di SILVIA ROSA

(NELL’) ASSEDIO
Il battito asciutto della fuga
quando restavo immobile,
l’attrito con cui di trasparenze
innocue in una farsa
(mi) sprofondavi
nella culla -fredda- del mio nome,
a strapiombo su me stessa,
quando chiamavi l’ora
al crocevia di una domanda
d’ordine e nervatura tesa
ed erano coriandoli
al suolo appiccicoso
i miei passi inconsistenti
il fiato che si condensava
in brina di silenzi
mi si fosse incrinata appena
la corsa a spasmi di terrore
fossi caduta in un vortice turchino
che mi avesse scoperta
una falda affilata di dolore
un brano acuto di voce
-almeno uno- da infilare all’occhiello
come un bottone ricucito al varco
tra le mie ginocchia
tra l’asola stretta della bocca
tra gli schizzi di pioggia sporca
-non (c’)ero-
non c’era dove andare
nell’assedio che fin nel midollo
mi facevi tremare.
.
COME UN SEGNO NERO A MARGINE
Ha una forma irregolare
il dire
quando gli spigoli improvvisi
del Tempo
scontornano parole
e tace lo schioccare vorticoso
della lingua sul palato
come un frullare d’ali
a misurare -stanco-
il perimetro del Vuoto.
Ha un movimento in girotondo
ogni lemma, prima dello schianto,
prima di precipitare
in coincidenza del Silenzio
incrinandosi nel centro
e più dentro, nel profondo,
fino all’origine di Senso.
Il mio Corpo cede peso all’Anima
e cambia di significato e di sostanza
nello spazio del discorso
si appunta come un segno nero
a margine,
nel bianco di una pausa
muto, fugge la distanza
-annullandosi-
si fa Eterno, senza Verbo, sconfinato.
.
ISTRUZIONI PER L’USO
Spogliami lentamente
sfilami prima il nome
poi il cuore
in ultimo strappami via la mente.
Ricorda di starmi sulla pelle
in verticale
premendo come peso a piombo
tra le cosce sullo sterno
aderendo bene al solco vivo
del volto.
Ondeggia sempre dalla parte
opposta alla mia direzione,
non cedere alla tentazione
di un rotondo abbraccio
mantieni la tua forma
la linea nera di demarcazione.
Chiudi sempre ogni porta:
si capisce che se scappo
tu non puoi restare
del resto non si è mai vista
un’Ombra
senza nulla da macchiare.
.
SBAVATURA
con mani ariose che penetrano
la fessura del Tempo
e squamano ad una ad una le ore
– una sbavatura d’Eterno
che in silenzio asciugo e correggo –
disegno sul mio corpo una costellazione
una mappa per l’Infinito
la geometria imperfetta di ogni dolore
in un residuo di Cielo
incido per gioco il mio nome
.
(ANATOMIA DI) UN ASSOLO
Per sentire vivo
questo corpo
in superficie ricompongo (di te)
il muscolo contratto del pensiero
lacero l’imene del ricordo dal profondo
per il peduncolo avvizzito del tuo nome
risalgo l’occhio muto di carezze e d’ombre
impastando il desiderio fino all’argine
del fianco, che si sloga -smagrito-
in frustoli di ruggine e vocali di respiro
ma non volo
mi sciolgo asciutta
un coagulo abortito di piacere
esangue al suolo.
(Sono stanca)
La metrica severa del tuo
andare e tornare e andare
mi puntella nelle tempie
un contrappunto quest’indecisione
un tarlo fra le cosce un’effrazione
che non raggiunge l’osso molle del godere
che non mi fa venire (a te)
per quanto ripercorra con le mani pube ventre seni
al ritmo che impone la tua assenza
fino al nucleo alla molecola della Parola (quel tuo niente)
un esercizio fonetico -sì no forse- che mi arrende
e mi squaglio tra le costole
nell’inguine nell’immaginazione
ma non muoio
mi addormento fredda
vuota schiusa
in un assolo.
Silvia Rosa (Torino 1976) è laureata in Scienze dell’Educazione, scrive poesie e racconti, che ha pubblicato qua e là su riviste, antologie e blog.

bellissime.
verrà un gran lavoro…
“culla, coriandoli, girotondo”
parole che appartengono ad una stagione bella, qui usati, quasi fatti crescere “in fretta”
una poesia consapevole dei propri giorni, aperta a nuove visioni, in cammino senza false nostalgie
grazie Silvia
elina
un bel mix amaro di parolacorpo. chi scrive con tanta distillazione chirurgica può permettersi l’anima con la maiuscola!
Ad Antonio Sparzani: GRAZIE di aver dedicato tempo e attenzione alla lettura dei miei testi, e GRAZIE per aver deciso di pubblicarli. E’ un piacere e (soprattutto) un onore, per me, essere ospite di LPELS, che da tempo frequento come (affezionata) lettrice. In effetti non osavo sperare di leggere (anche) me stessa, qui. E invece.
Un regalo, davvero.
A Natàlia, Roberto, Elina e Maria Grazia: un ringraziamento speciale, per le parole che mi restituite nei vostri commenti. Sono felice che quel che scrivo vi sia in qualche modo gradito.
Un saluto a tutti
Silvia Rosa
Bellissime poesie! Come sempre mi pare prevalga nella scrittura di Silvia Rosa una padronanza tale del mezzo espressivo che ogni risorsa (fonetica, metrica, di significante) viene utilizzata per dare “senso” forte ad ogni immagine, metaforica o no che sia. La cifra maggiore dei suoi lavori risiede dunque (e vi risiede felicissimamente) nella concentrazione spasmodica con cui l’autrice arriva al nocciolo della condizione esistenziale che è oggetto del suo poetare. Nell’ultima qui pubblicata, poi, “(ANATOMIA DI) UN ASSOLO” fa irrompere nella materia poetica una corporeità così profondamente espressa, che, coincidendo con un discorso mentale, prorompe, anche, in una vitalità che sempre serpeggia come un fiore di tra le splendide composizioni di questa dotata autrice.
Stefano Rocca
Cara Silvia,
quanto uso di bisturi c’è dietro la tua poesia.
Tagli. Scorporazione – quasi. Da non riuscire più a capire dove sia finito il corpo, dove l’anima, dove la tua esistenza.
Fa male. Ma è giusto così: sei tu, la tua scelta, il lavoro ingrato di un’animacorpo che si fa parola.
Perfetta la ri-composizione.
No, non ti abbandoni del tutto. Non muori.
Vieni a noi: in assolo. Ma vieni…
Splendidi componimenti.
come sempre complimenti Silvia! la tua poesia è senza pelle e arriva come un dardo, dritto al centro. Mapi
Caro Stefano, ti ringrazio di cuore per il tuo commento, per la cura con cui hai scelto ogni parola. Mi fa piacere sapere che ciò che scrivo ha (un) “senso” anche per te :-))
Nina, non ci conosciamo, eppure quanto sei riuscita a cogliere (di me) dalla lettura di questi pochi versi! Grazie per aver (ri)percorso con la tua sensibilità le mie parole, accogliendole, come un’offerta. Per averla (ri)conosciuta tutta, quella fatica di raccontare -fin nel profondo- il dolore di una -certa- ricerca di sé,(l’)Universale…
Mapi, grazie di essere intervenuta. “Senza pelle” è un’espressione che amo in modo particolare. Carne viva. Esposta indifesa vulnerabile. Non so se si addica alla mia poesia. A me, senz’altro.
Grazie a te, Silvia.
Noi, in realtà, ci conosciamo: FB. Tra i contatti… e ne sono davvero contenta:-)
Temporaneamente ho chiuso l’account, ma tornerò la prossima settimana.
Spero di cuore che le tue poesie trovino una collocazione editoriale. Lo meriti.
Nel dolore non mettiamo a nudo la nostra fragilità, bensì la forza: è la forza del Sé nel suo magma, quando diventa Universale – come ben sostieni.
Go on Silvia! A presto…
Nina
Pârole pesate una ad una per dei versi precisi, ponderati, attenti nell’evocare con pudore febbricitante e timoroso qualcosa che non ha nome e che nel nostro ci ha precipitati. Parole che vanno oltre il nominare e diventano fulcro dove si addensano molteplici significati (“(mi) sprofondavi/nella culla -fredda- del mio nome” già solo qui ci sarebbero da “squamare” infinite ore).
Continuo a pensare che concentrarsi sul Prima del prima, su chi ci sprofondò nel nostro nome, sfoglire le squame del Tempo per vedere se non sia una cipolla con un nocciolo dentro, resta una forma di autoerotismo del pensiero che non è utile a far sentire il “corpo vivo” (ma non muoio/mi addormento fredda/vuota schiusa/in un assolo).
(Alla fine sono riuscito a scocciarti anche qui :P. Mi perdoni?)
Luigi
Cara Nina non ricordavo che facessi parte dei miei contatti di fb!
Forse è perché non ci siamo mai scritte direttamente, o perché in questo momento hai chiuso l’account e non sei più visibile, o perché…sono distratta! Scusami! 🙁
Aspetto il tuo rientro in quel di faccialibro, dunque, per continuare il dialogo iniziato qui. Grazie ancora per i tuoi interventi.
Luigi, non mi “scocci” affatto, anzi! Ti ringrazio per aver letto le mie poesie e per questa tua riflessione, attenta a sottolineare le derive di un pensiero (e poco importa se quest’ultimo si esprima in versi o meno…) che nell’anelito incessante a superare la propria finitudine, rischia di perder(si) -(il) qui e ora- , avvoltolato in spirali di desiderio Assoluto, padrone di un corpo che non sente suo e che non abita se non come soglia, sempre sul punto di superare quel confine/limite che lo marchia a vita. Sì, il pericolo c’è, ne sono consapevole. Ma è al contempo una meravigliosa vertigine, nonché un’ossessione difficile da sfuggire, questa ricerca d(ell)’ Altro a partire dal corpo, questo senso di trascendenza (l’eco di un Altrove) che accende i sensi più della realtà, che difatti si assottiglia parecchio, diventa trasparente -(in)significante-, a guardarla ad occhi socchiusi stravolti persi in una resa di pelle che vince il tempo, a costo di perderlo irrimediabilmente…
Ciau Luigi, a presto :-))
Un saluto a tutti
Avevo già apprezzato questi versi… e ogni volta Grazie.
Sonorità sferzanti.
Ti bacio
Lucia
Lucia, sono io che ti ringrazio per il tuo commento e per aver (ri)letto le poesie che già conosci.In effetti solo (Nell’)Assedio non era mai stata pubblicata prima :-))
Ciau
stupende
Oltre questo aggettivo nessuna parola è più adeguata.
I tuoi vocaboli non hanno bisogno di ulteriori spazi fonemici nè di luoghi ulteriori di senso.
Se L’esistere e i suoi desideri avessero mai bisogno di un linguaggio scritto per comprendere a fondo la loro perfetta corporeità e la loro profonda spiritualità, tu Silvia, con queste poesie, ne hai già svelata la grammatica.
Enzo, grazie per il tuo commento!
Il con-senso è sempre gradito. Come le manifestazioni di apprezzamento.
Ma io so di avere moltissimo da imparare e so che la mia voce è per certi versi immatura, che l’alfabeto di cui dispongo non riesce a dire tutto quel che vorrei (e mai dirà, forse, tutto quel che c’è da dire), che conosco in modo molto parziale ciò che mi circonda -e me stessa-, che devo ricercare ancora e ancora un linguaggio originale, autentico, e che non arriverò mai a raccontare l’esistenza nella sua irriducibile complessità.
Da parte mia l’impegno c’è, la passiona anche, ma la Poesia sfugge, si concede solo di rado.
(…Però quando lo fa è un’epifania che (mi) sorprende, una luce che colgo nel riflesso di me -trasparente- che finalmente mi dimentico di essere IO, e divento un suono leggero che abita la Parola…)
Grazie ancora a tutti per la calda accoglienza che mi avete riservato.
Ciau