Osservo il mio vicino di casa che inchiavarda la porta con decine di mandate: prima sopra, poi sotto, poi ancora più sopra, e infine con un pulsante aziona l’allarme. Deve andare alle poste e poi al supermercato, starà fuori un paio d’ore, quindi è meglio che protegga la casa, i soldi, l’oro e qualunque cosa preziosa sia celata in fondo ai cassetti. “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, mi dice con un sorriso amaro. Sotto casa, alle undici di mattina, un tipo lega il suo motorino scassato a un palo della luce con un catenone incredibile. Una signora gli si avvicina per domandargli un’informazione e il tipo, sempre alle prese con i suoi lucchetti d’acciaio, scuote la testa: “Non lo so, non so niente, arrivederci” dice liquidando in fretta la sconosciuta. Prendo anch’io la mia Vespa e parto per il lavoro: mi colpisce vedere lungo la Salaria una coppia di ragazzi che fanno l’autostop, lei ha in mano un cartello con la scritta Firenze, lui guarda le macchine e i camion passare veloci. Nessuno si fermerà, temo, non è più tempo di fiducia nel prossimo, di curiosità aperte: in ogni autostoppista può celarsi un serial killer. Continua a leggere
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“Chi ammira si solleva dal proprio egoismo, dalla propria piccolezza: ecco perché apprezzo Emanuele Trevi” di Marco LODOLI
Parlare male degli altri è la cosa più facile del mondo e forse è anche una delle attività dalle quali gli esseri umani traggono maggiori soddisfazioni. Qualcosa di imprecisato ribolle nell’animo, una rabbia, una scontentezza, e come da una pentola a pressione escono sbuffi di maldicenze, calunnie, battutine feroci. Abbiamo un bisogno assoluto e animalesco di deprimere il prossimo, di bastonarlo con la clava dell’insulto o di trapassarlo con il fioretto dell’insinuazione malevola. In questa smania di ferire, gli italiani non sono secondi a nessuno. Continua a leggere
Vivalascuola. La lettura spiegata a chi non legge
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da qui
Impressiona la classifica Ocse sugli investimenti in conoscenza: tra i sei ultimi Paesi figurano Portogallo, Grecia, Italia (terzultima), Irlanda e Spagna. Gli stessi messi sotto sorveglianza da Fmi e Ue per l´indebitamento schiacciante e l´incapacità di farvi fronte. Eppure non c´è segno di resipiscenza che indichi una qualche attenzione alla cultura. Indicative e inedite sono in proposito le ore dei programmi culturali sui vari canali (fonte Istat): Rai Uno ore/anno 4,3%, Rai Due 10,6%, Rai Tre 13,2%, La 7 20,3%, Canale 5 0,3%, Italia1 0%, Rete4 1,9%.
La lettura spiegata a chi non legge
di Donato Salzarulo
1. – Non ricordo l’ultima volta che ho preso la metro. Mesi fa, sicuramente. Sono un habitué della periferia, un amante degli angoli colognesi. I miei percorsi quotidiani sono quasi sempre gli stessi: casa, edicola, ufficio, villa Casati, libreria Celes, piazza della Resistenza, piazza Castello, piazza XI Febbraio… Continua a leggere
“Michael Higgins, con il nuovo presidente in Irlanda la poesia sale al potere: Pd guarda e impara” di Marco LODOLI
E così gli irlandesi hanno votato per il loro nuovo presidente: e hanno scelto Michael Higgins, un poeta! Sembra incredibile, soprattutto perché gli altri candidati avevano curriculum seducenti, uno era una star televisiva, un altro era un ex-combattente dell’Ira, il terzo un militante del movimento gay, tutta gente che per un verso o per l’altro poteva raccogliere i voti necessari. E invece, a sopresa, ha vinto un poeta di settant’anni, decisamente un outsider, un settantenne che qui in Italia sarebbe stato deriso, ignorato, accantonato. Continua a leggere
Quanto male ha fatto a una generazione (o anche due o tre) il consumismo? La risposta dalle violenze di Londra – di Marco LODOLI
A volte la cronaca funziona come grande semplificatrice: prima si parla, si obietta, si critica, si dibatte, ci si intorcina in teorie che sulla carta dei giornali sembrano tutte buone, poi per fortuna un evento, proprio come la spada di Alessandro, taglia di netto l’intricatissimo nodo verbale. Così, per qualsiasi discussione su adolescenza e consumismo, sottocultura e desideri indotti, ignoranza violenta e accecamento da vetrine, dobbiamo gioco forza ripartire dalle sommosse e dai saccheggi londinesi. Quella è la prova provata di quanto male abbia fatto a una generazione o forse anche a due o tre l’ipnosi pubblicitaria, il veleno inoculato dalla brama attraverso lo scintillio delle merci. Continua a leggere
“Occorre un rogo del vaniloquio”: riscopriamo con i versi sublimi di Luzi quella bellezza sempre semplice” di Marco LODOLI
Mario Luzi sperò ardentemente che gli venisse assegnato il Premio Nobel per la letteratura: anche troppo sperò, in modo forse poco elegante, e se ne ebbe a male quando l’ambito alloro scese sulla fronte di Dario Fo. Mario Luzi è stato un poeta sublime, degno di stare accanto a Ungaretti, Saba e Montale, tanto per ricordare la triade dei massimi poeti del Novecento; vi voglio solo ricordare i bellissimi titoli di alcune sue raccolte di versi: “Su fondamenti invisibli”, “Per il battesimo dei nostri frammenti”, “Frasi e incisi di un canto salutare”: già queste poche parole fanno capire quale universo misterioso la poesia di Luzi arriva a toccare e a benedire.Nel passaggio nel nuovo millennio, Mario Luzi scrisse la poesia che ora vi voglio far leggere. Era già vecchio, stanco, la sua ispirazione era molto più flebile, e dunque questa poesia non è particolarmente significativa da un punto di vista letterario. Non ci sono immagini memorabili, non c’è la musica profonda e universale che esce quasi sempre dai versi di Luzi. Continua a leggere
“L’occupazione dei monumenti da parte degli studenti è un’iniziativa poetica e politica” di Marco Lodoli
C’è una precisa volontà simbolica nell’occupazione da parte degli universitari dei luoghi più celebri delle nostre città, la Mole Antonelliana, la Torre di Pisa, il Colosseo, il Maxxi, la cupola del Brunelleschi a Firenze. Questi ragazzi sembrano dire: siamo qui, in mezzo alla bellezza, siamo giovani e belli anche noi, non siamo invisibili, non siamo solo percentuali sulle tabelle, numeri astratti, trasparenti, non siamo un nulla angoscioso, un vuoto da riempire di chiacchiere adulte, fumo che copre, che cancella.
Noi esistiamo e siamo come le nostre opere d’arte, la nostra giovinezza e la nostra forza sono monumentali, nessun telegiornale, nessuna indifferenza potrà più dimenticarci. Continua a leggere
Nessuno ricorda cos’era il sentimento dell’arte, tutti ormai “sanno scrivere libri” di Marco Lodoli
Era inevitabile che tutto cambiasse anche nel mondo della letteratura, ma ugualmente non mi sono ancora abituato a come oggi vengono presentati scrittori e libri. Il marketing editoriale ha capito che è inutile mettere i libri sui banconi e aspettare che la gente, incuriosita da una recensione, attirata dal parere di un critico o di un amico fidato, si avvicini alla pila, sfogli un volume, leggiucchi qua e là e poi, forse, paghi due monete per entrare in quello spazio magico. La letteratura era un universo a parte: di qua c’era l’utilitarismo, il denaro, l’ingiustizia, la fama e il nulla, la vita così com’è; di là c’erano le parole degli scrittori, i versi dei poeti, acqua che cade lentamente da un cielo misterioso, che impregna piano piano il campo della sensibilità, che fa crescere roba buona per nutrirsi e fiori profumati. Continua a leggere
“Il 70% degli italiani fatica a leggere e scrivere” di Marco Lodoli
Lo so: a fare la Cassandra non si raccolgono troppe simpatie. A dire: io vi avevo annunciato la disfatta tanto tempo fa non si diventa certo popolari, e del resto chi anticipa il peggio spera ardentemente di sbagliarsi. Però i dati che ha fornito in questi giorni il professor Tullio De Mauro io me li sentivo in corpo da anni, li percepivo insegnando nella mia scuoletta di periferia e girando nel raggio breve delle mie scorribande metropolitane, e tante volte ho scritto attenzione, il paese sta retrocedendo in un’ignoranza pericolosa, in una inconsapevolezza culturale che mette paura. Intuivo, sospettavo, paventavo, ma i numeri che De Mauro ha snocciolato sono decisamente più cupi di ogni più nera previsione. In breve: il 70% degli italiani fatica a leggere e scrivere. Continua a leggere
“Ai giovani va insegnato che le grandi virtù accendono la fantasia, l’energia, i sogni e gli orizzonti” di Marco Lodoli
Natalia Ginzburg, grande scrittrice oggi forse poco ricordata e poco letta, nel libro Le piccole virtù così ragionava: “Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debbano insegnare loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore alla verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e sapere”. Con le piccole virtù si rischia di scivolare in fretta nel cinismo, nella paura di vivere, si rischia di pesare il mondo e la vita sulla bilancia della convenienza. Continua a leggere
“Addio al mito della profondità, oggi tutto è superficiale” di Marco LODOLI
Leggevo in spiaggia l’ultimo articolo di Alessandro Baricco, un funerale senza nostalgia per sua Eminenza la Profondità: prima la gente pensava che il bene, il senso, la verità fossero sepolti molto in fondo, in una stanza segreta, in un luogo sacro e quasi irraggiungibile. Bisognava accostarsi con attenzione, scavare con cura per anni e anni, leggere libri importanti, ascoltare i grandi saggi, fare esperienze pure e selettive per calarsi laggiù, sotto la crosta delle apparenze. Nulla si dà facilmente, nessun tesoro ci aspetta sullo zerbino di casa o sul davanzale della cucina: il bene è il risultato di una fatica. Bisogna trivellare per trovare il petrolio! Questo pensavano i ragazzi di un tempo, i giovani poeti del Romanticismo, gli eroi rivoluzionari, i mistici, i matematici, i giusti. Il mondo è solo illusione, un teatrino d’ombre proiettate sull’intonaco, la menzogna della caverna platonica, e la soluzione di tutto quanto sta in fondo, come una moneta d’oro in un pozzo. Continua a leggere
“Scuola, la riforma non basta contro la crisi culturale: oscuriamo la tv che spaccia sogni e fregature” di Marco Lodoli
E così la riforma della scuola è arrivata in porto. Ora bisogna capire se veramente produrrà la svolta epocale prevista dal governo o se si tratterà solo di contare quanti insegnanti perderanno il lavoro, quanti precari rimarranno al palo, quanto denaro si risparmierà sulla pelle dei lavoratori. Semplificare è sempre giusto, su questo non ci piove, negli ultimi anni la scuola, in preda ad astratti furori, aveva moltiplicato fino all’inverosimile corsi e varianti, confondendosi tristemente. La mia impressione, avendo girato per molte scuole italiane, è che in provincia e nel centro delle città più grandi le cose funzionassero discretamente: il disastro l’ho toccato nelle periferie. Continua a leggere


