IL BOSCAIOLO
Da ore si sente tremare il bosco.
Al tramonto
l’abete è sceso nel buio.
Ha smesso
di camminare verso l’alto.
L’ombra del suo volto
dorme all’aperto
assieme alle stelle e all’erba.
PRIMIZIE
Domani sull’albero
ci sarà un’albicocca matura,
la prima della stagione.
Corre più veloce il cuore.
Vuole arrivare per primo.
SALITA
La stanchezza sorprende i miei piedi
le mani non sentono la presa
rotolano le pietre
fuggono i minuti.
Lontani gli alberi incantati
eco è la risposta di vuoto.
Appartiene a me questa salita
di un linguaggio stracciato.
Da quassù il mondo
vecchio e buffo
appare malato
affamato
impolverato.
TASCHE
Mi sono dotato di una bussola
la giacca ha tante tasche.
Con la geografia capisco il mondo.
Imbastisco la mia favola
con la luce della luna piena
che rende bianco il ghiacciaio.
Il vento accompagna
i sentieri e le parole.
IN BICICLETTA
Lungo strade asfaltate
inghiotti frasi che volano.
Scivolano via
facce lunghe
sempre più sottili.
Nel cuore hai colli erbosi
filari di vigneti
campanili
boscaglie inondate di sole
passioni accumulate
su cui non cala mai il sipario.
INCONTRO
Passo calmo
sorretto da un bastone di cirmolo
lo sguardo svela
un sorriso triste,
stanco.
Tra fragole e lamponi
la formica corre
per un seme.
L’uomo gli cede il passo
sulla strada
che attende
in fondo al bosco.
IL BOSCO
Affonda il bosco,
muove nel dolore dei fiori abbandonati
e dell’erba calpestata.
Vedo felci avanzare
annerire le pietre
erompenti pieghe del terreno
ove s’insinua l’ortica gentile.
Vacillano le parole
senza più papaveri e lucciole
lo sguardo è un grande pianto.
La fresca fine dell’estate
rende ancora più aspro
il vino nel bicchiere.
Nell’acqua è la deserta stagione
l’azzurro è lontano
consuma le sembianze
il vagheggiare…
PRESENZE
ho lasciato andare
per l’ultima volta
la mano
che seminava il suo fiore preferito
mentre l’allegria degli occhi
si prendeva gioco della sofferenza
la sua presenza era un incantesimo
colmo di rugiada
giusto prima del sorgere del sole
PAESAGGIO
I miei errori
le mie mancanze
i salici piangenti
gli uccelli
scorrono sui fogli.
Per amore del paesaggio
la rosa è figlia del sorriso
nel libro fotografico dei fiori.
La tenda cala sui ricordi
la nube è lontana.
Mi è rimasta
solo una parte del vissuto.
Mi arrabbio
per le lacrime
che illuminano il mondo.
Hanno consumato
il pezzo di pane
che non vogliono offrire
allo straniero di passaggio.
L’odore che esce
dalle foto
è una macchia,
il risveglio dell’arcobaleno.
DUE AMICI D’INFANZIA
Non ricordo se eravamo amici
Non ricordo se giudicavamo i vicini di casa
Non ricordo se tiravamo alle lucertole con la fionda
Si rideva volentieri
Ora le parole si sono fatte più basse
Si ride meno volentieri
I semi li trovi sparsi sulla tavola
Ma non so se decifriamo
come allora
tutti i suoni del pianeta.
[Enzo Ferrari, classe 1956, genovese, è residente a Imperia.
Nel 2007 ha pubblicato “Nuvole d’estate in Liguria”. Cinque poesie sono apparse sul terzo numero del 2008 della rivista letteraria “Satura”, altri testi poetici in più occasioni su diversi blog letterari.
Nel 2009 è uscito il libro “La mostra della memoria”, un’antologia di nove racconti, con a sfondo il periodo della guerra e della Resistenza. Uno di questi racconti è stato premiato al concorso nazionale di narrativa Ossi di Seppia.
Sempre nel 2009 ha vinto il premio di poesia “L’uomo e il mare” con tre suoi componimenti. Collabora alla Rivista d’Arte Parliamone www.rivistaparliamone.it. Immagine: Franz Krauspenhaar – A camme.]


Il bosco ha perso
il suo verde.
Sono uscito
per una lunga passeggiata
tra fragole e more selvatiche
le ultime della stagione.
Mio figlio caduto
per un scambio di persona
l’hanno seppellito
sotto un salice spoglio.
Circondato dal paesaggio
ha la compagnia delle foglie brune
morte.
—-
Bene.
Bravo.
Evviva.
Sono anch’io poeta.
Trovo conferma a tutto quanto detto nel post su Hermann Hesse.
Uffa.
Devo smetterla di avere sempre così maledettamente ragione.
🙂
Ieri gridavano a gran voce,
oggi non più.
Il fiume in secca
percorre la pianura ferita
là dove i ragazzacci rubavano
acini d’uva matura
e le donne mature o no cantavano
ubriache già di primo mattino
ben prima di cadere
stanche sui tavolacci
giù in osteria.
I ricordi affollano la mente.
Sulla linea del tramonto buco.
Con la bicicletta a mano
faccio ritorno…
😀
ecco, questo è il genere di poesia che prediligo…
Grazie, Carla. Modestamente sono un grande. 😀
Sol ieri le ciliegie
cadevano a pioggia
tappeto rosso
immensa distesa
collasso di dolcezza
da far male al cuore.
E di dolore si tingono oggi
le impronte dell’esistenza.
:-)))
mi permetto sommessamente di far rilevare che, ovviamente a mio avviso, che dietro il poetare dimesso di enzo ferrari c’è un mondo, che poi è il suo microcosmo. è qualcosa che bisognerebbe, credo, avvertire nella lettura. basta provarci.
Nel mio poetare, perché a questo punto sono poeta anch’io se lo è Ferrari – anzi, io so’ mejo de Ferrari, poco ma sicuro; e lo dico in tutta serietà perché quella di Ferrari è robetta da bambini, giusto per essere gentile, robetta che scrivevo io e altri 50 milioni di italiani sul diario ai tempi delle scuole -, c’è dietro il mio di microcosmo. Non basta esser o far finta di esser “dimessi” e descrivere il proprio microcosmo per dire che qualcuno è un poeta tout court. Anche le formiche e i vermi hanno il loro microcosmo, così anche i serpenti e le iguane, ma nessuno con un po’ di sale in zucca penserebbe mai di dire che Essi nel loro piccolo potrebbero poetare.
forse no, ma l’operazione che hai fatto tu non è, come dire, pulitissima.
non voglio polemizzare, non vado oltre. notte, iannozzone…
Non ho voglia neanche io di polemizzare. Volevo dimostrare che cosa è la poesia e soprattutto evidenziare chi non è poeta e perché, in maniera semplice comprensibile a tutti, anche ai palati di bocca buona.
Sarei stato disonesto, anzi peggio, una macchietta prezzolata, se mi fossi profuso in inchini e battimani non dovuti. Allora sì che sì che avrei meritato calci in culo.
Ciao ciao
su questo sono più che d’accordo. ciao:-)
naturalmente mi riferivo alla poesia di Ferrari.
adoro la semplicità delle cose, la brevità che contiene l’essenza di un pensiero, lo stato d’animo che traspare dalle parole, e soprattutto la natura, che oltre a fare da sfondo stimola l’immaginazione.
Sono d’accordo: nelle mie poesie sempre è presente la natura che stimola l’immaginazione, sempre adottando una misura di semplicità e di brevità. Il tutto commisto a una religiosità che si esplica nel guardare agli accadimenti cotidiani.
La poesia è un sentire interiore, personale. Il mio microcosmo è questo. Grazie a tutti. L’importante è parlare di poesia.
Nella tua poesia ritrovo la cura verso il bello e la serenità davanti all’albero. Maestoso amico che cresce silenzioso e si rinnova nelle stagioni. Grazie