38. Una grande opera di carità

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Il nostro cammino proseguiva, e qualche frutto cominciava ad arrivare. Mi riferì del suo comportamento nel momento della tentazione: richiamava alla memoria lo stato di grazia sperimentato nel passato. Essendo il giorno dell’Immacolata, la coincidenza mi sembrò importante. Fui felice di questa notizia.
I Padri della Chiesa parlavano spesso della memoria dell’amore, ed io ritenevo da tempo che l’incontro con Dio avesse molto in comune con l’innamoramento. In ogni caso, fu la mia esperienza. Ricordo che comprai una fedina d’oro, in forma di rosario: sentivo un legame profondamente sponsale con Gesù, e anche se qualcuno pensava a un rifugio dopo il lutto, sapevo che era tutta un’altra cosa.
Per un consacrato la dimensione sponsale è decisiva, perché rende concreta la relazione con un Dio personale che esige un’autentica reciprocità. Sono convinta che un rapporto intimo col Cristo e con la sua umanità sia imprescindibile, per chi sceglie di vivere per lui. E’ possibile che un’unione simile riempia il cuore in modo da risolvere il dilemma della solitudine affettiva? Siamo tutti chiamati a fare i conti con un vuoto che niente e nessuno potrà mai ricolmare interamente.
Il sacerdozio, in questo senso, è chiaramente atipico. Gli psicologi possiedono prerogative simili, per certi aspetti; hanno accesso al cuore della gente, alla profondità interiore; ma i preti non dispongono delle loro difese, di orari definiti e luoghi circoscritti: devono essere aperti e disponibili in qualsiasi ora del giorno e della notte. L’attività ininterrotta, ostacolo serio alla preghiera, insieme con gli atteggiamenti delle donne di cui sopra, accentuano il rischio e la fatica dell’impresa.
Nei dialoghi col sacerdote, emerse l’importanza di strappare il velo del silenzio da temi come questi. Si parla spesso del ruolo della comunità, del suo sostegno fraterno: i sacerdoti offrono la vita per essere al servizio, e noi cosa facciamo? L’aiuto dei laici è fuori discussione, ma ero convinta che non fosse sufficiente, che l’affanno nel gestire il celibato dovesse essere di pubblico dominio, per capirlo e comportarsi nel modo più adeguato. Ritenevo la preghiera mirata e consapevole uno strumento imprescindibile, unito alla necessaria vigilanza sulla condotta delle donne, non per farne futili pettegolezzi, ma per scorgervi le insidie e mettere in guardia sui pericoli. Ero certa che la correzione fraterna del Vangelo fosse, e dovesse rimanere, una grande opera di carità.

12 pensieri su “38. Una grande opera di carità

  1. Katrin

    “Ricordo che comprai una fedina…” Fra Cristo e Madre Teresa si instauro’ un dialogo di grande e commovente bellezza. Lui la definiva “La mia sposa” o “La mia piccola”. “Mio Gesu’ ” replicava Madre Teresa, che anelava a ricambiare l’amore con l’amore.

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  2. Katrin

    “Per andare oltre la solitudine penso sia necessario evitare di fuggirla ma saperla piuttosto cercare in maniera sana, per imparare a riflettere, pregare, meditare, fare i conti con noi stessi.”
    Chiara Amirante

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  3. ema

    “Siamo tutti chiamati a fare i conti con un vuoto che niente e nessuno potrà mai ricolmare interamente.”

    L’ascolto caritatevole e’ già di per se la cura.
    Sperimentare l’incontro con l’orecchio ed il cuore di Dio e’ il grande dono.

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  4. F

    “L’incontro con Dio ha molto in comune con l’innamoramento”,
    specialmente nell’ambito della consacrazione, in una “dimensione sponsale che esige reciprocità”.
    La vocazione: seduzione divina, chiama l’anima, anche se ” ferita, arsa, dilaniata”, a convergere in un solo punto , vocazione all’Amore così alta da dover essere sostenuta da tutto il popolo di Dio perchè intanto “l’anima resta impigliata nei sensi come un uccello avvinto” ed è necessaria una comune “opera di carità”. Anche se assediati da dubbi, lacerazioni e prigioneri delle proprie incertezze, toccando il fondo della propria incapacità, si diventi preghiera, si faccia “memoria dell’Amore” e che tutto è opera di Dio.
    La consacrazione: “dimensione sponsale, “ogni termine è inadeguato, le cose sono sempre più grandi”, poichè Dio, anche il suo un innamoramento, pone in essere qualcosa di talmente divino e intimo solo spiegabile col simbolo nuziale.
    Che ti ami, Signore, del più sublime amore mai passato nell’anima mia perchè più gravoso di ogni mia miseria, è l’insosteninile peso del tuo amore.

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  5. F

    Stando in ascolto di te stesso, dove muore l’io e si sublima l’amore, hai potuto scrivere.

    “Ognuno viene al mondo con un suo messaggio da comunicare. Questa è la ragione del nostro cercarci e discorrere. Il dono più grande è la partecipazione delle tue più intime confidenze, della tua faticosa e personale scoperta: “a utilità comune”.
    (Turoldo)

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  6. agnese

    “i preti (…) devono essere aperti e disponibili in qualsiasi ora del giorno e della notte.”
    Scusate, ma io sono così come sono e mi si è ricordato un film- un psichiatra stava facendo amore con sua moglie e in quell mometo ha telefonato suo paziente; dottore ha risposto senza interrompere la facenda dicendo: mi dica, no non mi disturbi, sto salendo sulle scale.
    “devono essere aperti e disponibili in qualsiasi ora” (?) nessun privacy.

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  7. agnese

    “i sacerdoti offrono la vita per essere al servizio, e noi cosa facciamo?”
    -ascoltiamo la parola, pretendiamo di essere aiutati e evitiamo aiutare al altri. (per fortuna non tutti e non sempre)

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  8. agnese

    “Si parla spesso del ruolo della comunità, del suo sostegno fraterno”
    perché pensando un po’ si può arrivare alla conclusione che solitudine è uno brutto vizio, che solo insieme si può costruire la vita, che insieme si affronta meglio ostacoli, che insieme è meglio ridere e piangere.

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  9. robysda

    Nella vita degli imprenditori c’è un momento, che segue all’orgoglio per l’ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto (…): è il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo. Solo nei resoconti di Marco Polo, Kublai Kan riusciva a discernere, attraverso le meraviglie e le torri destinate a crollare, la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti.

    Le città Invisibili

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  10. robysda

    ero convinta (…) che l’affanno nel gestire il celibato dovesse essere di pubblico dominio, per capirlo e comportarsi nel modo più adeguato

    Trovo che sia una cosa vera e necessaria, per meglio comprendere certe posizioni ed evitare accuratamente qualsiasi inopportunità. Probabilmente, non sempre si attribuisce il giusto peso e la giusta considerazione/comprensione ad un punto focale e particolarmente impegnativo della missione sacerdotale. Senz’altro una più ampia conoscenza del problema del celibato, resa tale anche attraverso semplici incontri comunitari e unita ad una buona dose di preghiera, sarebbe stata, ad esempio, un ottimo antidoto ai lunghi e dolorosi affanni del protagonista di questo diario, incappato in una morsa inopportuna di sentimenti contraffatti, così come l’autore li identifica. Chissà, se, un po’ più in là con il racconto, forte sempre più di una protezione divina, l’autore stesso, vorrà far luce in quel groviglio di sentimenti sporchi, per farne emergere altri più genuini, più sinceri, di gente che l’ha sempre rispettato come sacerdote e guida spirituale, che l’ha visto come sostegno nelle varie situazioni di vita più disparate e disperate. Ma forse vado troppo in là con la fantasia, le pagine a seguire ci racconteranno.

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  11. pam

    “i laici…il celibato
    per capirlo e comportarsi nel modo più adeguato.”

    Anche il celibato può essere “l’altro” rispetto a sé: un’alterità da custodire, e che non è proprio così scontato riconoscere subito in tutte le sue pieghe. E se persone e comportamenti sono, credo, un universo sfaccettato e composito anche nell’ umanità dei sentimenti e/o degli errori, per tutti c’è la possibilità che l’Amore metta i cuori su un sincero cammino di miglioramento, di ascolto di sé e di scoperta che i modi per farsi prossimo con l’altro sono tanti, non solamente quelli conosciuti sino ad ora. Così come per tutti, alla vita è meglio andare incontro a mani aperte, è sempre meglio una fragilità esposta al vento, che difendersi sotto una campana di vetro e non vivere del tutto.

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