Vetri – di Clelia Pierangela Pieri

Dalle mescolanze armoniche che nelle mani sostano
dai tuoi dire e i miei seguire in clamori e soluzioni
passa un tempo che gioca a farsi serio e più non serve.
S’incanta il trapano del vicino ai timpani già offesi
poi la musica che – questa sì che è musica –
e io vinta muoio o solo rimango a ridere sguaiata
resto, che forse è sgomento. Resto a guardare i suoni
e non si può, tu dici. Non si deve, penso.
Non posso consegnare ancora a questa tregua
trilli attorcigliati al malumore guasto di un respiro.

Vola, neve, vola che ti rigiro e più non penso tu sia finta
porto con me un vetro e ballo, rido in questo non sapere.
Ho denti a digrignare se mai volessi accarezzarmi il ventre
mi trovi lì, tra finzioni e tolleranza, a spalancar le gambe.
E raschiano, raschiano ancora quel che resiste
biancore rovistato.
Scende il nevischio diradato.

[Immagine: FK – Coregatabs divisori.]

13 pensieri su “Vetri – di Clelia Pierangela Pieri

  1. elina

    ho cercato un punto esatto dove collocarmi a guardare
    trovo questo tuo testo visivo, di immagini in apparente dialogo, un susseguirsi che poi “dirada”
    prendo un pezzetto e lo trattengo
    “Vola, neve, vola che ti rigiro e più non penso tu sia finta
    porto con me un vetro e ballo, rido in questo non sapere”
    bellissimo segno Clelia

    Rispondi
  2. cristina bove

    Conosco la poesia di Clelia, ottima nei contenuti e nella forma.
    Ne apprezzo l’eleganza stilistica e la sobrietà essenziale che pure non esclude una passionalità di fondo. Anche la diimensione metafisica in cui fa sconfinare il gesto
    ringrazio Franz per averle dato spazio qui.

    Rispondi
  3. gianni montieri

    Grazie a franz per la proposta. Ho stima di clelia come persona e come autrice.

    un saluto a entrambi

    Rispondi
  4. Elisabetta Maltese

    Bella e musicale tutta, con il suo cambio di ritmo della seconda strofa, rubo anche io un verso che da solo mi dice tanto: “e non si può, tu dici. Non si deve, penso.”.
    Ma qui ogni verso è necessario, come ogni parola. Mi colpisce la profondità del contenuto espresso con voce quasi sussurrata, quella della consapevolezza e della dignità.
    Grazie, Franz, per questa proposta. Una poesia elegante e in nulla banale come ormai è raro leggere.
    Complimenti, Clelia. E grazie anche a te.

    elisabetta

    Rispondi
  5. Gianluca Corbellini

    Frequento questo posto da poco e trovarci una cosi bella penna è un motivo per continuare la mia permanenza. Trovo l’autrice in questione veramente brava e capace di suscitare molte emozioni. Questa sua, è come una perla da scalare gustandosi i versi uno ad uno per comprendere la poetica e l’estensione della scrittura. Brava

    Rispondi
  6. krauspenhaarf

    grazie a voi e soprattutto a clelia, un vero talento, spero che si faccia sempre più conoscere.

    Rispondi
  7. Doris Emilia Bragagnini

    Molto piaciuto il tono del dire le -cose-, sommesso come una risacca che va e torna in delicati rimandi di naturale musicalità. Piaciuto moltissimo l’uso del verso lungo, ché questa è poesia dall’inzio alla fine.
    Sussurrata lieve e che porta dentro una tra le note preferite di Clelia: malinconia che stringe e un po’ affonda in un dolore reso quasi inevitabile, dolce. Complimenti… davvero merita attenzione particolare.

    Un saluto… Doris

    Rispondi
  8. natàlia castaldi

    possibile che me ne accorga solo adesso? imperdonabile.
    è martellante, penetrante come il suono invadente di quel trapano, fa male e si disegna tra le cosce quel raschiare della memoria.
    bella, proprio bella.
    n.

    Rispondi
  9. clelia pierangela pieri

    Ringrazio anche Tiziana, e Doris, e Natàlia.
    Non aggiungo altro, tutti voi sapete quanto possa gratificare la lettura e l’attenzione altrui soprattutto quando e dove nulla è dovuto.
    Grazie, Franz per avermi ospitata in questa fucina.
    Abbraccio tutti, uno ad uno.
    clelia

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *