Contemporaneità da leggere (e studiare)
Riflessioni attorno a due testi di Marino Niola e Umberto Eco
di Guido Michelone
Si può descrivere in modo serio la nostra contemporaneità? in altre parole c’è modo di leggerla e studiarla in maniera approfondita senza ricorrere al gossip o all’effimero di quasi tutti i mass media. La risposta sembrerebbe affermativa stando a quanto ci riferisce Marino Niola, che di mestiere fa l’antropologo della contemporaneità all’Università Suor Orsola Benincasa (Napoli); è l’autore di un bel libro recente che ha chiamato semplicemente Miti d’oggi (Bompiani) che rifà il verso, sin dal titolo, alle celebri Mythologies (in italiano appunto Miti d’oggi presso Einaudi) che il semiologgo francese Roland Barthes scrive addirittura alla fine degli anni Cinquanta. Oltre mezzo secolo dopo, Niola raccoglie e rielabora saggi e articoli via via usciti su Repubblica, Espresso, Nouvel Observateur (tre testate per le quali collabora da anni) per comporre un inventario di 34 mitologie contemporanee sotto forma di vocalobario dalla A alla Z o meglio dalla B di blog alla V di vegetariani passando attraverso card, halloween, happy hour, low-last, outlet, popstar, slow food, suv, tattoo e tutto quanto sovrasta il nostro immaginario collettivo quotidiano. Leggendo queste e altre voci, in apparenza più classiche e meno nuove, come classifiche, giovinezza, lotterie, magrezza, potere e seduzioni, rottamazione, stranieri o rileggendo autentici gioiellini legati al mondo della comunicazione quali I-life, nuvole digitali, tecnoleggende, twitter generation comprendiamo assai bene cosa oggi significhi contemporaneità dal punto si vista antropologico, qui inteso fra azioni e comportamenti dell’essere umano con il nostro prossimo, dalla famiglia alla società, dalle amicizie al lavoro, dal tempo libero alle ultime tecnologie. Si tratta di un’antropologia che si innesca sul pensiero sociologico, a sua volta intriso di buon giornalismo, in particolare addentro alla storia del costume civile. Il discorso riguarda poi, nello specifico, noi Italiani, al contempo, teatralmente, primedonne, comparse e suggeritori di una società di massa, che spesso reprime (o deprime) idee, regole, valori, libertà in nome di un falso modernismo e di un colorato benessere, che a sua volta dimentica la solidareità, la fratellanza, la preghiera, la giustizia sociale. Nioli comunque non è un moralista e nemmeno un predicatore o un teologo laico e quindi si limita a osservare (e talvolta giudicare) senza dare consigli nè offrire alternative. staa noi, dopo aver letto questo e altri libri, agire di conseguenza.
L’approccio di Nioli, oltre Barthes, è vicino anche a quello di Umberto Eco, non l’Eco romanziere o semiologo, ma quello della mirabolante pubblicista, oggi purtroppo, forse per motivi anagrafici, limitata quindicinalmente all’Espresso. Ma nel passato, per l’esattezza quarant’anni fa, quando pubblica Il costume di casa (oggi opportunamente ristampato da Bompiani), a dieci anni dal primo fondamentale Diario minimo (l’unico per Mondadori), Eco è forse meno cattedratico e più presente nella contemporaneità, collaborando ad esempio con molte altre testate (Paese Sera, Manifesto, Il Giorno, Quindici, Nuovi Argomenti e a parte con il Gruppo 63). E anch’egli ha una visione della società di allora che potremmo definire da antropologo strutturale contemporaneo; in questo testo, il sottotitolo Evidenze e misteri dell’ideologia italiana negli anni Sessanta, riflette un po’ il gusto dell’epoca con un approccio alla cultura decisamente ideologizzato, ma se proprio al termine ‘ideologia’ sostituiamo l’espressione ‘miti d’oggi’ i conti tornano: attraverso cinque grosse parti, per un totale di 49 brevi capitoli, Eco racconta da par suo (tra analisi e ironia, intelligenza e citazionismo) la contemporaneità tricolore: e lo fa passando via via in rassegna il neonato consumismo (parente stretto del boom economico), il neofascismo dell’allora strategia della tensione, il kitsch ormai imperante, le ultime neoavanguardie letterarie e, a parte, un discorso (il quarto dei cinque) che si ricollega sia a Barthes sia a Nioli: i Segni e i Miti; e segni e miti della contemporaneità anni Sessanta-Settanta sono per Eco, in questo caso, la fiera campionaria, gli astronauti, il whisky, lo sport parlato, il pettegolezzo politico, la pornografia, la pubblicità in Tv, i campioni ormai simili a divi commerciali. Benché taluni argomenti possano sembrare datati o superati dal tempo o da altre mode, il metodo di scrittura di Eco è assolutamente e genialmente attualissimo: provando ad esempio a leggere i due tascabili alternati – un capitolo a testa per Nioli e per Eco, anche senza un ordine preciso – alla fine abbiamo forse un’idea esauriente o plausibile di quella che è l’Italia di oggi, grazie a un’antropologia della contemporaneità che andrebbe adottata in ogni ordine di scuole, dagli asili alle università, per farci risparmiare i tanti errori che, soprattutto in politica, hanno contraddistinto una parte della Nazione.
Cfr.:
Niola Marino, Miti d’oggi, Bompiani (Milano), pagine 152, euro 11,00-
Eco Umberto, Il costume di casa, Bompiani (Milano), pagine 492, euro 10,90.



L’ha ribloggato su Nutrire il corpo e l’anima.