[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=oarPobOc-js&feature=related]
da qui
Era il periodo in cui nacque il movimento.
Viviamo la nostra fede in maniera schizofrenica.
Si raccomandava di guardare al mondo, di uscire dai recinti delle sacrestie.
In chiesa diciamo il padrenostro, ma fuori viviamo l’opposto.
Di raggiungere le sacche più lontane, dimenticate o evitate, essere lievito nella pasta del mondo, anche nelle condizioni più difficili, anzi, soprattutto in quelle.
Che ci piaccia o meno, dobbiamo scegliere tra vivere nella realtà o nell’irrealtà.
Il prete avrebbe dovuto essere uno come gli altri, provare le stesse sofferenze, affrontare gli ostacoli senza sconti o privilegi.
Secondo Gesù, bisogna stare nella realtà più reale, che in linguaggio teologico si chiama la sarks, la carne.
Perché le barriere più alte dividono coloro che lottano per i medesimi valori, per gli stessi cambiamenti della storia.
E in linguaggio storico sono le maggioranze povere di questo mondo.
Come fa una vittima predestinata della società, la rotella di un ingranaggio spaventoso a capire cosa sia la chiesa?
A ciò si contrappone il vivere nelle isole di abbondanza del primo mondo.
Se la chiesa non accetta di farsi rotella dell’ingranaggio anch’essa, di sperimentare cosa sia lo sfruttamento, come può parlare a questa gente?
Cioè il docetismo, la più antica eresia del cristianesimo.
E da dove sarebbero piovuti gli anatemi, le critiche e gli attacchi? Naturalmente dai preti.
Il rifiuto del corpo, il vivere nell’apparenza, nell’irrealtà, significa vivere nell’arroganza, che è ciò che avviene quando il primo mondo proclama a parole, o peggio, dandolo per scontato, il reale siamo noi.
Perché gli altri preti stendono i programmi a tavolino, al riparo di soffitti dorati e seduti su poltrone in pelle.
In questo modo non può esistere una famiglia umana, ma solamente una specie in cui gli umani si relazionano tra loro darwinisticamente.
Ma ci sono posti nei quali non basta il tavolino, dove i soffitti dorati sprigionano bagliori sinistri, in cui potresti riconoscere le fiamme dell’inferno.
Seguire Gesù è un’altra cosa, comincia con l’essere reali, in questo mondo, con l’abbassarsi al mondo reale, quello degli affamati, delle vittime.
C’è una battaglia da combattere, e nessuno sa chi vincerà, perché le battaglie vere non si vincono con l’anello al dito e le gambe sotto il tavolo.
I nostri fratelli non sono gente in via di diventare umani, per usare la stessa formula eufemistica e macabra di paesi in via di sviluppo.
Perché la guerra si vince sul campo, rischiando la vita, dicendo sì a una missione impossibile per tutti, tranne che per Dio.
Dobbiamo scegliere tra la compassione e l’indifferenza, la giustizia e l’oppressione.
Perché a volte la vittoria è il tempo perduto, il sangue sparso sul terreno, l’ultimo respiro raccolto dal fratello che conosceva solo l’odio e il disprezzo, che non aveva mai visto in faccia la chiesa del Cristo, quella che muore sulla croce.

Che significa essere cristiani? E’ una domanda a cui cerco risposta da tempi che non ricordo. Ad un certo punto in età della ragione, o meglio del ragionamento e del cuore, ho cercato la risposta in ogni cattolico praticante, laico o sacerdote, un qualcosa che coincidesse o condividesse il mio amore per Cristo. Ad un certo punto ho temuto di essermi creata una fede, un Dio a mia immagine e somiglianza e non viceversa. Poi ho incontrato Donato, ho letto don Tonino Bello e mi sono trovata nella tua chiesa e tutto ha iniziato ad avere un senso, finalmente libera dall’incubo di una fede costruita da me. Poi però ho iniziato a chiedermi come stare nella chiesa, come stare nell’ortodossia e non essere una “modernista”, come don Ernesto. C’è una sola risposta: aderire alla verità, aderire al vangelo, seguire Gesù anche sulla via della croce, amare senza tornaconto e senza chiedere all’altro la dichiarazione dei redditi.
Che Chiesa è quella che vuole somigliare a scribi e farisei contro cui Gesù si schierò a suo tempo? Quella che ammonì più volte? Eppure è dalla chiesa, fortemente voluta e in cui Gesù ha sempre creduto, che bisogna capire la via, essere aiutati nel capire e credere. Una chiesa che non si perde nella diplomazia di palazzo, nelle vesti eleganti, nei pranzi ufficiali fra capi di stato e di potere, che tiene a bada le masse, che non scende nelle piazze, fra la gente comune, nelle miserie del mondo povero, ammalato e affamato o anche in quelle di tutti i giorni fra lavoro sempre più spersonalizzante, traffico, perdita di individualità a favore della globalizzazione umana e cerebrale.
Mi vengono in mente le parole di don Tonino Bello, enunciate ai sacerdoti durante un ritiro spirituale: siate cirenei della croce ma anche cirenei della gioia.
Seguire Gesù è un’altra cosa e richiede un impegno e un amore indescrivibile che prescinde da giudizio e pettegolezzo, si preoccupa dell’altro prima che dell’io.
SM
“In questo modo non può esistere una famiglia umana, ma solamente una specie in cui gli umani si relazionano tra loro darwinisticamente.”
Se dovessimo basarci solo sulla selezione della specie (la legge del più forte o del più furbo) non avremmo bisogno di Dio.
Gesù ci insegna a tendere la mano al più debole, a farci prossimi per non permettere a nessuno di estinguersi per merito dell’umana (o disumana) indifferenza.
– la vittoria è … quella che muore sulla croce
Dall’alto della croce c’è il vero punto di vista nuovo, si esprime una forza diversa e tutta la potenza dell’amore, di quell’Amore che accetta il dolore e del dolore che rende puro l’amore.
La croce non è sconfitta, ma è una nuova sapienza, è Amore che nel dolore diviene gloria, è un incendio d’amore che arde dalla profondità dell’anima.
Accettare le sofferenze, farsi carico di quelle degli “ultimi”, abbassandosi “al mondo reale, quello degli affamati, delle vittime” ed essere “una famiglia umana”,”anche nelle condizioni più difficili, anzi, soprattutto in quelle”: questa è la vittoria dell’Amore.
“Come fa una vittima predestinata della società, la rotella di un ingranaggio spaventoso a capire cosa sia la chiesa?”
http://www.youtube.com/watch?v=kSoQARYBJlg
http://www.youtube.com/watch?v=QvhRNeI3vGo&feature=youtube_gdata_player
“…io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore”
“Il rifiuto del corpo, il vivere nell’apparenza”
“Chi vede un gigante esamini prima la posizione del sole e faccia attenzione che non sia l’ombra di un pigmeo.”
Novalis
“la chiesa del Cristo, quella che muore sulla croce.”
“sic nos amantem quis non redamaret?”
Sapere di essere amati insegna ad amare…produce altro amore .
http://www.youtube.com/watch?v=3OWRAovg5Dc
“Seguire Gesù è un’altra cosa, comincia con l’essere reali, in questo mondo, con l’abbassarsi al mondo reale, quello degli affamati, delle vittime….Dobbiamo scegliere tra la compassione e l’indifferenza, la giustizia e l’oppressione.”
Darwin e la scienza risolve tutto nell’evoluzione della specie, nella sopravvivenza del carattere predominante. Ma a questa logica della natura, dell’istinto, di una società disumana, corrisponde la logica dell’incarnazione che fa si’ che si cammini per mano accanto al fratello dal passo piu’ lento per procedere insieme e costruire la civiltà delaa’Amore e della pace. Sembra utopia ma se ogni famiglia fosse un focolaio domestico, ogni parrocchia un centro che accoglie, ogni ambiente di lavoro un luogo di incontro piu’ che di scontro e nevrosi, anche la societa’ muterebbe pian piano il proprio volto per essere a immagine e somiglianza del Regno.
Secondo Gesù, bisogna stare nella realtà più reale, che in linguaggio teologico si chiama la sarks, la carne.
Vivere il Vangelo , nutrirsi della parola, senza ipocrisie, pettegolezzi, orpelli. Spogliarsi del superfluo, abbattere gli ostacoli burocratici e senza limitazioni , senza paure, viverlo nella propria carne e essere liberi di poter dire: si, amo Cristo e voglio amarlo fino in fondo, voglio vivere la chiesa come lui ci ha insegnato ….. la chiesa del Cristo, quella che muore sulla croce.
Un illuminato pensò qualcosa tipo “ad ognuno secondo i propri bisogni, ognuno secondo le proprie possibilità” e da quel concetto straordinario ci fu chi proseguì creando campi di rieducazione in Siberia. Si possono fare infiniti altri esempi, compreso quello di una democrazia trasformata in sistema di privilegi per una casta. Voglio dire che anche la più incredibile creazione terrena, frutto di ottimi propositi, in quanto emanazione dell’uomo può essere imperfetta e soggetta alla migliore o peggiore interpretazione. Sono clown e devo dire che da come osservo io la storia, allo stesso modo (cioè creazione altrettanto umana) esiste una Chiesa che muore in Croce; una chiesa che ha solo sentito parlare di Cristo; una chiesa intenta da sempre a crocifiggere, qualche volta ricordandosi di chiedere scusa solo molti secoli dopo. Solo la prima Chiesa può ispirare una teologia della liberazione; alla terza il compito di combatterla con tutte le forze; alla seconda quello eventuale di riabilitarla, quando ormai non si può più farne a meno. Magari avercene di preti-operai (ma anche quelli scrittori non sono male). Poi ci sono quelli come il figlio di contadini bergamaschi. Ma quella è un’altra dimenssione.
I nostri fratelli non sono gente in via di diventare umani, per usare la stessa formula eufemistica e macabra di paesi in via di sviluppo.
Le cause che frenano il pieno sviluppo sono la brama del profitto e la sete di potere. Seguire Gesu’ e’ perdersi a favore dell’altro invece di sfruttarlo, servirlo invece di opprimerlo per il proprio tornaconto.
“Perché la guerra si vince sul campo, rischiando la vita”
“In amore come in guerra i migliori risultati vengono raggiunti dal corpo a corpo”
F.De Andrè (Dentro Faber-L’amore platonico e la fedeltà)
il commento che precede è mio
“vivere nell’arroganza, che è ciò che avviene quando il primo mondo proclama a parole, o peggio, dandolo per scontato, il reale siamo noi.”
Cosa è reale, cosa è verità? Non basta essere sinceri verso se stessi per abbracciare la verità…
“La fede è la verità dell’uomo”.
J.Comblin
“Perché gli altri preti stendono i programmi a tavolino, al riparo di soffitti dorati e seduti su poltrone in pelle…C’è una battaglia da combattere, e nessuno sa chi vincerà, perché le battaglie vere non si vincono con l’anello al dito e le gambe sotto il tavolo…Perché la guerra si vince sul campo, rischiando la vita, dicendo sì a una missione impossibile per tutti, tranne che per Dio”
Nel 1959 il Sant’Uffizio sospende il lavoro dei preti-operai e impiegati, imputando la decisione al fatto che era impossibile conciliare i doveri di preghiera giornaliera (celebrazione della messa, recita del breviario, rosario, adorazione davanti al Santissimo) con gli impegni lavorativi in fabbrica/azienda dove, oltretutto, i sacerdoti venivano esposti all’influenza di un ambiente materialistico, pericoloso per la loro vita spirituale ed il mantenimento dei voti pronunciati.
Pur essendo attratto dalla vitalità degll impulsi rinnovatori, Roncalli come nunzio apostolico evitò qualsiasi comportamento potesse far sperare in un riconoscimento ufficiale. Ma toccherà proprio a lui, divenuto Papa Giovanni XXIII, sanzionare il provvedimento che pose fine al movimento dei preti-operai, nel cui manifesto era scritto: “Vi sono missioni senza ritorno; questa è forse una di esse”.
Gesù si è abbassato “al mondo reale ,quello degli affamati e delle vittime”,per non lasciarci soli e per dirci che ci ama.
Noi non dovremmo fare altro che prendere Gesù come esempio,per poterlo imitare secondo le nostre capacità,aiutando chi ha più bisogno di noi.
vi ringrazio.
cerchiamo insieme una chiesa più vera, una società più giusta.
Bella e intensa questa pagina.. smuove le coscenze e vuole essere un invito ad abbandonarsi al Progetto di Dio, e diventare davvero,profondamente più umani.
Abbassarsi al mondo reale,significa cominciare ad ascoltare,trovare insieme gli strumenti per comunicare,per rompere i muri,per riconoscersi più umili,aperti verso le necessità…non è facile ma…messaggi d’amore senza fine di chi ha scelto dispendersi in questo senso senza risparmio,possono portarci nella direzione giusta..
In chiesa diciamo il padrenostro, ma fuori viviamo l’opposto.
Quanto sono vere queste parole, ed è con un bell’esame di coscienza che me ne rendo conto; proprio una sera di queste ultime vacanze, è stato questo il tema della serata. Impegno, per sfondare quel muro della routine, delle abitudini, delle certezze, degli orari, della vita inscatolata che ogni giorno va avanti sempre uguale e che spesso non ci aiuta a diventare parte attiva di quella realtà che ascoltiamo attenti ogni domenica
Si può dare di più perché é dentro di noi
si può dare di più senza essere eroi
come fare non so non lo sai neanche tu
ma di certo si può…dare di più
@ Roby
Cominciate con il fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.
(San Francesco)
Partiamo dunque dal nostro prossimo, da chi ci è vicino, in famiglia, sul lavoro (a volte è più difficile avere -ad esempio- pazienza proprio con chi conosci meglio, da cui ti aspetteresti maggiore attenzione); poi passiamo a prenderci cura di una cerchia più ampia, fino a pre-occuparci di tutti nella vigna del Signore, ma sempre nello spirito di servizio (e non di occupazione/intromissione). Per fare ciò, dobbiamo prima volerci bene ed accettare i nostri limiti, perché ci capiterà di cadere, di fallire, ma l’importante è non rimuginarci sopra, ma senza indugio, rialzarsi e procedere più spediti di prima sulle orme di Gesù.
@ Titti
Grazie delle tue parole, saranno di aiuto
Accettare i nostri limiti e capire le nostre potenzialità, senza presunzione: un bell’esercizio!
Come la politica è ormai percepita lontana e staccata dalla vita reale dei cittadini, così la Chiesa, nelle sue alte gerarchie, viene da molti sentita estranea all’umanità reale, ai suoi bisogni, persino al Vangelo. L’immagine comparsa poco tempo fa in TV di un alto prelato con cappello e mantello dorati e ricoperti di pietre brillanti mi sembrò un ‘immagine di altri tempi, in cui il Potere andava esemplificato alle masse con lo sfarzo. Ma questa non è la vera chiesa. Tutti noi siamo chiesa quando ci accorgiamo degli altri, quando superiamo il nostro egoismo,quando spezziamo pregiudizi e discriminazioni.Certamente per chi sta nella Chiesa ufficiale e deve sottostare a imposizioni ancora legate a un mondo “irreale ” di dogmi e precetti, è dura, molto dura. Tuttavia è dall’interno che deve maturare il cambiamento, che deve verificarsi per recuperare credibilità. Come è nella Politica, e non nell’antipolitica, che va ritrovato il contatto vero col cittadino,che fa parte della polis. Parlando di questo mi sono sentita rispondere : ” San Francesco ha fatto la sua rivoluzione dentro la Chiesa, non contro di essa.” penso che la strada sia questa.
@ SM
siate cirenei della croce ma anche cirenei della gioia
Davvero bella questa esortazione! Spesso il prete e’ invece pensato come una figura “asettica” ed i cristiani si scordano di gioire con e per gli altri (nei palazzi e nelle sacrestie a volte le invidie feriscono piu’ delle armi).
Siamo fortunati perche’ abbiamo un buon esempio da seguire, nel blog e nella realta’…perche’ nella vita tutto deve incarnarsi e non puo’ restare nell’irrealta’ o nella realta’ virtuale.
@Roby
Eh gia’, bell’esercizio! Ma mica stiamo al mondo per pettina’ le bambole o far balla’ la scimmia:)
grazie.
occorre rifiutare le minacce e le lusinghe del potere, avere il coraggio di proporre qualcosa di radicalmente nuovo.