Come sempre

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da qui

Il calice era già sull’altare, vicino alle ampolline di acqua e vino. Il purificatoio, la patena e la palla coprivano la parte superiore, come sempre.
Che caldo insopportabile! Ma non potrebbero togliermi qualcosa dalla testa?
Le ampolline si stupirono di sentirlo parlare: erano educate al silenzio assoluto, prima della messa.
E cosa potrebbero toglierle? Comunque lei deve dare il buon esempio: è l’oggetto più prezioso.
Si fa presto a dire prezioso: io sono uno come gli altri.
Non è vero: ha il privilegio della transustanziazione. Noi ampollline siamo servitrici senza grilli per la testa.
Anch’io sono solo uno strumento. Non avete mai pensato che potrei andarmene in un pub, a godermi un po’ di quella birra gelata che ti rapisce al terzo cielo?
Se la sente il parroco, la chiude nella custodia e la lascia lì per sempre.
Il parroco e il prefetto, quando possono, vanno al pub, il lunedì: potrebbero portarmi con loro, qualche volta.
Ma che dice? Lei confonde la sfera ludica e la sfera religiosa.
Il fatto è che, ogni tanto, ci vorrebbe un po’ di sana laicità: fare esperienze, conoscere persone
Conosce Nanni Moretti? E’ lui che parla in questo modo.
Nanni Moretti ha girato un film su un papa: potrei farmi invitare a casa sua. Dirò di più: non siamo affatto estranei, da quando uscì il suo film La messa è finita.
Ecco, il titolo la dice lunga: non vedeva l’ora che finisse.
Come mai siete così bigotte voi ampolline? Non avete mai pensato a ribellarvi?
La libertà va bene esercitata. Pensi se cominciassero tutti a lamentarsi: il messale, per esempio.
Come, come? Non tiratemi in ballo, per favore. Devo ripetere le stesse litanie ogni santo giorno. Potrei decidere anch’io di andarmene un po’ a spasso, per esempio in biblioteca.
Sai che goduria! Il calice si stava spazientendo. Comunque, io ho sempre il vantaggio della processione offertoriale: mi portano a passeggio come il re di Francia.
Lo vedi, di che ti lamenti? Anche noi godiamo dello stesso privilegio. Il messale è il più sfortunato, in questo senso.
Sentite, lasciatemi perdere o vi leggerò le imprecazioni del venerdì santo, dalla prima all’ultima.
Per carità! Peggio delle esequie! fece il calice.
Ma che dite, sciagurati!, esclamarono le ampolle. Sono così belle le parole del lamento: Popolo mio, che male t’ho fatto, in cosa ti ho provocato?
Avete ragione, convenne il messale. In fondo, poteva andarci peggio: qui c’è brava gente, al pub ci può scappare il morto, con tutto quello che tracannano.
Anche qui il morto c’è scappato, il calice parlava a voce bassa, quasi tra sé e sé. L’ha scelto lui, per trasmettere la vita, e ha insegnato a fare altrettanto in sua memoria, senza lamentarsi.
Proprio quello che facciamo noi! disse il messale, sorridendo sotto i segnalini.
Si fa sempre in tempo a imparare la lezione, sentenziarono a una voce le ampolline.
E va bene, rinuncio al pub per amore della gente che sta entrando e del parroco che si sta preparando in sacrestia, concluse il calice, non senza una punta ironia.
Don Pino uscì, ancora in clergyman, per controllare che tutto fosse a posto. Il calice era già sull’altare, vicino alle ampolline di acqua e vino. Il purificatoio, la patena e la palla coprivano la parte superiore, come sempre.

17 pensieri su “Come sempre

  1. f&r

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    Geniale!

    dovrebbero leggerlo tutte le ampolline che bazzicano dalle parti degli altari 🙂

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Stella Maria

    chissà che ne direbbe il calice?
    troppo forte! la libertà è vero, va bene esercitata altrimenti diventa nuova schiavitù:-)
    SM

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  3. Raimondo

    Come sarebbe bello e gratificante per noi essere o provare ad essere semplicemente le ampolline !!!

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  4. Pierangelo

    Molto bello. Mi ha ricordato la versione Disney de “La bella e la bestia” dove i servitori della Bestia sono anch’essi vittime della maledizione e quindi sono ridotti ad oggetti personificati. C’è bisogno di qualcuno che entri dall’esterno, perché si rompa l’incantesimo dell’autoreferenzialità.

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  5. Anonimo

    Ho una proposta: il parroco potrebbe chiamarsi Don Perignon 😉 Ma con l’alcool in corpo, la parte più difficile per lui sara’ ripetere il sacrificio di Cristo con i paramenti addosso, senza lamentarsi del caldo come fa il calice 😉

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  6. Titti

    Caro Fabry, non ti lascero’ i complimenti sulla tua inventiva ed incisivita’ nello scrivere (potrebbero sembrare la solita sviolinata), ma una cosa te la voglio dire: COME SEMPRE dimostri grande abilita’ nello scegliere i titoli dei tuoi post, grazie al dono per la sintesi che ti contraddistingue.
    Un abbraccio,
    Titti

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  7. Anonimo

    Basta che cliccare sul link e compare il video del complesso Tempi Duri (fondato tra gli altri da Cristiano De Andre’) con alle spalle uno schermo su cui vengono proiettate le immagini degli stessi Tempi Duri quando erano ragazzi, seguito dal commento del grande Faber in versione chioccia per cotanti “pulcini”.

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