65. Passeggiava nel giardino

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da qui

Si chiamava padre Turoldo e aveva capito molte cose.
Ci sono momenti in cui ti pare che Dio passeggi ancora nel giardino: quando il sole appare all’improvviso tra le foglie e le nuvole sono batuffoli posati sui comodini azzurri, in ospedale – perché ti viene da piangere, quando pensi all’ospedale?
Forse perché hai paura di restare solo? Perché gli amici ti seguono finché le tue parole si scandiscono nell’aria come gridi di rondini, annunciando una felicità che nessuno immaginava?
Aveva intuito che il sinodo dei vescovi custodiva potenzialità esplosive, l’immagine di una Chiesa libera e fedele, fraternità in cui Cristo risorgeva davvero, non solo nelle formule di riti trasformati in abitudini noiose.
La galleria, il pozzo, la voragine, richiamano ciò che nella vita non si è ancora realizzato, una strada sconosciuta, un bacio che non sei riuscito a dare.
Chi non avrebbe dubbi nel momento in cui le forze ti abbandonano e l’energia che sentivi scorrere copiosa s’inceppa e tutt’a un tratto, le mani si fanno pesanti, la bocca è impastata dal catarro.
Aveva intravisto la fiamma di un roveto di fronte al quale Mosè si era dovuto togliere i calzari – e non sono, ogni uomo, ogni donna, un roveto che arde senza consumarsi, non li attraversano passioni, desideri che vorrebbero dirsi, che arrivano alla punta della lingua e spandono la fragranza calda del camino?
Il sole, dietro gli alberi, sembra un ostensorio: vorresti fermarti, comprendere cosa si nasconde nel silenzio che si è fatto tronco, ramo, radice che affiora dalla terra.
Non viene forse, in quei momenti, un’angoscia, una paura, la sensazione che persino Dio ti abbia abbandonato? – anche se qualcuno sostiene che il Cristo avesse detto: Dio mio sei tu, l’inizio del salmo che continua: all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia. Ho sete! Lo vedi, tutto torna.
Non ci saremmo più voltati indietro: se la storia tocca certe rive, non può fingere di non esservi mai giunta.
E capisci che Dio, Dio era là: nell’aria fresca del mattino, nella pioggia che scendeva sulle guance, come potesse piangere con le tue lacrime soltanto, il verso del fringuello appena sveglio, come se l’unico sorriso di cui disponesse fosse il tuo.
Dicono che la vita si capisca meglio dalla parte del silenzio: ti chiedi, allora, a cosa serva il flusso dello scrivere, la sorgente che si fa torrente e poi fiume che corre, corre fino al mare, portandosi dietro le parole, le virgole, i giri infiniti delle frasi che a volte ti lambiscono, altre ti sbilanciano e travolgono, fino a immergerti nel vortice caotico dei sensi possibili, dell’intuizione improvvisa, dell’assurdo.
Cos’è una Chiesa che non suscita speranze, incapace di strapparti al meccanismo arrugginito delle ore, muta di fronte alla richiesta di risposte più profonde?
Ecco, il sole tra gli alberi è un ostensorio avvolto nell’incenso, cadi in ginocchio di fronte alla scoperta che Dio è negli occhi, nel battito del cuore, nella sete dell’altro – a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua.
E’ più facile accettare il male del dolore, hai mai provato? Ti sei sentito, una volta, sommerso dalla forza bruta della sofferenza, figlio bianco e vermiglio, figlio senza simiglio, figlio, a chi m’appiglio?
E’ iniziato il futuro, non ha più alibi una Chiesa che volesse perpetuare una ripetizione stanca di gesti e di parole, una fede prigioniera di formule, un rito che non scardina le porte blindate del tuo io.
Ricordo, cara, la volta che ti riconobbi: mi specchiai negli occhi, pensai per un attimo di poter dimenticare, che tutto potesse cominciare un’altra volta; ricordo che non ebbi paura di morire, perché le labbra dissero da sole – ero in trance, mentre mi colpivano i raggi dell’ostensorio in mezzo agli alberi, mentre il pozzo sprofondava nell’ignoto e  i batuffoli d’ovatta si sfilacciavano sul ripiano del comodino azzurro – poiché la tua grazia vale più della vita – ripetilo, ti prego, nell’ora della nostra morte – amore, ho dimenticato davvero tutto il resto, per un momento, il lampo verde dei tuoi occhi, il dolore incomprensibile, il canto del fringuello: esulto di gioia all’ombra delle tue ali. Amore, ho sete.
Dio passeggiava nel giardino, amore, e io, io, ancora non me n’ero accorto.

25 pensieri su “65. Passeggiava nel giardino

  1. RossellaT

    Chi non avrebbe dubbi nel momento in cui le forze ti abbandonano e l’energia che sentivi scorrere copiosa s’inceppa e tutt’a un tratto, le mani si fanno pesanti, la bocca è impastata dal catarro.

    Tutti abbiamo le nostre croci, e’ facile credere quando va tutto bene, il difficile e’ fidarsi di Dio quando la sofferenza ci distrugge. Chi crede entra nella morte senza essere sconfitto. Ma per saper entrare nella sofferenza abbiamo bisogno di una chiesa che susciti speranze, abbiamo bisogno di quel fiume di parole che ci accompagnano giorno per giorno, di chi ci ricorda che Dio e’ la’ con te.

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  2. vale

    Dio passeggiava nel giardino, amore, e io, io, ancora non me n’ero accorto.

    Nel momento in cui capirai che anche nella disperazione Lui non potrà deluderti e ti saprà consolare e proprio i quei momenti più difficili ti farai prendere per mano e lo seguirai con fiducia, allora capirai che stai passeggiando con Lui e che quel giardino è il Paradiso.

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  3. Marco Sic.

    “Aveva intuito che il sinodo dei vescovi custodiva potenzialità esplosive, l’immagine di una Chiesa libera e fedele, fraternità in cui Cristo risorgeva davvero, non solo nelle formule di riti trasformati in abitudini noiose”.

    La Chiesa delle origini quasi certamente era più libera, espressione più diretta verso la gente, verso il moto dell’anima, verso la profondità della persona. Poi sono cambiate alcune cose: proceduralizzazione, struttura, ordine infinito, obbedienza cieca. La verità è lì che preme, che vuole tornare sotto i riflettori. Impossibile bloccarla, è solo questione di tempo. Per un sacerdote convinto di tutto ciò, è chiaramente una pena non poterlo dire, è pena non usare alcuna parola, anche nel dialogo comune, che porti verso quella direzione. Quel sacerdote si sentirebbe morire se non parlasse in modo vero. Ben venga quindi quella sua sensazione, poichè lo spinge a parlare alle anime, ad una folla immensa di anime. In quelle anime, che sono il poco sale che deve rendere saporita la minestra, si annida la svolta. Sono quelle anime che devono riflettere le sue parole, portarle a conseguenze, produrre frutti. Allora la parola diverrà man mano più vigorosa ed efficace ed i carri torneranno indietro con più frutti ancora. Siamo noi quelle anime, le nostre azioni, i nostri risultati sono quei frutti. La verità sta nelle nostre azioni.

    “Ti sei sentito, una volta, sommerso dalla forza bruta della sofferenza, figlio bianco e vermiglio, figlio senza simiglio, figlio, a chi m’appiglio?”

    Si, dev’essere capitato a tutti. E’ la fine, è come la fine. E’ un burrone con la strada che si sbriciola sotto. Tutte le volte che non ho usato la fede, mi sono sentito morire ed ho sbagliato. La fede è tua, è intima. Essa riflette te stesso, chi vedi, chi frequenti, riflette l’operato della tua guida spirituale, riflette la persona che sei. La fede è in mano a noi e solo essa ci può aiutare a combattere la forza bruta della sofferenza. Senza la sofferenza non sapremmo mai che fede abbiamo e di che pasta siamo fatti.

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  4. The Flying Dutchman

    È TEMPO, AMICO
     
    Certo per me, amico, è tempo
    di appendere la cetra
    in contemplazione
    e silenzio.
     
    Il cielo è troppo alto
    e vasto
    perché risuoni di questi
    solitari sospiri.
     
    Tempo è di unire le voci,
    di fonderle insieme
    e lasciare che la grazia canti
    e ci salvi la Bellezza.
     
    Come un tempo cantavano le foreste
    tra salmo e salmo
    dai maestori cori
    e il brillio delle vetrate
    e le absidi in fiamme.
     
    E i fiumi battevano le mani
    al Suo apparire dalle cupole
    lungo i raggi obliqui della sera;
    e angeli volavano sulle case
    e per le campagne e i deserti
    riprendevano a fiorire.
     
    Oppure si udiva fra le pause
    scricchiolare la luce nell’orto, quando
    pareva che un usignolo cantasse
    “Filii et Filiae”, a Pasqua.

    (David Maria Turoldo)

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  5. Rashide

    Fa di me. Signore, un fiume
    un fiume ampio, disteso,
    che dal Monte si snodi flessuoso
    e poi si allarghi sulla
    pianura
    e sfoci e ritorni a perdersi
    dolcemente nel tuo mare.
    Un fiume che raccolga tutte le acque
    della tua divina Ispirazione,
    le impetuose acque cui si dissetarono
    i profeti..

    David Maria Turoldo

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  6. Raf

    “La galleria,il pozzo,la voragine”sono tutte a prima vista delle strade sconosciute,che devono essere attraversate per raggiungere la meta,ma il più delle volte esse fanno paura proprio perchè non si conoscono o perchè si è schiacciati “dalla forza bruta della sofferenza” che ti blocca ancora prima di fare il primo passo.
    Esse però si possono attraversare con coraggio, se si ha la ferma convinzione che non siamo soli,perchè Dio è con noi sempre,soprattutto nei momenti più difficili della nostra vita,

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  7. ema

    “Non viene forse, in quei momenti, un’angoscia, una paura, la sensazione che persino Dio ti abbia abbandonato? – anche se qualcuno sostiene che il Cristo avesse detto: Dio mio sei tu, l’inizio del salmo che continua: all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia. Ho sete! Lo vedi, tutto torna.”

    In certi momenti ti ricordi di aver sete….scopri di aver sempre avuto sete e finalmente smetti di bere acqua e sale e cerchi solo acqua pura.

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  8. pamela

    ‘la scoperta che Dio è negli occhi, nel battito del cuore, nella sete dell’altro’

    Comprendi l’amore quando vedi gli occhi dell’altro leggere la tua sete, e darti di che bere senza che tu nemmeno lo abbia chiesto.

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  9. pamela

    ‘Dicono che la vita si capisca meglio dalla parte del silenzio: ti chiedi, allora, a cosa serva il flusso dello scrivere,’

    C’è scrittura e scrittura. C’è la scrittura che risolve il suo contenuto nella parola così come espressa, e la scrittura che ha nelle parole anche un messaggio da leggere tra righe non scritte, ed il suo valore è nello scoprire che porta apre quell’immagine, quella virgola, quel giro di frasi.

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  10. M&C

    – Dio è negli occhi, nel battito del cuore, nella sete dell’altro

    Dio non è lontano, ma ci passeggia vicino “nel giardino”; è nell’altro che ci vive accanto, o in quello che incontriamo per caso e che non conosciamo.
    Dio è quel roveto che arde senza consumarsi, è passione ed è desiderio.

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  11. Roby (s.d a.)

    Dio passeggiava nel giardino, amore, e io, io, ancora non me n’ero accorto.

    A volte Lo cerchiamo per rispondere alle domande più difficili della vita, nella conferma di quanto noi crediamo sia giusto, nella buona azione quotidiana che ci rischiara le coscienze; siamo così ciechi, così proiettati in un mondo chiassoso, che non riusciamo a vedere oltre il nostro naso, nemmeno la persona che ci siede accanto. Ci perdiamo la parte più bella, quella dei piccoli dettagli, di un sorriso, di un buongiorno, quel soffio caldo d’amore che potrebbe colmarci di gioia

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  12. vincenza63

    Tempo è di unire le voci,
    di fonderle insieme
    e lasciare che la grazia canti
    e ci salvi la Bellezza.

    Tutto è contenuto qui, nell’unire le voci…farsi voce di chi non ne ha più, farsi corpo di chi non ha più forze, farsi fratello di chi è solo.
    Non conosco altra chiesa degna di questo nome. Non la Sposa di Cristo.

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  13. Ernesta Scappaticci

    Sono fortunata! Lui passeggia spesso nel mio giardino, mi segue con amore e “tenerezza” Mi aiuta a servire la terra , a creare tutto quello che desidero, tenendomi la mano. Mi aiuta a cantare e a sentire la musica, cancellando le mie piaghe ancora sanguinanti: figlio bello , figlio” mio” perché proprio a te!
    Ascoltate questa bella canzone, poesia, Amalia Rodrigues: Canzone per te di Sergio Endrigo” Canzone per te”- 1970 su You Tube.

    “Amore, ho sete.
    Dio passeggiava nel giardino,amore,e io, io, ancora non me n’ero accorto.”

    Grazie Dio: io me ne sto accorgendo tutti i giorni, anche se spesso, credo di essere” io” invece….. Sei Tu. Se amerò ancora sono salva.

    Ernestina

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  14. Pamela

    È bello vedere i commentatori che si aggiungono, ed ognuno mette il suo tassello prezioso, come un mosaico che si allarga sempre di più..

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  15. Dany P.

    A volte si fa una gran fatica a comprendere le ragioni di alcuni percorsi dolorosi della vita…Poi,la svolta..E scopri che quel Dio che credevi cosi lontano non ti ha mai abbandonato..era li’…e tu non te ne sei accorta…Ma quella strada ti ha condotto a Lui..hai imparato a sentire,più attentamente,col cuore…a guardare..con occhi pieni di speranza..e hai finalmente capito che ogni cosa che ti è accaduta ha un senso..e che ogni giorno,grazie ad una buona compagnia,riesci a fare un passo in più..verso quel Dio che ti chiama,e ti dice che c’è..sempre..a dissetare la tua anima..se vuoi.

    http://www.youtube.com/watch?v=ePx4le6KzN4.

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  16. Titti

    “Ci sono momenti in cui ti pare che Dio passeggi ancora nel giardino: quando il sole appare all’improvviso tra le foglie e le nuvole sono batuffoli…Dio passeggiava nel giardino, amore, e io, io, ancora non me n’ero accorto”

    Una leggenda araba narra che Allah gettò nell’Eden un granello di sabbia per ogni bugia uscita dalle labbra degli uomini. Così si formò il Sahara – 8 milioni di kmq. dominati da massicci – caratterizzato oltre che dai sassi, anche dal grande erg, il deserto a dune.

    Gan in Eden: noi sappiamo che la creazione era per il bene, ma l’uomo vi ha introdotto il male, esercitando erroneamente la propria libertà di scelta. La domanda, quindi, non è “Perché Dio ha fatto questo?” ma semmai “Perché gli uomini, con le proprie cattive scelte, fanno di tutto per insabbiare la Sua presenza nel mondo?”

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