[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=qeL8oZAkDBA&feature=related]
da qui
Prima o poi, Marx si affaccia alla tua vita.
La bambina ha un viso spaventato, percorso da una smorfia, cammina veloce, la mano stretta a quella di suo padre.
Bisogna dire che è difficile capirlo veramente.
Le fiamme disegnano figure inverosimili: un orso seduto in poltrona, un lampadario sospeso nel vuoto, una donna inginocchiata, come se pregasse.
Non è così per tutto? Non dobbiamo scavare ancora e ancora, prima di comprendere il senso di ogni cosa?
Un giovane con la tuta bianca, incappucciato, cammina sulla strada piena di schegge e di detriti.
E poi: non è vero che ogni cosa è collegata a un’altra, per cui bisogna tessere e ritessere la tela fino a scoprire un disegno articolato, diverso da quello che avremmo immaginato?
La ragazzina piange, con la camicia a righe sporca di terra, il poliziotto, di spalle, ha un casco blu con la scritta di colore giallo.
Qualcuno ha detto che, se conosco una cosa, conosco tutto, perché l’amore unisce ciò che tocca.
L’agente ha uno scudo da antico romano e un manganello nero; i suoi colleghi, in fila indiana, sembrano un esercito marziano.
Non dovrebbe essere così anche in politica? Non sarebbe necessario tener conto di tutto, invece di chiudersi ognuno nel suo particulare?
C’è un movimento a ondate: ci si sposta a zig zag per colpire o evitare di essere colpiti. Un giovanotto finisce a terra e il poliziotto gli si getta sopra.
E il cristianesimo, non dovrebbe essere il ricupero di tutto ciò che è umano? La nostra mente è ecologica, va educata in armonia con l’ambiente in cui è inserita.
Un auto brucia: nella notte, è una stella vista da vicino; la prova che l’universo è un forno che per vivere distrugge, un accavallarsi instancabile di nascite e di morti?
E non dovrebbe, allora, il cristianesimo, integrare anche la lotta per un mondo più giusto, per una distribuzione delle risorse disponibili, per il superamento della divaricazione crescente tra ricchezza e povertà?
A guardarla meglio, la fiamma produce immagini inquietanti: un profeta che grida a braccia alzate, una bocca di squalo, che addenta la vittima di turno.
Guai a chi pretende l’esclusiva dei valori, a chi vorrebbe incollare peso e prezzo sugli articoli del credo.
Altri due, coperti da un cappuccio, sfondano la porta di una banca.
Se Marx si affaccia alla tua vita, non puoi non trovare dei valori, una battaglia assente nella corsa dei ricchi al capitale.
Entrano dentro e portano via borse e valigette.
E’ impensabile una società capace di cancellare i debiti, di chinarsi su colui che è caduto, di prendersi cura di chi è stato travolto dalla vita?
La falange bluastra procede in assetto di guerra, si ripara dai sassi, contrattacca.
Si può dire che la terra sia di tutti ed è un furto pensare di appropriarsene?
Alla fermata dell’autobus, un ragazzo solleva le palme delle mani, come a dire che lui non c’entra niente.
E’ possibile dichiarare che la proprietà privata esiste limitatamente, che non siamo padroni, ma amministratori?
La folla che corre, un rumore di catene, voci che s’intrecciano e confondono: il grido, il pianto, la minaccia.
E che a me spetta ciò che è necessario, perché la terra possa essere di tutti?
La città è un crollare di porte, un aprirsi di uffici e di esercizi, un ventre che si offre al corpo dell’altro, che lo cerca.
E allora, Martin, sei sicuro che marxismo e cristianesimo siano incompatibili?

«I proprietari di capitale stimoleranno la classe operaia a comprare sempre più merci costose, case e tecnologie, spingendoli a prendere sempre più credito oneroso, finché i loro debiti diventeranno insostenibili. I debiti non pagati condurranno alla bancarotta delle banche, le quali dovranno essere nazionalizzate, e lo Stato dovrà prendere la strada che porterà al Comunismo».
(K. Marx)
Marxismo e cristianesimo hanno evidenti punti di contatto ma si differenziano in modo sostanziale tanto da far credere di primo impatto che siano incompatibili.
Marx mostra un modello economico basato sulla condivisione, la libertà, l’eguaglianza, l’assenza di profitto tutto in funzione e commisurato alla forza di lavoro, valutata in astratto, ma non spiega come giungere a questo modello di vita ideale ne come rimanerci. Insomma è un modello puramente economico che però non considera l’uomo come essere umano evoluto e consapevole delle proprie scelte, sebbene Marx dichiari apertamente l’importanza di un sapere intellettuale accessibile a tutti e condivisibile oltre la libertà, quindi un uomo che non condivide l’ignoranza ma il sapere e la coscienza di se. Insomma una società molto evoluta dove l’uomo è l’uomo di Cristo, apparentemente.
Il cristianesimo si fonda sull’uguaglianza, la condivisione o comunione, la libertà ma non sulla spersonalizzazione dell’essere umano. L’uomo di Cristo è un uomo consapevole del proprio carisma che pone però al servizio della comunità. Un uomo che condivide l’informazione e la cultura ma non appiattisce la società rispettando l’altro in tutte le sue peculiarità e dà il libero arbitrio. Concede la massima libertà non una libertà fittizia necessaria perchè il modello economico regga. Non condanna il profitto in sè ma l’uso che se ne fa.
Il plusvalore generato dalla produzione e dallo scambio di beni e lavoro, soddisfatte le esigenze personali e qualcosa in più, deve essere redistribuito ai fratelli che hanno meno, che sono in stato di povertà o bisogno per cause diverse anche se tali fratelli non hanno capacità lavorativa e questo non è previsto nel modello economico, dove si ipotizza una società in cui tutti hanno capacità lavorativa e tutti con il lavoro contribuiscono alla produzione in modo equo e commisurato ai propri bisogni e capacità. E gli ultimi che fine fanno? Non sono previsti:-) Per il cristianesimo ognuno contribuisce al bene comune secondo le sue capacità e si prende cura dell’altro.
Cristo ci insegna la via per evolvere e creare una società che non insegue il profitto fine a se stesso, una società che condivide ma non priva l’uomo dei suoi carismi e delle sue capacità, una società che condivide libertà, proprietà, ma non in un modo utopico e irreale, dove l’uomo è una macchina perfetta, perfettamente acculturata, con cultura uguale per tutti, e bisogni uguali per tutti, impensabili per il cristianesimo dove l’uomo non è a immagine e somiglianza dei suoi simili (tanti cloni di uno solo) ma a immagine e somiglianza di Dio e nessuno è identico all’altro. Il cristianesimo mostra una società dove l’io si spoglia di se stesso per andare incontro all’altro, che si fonda sull’amore come unico termine di paragone e unico fondamento di uguaglianza, libertà, fratellanza. Indica come si arriva a questa forma evoluta e come ci si rimane. Questo spiega perchè il cristianesimo regge da oltre 2000 anni mentre il marxismo, o meglio il comunismo che da esso prende forma, non sia durato che poco più di un secolo dimostrando ancora una volta che l’unico sistema che regge è il capitalismo. Cosa manca al capitalismo per essere il modello economico che può coesistere con l’uomo di Cristo? Manca Cristo! La giro al contrario: perchè il capitalismo non genera la società voluta da Cristo? il profitto fine a se stesso, l’egoismo, l’oligarchia, il controllo delle masse impedisco il formarsi della condivisione … ma tutto questo ha fatto il suo tempo, la condivisione dell’informazione accessibile a tutti, tanto voluta da Marx, ma fruibile in piena libertà e non per obbligo, è realtà. L’uomo è informato, se vuole, lo dimostra il cadere delle dittature del nord Africa e medio Oriente, la via obbligata per la Cina verso la democrazia. Realizzato questo si presenta ora un nuovo ostacolo: la “strategia del terrore” che oggi si va sostituendo alla religione come strumento per controllare le masse ma Gesù, sconfiggerà anche questo perchè l’uomo sa che la via e la verità sono quelle indicate da Lui e solo in Cristo si può essere liberi, uguali e fratelli.
In questo senso, caro Martin, io sono convinta tu abbia ragione.
SM
“E’ possibile dichiarare che la proprietà privata esiste limitatamente, che non siamo padroni, ma amministratori?”
“Il diritto dell’uomo alla proprietà privata è dunque il diritto di godere a proprio arbitrario ( à son gré), senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa, il diritto dell’egoismo. Quella libertà individuale, come questa utilizzazione della medesima, costituiscono il fondamento della società civile. Essa lascia che ogni uomo trovi nell’altro uomo non già la realizzazione, ma piuttosto il limite alla sua libertà.”
K.Marx
sei sicuro che marxismo e cristianesimo siano incompatibili?
Il problema non è il “comunismo” ma il “consumismo”, lo spreco perpetuato dalla cosiddetta società “civile”, a discapito di quella parte del mondo che non ha niente per sopravvivere.
Se Marx e Gesù professavano la libertà, l’uguaglianza e la dignità degli uomini, tutti meritevoli degli stessi diritti, senza privilegi di classe o di razza, se spostavano l’attenzione sull’urgenza di andare verso il fratello più bisognoso, “di chinarsi su colui che è caduto, di prendersi cura di chi è stato travolto dalla vita”, perchè si può essere amministratore ma il padrone è Uno solo, allora la risposta è SI.
Marx dissse, se la memoria non mi tradisce nelle “tesi su F.” , di usare i termini ” uguaglianza “, “giustizia ” ecc. perchè ancora i suoi lettori non potevano capire il materialismo storico. La storia è infatti un susseguirsi dialettico di interessi economici in conflitto, dove gli sfruttati diventano sfruttatori,in una catena,in verità verificabile, di rivoluzioni e rivolte. Non ci può essere perciò affinità tra chi promuove l’uguaglianza e la condivisione come sintesi di una lotta di classe, e chi invece le vuole in nome dell’amore che deve unire gli uomini, fratelli in quanto figli di Dio.Detto questo, però, trovo molto più lontano da Cristo il consumismo capitalistico che oggi imperversa, di quel Comunismo ideologico che sosteneva in ultima analisi l’ uguaglianza degli uomini.
Ogni punto di contatto può trovarsi solo negli esseri umani che interpretano quelle idee, nella loro bontà e buona volontà. Tutto il resto è pura teoria. La sintesi è tutta negli occhi di mia figlia, nelle menti della generazione che sapremo lasciare al mondo. Quando sarò cibo per i vermi e tu sarai nel regno dei cieli, se saremo entrambi nel cuore della ragazza in grado di donare una speranza all’umanità, allora marxismo e cristanesimo saranno stati più che compatibili: avranno avuto un senso. Vero Martin?
“Siamo alla disfatta clamorosa e dolorosa del comunismo e del capitalismo, di tutti gli orgogli umani che hanno strozzato il senso primo della vita. Il crollo del comunismo è più grandioso, perché definitivo. Il crollo del capitalismo è invece subdolo, perchè il capitalismo ha più brillori, più chimere e maschere da mettere addosso ai suoi cittadini sconfitti. Il capitalismo addormenta, sa rinviare la presa di coscienza. Una disfatta non solo italiana ma planetaria. La vedo nella distruzione del rapporto umano, nel non permettere che si ascolti la domanda radicale che abbiamo in noi, sempre occultata e differita. Giornali e televisioni la spendono offrendo alternative di benessere e felicità stupida. La pubblicità stordisce attraverso catture ottiche-uditive il poco spazio che resta di libertà reale”. (Giovanni TESTORI 1991).
” L’umanità nascente, perciò, cristiana nella sua essenza spirituale, in quanto non è di questo mondo, ma viene a salvarlo da tutta la sua cecità colma di violenza, saprà incarnare un nuovo tipo di forza, fondata sull’apertura, sulla ricerca comune , sull’ascolto, sul dialogo rispettoso, sulla donazione di sé, e sull’apprendimento continuo.
Quando più l’Occidente cristiano saprà dare vita a un tipo di civiltà fondata su questo genere di identità umana, su questo grandioso progetto di umanità, tanto più potrà offrirsi, in forma di dono e purificato da ogni intento imperialistico, come possibilità universalmente valida di civilizzazione agli altri compagni di strada, che provengono da altre storie, ma che comunque anelando alla medesima pienezza di vita.
Marco Guzzi – da La nuova umanità:un progetto politico e spirituale.
E’ possibile dichiarare che la proprietà privata esiste limitatamente, che non siamo padroni, ma amministratori?
E che a me spetta ciò che è necessario, perché la terra possa essere di tutti?
La moltiplicazione dei pani racchiude il gesto in cui ognuno di noi è chiamato a condividere ciò che abbiamo in modo che si moltiplichi e sfami chiunque abbia fame di Cristo. Nella parabola del Vangelo di oggi Mt 21,33-43 Gesù conclude:
” perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”.
E’ nostro compito dunque come Chiesa, creare un mondo nuovo, diverso che esprima in pienezza la comunione.
“Non è così per tutto? Non dobbiamo scavare ancora e ancora, prima di comprendere il senso di ogni cosa?
…E il cristianesimo, non dovrebbe essere il ricupero di tutto ciò che è umano? La nostra mente è ecologica, va educata in armonia con l’ambiente in cui è inserita….Guai a chi pretende l’esclusiva dei valori, a chi vorrebbe incollare peso e prezzo sugli articoli del credo.”
Se si guarda bene, non è questione di ideologie e di schieramenti: queste sono soltanto “pecette” che vengono attaccate per il vizio che gli uomini hanno di etichettare tutto.
Se si partisse – invece – soltanto dall’osservazione disincantata della realtà, senza preconcetti, si vedrebbe quali sono le reali problematiche e le esigenze da soddisfare, tutti insieme, per stare bene tutti insieme.
Ma le menti umane non sono più ecologiche, perché abbiamo inquinato anche l’ambiente naturale in cui ci muoviamo.
Ognuno pensa alla propria sopravvivenza come fosse su una terra destinata a scomparire.
Ecco quindi che in tanti si finisce per vivere un cristianesimo schizofrenico.
Urge scavare a fondo e fare pulizia, dentro e fuori di ognuno di noi, per fare nuove tutte le cose.
INSIEME. Questo è il segreto di un nuovo inizio.
http://www.youtube.com/watch?v=Jm6jLZ4QtTU
Scusate, mi sono accorta solo ora che manca una parte finale del mio commento n.4:
volevo dire “la risposta è SI sono compatibili”….
LA CADUTA DEGLI DEI – Luchino Visconti (1969)
Un po’ di silenzio, per favore…. Un complotto, non c’è dubbio…. Ma – a quanto pare – il colpevole è già stato arrestato: iscritto al partito comunista, naturalmente. Un altro crimine comunista contro il nuovo governo!”
http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=JpvL9dApWPE
“Ripenso a quel che so della vita del futuro Giovanni Paolo II. Quelli (ndr. tra il 1938 e il 1944) furono gli anni decisivi della sua vita. Era arrivato qui (ndr.a Cracovia) col padre dal paese natale, Wadowice, 50 km a sud-ovest di Cracovia, per seguire i corsi della Facoltà di Lettere e Filosofia, ma da queste stanze si trovò a dover affrontare il terribile flagello dell’occupazione nazista, la resistenza nel teatro clandestino degli studenti, il duro lavoro in una cava di calcare e poi nella fabbrica della Solvay, per evitare la deportazione, e infine la morte del padre. E fu qui che iniziò a germogliare, in lui, il seme di una vocazione religiosa che affondava le sue radici nelle meditazioni di San Giovanni della Croce e nel tema dell’Amore universale.
Guardo questa casa, una villetta a due piani, grigia, piccola, ma con un giardinetto intorno che sa di pace e di cure infinite. Ora ci vivono altre persone: non è un museo. C’è una macchina rossa parcheggiata nel vialetto. Mi rendo conto che dev’essere proprio qui che il giovane Karol riuscì a evitare di essere catturato dai nazisti nascondendosi dietro a una porta, nel ’44. E il mistero di quei momenti aleggia ancora su questo scorcio di città. Lo prendo come un indizio, come se da qui dovesse cominciare un mio itinerario di ricerca.
….Attraverso il largo spazio centrale della piazza, accompagnato da chiacchiere scambiate da ragazzi locali, in questa lingua affascinante in cui Wojty?a pronunciò le famose parole: Nie l?kajcie si?, “Non abbiate paura”.
Mi siedo su una panchina, e mi rendo conto che questo luogo è imbevuto di lui. Parla al cuore, con una voce che è impossibile non sentire o ascoltare con indifferenza.
Comunica ancora le sue parole, quelle che ce l’hanno fatto amare come uomo, senza quasi pensare che, incidentalmente, era anche papa.”
(Giovanni Agnoloni – su Alibionline)
Il problema è che il marxismo, dovendo combattere una società assai ingiusta, mise nelle proprie mire anche quel cristianesimo che, alleato con il potere, appariva allora come un ostacolo sulla via dell’uguaglianza. Per questo il marxismo è apparso in contrapposizione a quel cristianesimo, compromesso con il potere, e questo cristianesimo si è posto dalla parte della reazione… ma il messaggio evangelico, credo, non ha nessun legame con il Potere.
Poi bisognerebbe anche distinguere il marxismo come filosofia, dalla sua teoria economica e dalla sua concretizzazione politica, ossia il comunismo…
“C’era una volta una donna cattiva cattiva che morì, senza lasciarsi dietro nemmeno un’azione virtuosa. I diavoli l’afferrarono e la gettarono in un lago di fuoco. Ma il suo angelo custode era là e pensava: di quale suo azione virtuosa mi posso ricordare per dirla a Dio? Se ne ricordò una e disse a Dio: – Ha sradicato una cipolla nell’orto e l’ha data a una mendicante. E Dio gli rispose: – Prendi dunque quella stessa cipolla, tendila a lei nel lago, che vi si aggrappi e la tenga stretta, e se tu la tirerai fuori del lago, vada in paradiso; se invece la cipolla si strapperà, la donna rimanga dov’è ora. L’angelo corse della donna, le tese la cipolla: – Su, donna, le disse, attaccati e tieni. E si mise a tirarla cautamente, e l’aveva già quasi tirata fuori, ma gli altri peccatori che erano nel lago, quando videro che la traevano fuori, cominciarono ad aggrapparsi tutti a lei, per essere anch’essi tirati fuori. Ma la donna era cattiva cattiva e si mise a sparar calci contro di loro, dicendo: “E’ me che si tira e non voi, la cipolla è mia e non vostra. Appena ebbe detto questo, la cipolla si strappò. E la donna cadde nel lago e brucia ancora. E l’angelo si mise a piangere e si allontanò”.
(F. M. Dostoevskij – I fratelli Karamazov)
“Prima o poi, Marx si affaccia alla tua vita.”
UN BELLISSIMA CONFESSIONE PUBBLICA di Davide Nota
Sono stato cresciuto da una famiglia comunista e non credente. Non sono mai stato battezzato se non ai valori della solidarietà civile e della laica fratellanza.
Ma anche, in qualche modo, alla gioia dell’amore gratuito, non giustificato. Quel che si dice la parabola del buon samaritano.
Poi per vie traverse educato all’arte, alla lettura, alla scrittura.
A tredici anni uscii dal trauma di una scuola media di periferia frequentata per lo più da ultras di estrema destra, trasformandomi in ultras di estrema sinistra.
La mia famiglia s’avviava verso la catastrofe definitiva.
Mi trovavo spesso e volentieri solo in casa. Nel giro di un anno divenni quel che si dice un ragazzo difficile. I miei voti, un tempo ottimi, crollarono inesorabilmente verso l’insufficienza grave.
Negai la morale paterna educandomi ad una forma di intransigenza anarco-insurrezionalista, travolto da furori astratti che assecondai in un tentativo frustrato di rivolta totale: contro la ragione, contro l’educazione, contro la bellezza.
Lessi per la prima volta un libro di poesia: Arthur Rimbaud.
Tentai la fuga di casa due volte, la seconda delle quali fui preso dalla polizia e riconsegnato alla famiglia. Tentai di farmi male. Non ci riuscii, o più probabilmente non volli riuscirci.
Scrissi il mio primo racconto.
Fu un anno di cieca disperazione, di disprezzo nei confronti dell’istituzione scolastica e della famiglia. Avevo preso a fequentare un centro sociale colmo di falsi amici. Vedevo nel caos una necessità morale, come nell’Eliogabalo di Artaud. Una serie infinita di sospensioni. Alla fine bruciammo il registro di classe.
Fummo bocciati in sette, per condotta.
Forse gli unici sette ad aver letto un libro in tutta la classe.
La notte assaltammo la scuola. Ne uscii con tre denunce: vandalismo, invasione di suolo pubblico e oltraggio a pubblico ufficiale.
Lo schiaffo di mio padre. Un processo al tribunale minorile di Ancona.
Le mie prime poesie.
*
Volevo in realtà confidarvi un’altra cosa. Ma questo preambolo era forse necessario.
Lessi molto negli anni seguenti.
Placai nella scrittura quella desolante irrequietezza. Che pure rimaneva, a lampi.
A squarci di malessere.
Lessi gli scapigliati; poi i crepuscolari. Pascoli. Mi innamorai della rima, della tradizione.
Pasolini.
Un giorno fu “Il vangelo secondo Matteo”; e le lacrime. Perché? Perché le lacrime?
Ne uscii turbato.
Era la prima volta che avevo a che fare con qualcosa di così (grande).
Ricordo che era un sabato pomeriggio; ne uscii devastato.
Letteralmente mi travolse. Ed io mi feci travolgere.
La sera con gli amici ne parlai: di Cristo. Dei templi del presente. Dei nuovi scribi, dei nuovi farisei.
Seguì un aprile folle e luminoso. Dopo Rimbaud e i poeti, i santi cristiani: le mie nuove stelle rosa. Sant’Agostino: amore assoluto e terza navigazione. San Francesco. Andavo al fiume a leggere: poesia e santi.
Ero cristiano? Chissà. Sicuramente non cattolico. Credente in Dio? Forse solo per fiducia nell’uomo Cristo.
Lo avrei seguito? Lo avrei voluto seguire senz’altro.
Avrei creduto a tutte le sue parole? Non so…
Al liceo vi era un parroco che settimanalmente teneva la sua lezione di religione tra lo scherno e l’indifferenza degli studenti (cattolici praticanti).
Io invece avevo legato molto con lui sin dai tempi dell’anticlericalismo militante.
L’anno delle sospensioni e della bocciatura fu l’unico, tra i docenti, a proteggermi; e infine, quando tutto andava verso l’irrimediabilità della sanzione punitiva, si dimise dal consiglio di Istituto.
Andai a trovarlo.
Parlammo di Gesù, dei vangeli. Dei nuovi templi, cattolici. Dei nuovi farisei, cattolici anche loro.
Ne riparlammo.
Mi prestò dei libri da leggere. Li lessi. Ne parlammo nuovamente.
Concludemmo che non si è cristiani senza credere al miracolo della resurrezione.
Senza abbandonarsi ciecamente a questa verità incredibile. Credere: anche non credendo.
Kierkegaard: “Credere significa stare sull’orlo dell’abisso oscuro e udire una Voce che grida: Gettati! Ti prenderò fra le mie braccia!”.
Ed io non potevo.
Il cuore mi esplodeva dentro ed io non sapevo (farlo, crederlo).
Per la prima volta pregai, come un cretino. Una ferita dentro cui immergere le dita. Mi pentii di quella richiesta insensata e blasfema. Chiesi scusa.
Stavo parlando da solo? Lo facevo forse da sempre (le piante, John Lennon; poi i poeti. Adesso i santi).
Tuttavia stavo pregando, parlando (con me stesso; o forse con qualcun altro).
*
Accesi la tv. Al tg si parlava (si cianciava) di suor …: santificata. Aveva predetto, in un diario… cosa? Ma già: c’era il gran premio, e poi le tette; i ballerini. Niente.
E pure mi colpì, ci ripensai. E chiesi in giro, ma nessuno seppe (rispondermi).
Pensai di nuovo a San Tommaso, anche. Alle sue dita immerse. Alla sua incredulità. Alla mia.
Poi un viaggio a Roma con Francesco, il mio migliore amico.
Una mostra di Caravaggio: eccezionale.
Poi una lunga passeggiata, qualche visita.
E Piazza San Pietro: il colonnato del Bernini, per la prima volta. Si avanzava: era questa la sensazione. Avanzammo.
La Basilica. E poi la libreria del Vaticano.
Alla mente (al cuore: erano passati pochi giorni in fondo) quel diario, quella suora: beata o santa?
E di che epoca? Di quale nazionalità?
Non ricordavo niente.
Comunque entrammo, alla ventura.
Alla ricerca di nuovi libri: agiografie, biografie, diari; encicliche.
Beata o santa… Come chiedere? Che chiedere?
Frugai ovunque. Senza punti di riferimento.
Senza trovare nulla che potesse coincidere con il ricordo di un’impressione.
E dovevamo uscire, fare ritorno.
Ed io ero triste, perché ero convinto (di trovarla), anche senza punti di riferimento.
E invece no.
*
Francesco era già fuori. Io feci per seguirlo.
Un piede: il destro: sospeso. E fui nel limbo.
La soglia.
E poi una luce, e un batticuore ingombrante: e poi l’assenza.
Che non risposi, a volontà più mia. Ne fui privato.
E mi girai.
Francesco mi chiedeva cosa avessi, avevo gli occhi stralunati; ed io risposi: un attimo Francesco, scusami un attimo.
Sospeso tra l’interno e il fuori, senza volerlo.
Quell’atto, involontario.
Quel che segue accadde in un frammento, un lampo. Senza tempo, eterno. Archetipico.
Di fronte a me, a una distanza insostenibile, una parete.
Una scaffalatura colma di libri.
Era il fondo della libreria, su cui si accalcavano tomi e fascicoli in una sorta di caldo e coloroso disordine.
D’intorno era il tutto sfocato, ed io immobile all’interno. I rumori ovattati come quando bimbo o feto provi al morto dentro al liquido amniotico di una piscina grande.
Ed il mio sguardo fisso, travolto.
C’era un libro, tra centinaia di altri libri.
Non inserito nell’ordine convenzionale della scaffalatura: posato, perpendicolare. Fuori posto.
Assieme ad altre decine di altri libri perpendicolari e fuori posto.
Volgeva a me le pagine, ponendo il dorso titolato contro lo stucco della parete.
Accadde tutto in un frammento. Un lampo. Che stavamo uscendo. Che poi uno stato di trans mi girò.
Ed il mio sguardo era quel libro.
Ed io avanzai. Tra il sole e il sangue, che premeva il cuore.
E poi fu un fuoco, ed uno strano pianto, che trattenni.
Avevo in mano il diario di suor Faustina Kowalska.
Nata il 25 agosto del 1905 a Glogowiec, in Polonia.
Morta nel 1938, a trentatre anni, a Cracovia.
Beatificata nel 1993.
Santificata nel 2000.
Non so di preciso cosa accadde; perché poi mi risvegliai, ed ero in autobus.
Ed era un fuoco quel sole d’aprile.
Una ferita in cui immergevo le dita.
“Qualcuno ha detto che, se conosco una cosa, conosco tutto, perché l’amore unisce ciò che tocca.”
http://www.youtube.com/watch?v=1XsSYHfpfs4
“Non dovrebbe essere così anche in politica? Non sarebbe necessario tener conto di tutto, invece di chiudersi ognuno nel suo particulare?”
“la sopressione della proprietà privata e delle differenze economico-sociali sopprimerà le radici di qualunque conflittualità, di qualunque antagonismo, di qualunque differenziazione di fini, …
Venendo meno interessi divergenti, verrà meno la necessità di mediarli, cioè verrà meno la necessità delle istituzioni politiche.”
K.Marx
Tutto sacrosanto ma è come dire: eliminiamo il problema alla radice così non ci sbagliamo….e la capacità di saper condividere? e la carità?
Non credo alla possibilità di sopprimere le radici di ogni conflittualità ma credo nell’amore e nella volontà di superarle.
vi ringrazio!
è giunto il momento di mobilitare tutti coloro che credono ancora nei valori, che vogliono risollevare le sorti dell’umanità: fare fronte contro l’alienazione del potere e del denaro.
Molto spesso si è schiavi del denaro e del potere ,perchè si pensa che questi sono gli unici elementi,che ci permettono di fare una vita decorosa e migliore degli altri.Ma non è cosi,infatti nulla dura per sempre, nemmeno noi.
Se ci rendessimo conto che niente è eterno in questo mondo,forse collaboreremmo tutti insieme ,per un futuro migliore,senza discriminazioni di alcun genere e potremmo vivere tutti una vita più decorosa e serena, perchè ci siamo preoccupati anche degli altri.
Sembra brutto lasciare un piccolo commento dopo tutte queste dotte dissertazioni.
Penso però che la differenza la fa l’amore, quello che ama anche il nemico, il diverso e il ricco, e soprattutto il dissidente, e che non ha paura della verità, per intero, anche quella scomoda, anche quella che dice che tu hai torto!
”E’ impensabile una società capace di cancellare i debiti, di chinarsi su colui che è caduto, di prendersi cura di chi è stato travolto dalla vita?”
L’auspicio è che finanza ed etica diventino un impegno anziché un ossimoro
http://youtu.be/pwT1L-FSzEo
Il potere del denaro, una vita in corsa per accumulare ricchezze, non importa con quali mezzi e a discapito di chi; spesso di una manodopera sfruttata e sottopagata che favorisce un notevole abbattimento dei costi di produzione, ma che non fa diminuire il prezzo sul mercato del prodotto finito. La cosa forse peggiore, un pubblico standardizzato, che continua ad acquistare merce prodotta con la sofferenza di un lavoro spesso ridotto in schiavitù
– …l’amore unisce ciò che tocca.
Voglio che tu sappia
Una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.
“Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata”
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.
(Pablo Neruda – Se tu mi dimentichi)
“…la lotta per un mondo più giusto, per una distribuzione delle risorse disponibili, per il superamento della divaricazione crescente tra ricchezza e povertà?
…E’ impensabile una società capace di cancellare i debiti, di chinarsi su colui che è caduto, di prendersi cura di chi è stato travolto dalla vita?”
Un’altra Africa: 10 anni di World Friends per i diritti e la salute
Siena, 7 ottobre 2011
Santa Maria della Scala – Piazza del Duomo, 2
9.00 – 18.00
Amici del Mondo World Friends Onlus è un’organizzazione italiana per la cooperazione allo sviluppo nata con lo scopo di operare per la promozione dell’uomo in tutte le parti del mondo, contribuendo alla realizzazione dei principi stabiliti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dando priorità ai diritti fondamentali come salute, istruzione, lavoro.
Quando, nel luglio del 2001, i soci fondatori si riunirono per dare vita all’associazione, erano spinti dal desiderio di mettere a frutto la loro esperienza di cooperazione allo sviluppo, con un obiettivo molto chiaro: avere “LA TESTA A SUD”. Questo significava realizzare interventi non stabiliti nel nord del mondo, negli asettici uffici delle agenzie internazionali, ma nati sul territorio, su richiesta o iniziativa delle popolazioni locali. Per questo motivo alcuni soci e parte del Comitato Direttivo di World Friends hanno sempre risieduto, e tuttora risiedono, nei paesi del sud del mondo.
vi ringrazio.
cercare l’unità della persona e della società, un mondo solidale, questa è la meta.