E così la riforma della scuola è arrivata in porto. Ora bisogna capire se veramente produrrà la svolta epocale prevista dal governo o se si tratterà solo di contare quanti insegnanti perderanno il lavoro, quanti precari rimarranno al palo, quanto denaro si risparmierà sulla pelle dei lavoratori. Semplificare è sempre giusto, su questo non ci piove, negli ultimi anni la scuola, in preda ad astratti furori, aveva moltiplicato fino all’inverosimile corsi e varianti, confondendosi tristemente. La mia impressione, avendo girato per molte scuole italiane, è che in provincia e nel centro delle città più grandi le cose funzionassero discretamente: il disastro l’ho toccato nelle periferie. E non è nemmeno solo questione di investimenti, mancanza di lavagne elettroniche o di carta igienica, il problema è che ai margini del Paese, là dove ci sarebbe più bisogno di applicazione e fiducia, il concetto stesso di cultura è andato in crisi. “Professò, si sa com’è sto mondo, contano più le conoscenze della conoscenza”, ha sintetizzato bene un mio studente di Torre Maura. Ecco qual è il punto, allora: i ragazzi più poveri economicamente e culturalmente non credono più che un riscatto sociale possa passare attraverso lo studio, l’impegno, l’approfondimento. Oscuramente intuiscono che la scuola non può più fornire loro un futuro degno.Capiscono che il mondo è dei ricchi, dei belli, dei fortunati, così come viene raccontato ogni giorno dalla televisione, e allora è inutile mettersi in coda davanti allo sportello del sapere, perché tanto lì da loro la macchinetta che distribuisce i numeri è rotta da vent’anni. Il treno non viaggia più nemmeno con una prima classe, una seconda e una terza: gli ultimi vagoni sono stati sganciati nei pressi di un illusorio luna-park.Serve una rivoluzione copernicana che rimetta la cultura al centro del nostro sconquassato universo. Ora che è partita la riforma, bisogna contemporaneamente oscurare i programmi televisivi che spacciano sogni e fregature, altrimenti tutto rischia di rimanere uguale. Se l’Italia vuole rimettersi in sella, bisogna innanzitutto ripensare ai cavalli: oggi la società dello spettacolo, il regno della finta cuccagna, il paese dei balocchi viaggiano tirati dagli asini dell’untuoso Omino di Burro di collodiana memoria, da un inganno festoso e crudele. Speriamo che la scuola funzioni meglio, ma speriamo anche che la televisione in salotto si guasti per un po’.
08 febbraio 2010

la scuola è in agonia. Il numero calante degli insegnanti e il numero in aumento degli studenti, spesso non in possesso della lingua scritta,il taglio indiscriminato a compresenze e progetti, , le permanente asssenza di strutture e di strutture fatiscenti… Muore la scuola di Stato, che coltivava dentro di sè semi di laicismo, opzioni di cambiamento,…Si tornerà presto alle scuole speciali ( per i disagiati, qielli che faqticano ad integrarsi..) , con buona pace di tutti, anche di certi professori che languono nel limbo del ripetivismo.
La macchinetta che distribuisce i numeri è stata sempre rotta, per i più, sia in provincia che altrove.
negli ultimi anni la scuola, in preda ad astratti furori, aveva moltiplicato fino all’inverosimile corsi e varianti, confondendosi tristemente
Io starei molto attento a fare di tante erbe un fascio. Sperimentazioni prima e indirizzi strutturati poi sono riusciti a collegare l’insegnamento superiore a molte realtà produttive ed economiche — in breve, a mantenere un contatto con il territorio, a partire con quella che viene infelicemente chiamata utenza.
È ovvio che oggi, in presenza di un tessuto economico che cambia con la velocità della luce (in peggio, secondo molti) concepire la scuola come indirizzamento al lavoro e alle professioni ha poco senso. La scuola dovrebbe insegnare a imparare: nelle conoscenze sta la salvezza delle future generazioni. Conoscenze che dovrebbero venire stimolate attraverso un’intelligente sostegno alle esperienze che sono state riconosciute positive e alla ricerca. Ora, questo riordinamento (che molti si ostinano a chiamare riforma, chissà perché) da un lato fissa, rigidamente, i criteri di formazione degli insegnamenti e dei curricola delle scuole superiori, dall’altro lato prevede la possibilità di aggiungere, fino al 20% del monte ore delle lezioni, attività “opzionali”, salvaguardando specificità ed esigenze locali, in un quadro di PESANTE RIDUZIONE dei fondi per finanziare queste attività.
Lascio trarre le ovvie conclusioni: potete far valere le vostre autonomie, dice il ministero a presidi e provveditorati, ma ve le pagate voi (e questa sarebbe l’istruzione pubblica).
Se qualcosa si potrà fare in questa direzione, sarà comunque all’insegna del temporaneo e occasionale, e non un insegnante in più sarà assunto.
la riforma è da rigettare in toto, non se ne salva un pezzo, soprattutto perché la (una delle) motivazione ufficiale è quella di voler allineare la scuola italiana alle scuole europee (quali?), mentre essa è voluta unicamente per far cassa. ci sono solo riduzioni d’orario, sparizioni di materie, accorpamenti di indirizzi. la scuola italiana non è quella cosa da buttare che questi alieni che ci governano vanno predicando: come fa a migliorare la qualità degli studenti togliendo ore di scuola? sono dei veri maghi, costoro: d’altra parte dice che ha ridotto le tasse…
la scuola italiana viaggia sulla mediocrità media perché a istituti d’eccellenza si assommano intere aree di istruzione deprivata. questo è, d’altra parte, lo specchio del paese a due tre dieci cento velocità differenti. il discorso di lodoli mi pare un po’ prono, un po’ del tipo “staremo a vedere”. per sapere che m’ammazzo se mi butto dal quarto piano non devo provarci. ecco. poi c’è sempre il solito discorso sulla televisione matrigna: ma chi ti ammannisce e ammattisce con la riforma “prendi due e paghi tre” non spera altro che in un rink……..ento televisivo generale, senza alcun argine: quello che la scuola un cicinìn, con la sua storia, la sua geografia, le lingue straniere, il latino, le attività extracurricolari (prima che alex cartoni mi sbrani: ce n’è di belle, non sono tutte cretinate) era in grado di erigere.
“Se l’Italia vuole rimettersi in sella, bisogna innanzitutto ripensare ai cavalli”
Ma i cavalli sono spompati, tutti: una riforma della scuola che taglia materie, ore, docenti, finanziamenti, il costume diffuso per cui ai figli di rado si nega qualcosa, comodamente, senza contraccambio, una tivù di nani e ballerine che poco informa e molto diseduca, genitori soli di fronte ai tanti problemi dei/coi figli. Molti sono i sogni, ma tali restano, con l’aria che tira: si lotta giorno per giorno con gli incubi. Le menti pratiche che ci governano fanno voli di tacchino, nell’aia dei loro interessi. Vorremmo anche solo persone normali, con competenze e diligenza normali. Ciò che funziona lo si deve deve a persone così, e alle non poche eccellenze spesso in ombra, malpagate e disprezzate da chi dovrebbe valorizzarle. I soldi pubblici, come la cronaca ci conferma, sono una cosa privata, inutile contarci; soccorre come può il volontariato, l’umanità disorientata di molte persone.
Grazie a tutti gli intervenuti.
Giovanni
il volontariato, sì: l’idea di questo governo (parola grossa, governo) è che si torni all’insegnante schiavo o liberto, o all’abatino, alla suorina di carità. ultima di oggi: pare che non ci saranno soldi per pagare le ore eccedenti, quelle a cui ogni preside deve ricorrere per coprire le carenze in caso di assenza di un docente che veniva sostituito nel passato dai colleghi fino al monte ore di diciotto. poiché tutti siamo passati a diciotto e oltre – con tagli del personale – ogni giorno ci sono ore innumeri da coprire extra. per me la cosa era chiara fin dall’inizio dell’anno: con costoro basta fare due più due, non ci vuole molto. e mi sono categoricamente rifiutata di prestarmi, non solo perché subodoravo la fregatura, ma per dare anche un segnale.
puntuale, così parlò s-cassandra.
“Professò, si sa com’è sto mondo, contano più le conoscenze della conoscenza”.
Non c’è che dire, i giovani imparano presto…
Grazie, Giovanni, ricco di spunti questo breve intervento di Lodoli, fra l’altro nel suggerire una rappresentazione dei giovani non in linea con quella prevalente.
Non ti sbrano Lucy, non ho problemi a dichiarare che in qualche didattica “isola felice” è ancora possibile realizzare importanti attività extracurricolari. Quello che contesto è il paradigma di riferimento, per cui una volta stabilito il “pane” e il necessario (ma che cos’è il pane nella scuola?) poi magari ci occupiamo del contorno (che cos’è che sta intorno?) Dunque alcune cose diventano “in” e altre “extra”, un modo politicamente corretto per dire “out”.
E’ questa la logica che conduce Gelmini a tagliare “geografia” e “storia dell’arte” in molte classi delle superiori. Non ti preoccupare, Lucy, che fra un po’ arriverranno anche a “letteratura italiana” perché sul latino e sul greco “hanno già cominciato”.
Con questa logica antiumanistica e riduzionistica abbiamo compiuto un rovescimanto di valori epocale: il pane è inglese, informatica e tutto ciò che è immediatamente utile (ed ha “peso sociale”), il companatico diventa tutto il resto, vale a dire ciò che nella logica gretta e citrulla di questo governo è “apparenza”, fumo negli occhi, cultura (verdura?) cioè ciliegina sulla torta. Saprei io dove metterle le ciliegine…
Personalmente non ci sto a tornare al pomeriggio per fare le mie stronzatelle dato che al mattino ci sono cose più importanti da fare (leggi orientamento, gruppo ascolto, teatro e puttanate) e non mi genufletto ad un piatto di lenticchie (30-40 ore pagate da fondo di istituto) per vedere sodomizzata la mia disciplina. Nella logica: ti paghiamo un po’ basta che non rompi. Il degrado morale e professionale comincia da qui. Ecco perché in fondo (qui lo dico e qui lo nego) l’ennesimo taglio di risorse non mi fa più incavolare, mi sucita il riso. Perché a questo punto saremo costretti a scegliere: o di qua o di là. E allora scopriremo quante scuole Marilyn Monroe ci sono in Italia. Mi consolo col fatto che: saranno famosi, ma noi non ci saremo.
lo smontaggio della scuola è cominciato per tempo: ora sono arrivate le ruspe.
alex, il pane non è nemmeno l’inglese. anche l’unica lingua straniera perde ore, e costoro andavano cianciando che sarebbero state due. certo che arriveranno all’italiano! anzi, per decreto governativo, chiesta la fiducia, saranno aboliti i congiuntivi, ottenendo i soliti due piccioni con una fava (facendo attenzione a dove mettono la fava): di non mettere in ombra il piccoletto e di sottrarre contemporaneamente ore ai prof. sempre il piccoletto, dice che alzerà l’età pensionabile: ho paura che ci saremo e ne vedremo delle brutte.
Non c’è pane in questa non-riforma, solo proclami, bugie, e videospot:
http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/cronache_di_mutter_courag/2010/02/proclami-bugie-e-videospot.html
Sullo scempio dell’educazione plurilingue e le bugie perfino sulla sbandierata esaltazione dell’inglese, oltre che sulle desolanti verità, ad esempio, “dell’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera” consiglio di leggere qui:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-bugie-sulle-lingue-nella-controriforma-temonti-gelmini-delle-superiori/
Una corretta informazione è una forma civilissima di resistenza, efficace se è accompagnata dall’impegno sul campo di chi continua a fare formazione di qualità, nonostante tutto. Il problema è l’entità del ‘nonostante’, che si fa mostruosa.
Ieri sera il programma di Iacona su Rai tre ha presentato LA SCUOLA FALLITA:è stata la dimostrazione documentata di quanto state dicendo, dei tagli all’organico dei docenti, dell’impoverimento dell’offerta formativa,della difficoltà del sostegno .Tutta questa riduzione di risorse è stata messa a confronto con il finanziamento generoso elargito alla scuola privata,in nome della libertà di scelta educativa da offrire ai genitori( a quelli che ovviamente si possono permettere rette mensili pari allo stipendio di un povero prof. statale, ma che ricevono comunque il contributo dello stato…)Questo governo non procede a vanvera,ma ha un programma ben definito:la demolizione dello stato, in tutte le sue istituzioni. Tornando alla TV,solo programmi come quello citato mi fanno desistere da prenderla a picconate.