L’essere umano è una belva, amano dire a Hollywood. E invece i fatti dicono il contrario

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Nel dicembre 2006 il presidente del Messico, Felipe Calderón, dichiarò guerra ai narcotrafficanti del suo Paese. Da allora ci sono stati 80?000 combattenti caduti, e altri 30?000 messicani sono scomparsi senza che ne venisse più ritrovato il corpo.

Mentre questa mattanza si verificava, i sociologi scoprivano che l’umanità sta vivendo l’epoca meno violenta della storia. Il tasso di omicidi in Europa ha raggiunto un picco massimo intorno al 1450 con circa 75 ammazzati ogni 100?000 abitanti, e poi c’è stata una progressiva diminuzione fino agli 0,85 per 100?000 di oggi.

I dati circa il Messico contemporaneo sono stati riportati da Juan Villoro, scrittore messicano, sul Venerdì di Repubblica dello scorso 6 dicembre – all’interno di un servizio più vasto intitolato «Homo Ferox» cui hanno collaborato anche Piero Melati e Arianna Finos. Il focus del loro discorso è che l’umanità sta diventando una specie sempre più feroce, e che l’essenza della vita quotidiana sta passando dalla paura al panico.

Su questa rappresentazione del mondo l’industria del cinema prospera, e infatti nel servizio si parla di «The Counselor», film presentato il 10 dicembre al festival del cinema noir di Courmayeur. Il quale film ha un senso artistico giustificato dalla presenza di personaggi importanti (la regia è di Ridley Scott e la sceneggiatura di Cormac McCarthy) ma poi nel servizio si fanno nomi e cifre che sembrano decisivi – perlomeno fino a un esame più approfondito che li rivela non decisivi per niente.

Per esempio Melati cita articoli della stampa statunitense su movimenti di denaro impressionanti: ogni anno il narcotraffico ha in Messico un fatturato di 50 miliardi di dollari americani, che generano profitti per le banche di El Paso (città che si trova fuori dai confini messicani, negli Usa) di 70 milioni di dollari al mese. E cifre ancora più impressionanti riguardo i morti, tra cui ci sono stati 2?076 poliziotti e 67 giornalisti, più 11 scomparsi, e civili decapitati al ritmo di 300 al mese, ovvero 10 al giorno.

 

Ma se invece di farsi impressionare si fa una ricerca scientifica, si scoprono altre cose.

 

Marzio Barbagli è un sociologo dell’università di Bologna, e sta svolgendo uno studio sulla criminalità nella storia. Il 9 dicembre una parte del suo lavoro è stata citata da Vladimiro Polchi su la Repubblica. I dati comprendono le nazioni dell’Europa del nord e l’Italia negli ultimi 7 secoli – e risulta che l’Italia è stata storicamente il posto più pericoloso per vivere. Intorno al 1450 si raggiunse nella penisola un picco di omicidi del 75 per 100?000, quando in Inghilterra e Germania si era al 15 per 100?000. Oggi tutta l’Europa si è uniformata su un tasso molto più basso, circa 0,85 omicidi ogni 100?000 abitanti – in diminuzione costante.

 

Le spiegazioni di questa diminuzione possono essere tante, e quella suggerita da Massimo Carlotto (intervistato in qualità di scrittore di noir da Caterina Pasolini per la Repubblica del 9 dicembre) è che in Italia sia in corso una «pax mafiosa». La sintesi è che il sangue disturba gli affari, perché induce le polizie a indagare, e quindi i mafiosi preferiscono risolvere le loro questioni nella maniera più silenziosa possibile.

Sotto questa luce, il tasso di circa 16 morti ogni 100?000 abitanti del Messico contemporaneo si spiega con una guerra mafiosa in corso.

 

D’altra parte la mafia non c’era nell’Europa medievale, eppure si uccideva di più…

 

E se si trattasse, più semplicemente, di una questione di civiltà acquisita? L’essere umano è sempre meno ferox e sempre più sapiens. La presenza degli altri (della loro energia, delle loro conoscenze) è un evidente vantaggio per i singoli individui, e quindi si fa in modo di non uccidere e di costruire in alternativa una qualche forma di convivenza.

Questo è il trend, a giudicare dagli ultimi secoli.

3 pensieri su “L’essere umano è una belva, amano dire a Hollywood. E invece i fatti dicono il contrario

  1. lucetta frisa

    se fosse tutto ver…, auguriamoci che questo trend sia sempre più al ribasso, per un 2014 senza delitti, senza sangue ma per una civiltà umana di sempre più crescente
    amicizia…

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  2. Giorgina Busca Gernetti

    Queste cifre “al ribasso” mi convincono poco. Non credo, inoltre, che “l’essere umano sia sempre meno ferox e sempre più sapiens”. Forse scorre meno sangue che nel 1450, ma si può uccidere e fare del male anche in altri modi che l’uomo attuale ben conosce.

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  3. toporififi

    Il mondo contemporaneo ha consegnato la sua civiltà al terziario, quindi gli omicidi sono appaltati, in Africa, per esempio, in Siria, in tutti quei luoghi dove sotto il termine abusato di guerra, si commettono omicidi e violenze. In secondo luogo, non c’è nessun rapporto tra civiltà e violenza, in quanto ogni forma di civiltà ha il dovere di difendersi, pena il consegnare se stessa a un omicidio incruento, per ora, ma letale. non si misura l’uomo statisticamente.

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