Enzo Ferrari – Poesie.

IL BOSCAIOLO

Da ore si sente tremare il bosco.

Al tramonto

l’abete è sceso nel buio.

Ha smesso

di camminare verso l’alto.

L’ombra del suo volto

dorme all’aperto

assieme alle stelle e all’erba.

PRIMIZIE

Domani sull’albero

ci sarà un’albicocca matura,

la prima della stagione.

Corre più veloce il cuore.

Vuole arrivare per primo.

SALITA

La stanchezza sorprende i miei piedi

le mani non sentono la presa

rotolano le pietre

fuggono i minuti.

Lontani gli alberi incantati

eco è la risposta di vuoto.

Appartiene a me questa salita

di un linguaggio stracciato.

Da quassù il mondo

vecchio e buffo

appare malato

affamato

impolverato.

TASCHE

Mi sono dotato di una bussola

la giacca ha tante tasche.

Con la geografia capisco il mondo.

Imbastisco la mia favola

con la luce della luna piena

che rende bianco il ghiacciaio.

Il vento accompagna

i sentieri e le parole.

IN BICICLETTA

Lungo strade asfaltate

inghiotti frasi che volano.

Scivolano via

facce lunghe

sempre più sottili.

Nel cuore hai colli erbosi

filari di vigneti

campanili

boscaglie inondate di sole

passioni accumulate

su cui non cala mai il sipario.

INCONTRO

Passo calmo

sorretto da un bastone di cirmolo

lo sguardo svela

un sorriso triste,

stanco.

Tra fragole e lamponi

la formica corre

per un seme.

L’uomo gli cede il passo

sulla strada

che attende

in fondo al bosco.

IL BOSCO

Affonda il bosco,

muove nel dolore dei fiori abbandonati

e dell’erba calpestata.

Vedo felci avanzare

annerire le pietre

erompenti pieghe del terreno

ove s’insinua l’ortica gentile.

Vacillano le parole

senza più papaveri e lucciole

lo sguardo è un grande pianto.

La fresca fine dell’estate

rende ancora più aspro

il vino nel bicchiere.

Nell’acqua è la deserta stagione

l’azzurro è lontano

consuma le sembianze

il vagheggiare…

PRESENZE

ho lasciato andare

per l’ultima volta

la mano

che seminava il suo fiore preferito

mentre l’allegria degli occhi

si prendeva gioco della sofferenza

la sua presenza era un incantesimo

colmo di rugiada

giusto prima del sorgere del sole

PAESAGGIO

I miei errori

le mie mancanze

i salici piangenti

gli uccelli

scorrono sui fogli.

Per amore del paesaggio

la rosa è figlia del sorriso

nel libro fotografico dei fiori.

La tenda cala sui ricordi

la nube è lontana.

Mi è rimasta

solo una parte del vissuto.

Mi arrabbio

per le lacrime

che illuminano il mondo.

Hanno consumato

il pezzo di pane

che non vogliono offrire

allo straniero di passaggio.

L’odore che esce

dalle foto

è una macchia,

il risveglio dell’arcobaleno.

DUE AMICI D’INFANZIA

Non ricordo se eravamo amici

Non ricordo se giudicavamo i vicini di casa

Non ricordo se tiravamo alle lucertole con la fionda

Si rideva volentieri

Ora le parole si sono fatte più basse

Si ride meno volentieri

I semi li trovi sparsi sulla tavola

Ma non so se decifriamo

come allora

tutti i suoni del pianeta.

[Enzo Ferrari, classe 1956, genovese, è residente a Imperia.

Nel 2007 ha pubblicato “Nuvole d’estate in Liguria”.  Cinque poesie sono apparse sul terzo numero del 2008 della rivista letteraria “Satura”, altri testi poetici in più occasioni su diversi blog letterari.

Nel 2009 è uscito il libro “La mostra della memoria”, un’antologia di nove racconti, con a sfondo il periodo della guerra e della Resistenza. Uno di questi racconti è stato premiato al concorso nazionale di narrativa Ossi di Seppia.

Sempre nel 2009 ha vinto il premio di poesia “L’uomo e il mare” con tre suoi componimenti. Collabora alla Rivista d’Arte Parliamone www.rivistaparliamone.it. Immagine: Franz Krauspenhaar – A camme.]

14 pensieri su “Enzo Ferrari – Poesie.

  1. Iannozzi Giuseppe

    Il bosco ha perso
    il suo verde.
    Sono uscito
    per una lunga passeggiata
    tra fragole e more selvatiche
    le ultime della stagione.
    Mio figlio caduto
    per un scambio di persona
    l’hanno seppellito
    sotto un salice spoglio.
    Circondato dal paesaggio
    ha la compagnia delle foglie brune
    morte.

    —-

    Bene.
    Bravo.
    Evviva.
    Sono anch’io poeta.
    Trovo conferma a tutto quanto detto nel post su Hermann Hesse.
    Uffa.
    Devo smetterla di avere sempre così maledettamente ragione.

    🙂

    Rispondi
  2. Iannozzi Giuseppe

    Ieri gridavano a gran voce,
    oggi non più.
    Il fiume in secca
    percorre la pianura ferita
    là dove i ragazzacci rubavano
    acini d’uva matura
    e le donne mature o no cantavano
    ubriache già di primo mattino
    ben prima di cadere
    stanche sui tavolacci
    giù in osteria.
    I ricordi affollano la mente.
    Sulla linea del tramonto buco.
    Con la bicicletta a mano
    faccio ritorno…

    😀

    Rispondi
  3. Iannozzi Giuseppe

    Sol ieri le ciliegie
    cadevano a pioggia
    tappeto rosso
    immensa distesa
    collasso di dolcezza
    da far male al cuore.
    E di dolore si tingono oggi
    le impronte dell’esistenza.

    :-)))

    Rispondi
  4. krauspenhaarf

    mi permetto sommessamente di far rilevare che, ovviamente a mio avviso, che dietro il poetare dimesso di enzo ferrari c’è un mondo, che poi è il suo microcosmo. è qualcosa che bisognerebbe, credo, avvertire nella lettura. basta provarci.

    Rispondi
  5. Iannozzi Giuseppe

    Nel mio poetare, perché a questo punto sono poeta anch’io se lo è Ferrari – anzi, io so’ mejo de Ferrari, poco ma sicuro; e lo dico in tutta serietà perché quella di Ferrari è robetta da bambini, giusto per essere gentile, robetta che scrivevo io e altri 50 milioni di italiani sul diario ai tempi delle scuole -, c’è dietro il mio di microcosmo. Non basta esser o far finta di esser “dimessi” e descrivere il proprio microcosmo per dire che qualcuno è un poeta tout court. Anche le formiche e i vermi hanno il loro microcosmo, così anche i serpenti e le iguane, ma nessuno con un po’ di sale in zucca penserebbe mai di dire che Essi nel loro piccolo potrebbero poetare.

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  6. krauspenhaarf

    forse no, ma l’operazione che hai fatto tu non è, come dire, pulitissima.

    non voglio polemizzare, non vado oltre. notte, iannozzone…

    Rispondi
  7. Iannozzi Giuseppe

    Non ho voglia neanche io di polemizzare. Volevo dimostrare che cosa è la poesia e soprattutto evidenziare chi non è poeta e perché, in maniera semplice comprensibile a tutti, anche ai palati di bocca buona.

    Sarei stato disonesto, anzi peggio, una macchietta prezzolata, se mi fossi profuso in inchini e battimani non dovuti. Allora sì che sì che avrei meritato calci in culo.

    Ciao ciao

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  8. carla

    naturalmente mi riferivo alla poesia di Ferrari.
    adoro la semplicità delle cose, la brevità che contiene l’essenza di un pensiero, lo stato d’animo che traspare dalle parole, e soprattutto la natura, che oltre a fare da sfondo stimola l’immaginazione.

    Rispondi
  9. Iannozzi Giuseppe

    Sono d’accordo: nelle mie poesie sempre è presente la natura che stimola l’immaginazione, sempre adottando una misura di semplicità e di brevità. Il tutto commisto a una religiosità che si esplica nel guardare agli accadimenti cotidiani.

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  10. enzo ferrari

    La poesia è un sentire interiore, personale. Il mio microcosmo è questo. Grazie a tutti. L’importante è parlare di poesia.

    Rispondi

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