Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 8# DAVIDE NOTA

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Mi piace. Come mi piace andare al fiume.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Non odio nessuno, non mi sono simpatici i fighetti, i somelier dell’arte e i moralisti che non sanno voler bene agli errori. Amo le persone in grado di sbagliare con generosità e che poi sono diventate mie amiche.

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

Penso di poter valere molto in potenziale ma non mi sento di aver dato ancora nulla di importante e questo spesso è un dolore con cui sto lottando e che spero di uccidere prima di morire.

Cosa pensi dell’amore? (Rispondi a parole tue).

È qualcosa che ignoro e che mi ha fatto molto soffrire e molto anche rotolare rovinosamente, che molto spesso ho disprezzato e relegato a volgare automatismo fisiologico, ma anche l’odio è un automatismo.

Pensi che Dio, che tu ci creda o no, è ancora “materiale letterario”?

Dio non è mai stato un materiale letterario, lo sono stati i santi con le loro schizofrenie, le loro ignoranze gravide di poesia e i loro conflitti sadomasochistici con il mondo. Credo che non possa esistere altro materiale letterario neppure oggi, a qualunque Dio esistente o meno ci s’annodi.

Beh, oddio…

Sei invidioso?

Cerco di sfogare con sincerità il conflitto.

Preferisci una notte d’amore stupenda con il partner ideale o una maxirecensione di D’Orrico?

Nella triste città / mani di freddo acciaio / applaudono la festa di pagliacci estranei. / La pioggia cade nel grigio lontano. (Syd Barrett)

Ho capito. Cosa pensi del Nobel della Letteratura a Bob Dylan? Sei favorevole o contrario?

Va bene.

Da un punto di vista estetico ti sembra giusto che lo Strega l’abbia vinto Pennacchi e non l’Avallone?

Oh, dove sei adesso / salice piangente che sorridevi tra queste foglie? (Syd Barrett)

Ho capito anche questa. Progetti per il futuro?

Sto scrivendo una favola per l’infanzia, un romanzo storico e il terzo libro di poesia.

Davide Nota è nato nel 1981 a Cassano d’Adda (MI) da padre lucano e madre marchigiana. Risiede dalla prima infanzia ad Ascoli Piceno. Ha studiato a Perugia dove si è laureato in Lettere moderne con una tesi sulla “Nuova poesia italiana”. Redattore e fondatore del portale di poesia e realtà “La Gru”, ha pubblicato i libri di poesia Battesimo (LietoColle, 2005) e Il non potere (Zona, 2007).

Nel 2009 ha curato il libro di Gianni D’Elia Riscritti corsari (Effigie 2009, con una prefazione di Furio Colombo) e ha organizzato l’e-book Calpestare l’oblio in collaborazione con le redazioni di Argo, Left e L’Unità.

Dal 2008 vive a Roma, dove lavora e scrive.

15 pensieri su “Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 8# DAVIDE NOTA

  1. alessandro zannoni

    chissà quando si rileggerà questa intervista, tra qualche anno, se si farà tenerezza.
    a me ne ha fatta parecchia.

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  2. Mario Bianco

    Quarantanni di differenza.
    Ho quarantanni più di Davide Nota.
    Li sento.
    Addosso a me.

    Lui è fresco,
    e lo si legge.
    C’ha il vento nei capelli
    e un sibilo che lo rode.

    auguri a Davide!

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  3. lambertibocconi

    Solo perché uno è sincero e fresco deve sembrare un bambino, stile “che tenerezza, vedrai fra un po’ di anni…”?
    Senza polemica ma con autentico interesse: cosa intendete con “è giovane, mi fa tenerezza”?
    A me non fa tenerezza ma simpatia, dice cose intelligenti e adesso vado a cercare “La Gru”.

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  4. alessandro zannoni

    @lambertibocconi:
    la mia tenerezza deriva da risposte sparate per far colpo, un pò troppo sceniche; davide nota ha cercato di rendersi più intellettuale e profondo e artista e letterato possibile – nelle interviste scritte si cerca sempre di dare risposte che lascino un segno, lo ammetto, e di dire cose intelligentissime e profondissime – e magari si è lasciato andare la mano.
    a mio gusto le risposte sincere e intelligenti sono quelle date da francesca genti, e il divario tra i due mi pare notevole.
    AVVISO: queste mie chiacchiere a vuoto sono basate solo sull’intervista in questione, e non comprendono davide nota uomo nè le sue opere.

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  5. Carlo Cannella

    Non so se queste risposte fanno tenerezza. A me non tanto. Di sicuro, conoscendo Davide, non sono sparate per far colpo, piu’ semplicemente “sono lui”. Quindi sincere. Sull’intelligenza non mi pronuncio.

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  6. francesca genti

    A me queste risposte piacciono, non mi sembrano ad effetto.
    Ad esempio mi sembravano terribilmente artificiose le risposte date da manzoni.

    ciao davide!
    ciao a tutti!

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  7. Davide Nota

    Ciao a tutti, grazie dell’attenzione… non che la meritino particolarmente queste leggere rispostine estive, ma è pur sempre un modo per mandare un saluto a chi conosco (Francesca e Carlo) e un piacere agli altri.
    Più che ad effetto direi che sono delle risposte “sotto effetto” del caldo e delle allucinazioni estive da deserto provinciale, tra i grattacieli scortecciati di Monticelli e l’orfico fiume Castellano, scritte sovrappensiero in un momento di spensato ritorno alla dimora, traducendo Syd Barrett (da cui le citazioni).
    Forse costruite e letterearie, non meno di quanto lo sia l’esistere nel ventre di una cultura, con un nome e un cognome, una lingua etc.
    Ma davvero una cosa leggera e vacante; del resto ben venga la maniera purchè sia gravida di germi (e vedete; in questa frase che sento così mia ci sono ben due citazioni, Saba e Benjamin. Non se ne esce, dall’amalgama; la limpidezza “individuale” è un’astrazione. Si è pregni di citazioni e reiterazioni involontarie, dallo zio Peppe del baretto a Nietzsche). Magari ne riparliamo. (Cmq, Alessandro, io scrivo così anche nelle mail più private agli amici).
    Ciao a tutti e a presto. Davide

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  8. alessandro zannoni

    francesca, non voglio mica fare una classifica tra chi ha dato le migliori risposte, la mia era una riflessione – sbagliata o meno non so, ma sempre mia rimane – scritta di getto.

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  9. francesca genti

    sì, lo so, caro Alessandro, anche io dicevo la mia…
    a me non piacciono mai i toni troppo indignati o oracolari e nemmeno quelli disinvolti e giovanilistici.
    volevo chiedere a franz: le foto da mettere a corredo dell’intervista te le hanno mandate gli autori (come ho fatto io) o le hai scelte tu, nel primo caso possono dire molto più dell’intervista 🙂

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  10. franz krauspenhaar

    beh, a volte me le mandano, a volte per far prima le scelgo io cercando di metterne una gradevole (almeno per me, so da vecchio narcisone quanto sono narcisoni anche gli altri), in un caso (ferrazzi) non essendocene sul mercato ho trovato una foto di gruppo che lo ritraeva tra gli spettatori a un mio reading e ho tagliato la parte che lo isolava. insomma, si fa quel che si può.

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  11. domenic

    secondo in queste interviste sono molto svelanti le risposte alla domanda “quanto pensi di valere”…

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