35. Masticando le parole

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=OdxCIfGimCI&feature=related]

da qui

Sì, se lo sono chiesto in molti.
Nello scudo c’è il riflesso di una faccia, ha il naso affilato, le labbra grosse e chiuse in una morsa.
Come mai solo alla fine, quando c’era tutta una vita per mettere le carte sulla tavola?
Una striscia nera copre l’occhio: senza quella si sarebbe capito, ti avrei riconosciuto.
Sai, me lo chiedo anch’io, se penso alla neve in cui affondavo i passi, quando la chiesa sembrava un miraggio, in lontananza, proprio sotto il monte.
Ora è chiaro, è un poliziotto con la visiera calata – si può sfondare la visiera, con un colpo netto?
C’erano solo le mie orme, come quelle dell’uomo sulla luna – perché non hai mosso prima i passi lasciati sulla terra prima di morire?
Quando stavo nella casa in pietra  tutto mi sembrava vivo e dolce, come se la vita fosse una speranza gonfia e avesse la stessa freschezza della neve.
Hanno i volti coperti da un cappuccio, si guardano intorno, si consultano, sono un gruppo compatto dietro lo striscione rosso.
Anche la salita sembrava fatta apposta per le nostre corse di bambini, quando il fiato mancava solo ai genitori che cercavano di prenderci – ecco: perché la prudenza, perché frenare la forza, l’entusiasmo?
Allo scoppio dei petardi, la folla si protegge come può: qualcuno si mette in testa una lamiera, una donna con megafono e berretto urla parole che nessuno sente.
I colli erano seni che non avrei mai visto, il campanile un membro inutilmente slanciato verso l’umido del cielo.
Gli agenti sono una massa scura divisa dal resto della piazza da una barriera fitta di fumo.
Non ho mai capito quale fosse il segreto della voce, era come se cantando masticasse.
Il San Giovanni poteva essere il Calvario, dove i tre crocifissi sarebbero stati estratti a sorte nel prossimo conclave – ecco: perché hai aspettato fino allora, non potevi sbilanciarti prima?
I fuochi si accendono come torce di una via crucis di caschi, manganelli, lacrimogeni, voli ciechi di sanpietrini lanciati come bombe a mano senza manico e leva.
Sì, come dire, si mangiava le parole, in un americano che faceva girare le ragazze.
Dal sole, a volte, partiva un raggio che colpiva gli alberi, i prati colmi di neve, i tetti delle case.
Corrono: gli agenti, la folla spaventata, gli incappucciati coi segnali stradali sotto il braccio.
Anche gli occhi contavano, con l’aria distratta che invece ti radiografava, passandoti da parte a parte.
Ricordo, sull’arco, una stella cometa – ecco: se dovevi fare luce, se ti chiamavi Angelo, perché l’hai trattenuta tanto a lungo, perché hai ripiegato le ali che fremevano per spiccare il volo?
I ragazzi hanno la faccia insanguinata, si toccano con mani impolverate, mentre cercano riparo.
Era bello vederlo quando, con la macchina sportiva, scivolava lento lungo il viale gravido di luci.
Non c’era la Madonna a proteggerti, dal quadro inchiodato al sommo della porta? Che cosa poteva ostacolare la tua rivoluzione?
Le sirene, il fumo, le spranghe di ferro, sono la faccia dell’inferno che fissa la basilica negli occhi.
Non c’è niente di meglio del momento in cui stai per incontrarla, le mani sul volante sono lingue di fuoco che consumano lo spazio e il tempo.
Come mai, tutto in una volta, hai raccontato il sogno che ti seguiva da bambino?
La polizia è una falange in movimento, arrivata troppo tardi.
Finalmente la vedi, cominci a cantare, masticando le parole.

17 pensieri su “35. Masticando le parole

  1. M&C

    Masticare le parole, assorbirle, lasciare che feriscano profondamente il cuore e la mente, farle diventare carne, nella carne, perchè la vita sia piena e la passione possa infuocare ogni giorno.

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  2. M&C

    IN QUESTA NOTTE D’AUTUNNO

    In questa notte d’autunno
    sono pieno delle tue parole
    parole eterne come il tempo
    come la materia
    parole pesanti come la mano
    scintillanti come le stelle.
    Dalla tua testa dalla tua carne
    dal tuo cuore
    mi sono giunte le tue parole
    le tue parole cariche di te
    le tue parole, madre
    le tue parole, amore
    le tue parole, amica.
    Erano tristi, amare
    erano allegre, piene di speranza
    erano coraggiose, eroiche
    le tue parole
    erano uomini

    (Nazim Hikmet)

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  3. Raf

    “…masitcare le parole”.
    Mi fa pensare a quei ruminanti ,che masticano l’erba solo parzialmente e quando sono a digiuno la rimasticano nuovamente per poterla digerire definitivamente nel loro organismo.
    Noi dovremmo fare altrettanto con la Parola di Dio :ossia dovremmo masticarla più volte per renderla più comprensibile alla nostra mente e al nostro cuore.Infatti,se la assimiliamo ,come fanno i ruminanti con l’erba,,non solo la renderemmo una parte essenziale della nostra vita,ma comprenderemmo anche il suo significato.

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  4. Stella Maria

    …se dovevi fare luce, se ti chiamavi Angelo, perché l’hai trattenuta tanto a lungo, perché hai ripiegato le ali che fremevano per spiccare il volo?

    A volte non c’è una risposta, o, forse, non c’è una risposta unica. Anche per brillare ci vuole chi sia capace di guardare e le ali si ripiegano se nessuno crede, forse neanche tu, che sei capace di volare. Una cometa non è mai sola ha la sua scia, le ali sono sempre in due per riuscire a volare. Il tempo giusto è quello in cui non si è più soli, quello in cui il messaggio sarà colto perchè per una bocca che parla ci sono due orecchie che ascoltano. Quel tempo può essere tardi per qualcuno o qualcosa, presto per qualcun altro ma è giusto per te, e questo è ciò che importa: essere in un preciso istante. Senza pensare ai treni su cui non sei salito ne a quelli che passeranno forse più veloci ma prendere l’unico treno che c’è: quello di chi ha scelto di accompagnarti, anche in silenzio, ma conosce il tempo prezioso dell’ascolto e viaggiare per il puro piacere di farlo.

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  5. pamela

    ‘Non ho mai capito quale fosse il segreto della voce,
    Anche gli occhi contavano’

    Non passa inosservata questa importanza dei sensi che ci rendono vivi, che sono il nostro contatto con il mondo.
    Non a caso un certo Italo Calvino ai sensi ha dedicato tre racconti..

    Ancora più importante è il tono affettivo che accompagna il percepire: il vedere, il sentire non sono semplici ricezioni di immagini e suoni ma osservazione e ascolto.

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  6. pamela

    ..se dovevi fare luce, se ti chiamavi Angelo, perché l’hai trattenuta tanto a lungo, perché hai ripiegato le ali che fremevano per spiccare il volo?

    Forse la luce si schiude quando è il suo momento:
    quando gli occhi sono in grado di vederne la bellezza
    quando qualcuno ci prende per mano e ci insegna a guardarla e a volare.

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  7. Rashide

    Finalmente la vedi, cominci a cantare, masticando le parole.

    Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare,
    datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,il mio appetito se ne ammali, e muoia.

    Shakespeare

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  8. Fides

    Non c’è niente di meglio del momento in cui stai per incontrarla, le mani sul volante sono lingue di fuoco che consumano lo spazio e il tempo.

    Viviamo con le orecchie e i visceri tesi all’ascolto di ciò che accadrà, e aspettiamo, al termine della notte, la voce dell’aurora che, come un desiderio di luce prima che sia luce, pronuncia la sua preghiera “Voglia il nostro che oggi sia il giorno prima della felicità”.

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  9. Vale

    se dovevi fare luce, se ti chiamavi Angelo, perché l’hai trattenuta tanto a lungo, perché hai ripiegato le ali che fremevano per spiccare il volo?

    ognuno ha il suo momento per spiccare quel volo che lo porta verso la salvezza , la gioia, la libertà e l’importante è, sì, imparare a volare, insieme

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  10. RossellaT

    Non è facile essere investiti da una missione particolare, essere luce, donare la vista a chi non sa più come muoversi, far accendere i cuori delle persone affinché vedano chiaro il senso e il traguardo della loro esistenza. Impariamo quindi che si può essere luce del mondo quando si è capaci di avere umiltà e giusto equilibrio davanti agli eventi e nelle relazioni.

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  11. Ema

    “Una striscia nera copre l’occhio: senza quella si sarebbe capito, ti avrei riconosciuto.”

    Dio si serve delle persone più inaspettate per chiamare e per far nascere una vocazione e quando questo accade non ci sono strisce nere che possano tenere a lungo coperto il suo sguardo.

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  12. Ema

    “Sì, se lo sono chiesto in molti.
    …….. Come mai solo alla fine, quando c’era tutta una vita per mettere le carte sulla tavola?

    Cominciano ad accendersi
    le domande della notte.
    Ve ne sono di distanti, quiete,
    immense, come astri:
    chiedono da lassù
    sempre
    la stessa cosa: come sei.
    Altre, fugaci e minute,
    vorrebbero sapere cose
    lievi di te e precise:
    misura
    delle tue scarpe, nome
    dell’angolo del mondo
    dove potresti aspettarmi.
    Tu non le puoi vedere,
    ma il tuo sonno
    è circondato tutto
    dalle mie domande.
    E forse qualche volta
    tu, sognando, dirai
    di si, di no, risposte
    miracolose e casuali
    a domande che ignori,
    che non vedi, che non sai.
    Perché tu non sai nulla:
    e al tuo risveglio,
    loro si nascondono,
    invisibili ormai, si spengono.
    E tu continuerai a vivere
    allegra, senza mai sapere
    che per metà della tua vita
    sei sempre circondata
    da ansie, tormenti, ardori,
    che incessanti ti chiedono
    quello che tu non vedi
    e a cui non puoi rispondere.

    P.Salinas

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  13. Ema

    “Finalmente la vedi, cominci a cantare, masticando le parole.”

    Solo per Oggi

    1) Solo per oggi, cercherò di vivere alla giornata, senza voler risolvere il problema della mia vita, tutto in una volta.
    2) Solo per oggi, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà; non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non criticherò nessuno; non pretenderò di migliorare, o disciplinare nessuno, tranne me stesso.
    3) Solo per oggi, sarò felice, nella certezza che sono stato creato per essere felice; non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
    4) Solo per oggi, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
    5) Solo per oggi, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che, come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima.
    6) Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
    7) Solo per oggi, farò almeno una cosa che non desidero fare, e, se mi sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne accorga.
    8) Solo per oggi, mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.
    9) Solo per oggi, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona Provvidenza di Dio si occupa di me come di nessun altro esistente al mondo.
    10) Solo per oggi, non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe, se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.

    Decalogo della quotidianità di papa Giovanni XXIII

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  14. Titti

    “Come mai solo alla fine, quando c’era tutta una vita per mettere le carte sulla tavola?….se dovevi fare luce, se ti chiamavi Angelo, perché l’hai trattenuta tanto a lungo, perché hai ripiegato le ali che fremevano per spiccare il volo?….Non c’era la Madonna a proteggerti, dal quadro inchiodato al sommo della porta? Che cosa poteva ostacolare la tua rivoluzione?”

    C’è un tempo per ogni cosa, perché il tempo è di Dio.
    Cristo stesso ha atteso di avere 30 anni prima di lasciare la sua casa e partire per i tre anni che dedicherà alla predicazione.
    Da vero uomo di fede, Mons.Roncalli attese il “segno” di Dio – che individuò nella propria elezione a Sommo Pontefice – per esternare in pienezza il suo essere rivoluzionario ed, al contempo, essere sicuro di parlare in Suo nome.
    Se lo avesse fatto con troppo anticipo, forse lo avrebbero rimosso, allontanato o comunque il suo messaggio non avrebbe avuto la stessa portata universale, rimanendo circoscritto a Sotto il monte o tutt’al più in una città, mentre così arrivo URBI ET ORBI, firmato “Giovanni fuori le mura”…

    il prossimo Papa sarà uno che, come lui, lascerà il segno di Zorro!

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