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Intervista a Claudio Volpe

Intervista di Giovanni Agnoloni

– Sei un esordiente giovanissimo e al fulmicotone. Il vuoto intorno (Edizioni Anordest) è stato giudicato un romanzo di assoluto pregio e novità, e sei stato segnalato da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli al Premio Strega. Puoi spiegarci il tuo approccio alla scrittura? Da dove nasce? Dove vuole arrivare?

Il mio approccio alla scrittura nasce da qualcosa di istintivo e viscerale, da una sensazione fisica, materiale nonché dal bisogno di indagare a fondo il senso dell’esistenza umana. La scrittura è per me un dolore e al contempo un piacere oltre che mentale anche fisico. Le parole sono lì che premono nello stomaco e scalpitano per uscire, per conquistare il proprio posto nel mondo. Scrivo per bisogno. Quando mi trovo davanti a cose troppo più grandi di me, davanti a riflessioni sul senso del nostro esistere, sul dolore, sulla felicità, sento come una conflagrazione interiore, un’esplosione che distrugge al contempo crea. L’arte nasce dal caos, dalla distruzione ed è un modo attraverso il quale imparare a dominare il disordine, a dargli forma, dargli un significato. La scrittura per me ha un compito fondamentale, che è quello di costruire la civiltà. Leggere significa venire a conoscenza di diverse modalità di esistenza, significa imparare a capire e apprezzare la diversità che è ricchezza immensa, possibilità di evoluzione per il genere umano. Scrivere significa sfondare i limiti duri del vivere, significa non aver paura del mondo, delle persone ma anzi, amare universalmente. Scrivere è un modo di amare. Le parole sono amore esse stesse. Le parole possono cambiare le cose, possono migliorarle. L’arte e non la sola conoscenza, salverà il mondo. Continua a leggere

Fosco Maraini e i viaggiatori americani al Gabinetto Vieusseux

Segnalo due appuntamenti culturali fiorentini di grande interesse, presso il e curati dal Gabinetto Vieusseux.

Il primo, lunedì 18 giugno alle ore 17 a Palazzo Strozzi in Sala Ferri: un incontro con Dacia Maraini imperniato sul ricordo dei viaggi di suo padre. Titolo: Viaggiando con Fosco. Introdurrà Gloria Manghetti.

Il secondo, martedì 19 giugno alle ore 17,30, sempre a Palazzo Strozzi in Sala Ferri, nell’ambito della rassegna “Americani a Firenze”Camere con vista: gli spazi della scrittura creativa, con Gigliola Mariani.

L’innamoramento del diverso

di Gloria Gaetano

Dacia Maraini, La seduzione dell’altrove, Rizzoli, Milano, 2010

Salgo per le stradine di Erice, la bella e vivace cittadina fenicia dall’acciottolato un po’ impervio per i miei tacchi. Tra poco assisterò allo spettacolo “Passi affrettati”, di Dacia Maraini e la rivedrò dopo tanti anni, un po’ cambiate entrambe, ma con la stessa energia e volontà combattiva delle vetero-femministe. Continua a leggere

LA RAGAZZA DI VIA MAQUEDA. Intervista a Dacia Maraini

Si intitola “La ragazza di via Maqueda” (Rizzoli, pp. 270, € 18,50) ed è la nuova opera letteraria pubblicata da Dacia Maraini. Si tratta di una raccolta di racconti (alcuni già pubblicati su riviste e giornali, altri inediti) che compone una sorta di geografia dell’anima dell’autrice.
Ci sono gli anni dell’adolescenza, qui. E quelli dei grandi incontri (Pasolini, la Callas, ovviamente Alberto Moravia). Ma è anche un libro che, mescolando la pura fiction con racconti della memoria, abbraccia i “luoghi per eccellenza” della Maraini: la Sicilia, Roma, l’Abruzzo.
Il primo racconto, quello che dà il titolo al volume (un racconto lungo ambientato a Palermo), stigmatizza una sorta di doppio abuso: quello dello smaltimento illegale di sostanze radioattive e quello della prostituzione minorile. Protagonista della storia è un ingegnere palermitano, indicato con le sole iniziali: D.B.
Pur essendo un uomo onesto, finisce con il rivelarsi come una sorta di inetto. Per certi è una vittima del sistema. Una di quelle vittime, però, che non avendo la forza e il coraggio di ribellarsi finiscono, loro malgrado, per diventare parti del sistema stesso. Ingranaggi. Anelli della catena.
L’uomo si trova costretto ad apporre la propria firma su un foglio che – di fatto – (come avrà poi modo di scoprire) consente alla ditta per cui lavora di procedere allo smaltimento illegale (e occulto) di materiale radioattivo. L’ingegnere, all’inizio, tenta una timida protesta… che non sortisce alcun effetto. Poi si trova a vivere un conflitto che potrebbe sintetizzarsi nella seguente domanda: decidere di denunciare l’illecito (rischiando di perdere il posto di lavoro), oppure non reagire (essendo lui stesso, in fondo, una vittima)? La sua strada, poi, incrocia quella di una prostituta bambina. Ne parliamo con l’autrice…

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Intervista a Dacia Maraini

Una donna e un viaggio attraverso il dolore: questo il tema che accompagna il nuovo romanzo di Dacia Maraini: “Il treno dell’ultima notte” (Rizzoli, pagg. 430, € 21). Una storia che affronta gli abissi dei totalitarismi del Novecento, collegando la tragedia della Shoah a quella della rivoluzione di Budapest del ‘56. La protagonista del libro, Amara Sironi, giovane giornalista inviata nell’Est europeo come corrispondente, inizia un viaggio in treno che la porterà da Auschwitz a Cracovia, da Vienna a Budapest (nel bel mezzo della rivolta popolare contro l’oppressione sovietica). Ma il suo è anche un personale “viaggio della speranza” per ritrovare un amico d’infanzia di cui conserva le preziose lettere: Emanuele, figlio di un ebreo austriaco trapiantato a Firenze, deportato nel campo di Lodz e poi scomparso.
Ne abbiamo discusso con l’autrice.

“Il treno dell’ultima notte” viaggia tra le tragedie del Novecento: dalla Shoah alla rivoluzione di Budapest del ’56. Quando ha pensato per la prima volta di voler scrivere questo libro? E perché?
Ci penso da anni. Prima ancora di cominciare il penultimo romanzo, “Colomba”, covavo l’idea di questo libro. Appena ho finito di scrivere l’altro, ho cominciato subito questo. Ci ho messo quattro anni, ma infine ci sono riuscita. Viveva sotto la cenere da tempo. Continua a leggere