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da qui
Da sempre progettati nell’amore,
Custoditi nel grembo dell’eterno,
Eppure così ostici e divisi,
Scontrosi e diffidenti, sempre pronti
A issare muri e mettere barriere.
Il sestetto comincia con lo stridere
Degli archi contrapposti: lancinanti
Attriti che si scorticano vivi,
S’impongono, si graffiano, si sfanno
L’anima, tesi nello sforzo d’essere
Se stessi. Ma soltanto quello sguardo
Che da sempre li ha pensati può fonderli
In un unico fascio di speranze,
In un tempo che ingoia ogni ritardo.

