Usciamo dal gorgo

di Paolo Flores d’Arcais, da “Il Fatto quotidiano”, 17 aprile 2012

La parte migliore dell’Italia rischia di essere trascinata in un gorgo dove l’unica alternativa alla disperazione sembra la rassegnazione o addirittura la fuga dalla realtà.
Sempre più spesso, persone che mai avevano rinunciato alla passione civile, alla razionalità critica, all’impegno, annunciano agli amici l’intenzione di “dimettersi” dalla cittadinanza attiva: da anni non ascoltavano i Tg, perché megafoni “falsi e bugiardi” dell’establishment, ma ora non leggeranno più neppure quel quotidiano e mezzo che racconta il mondo vero, perché questo mondo vero è troppo disperante, alla ripugnanza del regime di Berlusconi è seguito un governo Napolitano-Monti-Passera che ne perpetua l’iniquità con uno stile meno sboccato e più accattivante, e poiché nessuna opposizione “repubblicana” si profila all’orizzonte, meglio “evadere” con qualche buon libro o addirittura qualche serie tv a lieto fine, altrimenti si finisce nel suicidio (e le cronache ci ammoniscono che non è un modo di dire).
Cosa si può rispondere, che non sia omiletico cataplasma consolatorio, per convincere questa Italia a “non mollare”? Perché la diagnosi, se non imbellettiamo la realtà, è davvero disperante. Manette agli evasori, abrogazione della prescrizione, pene “americane” per il falso in bilancio e l’intralcio alla giustizia, tolleranza zero verso il “concorso esterno”, restano un “vade retro Satana” per quel governo che non ha esitato a salassare esodati e pensionati, poveri e ceti medi. A che serve ribellarsi, senza una forza politica che trasformi la rivolta in voti, e dunque in un governo di “giustizia e libertà”?   Verissimo: questa forza non c’è, e il catalizzatore che la farà nascere non si crea a tavolino. Ma intanto va coltivato il brodo di coltura in cui potrà cristallizzare: la rete di lotte diffuse, iniziative individuali, rivendicazioni locali, i club, la scelta di un giornale, l’esercizio della critica e della solidarietà sul territorio e nel web, dipendono esclusivamente da noi, dalla nostra “inventività civica”. Sembrano impotenti perché frammentarie e isolate.
Ma dieci anni fa bastò il catalizzatore di un “resistere, resistere, resistere” e di un “con questi dirigenti non vinceremo mai” per ritrovarsi in piazza in oltre un milione. Oggi può avvenire lo stesso, a partire da una testata giornalistica, un sindacato che non si piega, un appello contro un’indecenza di establishment che passi il segno, il combinato disposto di questi o altri fattori. Non sappiamo quando, ma il brodo di coltura lo creiamo noi, quotidianamente.
(17 aprile 2012)

3 pensieri su “Usciamo dal gorgo

  1. robertorossitesta

    Caro Giovanni,
    stai facendo un lavoro benedetto, non un generico tentativo di salvarsi almeno l’anima. C’è chi ha campane e campanacci, e chi tuttavia non rinuncia ai suoi campanellini, fino all’ultimo.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

    Rispondi
  2. marco1963

    Caro Giovanni, le istituzioni difendono solo se stesse, essendo state messe li’ da chi noi non vediamo, da chi non ci rappresenta, da chi non curerà i nostri interessi. Il Paese appare in svendita fisica e morale, dappertutto, o quasi, segni di declino. Esiste un piano per far perdere identità ai Paesi più deboli per asservirli a logiche che verranno propagandate con il tempo, l’importante e’ iniziare ad annacquare le nuove generazioni, viste che le vecchie stanno ormai passando di mano. Questi cielo ha visto tempi migliori. I tempi sono pronti per un cambiamento che parta da noi.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *