche se la scrittura non procede per dimostrazioni, ma semmai per illuminazioni – è che quando si cede su un principio, poi si comincia a scivolare su una china e non si riesce più a fermarsi.»

– Forse avrebbe fatto meglio a non accettare quel compromesso…
«Non ci si può aspettare che siano tutti eroi. Non si può neanche pretenderlo. Molte responsabilità, infatti, vanno alla politica e alla sua incapacità di fermare il degrado che colpisce il nostro paese. Ma i politici chi li vota? In effetti è la società intera che sbaglia. E quando un paese si sottrae alle questioni etiche, va alla deriva.»

– Ha trattato la “piaga” della prostituzione, altre volte. Nota differenze rispetto al passato?
«In effetti la prostituzione è molto cambiata nel nostro paese, ma anche nel mondo intero direi. Da professione liberamente scelta e praticata da donne maggiorenni, è diventata una vera e propria schiavitù che sempre più coinvolge minorenni. Se si pensa che un milione di italiani frequenta le prostitute, bisogna arrivare alla conclusione che questi nostri concittadini contribuiscono – ma fino a che punto consapevolmente? – alla tratta degli schiavi».

– Con questo libro torna a cimentarsi con la narrativa in forma breve. Che caratteristiche deve avere un buon racconto?
«Il racconto deve essere come una illuminazione generosa. Non c’è il tempo per stendere una trama complessa e difficile. Tutto si deve compiere in uno spazio breve e preciso. Ma la casa deve stare in piedi, nonostante sia costruita su un terreno che si conosce poco. Forse, invece di una casa si tratta di una capanna; ma deve ospitare e proteggere una intera famiglia.»

– Si dice che i racconti abbiano poco “mercato”. Lei che ne pensa?
«I racconti sono sempre stati snobbati dagli editori che li considerano “poco vendibili”. Invece spesso i lettori li prediligono. Non credo che sia una questione di moda. Dipende tutto dal libro. I racconti brevi di Carver, per esempio, sono molto amati e apprezzati. Altri racconti vengono lasciati negli scaffali.»

– Dai racconti di “La ragazza di via Maqueda” emergono figure maschili in crisi. È così?
«Sinceramente credo che anche le donne siano in crisi. Siamo evidentemente in un’epoca di passaggio in cui le certezze sono state distrutte e non si vedono nuovi valori a cui appigliarsi. Certo gli uomini, poiché possedevano, per ragioni storiche, più certezze delle donne, stanno soffrendo con maggior dolore, di questa crisi. Le donne sono abituate – per storia – all’incertezza, all’attesa, all’insicurezza, al “non potere” e quindi sono forse più preparate.»

– Qual è il ruolo della donna di oggi, nella nostra società?
«Credo che siamo in piena regressione. Dopo le conquiste del femminismo, sul piano legale e del costume, si sta cercando, da parte di una cultura attenta ai privilegi maschili, di riportare le donne in una condizione di non libertà e non autonomia. E come lo fanno? Lanciando, con potenza di mezzi, l’immagine di una donna stupida e incapace, pronta solo a usare le sue arti seduttive. Basta guardare la pubblicità o la nostra terribile e diseducativa televisione! Quando le donne non si adeguano a questo modello mediatico, vengono denigrate in tutti i modi. Per fortuna la realtà va avanti: le donne sono sempre più presenti in tutti i campi, lavorano seriamente e ottengono buoni risultati. Vedremo chi vincerà alla lunga.»

– Torniamo a questi racconti: la Sicilia, Roma, l’Abbruzzo. Racconti di pura fiction, ma anche racconti della memoria. C’è un ricordo, in particolare, che emerge rispetto agli altri?
«Non lo so. I ricordi sono come pesci nell’acqua. A volte vengono fuori a frotte, a volte si nascondono. A volte ce n’è uno che si distacca dagli altri e nuota felice nelle acque tiepide cercando il sole. Altre volte si rincorrono e giocano, ed è bello guardarli.»

Massimo Maugeri

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