E’ bello incontrare parole che non solo dicono quello che anche noi sentiamo, ma che ampliano e approfondiscono i confini del nostro sentire. E’ quello che mi è successo leggendo la bellissima intervista a Francesco Marotta a cura di Evanghelìa Polìmou. Con gioia invito a leggerla gli amici e i lettori di questo blog.
1. Signor Marotta, Le do il benvenuto nel sito di “Poiein“. Che cosa è la poesia per Lei e quale ruolo gioca nella Sua vita?
Innanzitutto grazie per l’attenzione e l’invito, è veramente un onore e un piacere essere ospiti sulle pagine di “Poiein”.
La poesia, dunque. Essenzialmente essa è per me, alla luce di quanto sono venuto maturando nel corso degli anni, durante i quali ho sempre mantenuto in spazi contigui, fino a renderli quasi inseparabili, lo studio e la riflessione insieme alla pratica testuale, una tra le più alte forme espressive di resistenza, in primo luogo al potere, ai suoi emblemi, ai suoi simulacri, alle sue maschere e ai suoi rituali: insomma, opposizione a tutto ciò che da sempre nega l’umano in ogni sua manifestazione e diversità.
Il poeta, se tale, deve farsi portatore cosciente di “tempesta” e “sovversione”, per citare il pensiero di un autore che mi è particolarmente caro, René Char; deve utilizzare il linguaggio per scardinare, insieme agli assetti precostituiti del reale, anche la resa del linguaggio stesso alle logiche che concorrono alla definizione di quegli assetti e di quel reale: ma, perché ciò sia effettivamente possibile, egli deve essere capace di stabilire un singolare e duraturo rapporto etico con la parola, senza il quale l’esercizio della scrittura diventa puro calligrafismo, un “ricamo sulla pelle del nulla”.
L’eticità, in questo caso, non vuole sottendere unicamente un richiamo al messaggio del testo e alle sue implicite o esplicite valenze inter-relazionali, quanto piuttosto un riconoscimento della libertà, della necessità di esistenza dell’altro, vale a dire della parola in quanto tale: non più unicamente uno strumento, ma un essere, nelle cui profondità sedimentano e dimorano istanze inconciliabili con la pura rappresentazione del dato: la metamorfosi e l’oltranza, dunque, contro l’ipostasi, cioè la negazione di tutto ciò che, inarrestabile, trascorre oltre le gabbie statiche, rigidamente violente ed escludenti, della visione dominante. (continua qui)

Francesco Marotta fa poesia sulla carne vera della vita.