Archivi tag: Arnold Schoenberg

Verklaerte Nacht

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Da sempre progettati nell’amore,
Custoditi nel grembo dell’eterno,
Eppure così ostici e divisi,
Scontrosi e diffidenti, sempre pronti
A issare muri e mettere barriere.
Il sestetto comincia con lo stridere
Degli archi contrapposti: lancinanti
Attriti che si scorticano vivi,
S’impongono, si graffiano, si sfanno
L’anima, tesi nello sforzo d’essere
Se stessi. Ma soltanto quello sguardo
Che da sempre li ha pensati può fonderli
In un unico fascio di speranze,
In un tempo che ingoia ogni ritardo.

Ci insegnano

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C’insegnano che la felicità va inseguita, conquistata, strappata all’ostilità tenace del destino. C’insegnano che si ottiene vincendo sugli altri, guadagnando, giorno dopo giorno, uno spazio vitale. Insinuano che, per raggiungerla, è necessario vincere battaglie su battaglie, lasciare sul campo una lunga scia di morti e di feriti.
Non è così. La felicità è un bambino che ci aspetta a braccia aperte. È lì da sempre, non si deve far altro che voltarsi dalla parte giusta. Abbracciarlo, e farsi abbracciare.
Italo

77. Fuochi d’artificio

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Dicono che certe vite si decidano in una notte sola. Ti chiedi se possa valere per Futura. T’illudi che per lei sia lo stesso che per te: che la spiaggia deserta e i vostri abbracci e i sogni che nascono dal buio vigile dei corpi siano stati per entrambi il principio ispiratore di quello che è accaduto dopo. E se invece fosse ancora innamorata del crucco, della sua aria da dandy distratto che non riesci a digerire? Continua a leggere

16. Tapis roulant

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Che hai fatto, Romolo? Per la mania dei segnalibri te ne sei andato un’altra volta. Che penserà di te? Cosa ti ha spinto a fuggire di nascosto, mentre dormiva senza sospettare nulla? Il pensiero della bambina che ti aveva detto di voler fare la commessa? Hai sovrapposto i visi, per capire se in qualche punto coincidessero: gli stessi colori, la conformazione degli zigomi, il naso, gli occhi cesellati come mandorle: basta per pensare che Veronica e la bimba senza nome siano la stessa persona? E anche se fosse? Continua a leggere

19. Quella che muore

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Era il periodo in cui nacque il movimento.
Viviamo la nostra fede in maniera schizofrenica.
Si raccomandava di guardare al mondo, di uscire dai recinti delle sacrestie.
In chiesa diciamo il padrenostro, ma fuori viviamo l’opposto.
Di raggiungere le sacche più lontane, dimenticate o evitate, essere lievito nella pasta del mondo, anche nelle condizioni più difficili, anzi, soprattutto in quelle. Continua a leggere

79. Perché si chiama cielo

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Si arriva attraverso una strada incassata tra le mura, oltre le quali s’intravedono a stento alberi e cielo. Tutto intensifica l’attesa, prepara una svolta, qualcosa destinato ad apparire dietro l’angolo del tempo e dello spazio. Proseguono in silenzio, i passi misurati su sintonie incomunicabili, segrete. Continua a leggere