Archivi tag: Beethoven

18. Le scritte sui muri

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Alle medie dell’EUR ci hai passato solo un anno. La salita è la stessa: via della Fisica, la strada invasa da scritte lungo i muri e cassette per i contatori, tutte arrugginite. Ti chiedi se, in un’epoca lontana, si siano impegnati per pulire questo posto; quel che è certo è che oggi nessuno si cura di cancellare insulti, confessioni amorose, avvertimenti: Ele sei la mia vita; Ely I wanna fuck you. Continua a leggere

59. Alex

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E’ il tempo in cui non sai come vestirti, con le ultimi propaggini di caldo estivo e le prime avvisaglie dell’autunno. Per stare sotto i ponti, pensi, è il periodo migliore. Ti affacci alla porta della tua baracca, la mattina presto, e vedi gli autobus dell’Atac uscire lentamente dal deposito. Continua a leggere

54. L’officina

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E’ quasi un’ora che sei qui; segno che cominci a invecchiare, che forse stai perdendo il vizio di inanellare un impegno dopo l’altro, anche dopo pranzo, quando tutti cedono al momento di stanchezza, si regalano una pausa rilassante, mentre tu, ostinatamente, accendi il computer e ti rimetti a scrivere: che ci trovi nell’appuntamento che diventa una tortura, per gli occhi che si chiudono, il collegamento che salta all’improvviso, il telefono che squilla, e tu che insegui le immagini che sfuggono, sfuggono, come una chimera? Continua a leggere

23. Tra quelle stelle

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Il copione lo conosci a memoria. Attraversi la zona popolare, poi giri nella strada che hai ribattezzato della pubblicità, con la maggior concentrazione di cartelloni, forse, del mondo, arrivi davanti al deposito degli autobus, t’infili a destra, poco prima del ponte, scendi dall’auto davanti alle baracche, dove già intravedi i ragazzi seduti intorno al tavolo: Visnia dal seno prorompente che ti sbircia con la coda dell’occhio, Lela, la bambina che sorride come avesse sempre da confidarti un gran segreto, e poi Robert, Liùbisa, Shakira. Continua a leggere

14. Da quando

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Penso che la Chiesa sono io: se cambio io, può cambiare anche la Chiesa. Se io ci credo, ci crede anche la Chiesa. Se rinuncio al potere, ci rinuncia anche la Chiesa. Lei è un idealista. Passeggiate nei giardini del complesso ospedaliero. Continua a leggere

11. Chiaro e tondo

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L’ingresso all’ospedale è un simbolo, a suo modo: parcheggio riservato ai dipendenti, vietato l’ingresso, ricoveri per pronto soccorso. Ci si sente respinti, se non si appartiene alle categorie. Ma tu hai un’amica: un medico dai cappelli corvini e gli occhi scuri. Continua a leggere

44. Una barca che anela al mare

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Da fuori sembra tutto semplice: un’ ideale, una lotta, diritti da rivendicare, la gente che ti segue.
La chiamavano Nazione dell’Islam, e il suo profeta divenne Malcom – un amico? una spina nel fianco?
Quando lotti una vita per la non violenza e vedi intorno un mondo che cola sangue dappertutto, rischi di cadere nello scoraggiamento.
E invece, le contestazioni, l’accusa di debolezza e codardia, le voci maligne ogni volta che non eri alla testa di uno sciopero o di una manifestazione. Continua a leggere

20. Sei sicuro?

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Prima o poi, Marx si affaccia alla tua vita.
La bambina ha un viso spaventato, percorso da una smorfia, cammina veloce, la mano stretta a quella di suo padre.
Bisogna dire che è difficile capirlo veramente.
Le fiamme disegnano figure inverosimili: un orso seduto in poltrona, un lampadario sospeso nel vuoto, una donna inginocchiata, come se pregasse. Continua a leggere

92. Colpi

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Il poliziotto ha la pistola in mano, il dito sul grilletto, lo sguardo fisso sul bulldozer. Allunga le braccia, le mani sono unite, strette all’arma; la nuca è rasata e la camicia bianca.
Ho bisogno di parlarti.
Ti sento agitata, Magdalenne.
Un uomo, con la maglietta blu, grida qualcosa nel telefonino; più avanti c’è un soldato col casco e la giacchetta neri. Continua a leggere

58. La mano sul mare

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Il fuori strada è coperto di polvere, sabbia, residui della storia che si accumulano come i piani di una casa, o gli anelli di un albero. Cercano l’ombra sotto un sicomoro, l’unico vegetale visibile nel raggio di chilometri. Il deserto si allunga all’infinito: almeno fino ai monti bianchi che si affacciano al di là delle dune, da un pianeta fratello. Continua a leggere